Interventi a gamba tesa

Chiodo scaccia chiodo?


Il 27° turno di serie A ha concentrato tutta l’attenzione sul derby d’Italia, l’attesissimo Juventus-Inter dai mille significati e sempre ricco di fascino, nonostante sia ormai da anni una sfida impari della serie Davide contro Golia (paragone calzante, perché qualche volta è capitato che la “piccola” Inter abbia sconfitto il “gigante” juventino). Ma la giornata non si è conclusa di certo col 2-0 bianconero. Stasera infatti c’è un gran colpo di coda che val la pena di seguire: Fiorentina-Napoli.


All’andata, il 18 ottobre scorso, le due squadre si erano affrontate mettendo in bella mostra tutti i loro notevoli punti di forza: la Fiorentina, coi suoi 15 punti, guardava dall’alto del suo secondo posto i rivalitenendo ben presente il misero punticino che la separava dall’Inter umiliata una ventina di giorni prima, e consapevole del fatto che una vittoria avrebbe potuto catapultarla al primo postoIl Napoli, al contrario, di punti ne aveva solo 9, di cui però ben 7 nelle ultime 4 partite, e stava riprendendosi dalla falsa partenza di inizio campionato, sulle ali dell’entusiasmo della straordinaria prestazione offerta prima della sosta a San Siro contro il Milan.

Le due squadre, molto simili per molti aspetti – tra i quali la presenza di due nuovi allenatori, Sarri e Sousa, che nonostante i percorsi diversi sono arrivati al tavolo delle grandi della serie A dopo una lunga gavetta – si contendevano molto quel pomeriggio. Oltre ai tre punti infatti, c’era anche da stabilire quale delle due squadre gioca il miglior calcio in Italia: chi avrebbe vinto, la maniacalità dell’ex tecnico dell’Empoli, uomo di calcio cresciuto a pane e tattica, o la flessibilità a tratti enigmatica del portoghese?

È l’attacco della profondità il denominatore comune nell’1-0 azzurro e nel pareggio viola: Hamsik prende palla da vero centrale di centrocampo (che non è mai stato nella precedente gestione Benitez); le ali sono volutamente molto larghe e sulla linea di Higuain, in modo da sfruttare l’ampiezza del campo e costringere gli esterni difensivi viola a restare bassi e larghi. In una situazione come questa, lo slovacco con un passaggio illuminante taglia ben due linee difensive (Badelj e Blaszczykowski a centrocampo non escono abbastanza aggressivi sullo slovacco, e più dietro Tomovic, troppo aperto) e serve Insigne, eccezionale nel taglio interno e nel piazzato sul secondo palo.
A questo punto Sousa risponde togliendo Bernardeschi e inserendo un trequartista classico come Ilicic, che piazzandosi fra le linee fa saltare il castello difensivo di Sarri: il resto lo fanno i reparti troppo distanti (la partita del resto è stata molto dispendiosa dal punto di vista fisico per i calciatori in campo) e il genio del 72 viola, che con la coda dell’occhio vede Kalinic che, come suo solito, attacca benissimo lo spazio bruciando Koulibaly, e con un tocco d’esterno destro di prima toglie il tempo a Reina.
Foto tratte da l’Ultimo Uomo.

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A spuntarla alla fine fu il Napoli grazie a uno dei 24 gol di Gonzalo Higuain in questo suo straordinario campionato, ma a vincere – in un senso più ampio – fu il calcio italiano, finalmente capace di proporre uno spettacolo degno dei bei tempi che furono: la partita del San Paolo, per intensità di gioco e pressing, intuizioni tattiche, gesti tecnici e campioni in campo, non ha nulla da invidiare ai decantatissimi match dei campionati leader degli ultimi anni (inglese, spagnolo e tedesco), e ancora oggi rappresenta di gran lunga la partita più bella e interessante del nostro campionato.

Lunedì si replica, questa volta al Franchi di Firenze, e molte cose sono cambiate. Banalmente viene da pensare subito a classifica e posta in palio delle due squadre: Napoli che adesso, come la viola all’andata, è seconda a un solo punto di distanza dalla vetta della classifica, a lungo occupata proprio dagli azzurri prima della sconfitta allo Juventus Stadium; Fiorentina che invece ha perso terreno dalle prime due ma vuole continuare a difendere il terzo posto valevole un pass per i play-off di Champions League. Una rincorsa alimentata anche dalla vittoria di caparbietà, pazienza e (perché no?) quel famoso pizzico di fortuna che non guasta mai contro l’Inter. Partita che quindi è curiosamente legata a doppio filo a quella di ieri sera a Torino per entrambe, anche se, come da pronostico, ha ricevuto buone nuove solo la viola, maggiormente padrona del proprio destino (Roma permettendo).

Sul piano psicologico toscani e partenopei arrivano in maniera diversa eppure per certi versi simile: la viola ha accusato tra dicembre e gennaio una flessione atletica e tecnica, con gli avversari (leggi Milan, Lazio e Carpi) che nelle ultime settimane l’hanno messa in difficoltà aggredendo la loro costruzione bassa – la cui efficienza è stata intaccata anche dall’infortunio di Badelj – e concedendo sempre più raramente la profondità a Kalinic. Risultato? Un ruolino da 11 punti in 7 partite prima della sfida con l’Inter, in cui la formazione di Sousa non ha impressionato neppure nelle vittorie ottenute contro Torino e Carpi, dove solo una magia di Zarate ha negato agli emiliani un meritatissimo pareggio.

Ma non tutto il male è venuto per nuocere: ad esempio il già citato infortunio del croato, fondamentale in mediana, ha spinto Sousa ad abbassare Borja Valero dalla posizione di trequartista a quella di pivote al fianco di Vecino (con giocatori dell’intelligenza tattica dello spagnolo d’altronde si può fare un po’ di tutto tatticamente), rispolverando in quella posizione Bernardeschi, che ormai aveva soppiantato definitivamente Blaszczykowski (anche dopo il rientro dell’infortunio) come esterno a tutto campo, che giocando più vicino alla porta garantisce maggiore imprevedibilità, vista la sua facilità nel saltare l’uomo e nel rifinire l’azione. Il numero 10 poi è stato spalleggiato in questo “nuovo”, 4-2-3-1 leggermente differente rispetto al precedente 3-4-2-1 (anche se parlare di numeri con questa Fiorentina è quanto di più semplicistico si possa fare), dagli arrivi di gennaio Zarate e Tello.

Dati whoscored riferiti a Fiorentina-Inter 2-1: si notino i numeri del numero 10 viola, migliore in campo dei suoi, che ha collezionato il numero più alto di passaggi chiave e dribbling (più del doppio rispetto a Ilicic, il secondo in questa sommatoria). Numeri che denotano l’importanza di Bernardeschi nell’ultimo terzo di campo.

Bernardeschi

Anche in virtù di quanto scritto sopra, sono arrivate due importanti vittorie, tra cui il 3-2 di Bergamo, risultato sintomatico del fatto che qualcosa a livello difensivo è ancora da rivedere, specie in termini di densità sulla zona-palla come di efficienza della catena di destra, dove il rinforzo a lungo inseguito non è arrivato. Certo, è stato ingaggiato Benaluoane, di certo non il grande colpo sperato, che non è riuscito a imporsi malgrado le carenze di Tomovic come tattica individuale e di Roncaglia a livello atletico-posizionale.

Morale della favola, la classifica dice che la Fiorentina è quarta, a -1 dalla Roma già scesa in campo ed è quindi in corsa più che mai nella lotta al terzo posto. Sulla quale adesso potrà concentrarsi al 100%, visto che il percorso europeo si è arrestato giovedì: troppo forte il Tottenham di Pochettino, che riesce a conciliare la qualità dei suoi uomini offensivi (i trequartisti Eriksen-Alli-Lamela dietro Chadli, che una vera prima punta non è) con un’intensità superiore a quella della Fiorentina, asfaltata dalla pressione allucinante dei londinesi, oltretutto fra i principali avversari del Leicester di Ranieri per la conquista del titolo inglese.

L’eliminazione europea è un elemento in comune con il momentaccio del Napoli, anch’esso fermatosi ai sedicesimi dal Villareal, in quella che potremmo ormai definire una “classica” del calcio europeo (ben 3 volte il cammino delle due squadre si è incrociato nelle ultime 5 stagioni), culmine di due settimane orribili durante le quali i partenopei, in 4 gare fra campionato e coppa, hanno collezionato due pareggi e due sconfitte in quelle partite che potrebbero rappresentare il crocevia della stagione. Probabilmente però l’uscita dall’Europa è il solo punto di contatto fra le due squadre: al contrario dei viola infatti risulta davvero difficile diagnosticare i problemi di questo Napoli, visto che il ritmo e la qualità di gioco della banda di Sarri sono sempre le stesse, e anche in queste quattro ultime uscite la sensazione lasciata è sempre quella di una formazione che ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato.

I numeri impietosi di Napoli-Milan: sembra incredibile che una supremazia territoriale per certi versi imbarazzante a favore del Napoli si sia tradotta in un pareggio.

Napoli-Milan

Certamente qualcosa non va, se i risultati non arrivano: in un certo senso ha contribuito a ciò il fatto che, col passare del tempo, l’ex mister dell’Empoli abbia varato una squadra A e una squadra B, la prima con undici “titolarissimi” sempre in campo in campionato, l’altra con almeno 6 volti nuovi (Chiriches in luogo dei due centrali, Strinic per Ghoulam, Valdifiori e David Lopez per Jorginho e Allan, Mertens e Gabbiadini in luogo di Insigne e Higuain) che invece veniva impiegata nelle coppe. Seppur questa “squadra B” si sia comportata egregiamente quando impiegata (le 6 “riserve” erano tutte in campo al Madrigal, costringendo il Villareal a una partita sofferta decisa solo da un calcio piazzato), a lungo andare però il differente valore assoluto tra i due undici si è fatto sentire.

Insomma, è un Napoli in non perfetta salute, almeno mentalmente, che adesso paga, oltre alle due partite a secco di un Higuain che in A segna ogni 91 minuti, soprattutto una minor efficienza delle due catene interno-esterno alto, specie quella di sinistra formata da Hamsik e Insigne, col capitano comunque autore di una prova sontuosa nel pareggio europeo contro il “sottomarino giallo”.

A questo proposito, avrebbe potuto far comodo la mezzala Grassi, interessantissimo innesto di gennaio proveniente dall’Atalanta, che Sarri non ha praticamente mai avuto a disposizione a causa di un infortunio al menisco. Spunti dei centrocampisti che divengono necessari quando gli avversari (leggi Juventus, Villareal e Milan) si schierano con un 4-4-2 conservativo con le linee corte e strette, in cui bisognerebbe fare leva sulla superiorità numerica in mezzo al campo per scardinare il fortino nemico.  

Nota a margine la copertura talvolta difettosa del lato debole, conseguenza però quasi fisiologica per chi ha fatto della presenza sulla zona palla un marchio di fabbrica.

Se poi ci aggiungiamo qualche sbavatura mortifera, come la copertura errata di Callejon e Hysaj su Alex Sandro da cui ha originato il gol partita di Zaza nel match perso con la Juve, e anche un bel po’ di sfiga, che in questo periodo non manca mai, ecco che si perdono primo posto ed Europa League.

Cosa aspettarci dunque stasera? Di sicuro un match in cui le due contendenti metteranno anima e corpo, per dimenticare le delusioni subite, come dice il detto chiodo scaccia chiodo. E, memori dell’andata e della filosofia dei due trainer, che puntano su una fase difensiva aggressiva e una offensiva propositiva, speriamo in un altro bello spot per il calcio italiano.
Insomma, lunedì non prendete impegni, niente cinema e niente teatro, c’è Fiorentina-Napoli. Non ve ne pentirete. Parola di Sousa e Sarri.


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.

2 Responses to “Chiodo scaccia chiodo?”

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