Interventi a gamba tesa

Thomas Muller, alias il Sottovalutato


Mercoledì sera il cammino dell’ultima squadra italiana ancora in lizza per la Champions, la Juventus, si è bruscamente fermato all’Allianz Arena, dove i bianconeri sono stati sconfitti per 4-2 ai supplementari (un vero peccato, perché al 91′ tutto sembrava finito, ma come ci insegnò due anni fa l’Atletico Madrid le partite finiscono solo quando l’arbitro emette il triplice fischio) dai padroni di casa, i tedeschi del Bayern Monaco. È stata anche questa, come molte altre, la serata di Thomas Müller, uno dei migliori calciatori del mondo. Anche se in pochi se ne ricordano.


Certe volte il talento da solo non basta perché un calciatore diventi uomo copertina. A volte serve qualcosa che esuli dall’ambito strettamente calcistico della tecnica, della tattica, dell’atletismo. Certe volte, affinché su un calciatore ci si costruisca su un intero epos delle sue imprese, c’è bisogno solo che il calciatore in questione piaccia, a cronisti e grande pubblico. Che sia un’icona, una figura facilmente riconoscibile fra tanti:  l’atletismo da marziano di Cristiano Ronaldo, il sorriso di Ronaldinho, l’arroganza di Ibrahimovic, la coolness di Neymar, lo stereotipo talentuoso&dannato interpretato magistralmente da Suarez e dai suoi morsi, l’abnegazione di Messi nel voler diventare il migliore, e riuscirvi nonostante tuttoE poi c’è Thomas MüllerSenza aggettivi, così normale, comune, banale rispetto ai colleghi precedentemente citati. Così sottotraccia che spesso si fa fatica a inserirlo nell’elenco dei migliori al mondo.

Ho trovato questa immagine sotto il titolo “I 10 migliori giocatori del 2014”. Ovvero dell’anno in cui Müller ha vinto il titolo mondiale realizzando 5 gol e confezionando 3 assist. Del tedesco però non v’è traccia.

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Eppure lui di questa élite ci fa parte a pieno diritto
: Thomas, nato in Baviera 26 anni fa, è infatti da almeno sei anni uno dei migliori calciatori del mondo. L’epifania del campione si ebbe in Sudafrica, ai mondiali di calcio: come 4 anni dopo in Brasile, anche in quell’occasione Müller realizzò 5 reti, risultando capocannoniere della competizione (a pari merito con Villa, Sneijder e Forlan), uno di questi contro Diego Armando Maradona e la sua Argentina, di cui all’epoca era c.t. Una bella soddisfazione per il tedesco, quel gol sotto gli occhi del pibe de oro – il migliore di tutti come calciatore ma di certo un pessimo diplomatico – che prese pubblicamente per i fondelli l’attaccante teutonico.

Bastano due minuti al “recogepelotas” per portare la Germania in vantaggio: palla in area proveniente dalla sinistra e Müller fa vedere a tutti quanto sia abile a vedere gli spazi e a buttarcisi dentro come un avvoltoio sulla sua preda. Anche se la collaborazione della difesa albiceleste è stata comunque importante nella circostanza, il numero 13 tedesco dimostrerà più volte in carriera come quel movimento sia pienamente nelle sue corde.

Da allora molte cose sono cambiate per l’attaccante tedesco: da semi-sconosciuto (almeno per il grandissimo pubblico) si è trasformato in uno dei calciatori più vincenti degli ultimi anni, visto che nella sua personale bacheca troviamo praticamente di tutto sia a livello nazionale che internazionale, con il titolo mondiale del 2014 in particolare a spiccare. Mancherebbe forse qualcosa a livello individuale, come ad esempio il pallone d’oro (se lo sarebbe meritato proprio in quel 2014, ma difficilmente lo vedremo mai trionfare, per un discorso che abbiamo già affrontato altre volte).
Eppure ancora adesso, se facessimo un ideale sondaggio chiedendo i primi quattro nomi che vengono in mente per determinare i migliori calciatori del mondo, il nome di Thomas Müller rimarrebbe fuori nel 90% dei casi. La domanda giunge a questo punto spontanea: come mai ognuno di noi sottovaluta Müller, quantomeno inconsciamente? Perché è ancora oggi uno dei calciatori più sottovalutati del globo?

Eppure dovremmo aver imparato la lezione dall’errore di Cajkovski, l’allenatore del Bayern che, quando vide per la prima volta Gerd Müller, lo definì inadatto al gioco del calcio: ebbe modo di ricredersi, visto che oggi Gerd è considerato il più grande centravanti tedesco della storia, vincitore di innumerevoli titoli sia di squadra che individuali, e per anni detentore di diversi record, fra i quali quello di maggior numero di reti in un anno solare (85 nel 1972, record superato 40 anni dopo da Messi) e di miglior bomber tedesco in Champions League/Coppa dei Campioni.
Da mercoledì sera però Gerd, in questa speciale graduatoria, è appaiato a Thomas. Morale della favola: MAI sottovalutare un Müller.

Nomen omen: non è propriamente tedesco, ma in Germania funziona benissimo…

Il parallelo con il suo illustre connazionale e omonimo, apparentemente scontato, è più profondo di quanto sembri a una primissima occhiata: entrambi inizialmente snobbati, sono riusciti a farsi spazio e a eccellere nel mondo del calcio, arrivando presto ai vertici e restandoci a suon di gol, pur non possedendo apparentemente un talento eccezionale.
Thomas Müller infatti non è affatto il calciatore più veloce del mondo, né quello tecnicamente più dotato; non ha dalla sua un fisico e un atletismo sopra la media, e neppure eccelle per eleganza, coordinazione, o elevazione. Questo perché nel suo profilo sono presenti tutte queste caratteristiche, senza che nessuna predomini in maniera netta sull’altra, in un equilibrio che lo rende quasi perfetto. Il paragone migliore che mi viene in mente con Müller si trova fuori dal mondo del calcio, ed è il pugile argentino Carlos Monzon, il peso medio più forte della storia, che basava la sua imbattibilità proprio sulla sua completezza, senza un vero punto forte, ma senza neanche punti deboli. Pure il pugile argentino, come il calciatore tedesco, è stato a lungo sottovalutato da critici e avversari, tra cui il “nostro” Nino Benvenuti, che pagò a caro prezzo questo errore.

Se a questo equilibrio assoluto nelle caratteristiche aggiungete anche un’intelligenza spaziale tale da consentire di conoscere e vivere lo spazio meglio di tutti gli altri, compagni o avversari che siano, trovando nel campo di gioco autostrade invisibili ai più da imboccare avidamente alla ricerca del gol, ecco che vi ritrovate il giocatore offensivo (troppo riduttivo definirlo centravanti, seconda punta, ala o trequartista, visto che racchiude nel suo gioco i punti forti di ognuna di queste tipologie di calciatori) più decisivo degli ultimi anni.

La dashboard è riferita a Bayern Monaco-Juventus. Non una partita casuale, anzi ho scelto questa proprio perché una delle peggiori partite giocate da Müller negli ultimi tempi, durante la quale il tedesco è stato per lunghi tratti fuori dal gioco toccando pochissimi palloni (55) e sbagliando moltissimo nei pressi dell’area di rigore bianconera. Eppure è bastata una sola occasione per sfruttare i suoi movimenti di accelerazione/frenata per liberarsi in un sol colpo di Lichtsteiner (che segue il taglio di Ribey) e Bonucci (rimasto invece al centro) e appostarsi indisturbato sul secondo palo per deviare in rete di testa il cross dell’ex Coman.

dashboard Muller Bayern-Juventus

Questo pezzo insomma, nasce quasi come un desiderio di dare la giusta ribalta a un fenomeno troppo spesso dimenticato e sottovalutato, oscurato da altri suoi talentuosissimi colleghi nei confronti dei quali, a ben vedere, ha poco da invidiare. Anche se a Müller, fondamentalmente, interessa ben poco dei riflettori, della notorietà e del giudizio delle grandi platee, e soprattutto non gli pesa affatto questo suo essere adombrato da altri, come ad esempio Messi. In fin dei conti, ha ben chiare le sue priorità


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.