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- di Redazione Sportellate.it

Dialoghi sopra i massimi sistemi juventini, speciale Bayern-Juve


Alla vigilia del ritorno dell'ottavo di Champions League tra Bayern Monaco e Juventus, ritornano i consueti Dialoghi. Stavolta monologo di Mattia Demitri, il quale ci spiegherà come la Juve affronterà il Bayern e come invece l'affronterebbe lui se fosse al posto di Allegri. Buon divertimento.


Come la Juventus affronterà il Bayern Monaco

di Mattia Demitri (@ilmattia)

Il piano della Juventus, come si evince anche dall’intervista di Evra, che sulla Gazzetta esorta i compagni a credere all’uno a zero, a non farsi spaventare dai tedeschi, non si è discostato da quello dell’andata: difendersi cercando di fare il colpaccio scommettendo sugli errori, sugli episodi, per cercare di strappare un successo di misura.

Puntare su ciò che si sa fare bene, facendolo al meglio, o comunque meglio dell’andata, senza concedersi disattenzioni. In attacco, laddove Guardiola insegue il risultato generando una gran quantità di azioni, i bianconeri inseguiranno la qualità, generando poco e cercando di massimizzare il profitto.

Per farlo Allegri forse contava di pareggiare numericamente la batteria di giocatori offensivi del bayern come fatto da Borussia Dortmund, Bayern Leverkusen, e Magonza di recente, attraverso una difesa a 5.

Sfortunatamente però mancando Chiellini, una condizione necessaria affinché si adotti questa tattica, è probabile che venga riproposto il finto 442, come a Torino. Anche la redazione di Sky ieri era orientata verso questo scenario:

Ad oggi dentro Hernanes e Morata per Marchisio e Dybala.

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Voci dell’ultimo minuto parlano di un Mandzukic presente sebbene affaticato, e purtroppo di un Dybala non convocato, verosimilmente sostituito da Morata (i primi due reduci dalla gara di venerdì contro il Sassuolo, giocata da titolari). La notizia più sconfortante, anche in ottica campionato, riporta di uno stiramento, quindi assenza al 100%, ai danni di Claudio Marchisio.

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Un bel guaio, considerando che il brillante e recuperato Lemina era stato scartato per la lista UEFA proprio due giorni prima che ritornasse abile e arruolabile, a settimane dalla sfida in coppa, non proprio una scelta lungimirante. A meno di stravaganti soluzioni tattiche che Allegri ha sempre dimostrato di non praticare e di non amare particolarmente, sarà quindi il profeta Hernanes a sostituire il principino in cabina di regia.

Il karma purtroppo ci vede benissimo, andando a punire in una sola volta e nella gara più importante della stagione, tutti gli errori commessi in sede di costruzione della squadra. Cose già dette in questa sede in tempi non sospetti.

Dybala si è sobbarcato il lavoro, che peraltro fa egregiamente, di trequartista, in assenza dello stesso, perché unico ad avere fosforo, qualità e creatività tra i giocatori offensivi in rosa, e nonostante una stagione precedente che era stata un monito, con un crollo fisico nel secondo quadrimestre, non gli è stato comprato un vice o un 10 di ruolo, stanti ben due sessioni di mercato.

Marchisio dal canto suo è andato a coprire, non essendolo, le mansioni del regista, con risultati sufficienti in campionato, ma ovviamente scadenti in un contesto di livello. Chiaro che non si può diventare registi da un giorno all’altro scimmiottando Pirlo. Anche qui, non si è colmata la lacuna, ma anzi, come vice ha trovato posto un altro giocatore preso per fare altro, Hernanes. Lemina era una speranza, rivelatasi con sorpresa una realtà, ma tra ostracismi spiacevoli e infortuni fastidiosi non ha visto il campo per mesi e, come detto, alla fine è stato lasciato persino giù dalla lista UEFA.

Allegri sembra a questo punto avere le mani legate, questo non vuol dire però che non possa inventarsi qualcosa. Credo però non lo farà, restando fedele ai suoi schemi mentali, operando cambi scontati e già visti, ruolo per ruolo. Un modo per lavarsene le mani alla fine, mettendo in campo chi ha, senza che i tifosi possano immaginare che altre vie effettivamente ci sono. Una situazione win-win dal suo punto di vista.


Come li affronterei io 

di Mattia Demitri (@ilmattia)

In uno sport che si gioca con un oggetto che rotola ma non è un dado, la filosofia del furbetto speculatore, non sempre paga i suoi beffardi dividendi. Non si tratta di uno scontro tra filosofie, tra due modi di pensare il calcio, ma la filosofia c’entra in qualche modo: è soltanto la situazione in cui si trova l’ambiente Juventus ora, immerso nel suo feticismo degli 1-0, tanto da non conoscere altra via. Come dice il mio collega Andrea, “è invitante trattare qualsiasi cosa come fosse un chiodo, quando l’unico arnese che si sa usare è il martello”. È la semplice logica a spiegarci come lo 0-1 non sia propriamente il risultato più indicato da inseguire. Con un punteggio di 2-2 all’andata è il regolamento stesso a spingere per l’attacco, 1 risultato su 3 fino ai due gol segnati, 2 su 3 dal terzo.

Segnare al Bayern non è semplice ma è sicuramente più facile che uscire con un clean sheet dall’Allianz Arena, quindi, se si ha intenzione di passare il turno, è meglio attrezzarsi per una gara ricca di gol, aperta.

Francamente giocare per l’uno a zero arroccati in attesa che accada qualche cosa e poi vedere il proprio piano stravolto irreversibilmente dal classico gol di Muller alla mezzora non mi pare una scelta logica.

Il rendimento casalingo dei bavaresi in questa stagione. Da segnalare anche una media di oltre 20 tiri a partita.

bayern casa

Data la natura della gara, cangiante, e l’indole spregiudicata di Guardiola, capace di cambiare l’assetto tattico dopo un quarto d’ora, ha poco senso secondo me costruire una tattica o una formazione che prenda dei riferimenti tattici.

Meglio calibrare una strategia sui pochi punti fermi che concedono i bavaresi, il fatto ad esempio che loro dichiaratamente amino attaccare in spazi stretti e difendersi in spazi ampi. Questo è un grosso vantaggio, perché la Juventus ha dimostrato di sapersi difendere estremamente bene sotto stress, e di soffrire oltremodo la mancanza di spazi in attacco. Questa situazione però non deve essere interpretata per forza come una costrizione da subire passivamente, giocare sul lungo, con un baricentro basso, senza il controllo del pallone, non implica una gara difensiva. Attraverso l’utilizzo dei giocatori giusti si può volgere a proprio vantaggio questo scenario.

Ad esempio schierando giocatori propensi alle transizioni, offensivi, di gamba, si può sfruttare al massimo lo spazio concesso dai tedeschi una volta eluso il primo pressing.

Altro punto fermo, propedeutico all’elusione del primo pressing: c’è un chiaro mismatch nei duelli aerei tra le punte bianconere e i difensori improvvisati del Bayern. Nell’impossibilità di uscire in palleggio dal pressing probabilmente migliore in Europa, rimane l’opzione della verticalizzazione sulle punte, con aggressione sistematica della seconda palla. Qui lavorandoci c’è un grosso margine per far male ai tedeschi: è una situazione che non possono evitare, se non facendo maggiore densità dietro, e questa è una possibilità che è completamente in controtendenza con lo spartito che Guardiola intende imporre ad ogni gara, una conditio sine qua non per lo sviluppo del suo gioco.

Ho in mente una situazione tattica simile per certi versi, Roma-Juve ultima di campionato nel 2014 con Conte che giocò in un modo estremamente pragmatico: Bonucci a verticalizzare sistematicamente su Llorente con Tevez già predisposto ad attaccare le sponde, la squadra di Garcia al pari del Bayern cercava il dominio territoriale ma non poteva esporsi perchè lo spagnolo vinceva costantemente i duelli con Benatia ed ogni ripartenza era un pallone a Tevez in zona pericolosa.

Per impedire ai tedeschi di segnare, di giocare come vogliono, bisogna portare la palla più spesso possibile vicino alla loro porta, impedendo loro un recupero alto e immediato, costringendoli a fare ciò per cui non sono costruiti e non sanno fare, la fase difensiva passiva, una fase negata dal gioco totalitario di Herr Pep.

Vedi il gol a difesa schierata nella partita di Torino, d’altronde Kimmich non è un difensore, e sebbene nella formazione venga indicato come tale, la sua mansione in campo è più assimilabile a quella di un mediano metodista.

https://youtu.be/hUjCx3R-2uM?t=10s

Ultimo appunto, il gioco dei bavaresi sintetizzato all’osso si può riassumere con: creazione di focus sul lato forte attraverso il palleggio, al fine di creare spazio sul lato debole, per sfruttare la superiorità posizionale dell’ala, isolata contro il terzino; cambio repentino di campo, duello, creazione di superiorità numerica, con conseguente e spesso precipitoso slittamento della linea difensiva a coprire l’emergenza e palla al centro dove grazie al disordine e agli inserimenti puntuali è facile segnare.

Lo 0-1 di Muller: Bonucci, mentre cerca di accorciare si accorge che la squadra si è disunita, chiama una copertura che non arriverà mai.

3 assist di Coman su azioni fotocopia, l’archetipo.

Ebbene, in questo spartito c’è un elemento ricorrente e necessario perché il barbatrucco funzioni, l’elemento che è venuto a mancare al Bayern l’anno scorso con le assenze di Ribery e Robben, e che ha reso necessario l’acquisto di Costa e Coman: l’ampiezza, e i costanti surplus delle ali. Se pensiamo a gare di coppa come quella contro il Barcellona al Camp Nou (0-3) e contro il Porto all’Estadio do Dragao (1-3) della passata stagione, gare nelle quali i bavaresi si sono resi praticamente inoffensivi, osserviamo che ciò che mancava era il vantaggio nei duelli in fascia.

Particolarmente impressionante la differenza tra il 3-1 in Portogallo, con Alex Sandro e Danilo in fascia, e il 6-1 in Germania con i due brasiliani assenti.

Se la Juve troverà il modo di attuare lo stesso tipo di blocco, avrà disinnescato gran parte della produzione offensiva teutonica. Questo si può ottenere schierando contro Costa e Robben giocatori rapidi e duri da scartare, in grado di costringere sulla difensiva i loro omologhi e anzi, proprio per questo, è utile schierare, potendo, due giocatori per fascia, per far pendere fortemente la bilancia. Andando in questo modo a recuperare palla più spesso, con la possibilità di ripartire e costringere i due cursori di fascia tedeschi ad abbassarsi per difendere, il che, come ricordiamo, non è congeniale a Guardiola, in quanto questi dando ampiezza consentono alla squadra di alzare il baricentro, e in sostanza, di attaccare senza sosta.

Ricapitolando dunque, giocatori rapidi e offensivi, due uomini per fascia, forti nell’uno contro uno e fisicamente, davanti una torre e un giocatore a raccogliere le sponde, il migliore della squadra, vien fuori un 451 ampio e votato esclusivamente al soddisfacimento delle poche giocate concesse dai tedeschi.

Il mio 451.

451 mattia

Il solito 451 ordinato in fase difensiva, in fase di transizione positiva, palla su Mandzukic, sponda per Pogba, in un ruolo alla Di Maria nel Real dell’ultima coppa, mezzala in fase difensiva, trequartista in fase offensiva. Il polpo poi può giostrarsela a piacimento assieme agli esterni per arrivare alla conclusione in pochi scambi. Si dovrebbe cercare di creare molto, di quantità, più che di qualità, perchè l’importante è far arrivare la palla lì, dove i tedeschi è facile che sbaglino anche da soli. Servirà più di un gol per passare, l’esempio da seguire è quello del Magonza:


Mattia Demitri, esso vive a Venezia, ma nasce a Treviso solo per fare un dispetto agli ultras dell’Unione. Classe ’93, adoro i trip su Wikipedia, viaggio più con la fantasia che fisicamente, a dire il vero sono una specie di bradipo.
Sto inseguendo la laurea in Ingegneria caracollando come De Ceglie, ma il buon Paolino insegna che con l’impegno tutto è possibile.
Go with the flow, peace!

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