Interventi a gamba tesa

Mohamed Salah, l’ambizioso


Tutte le volte che guardo Mohamed Salah, non posso fare a meno di riflettere sul fatto che abbia la mia stessa età. Certo, la sua fisionomia e la barba non aiutano a renderlo chiaro, per non parlare dello stile di gioco e della maturità del suo sguardo. Ma quando mi fermo a pensare che ha soli 23 anni (ne compierà 24 a giugno), non riesco ad immaginare quali livelli potrà raggiungere nel pieno della sua maturità calcistica.


Con il termine “Salah” (Salāt in arabo) si intende la preghiera islamica canonica, obbligatoria per cinque volte al giorno, che costituisce il secondo degli Arkan al-Islam. Per sottolineare ancora di più l’omonimia tra la pratica religiosa e il giocatore, il gesto da compiere è proprio quello delle esultanze di Salah. Si può dire che ogni volta che Salah segna, fa una Salah.

È difficile pensare che un giocatore, in appena 5 anni di carriera, possa diventare il più rappresentativo della sua nazione, e probabilmente anche il più forte di sempre (ci scuseranno Mohamed Zidan e tutti quelli che ricordano quel suo gol contro il Bayern dopo un elastico, fantastico, con cui aveva lasciato sul posto il diretto marcatore). Il fatto che Salah sia il giocatore più rappresentativo dell’intero Egitto è suffragato dalla miriade di commenti sui social da parte di tifosi egiziani, diventati subito romanisti nel momento dell’ufficialità del suo passaggio in giallorosso, dopo che per mesi hanno suffragato i profili della Fiorentina. Per aiutarci, invece, a supportare la tesi seconda la quale il Messi d’Egitto sia già il più forte calciatore di sempre proveniente dalla terra delle piramidi, vengono in aiuto i numeri: il classe ’92 ha segnato, in 38 presenze, 22 gol con la maglia della nazionale; il top-scorer all time dell’Egitto è Aboutrika, fermo a 38. Difficilmente Salah non lo supererà nel giro di qualche anno.

È strano, quindi, accorgersi che il momento pivotale della sua carriera corrisponda con la più grande tragedia calcistica del suo paese. È il 1° febbraio del 2012 e allo stadio di Port Said va in scena un vero e proprio massacro: negli scontri tra le tifoserie dell’Al-Ahly e dell’Al-Masry muoiono 74 persone. La vicenda esce dalla letteratura degli episodi di violenza negli stadi: secondo i Fratelli Musulmani, che vinceranno poco dopo le elezioni portando al governo Mohamed Morsi, prima del colpo di stato militare del 2013, a fomentare le violenze sarebbero stati dei sostenitori dell’ex presidente Hosni Mubarak.

La tifoseria dell’Ahly, in effetti, era stata una componente attiva negli episodi di piazza Tahrir, dove ci furono violenti scontri tra i sostenitori e oppositori della rivoluzione, e l’incendio scoppiato nello stadio principale del Cairo, mentre si giocava Zamalek-Ismaili, supporta la teoria di un episodio dai chiari risvolti politici, teso, probabilmente, a diffondere la paura nei cittadini a poco tempo dalla elezioni. Il governo egiziano, esposto mediaticamente all’attenzione di tutto il mondo, è chiamato a dare una risposta forte e lo fa sospendendo il campionato, indicendo 3 giorni di lutto nazionale per commemorare le vittime e creando una commissione volta ad indagare sulle origini delle violenze.

La desolazione che aleggia sullo stadio di Port Said il giorno dopo la strage.

image

A beneficiare dello stop dell’ Egyptian Premier League è il Basilea. Gli svizzeri, che hanno da poco ceduto Shaqiri al Bayern Monaco, allora punta di diamante della squadra di Murat Yakin, hanno da tempo messo gli occhi sul diciannovenne Salah, che dopo aver esordito in massima serie con l’Al-Mokawloon, a 17 anni, ha avuto la consacrazione nei confini nazionali, proprio nella stagione poi interrotta per la strage di Port Said, mettendo a referto 7 reti e 3 assist in 15 partite. L’egiziano già l’annata precedente aveva iniziato a sentirsi troppo grande per il campionato del suo paese, riuscendo ad ottenere dalla società la promessa di cederlo nel caso in cui fossero arrivate offerte da un club europeo.

Quando il Basilea si presenta, però, le riserve sull’investire su un giocatore che ha sì dimostrato di avere delle qualità fuori dal comune, ma in un campionato di basso livello, sono molte. I rossoblu decidono quindi di organizzare il 16 marzo a casa loro un’amichevole con l’Egitto Under 23, praticamente solo per vedere giocare il loro oggetto dei desideri contro una squadra di livello. L’attaccante entra in campo nel secondo tempo e segna 2 reti. La partita finisce 4-3 per gli egiziani, ma la vera vittoria la porta a casa proprio il Basilea che lo prenota per luglio, facendogli firmare un contratto di 4 anni.

L’impatto con il calcio europeo, diametralmente opposto a quello che aveva vissuto fino a quel momento, non sembra incidere sul gioco dell’egiziano. Ci sarebbe, probabilmente, da prendere spunto ogni qualvolta si sente parlare di giovani e calciatori nuovi acquisti che “hanno bisogno di tempo per entrare nei meccanismi di una squadra nuova”: Salah, alla sua prima stagione in Svizzera, segna 10 reti e serve 11 assist. I 2 gol più importanti, per lui più che per il Basilea, sono quelli in Europa League a Chelsea e Tottenham, che lo mettono sotto i riflettori della Premier League.

Parola d’ordine: aprirsi, tagliare attaccando lo spazio e sprigionare la sua velocità fuori categoria. Quando invece riceve centralmente, l’egiziano arriva in porta dribblando slalomeggiando tra gli avversari.

La seconda stagione in Svizzera per l’esterno che parte da destra nel 4-2-3-1 di Yakin per poi entrare dentro al campo col suo piede preferito, il sinistro – si fa ancor più straripante straripante. L’ambizione dell’egiziano, supportata dalla superiorità netta messa in campo nei confronti del resto della Super League svizzera, lo porta ancora una volta a cercare di compiere uno step in più nella sua carriera. In un’intervista di fine novembre 2013 al “The Sun”, l’attaccante afferma, senza remore, di essere pronto a cambiare squadra e giocare per traguardi più ambiziosi. Il suo sogno, dice, è giocare per una tra Real Madrid, Manchester United e Chelsea.

Nel gennaio del 2014 tutto però sembra far presagire un suo passaggio al Liverpool. La dirigenza dei Reds e quella del Basilea sono in stretto contatto e Salah sembra apprezzare molto la possibilità di andare a giocare ad Anfiel Road. Mentre il calciatore è in vacanza nel suo Egitto però, riceve una chiamata che fa saltare tutto, quando Salah risponde dall’altra parte del telefono c’è Jose Mourinho, che lo convince, senza troppe difficoltà in effetti, a trasferirsi al Chelsea.

Difficile lasciarselo scappare dopo essere diventati la sua vittima preferita ed averlo visto scherzare con uno dei più grandi difensori dell’ultimo decennio, John Terry.

L’amore con il portoghese, al contrario di quello che le caratteristiche dell’ala africana lascerebbero intendere, essendo lui un tipo di giocatore praticamente perfetto per il counterattack di Mou, non sboccia mai. In un’intera stagione, Salah mette a referto appena tredici presenze e due reti, pagando, probabilmente, il livello molto alto della Premier League e soprattutto la concorrenza del trio d’attacco sotto la punta centrale composto da un Hazard mostruoso, Oscar e Willian. Non fa quindi molto scalpore nel gennaio del 2015 il suo trasferimento in prestito dopo appena 12 mesi in quel di Londra. Nemmeno se nel suo viaggio dall’Inghilterra a Firenze viene accompagnato da un assegno da una trentina di milioni per Juan Cuadrado.

Alla presentazione di Salah alla stampa come nuovo giocatore della Fiorentina, i giornali speculano riguardo la scelta del numero 74, proprio in ricordo delle vittime di Port Said, e sulle accuse di antisemitismo dovute a una partita contro il Maccabi Tel Aviv in cui si era rifiutato di stringere la mano agli avversari. Nessuno si sogna di paragonare Salah a Cuadrado, pensando che il giocatore che in effetti andrà a colmare il vuoto lasciato dall’addio di JC11 sia l’altro nuovo innesto della viola Alino Diamanti.
L’egiziano però non è dello stesso parere e ripete quanto fatto a Basilea grazie ad un approccio altrettanto devastante in serie A, probabilmente il campionato più adatto al suo concentrato di tecnica ed esplosività con cui scardina il tatticismo nostrano: in 26 partite con la maglia viola realizza 9 reti e 4 assist. Tra queste, sicuramente la più famosa è quella dello 0-1 in Coppa Italia allo Juventus Stadium che, oltre ad essere la più bella e quella per la quale tutti si rendono conto di chi sia il faraone riccioluto, ne descrive al meglio le doti.

Anche a distanza di un anno, fa sempre spavento questo allungo.

Il numero 74 è uno di quei calciatori da emisfero destro del cervello, dal dribbling facile e istintivo. Non è, come il primo Neymar, schiavo di una classe che lo porta ad irridere gli avversari a suon di pasos dobles e elastici, ma ha una capacità di saltare il diretto marcatore diversa. Il soprannome Messi d’Egitto non è del tutto campato in aria se si va a vedere come entrambi riescono a saltare l’avversario senza particolari skills, ma praticamente soltanto accelerando e risalendo il campo triangolando coi compagni sopra di lui. Salah non ubriaca di finte l’avversario, ma lo supera grazie ad una velocità palla al piede disarmante e un controllo palla che in pochi possono vantare.

L’amore della Fiesole, che, soprattutto dopo il gol alla Juventus, lo elegge proprio idolo, non basta per fermare l’ambizione di Salah. Ancora una volta l’egiziano è spinto a migliorarsi, proprio come successo in patria e al Basilea. L’attaccante africano vuole giocare la Champions League e quest’estate, dopo le diatribe contrattuali tra Fiorentina e Chelsea, su cui sembra che la FIFA debba ancora esporsi, firma per la Roma. Garcia lo vuole nella capitale per il suo inflazionato 4-3-3, con un duo di esterni alti a piede invertito – l’altro sarebbe Gervinho – in grado di attaccare lo spazio facendo leva sulle loro velocità e imprevedibilità.

L’idea dell’ormai ex mister giallorosso è un disco rotto, la cui praticabilità viene minata, oltre che da una pressione in fase di non possesso pressoché inesistente, da un’entropia tattica che in 12 mesi ha ridotto il gioco della Roma ad un’uscita palla macchinosa, un centrocampo geometrico incoerente con le caratteristiche di un attacco verticale, sulle cui iniziative individuali si basano quindi le fortune della squadra. Nonostante un contesto tutt’altro che accomodante, Salah spicca il volo – andando a segno 5 volte nelle prime 11 giornate – almeno fino al derby con la Lazio, in cui si infortuna al legamento della caviglia. Al suo rientro però, pure l’ex Fiorentina paga l’involuzione irreversibile della Roma – che in Champions si qualifica agli ottavi a stento malgrado la doppia umiliazione subito contro il Barcellona – a cui di base basta essere privata della profondità per divenire inoffensiva.

Una lunga serie di motivi per cui anche i numeri di “Momo” sono inferiori rispetto a quelli della passata stagione. Ma è solo questione di tempo (grafico squawka.com).

salah roma fior

L’arrivo di Spalletti in panchina però rivitalizza i giallorossi e lo stesso egiziano. Dalla partita contro il Sassuolo, quella che si identifica come la prima vera partita di Spalletti, il nostro eroe ha segnato 6 reti in 6 partite, impreziosite da 4 assist.

Il trio con El Shaarawy e Perotti, due giocatori con i quali Salah riesce sia a scambiare la posizione, per la mobilità dei due, che a cercare il fraseggio stretto, grazie all’ottima tecnica, funziona a meraviglia. Anche perché l’ex Genoa, partendo dalla posizione di centravanti, è eccelso nell’abbassarsi per fungere da regista offensivo e suggerire per i compagni.

Inoltre il nuovo stile della Roma fa sì che Salah possa agire, così come faceva a tratti nella Fiorentina quando giocava dietro a Gomez, più vicino alla porta, potendo sfruttare la profondità senza dover partire da posizioni arretrate.

Mohamed Salah Ghaly, ad oggi, è uno dei migliori attaccanti del nostro campionato. La sua, strana, giovane età non rende facile capire i margini di miglioramento che può raggiungere con il passare degli anni e la sua ambizione straripante non può che farci domandare per quanto possa continuare a deliziare la serie A con le sue accelerazioni. Ma finché resterà qua, godiamocelo.

“Il calcio è dei talenti, il calcio è anche e soprattutto imprevedibilità […]. Inventare, trovare il colpo utile a cambiare il corso di una gara, provare a immaginare una soluzione a cui non ha pensato nessun altro” Claudio Ranieri a Rivista11.


 

Nato il 24/08/1992, esattamente quindici anni dopo Denílson, mi vanto da sempre di avere il suo stesso talento anche se in campi diversi, sperando che almeno il mio non rimanga incompiuto a forza di pasos dobles. Iscritto all'università di Pisa in Scienze Politiche, dedico la mia vita allo sport e ai libri di Bukowski, Huxley e Palahniuk. Amo il calcio, la birra, Guccini, De André, Toni Servillo e il vero talento. Esteta del calcio, juventino di nascita e tradizione, ho donato il mio cuore a Camoranesi, che ultimamente sembra averlo girato a Dybala.

2 Responses to “Mohamed Salah, l’ambizioso”

Comments are closed.