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- di Redazione Sportellate.it

Dialogo sopra i massimi sistemi juventini, speciale Juve-Bayern Monaco


Quando il gioco si fa duro, i dialoghi sopra i massimi sistemi juventini incalzano. Ed ecco che in occasione dell'andata degli ottavi di Champions League tra Juventus e Bayern Monaco, abbiamo il fatto il punto della situazione, focalizzandoci sul piano gara dei bianconeri e sulla stagione dei due ex Arturo Vidal e Kingsley Coman.
Per un Mattia Demitri e un Calvo D'Italino che a questo giro hanno alzato bandiera bianca, ci sono due new entry: l'ottimo Davide Rovati e il pessimo Gian Marco Porcellini. Come al solito invitiamo i tifosi da bar sport dall'astenersi dalla lettura di quanto segue.


1) Che tipo di partita dovrà fare la Juve? Che formazione schiereresti?

di Davide Rovati (@friedgorgo)

"La scelta di uomini e moduli passa in secondo piano di fronte alla scelta della strategia da adottare.

Ragionando nell’economia del doppio confronto, è plausibile immaginare un Guardiola che imposta una partita conservativa al fine di mantenere intatte le proprie chances in vista del ritorno: il Bayern in casa è un rullo compressore, che in questa stagione ha vinto tutto gli incontri disputati all’Allianz Arena. La partita conservativa di Guardiola consiste, manco a dirlo, nel cercare di tenere palla il più possibile gestendo i ritmi a proprio piacimento.

Nel big match contro il Napoli la Juventus era consapevole del fatto che una partita aperta ai capovolgimenti di fronte avrebbe potuto premiare la verticalità organizzata della compagine di Sarri ed è riuscita a tenere bassi i ritmi della partita, senza per questo perdere d’intensità. La capacità di fraseggio a ritmi bassi del Bayern è però ben superiore a quella del Napoli: accettare il consolidamento del possesso avversario vorrebbe dire portarsi i bavaresi nella propria metà campo per lunghe fasi di gioco. E pur essendo la Juventus un’eccellenza in Europa per capacità di difesa del “castello”, sarebbe meglio che i bavaresi ci si avvicinassero il meno possibile...

Per questo ritengo che, soprattutto nei primi 20-25 minuti, sia fondamentale aggredire la costruzione bassa degli uomini di Guardiola. Allegri deve studiare un sistema di uscite sui centrali difensivi, i primi registi della squadra, che coinvolga un terzo uomo oltre alle punte per non concedere il 3 vs 2 sull’abbassamento del mediano. La difesa bianconera dovrà giocare con coraggio fasi di pressione alta con tanto spazio alle spalle, ma servirà la massima coordinazione fra i reparti perché questo Bayern ha dimostrato di non disdegnare il lancio lungo per sfruttare spazi fra (o oltre) le linee.

Gli infortuni hanno spinto Guardiola a provare in pianta stabile Joshua Kimmich come difensore centrale. Il classe ‘95 non sarà un difensore puro, ma occhio a lasciarlo impostare, perché coi piedi ci sa fare…

Gli altri principi saranno quelli, ormai ben noti, che hanno contraddistinto la rimonta di questa Juve allegriana, che sembra controllare le partite “passivamente”, tramite la propria capacità di indirizzare il possesso avversario nelle zone meno pericolose: squadra corta, linee compatte e vicine, intasamento delle linee di passaggio, intensità nelle transizioni, capacità di gestire le risorse e uscire alla distanza.

Uomini e moduli

Allegri dice spesso che nel calcio non si inventa nulla, pertanto immagino che confermerà in blocco la formazione che ha affrontato il Napoli, reintegrando il recuperato Mandzukic per Morata. Si tratta probabilmente della scelta più “facile”, che darebbe continuità agli uomini e allo spartito tattico.

Il difetto principale del 4-4-2 asimmetrico è quello di relegare Pogba al ruolo di quarto di centrocampo. La squadra ne guadagna in compattezza perché Paul è un giocatore molto diligente e “pesante” in fase passiva, ma quando recuperiamo palla non è un bene avere il nostro principale creatore di gioco a zompettare per la fascia, lontanissimo dal cuore del campo. Il problema è acuito dalla presenza di Evra come laterale basso, che non ha più la gamba per garantire ampiezza nello sviluppo dell’azione, né per arrivare sul fondo con continuità.

La nostra rosa ci offrirebbe una soluzione eccellente per rendere più funzionale il 4-4-2: affidare il presidio della fascia sinistra ad Alex Sandro e Asamoah, due giocatori straripanti sotto il piano atletico e intelligenti sotto quello tattico, che hanno dominato contro Lazio e Udinese con interscambi di posizione continui. Purtroppo nessuno dei due figura nell’elenco dei convocati.

Sembra la heatmap di un terzino onnipotente, invece è il “dominio fluido” di Alex Sandro + Asamoah contro l’Udinese. Li vedremo in campo al ritorno?

asasand

I primi 20 minuti di Bologna-Juventus mi hanno convinto che il centrocampo a rombo è ancora il vestito adatto a questa Juventus, quello che più valorizza l’idea di calcio del suo allenatore. I movimenti di Pereyra, pur nel contesto di una prestazione tecnica insufficiente da parte dell’argentino, combinati con quelli degli altri centrocampisti hanno reso più fluida la circolazione del pallone, in più la concentrazione in zona-pallone ha reso anche molto efficaci le transizioni passive.

Se i campioni d'Italia hanno difettato in pericolosità è anche perché, con questa disposizione, i terzini devono avere grandi capacità aerobiche e tecniche per accompagnare l’azione e garantire costantemente l’ampiezza dal lato forte di sviluppo del gioco: è quindi un modulo più funzionale con Alex Sandro a sinistra e Cuadrado a destra, scelte impraticabili contro il Bayern.

La mia formazione.

formazione definitiva

La formazione proposta è quindi un 4-3-2-1 (già visto contro l’Atalanta) con le due mezze punte schierate a piede invertito e chiamate a compiti asimmetrici: Dybala ad accentrarsi, giocando negli half-spaces ai fianchi del mediano e “chiamando” la sovrapposizione di Lichtsteiner e gli inserimenti di Khedira; Cuadrado più largo a inizio azione, con licenza di tagliare verso il centro solo una volta ricevuto il pallone per puntare i diretti avversari. Fiducia a Morata per guidare l’attacco, ma anche Mandzukic è un’ottima scelta, più “cattivo” e smaliziato, caratteristiche importanti da far valere contro chi non è difensore di mestiere.

In ripiegamento difensivo è possibile alternare il 4-5-1 e il 4-4-2 a seconda delle fasi di gioco, come fa con profitto l’Atletico Madrid.


2) Come se la stanno passando Vidal e Coman al Bayern? 

di Gian Marco Porcellini (@piskeporc)

"Se devo descrivere l’esperienza di Arturo Vidal e Kingsley Coman al Bayern Monaco, l’immagine più immediata è quella di due parabole che s’incrociano. Da una parte quella in piena ascesa del francese, dall’altra quella discendente del cileno.

L'ascesa di Kingsley

Il classe ’96, prelevato in prestito biennale dalla Juve con diritto di riscatto verosimilmente con l’intento di sostituire Ribery nel medio termine (stesso discorso nel gioco delle coppie Douglas Costa-Robben), in realtà sta dimostrando di essere decisivo già in questa stagione. Una mano gliel’hanno data anche gli infortuni perenni del numero 7 – da agosto ha giocato un centinaio di minuti – a conquistarsi un posto nell’undici titolare, ma il resto è tutta farina del suo sacco.

Spoiler: la stagione di Vidal e Coman riassunta in 12 secondi.

A differenza di Allegri, che lo vedeva soprattutto come seconda punta, per Guardiola infatti rappresenta un’ala da poter sfruttare su entrambi i lati del campo. Nei primi due mesi a destra, dopo il rientro di Robben sulla sinistra. Pur agendo sulla mancina, Coman non segue l’inflazionata moda dell’esterno invertito che cerca ossessivamente la convergenza verso il centro del campo per calciare col piede forte, al contrario la sua mission è quella di fornire ampiezza alla manovra e puntare il fondo.

Principalmente per attitudini e in parte perché nella stragrande maggioranza dei casi gli avversari affrontano il Bayern difendendo in posizione, il 29 riceve la palla sulla figura a ridosso della linea laterale, per poi valutare la giocata più redditizia: il dribbling o il dialogo col compagno più vicino. Nonostante spesso si ritrovi a puntare l’uomo praticamente da fermo, è in grado di completare 3,95 dribbling ogni 90 minuti sia perché non ha una direzione preferita, sia perché possiede un cambio di passo clamoroso, che mi ha riportato alla mente (e mi dovete scusare) la “boba” della meteora D’Alessandro. Ma rispetto all’argentino, quella di Coman non è una semplice sgasata da zero a cento eseguita meccanicamente, ma un gioco di velocità che si compone di scatti e frenate, con cui squilibra il marcatore al fine di aprirsi lo spazio per la corsa o per una linea di passaggio utile.

Il profilo che va delineandosi è quello di un giocatore estremamente associativo - vedi i 5 assist in Champions, primato nella competizione al termine della fase a gironi - depurato dal gusto per il preziosismo, il quale, nonostante prediliga muoversi con la palla nei piedi, non significa che la sua azione rimanga contingentata alla fascia. Contro l’Hoffenheim ad esempio, spesso in fase di possesso si è invertito di ruolo con Douglas Costa – in linea con una delle massime del calcio di posizione alla base dello stile di Pep - col brasiliano ala e il francese trequarti di sinistra nel 4-1-4-1 di Guardiola, salvo poi piazzarsi in pianta stabile sul centro-sinistra nella ripresa.

Bayern-Hoffenheim 2-0 del 31 gennaio: Lewandowski si abbassa e scarica per Douglas Costa, che riceve esternamente e porta palla. Sopra di lui si alza Alaba, mentre Coman si era già scambiato di posizione con Douglas, andando ad occupare il centro-sinistra.

Coman Lewa, Douglas, Alaba

Detto della buona generosità con cui si spende in fase difensiva (in più d’una circostanza la sua rincorsa all’uomo, più che al recupero palla diretto, è utile a sporcare il possesso, anche se in Champions vanno sottolineati i 2,3 tackle vinti a gara su 2,8 tentati), tra gli aspetti del suo gioco su cui deve migliorare, cito in primis l’attacco alla porta, specie quando si trova sul lato debole. I 4 gol segnati in questa stagione dimostrano che quando lo fa diventa letale, però ancora sembra un movimento che non gli riesce naturale. Tanto che tra le 4 ali del Bayern, Coman è quella che calcia meno.

Compito per le vacanze: imparare ad attaccare il lato debole con più continuità.

Secondariamente a mio avviso può crescere nell’1 vs 1 in termini di fisicità – per quanto comunque rispetto all’anno scorso mi pare si sia un po’ ispessito e sia diventato già più resistente agli urti avversari – come nella gestione delle giocate chiuse, dove ad un passaggio conservativo preferisce incunearsi in un improbabile uno contro tutti. Ma forse è solo la voglia di spaccare il mondo dei suoi 19 anni, col tempo imparerà.

La discesa di Arturo

Il rovescio della medaglia invece vede un Vidal in Baviera soltanto lontano parente di quello ammirato nel triennio con Conte. Due le cause di questa flessione, a mio modo di vedere, incidenti in egual misura: fisica e tattica.

Atleticamente parlando, il calo palesatosi già al termine del 2013-’14 in seguito all’operazione al menisco, si è acuito, col cileno che dalle sue movenze trasuda un’evidente pesantezza. Una spada di Damocle per chi ha costruito la sua carriera sulla brillantezza e sulla mobilità, per inserirsi come per togliere la palla all’avversario, nei suoi giorni migliori con dei tackle dal timing chirurgico.
Dalla sua però un alibi di ferro, ossia il riposo estivo pressoché nullo. Dopo la finale di Champions del 6 giugno contro il Barcellona, il classe ’87 ha disputato tutta la Copa America, vinta il 4 luglio contro l’Argentina ai rigori, ma il 1° agosto era già in campo col Bayern per la supercoppa tedesca.

A risentirne di conseguenza anche gli stats difensivi (grafico squawka.com).

vidal dif

A livello tattico invece l’ex Juve è un centrocampista selvaggio, che ha una visione del calcio basica e verticale. Se si è esaltato in una struttura rigida ed estremamente codificata come quella di Conte, da vertice alto nel rombo di Allegri si è smarrito in quanto, al di là di un ruolo non propriamente suo, si è trovato a disagio in un sistema che richiede ai singoli di interpretare il momento della partita.

Il Bayern, ammaliato dalla sua completezza e dall’efficacia nei 3 compiti a cui deve adempiere un centrale di centrocampo (interdizione -> eccellente, costruzione -> buona, finalizzazione -> eccellente), probabilmente ha travisato la poliedricità del suo talento con la compatibilità in un sistema fluido e più manovriero come quello del tecnico catalano, che ad ogni situazione propone un set di soluzioni di passaggio dal differente coefficiente di difficoltà. L’idea che mi sono fatto è quella quindi di un Vidal decontestualizzato: non ingannino infatti i numeri bulgari alla voce “passaggi completati” (77,37) e “percentuale di passaggi completati” (90%), gonfiati dal volume di gioco dei campioni di Germania, il sudamericano difficilmente ha il corpo orientato in funzione della giocata successiva e spesso si limita a consolidare il possesso scegliendo la giocata più sicura.

Fotografia dell’imbarazzo del numero 23 sul pianeta Bayern: qui riceve palla da Xabi Alonso e dopo 8-secondi-8 di riflessione si appoggia su Lewandowski. È vero che ha superato una linea avversaria, ma nel suo incedere macchinoso, ignora 4 passaggi più rapidi (Rafinha, Xabi, Coman e Muller i destinatari potenziali), azzera il ritmo dell’azione e permette all'Herta di compattarsi ulteriormente sotto la linea del pallone.

Lo stato dell'arte in definitiva è poco lusinghiero. Guai però a sottovalutare l’orgoglio del guerriero ferito.


 

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