Interventi a gamba tesa

Un Prozac, per favore


Come Tony Soprano che, imbattibile, ricorre alla psicologa per salvare il suo genio alla deriva, 4 squadre dei grandi campionati del vecchio continente ricorrono oggi all’Europa League come se fosse l’unica ancora di salvezza possibile. Sono feriti nell’orgoglio, persi nella nebbia, storditi dai colpi. Accumulano scivoloni nei campionati, la Champions si è rivelata troppo grande per loro, e i tifosi, che cominciano a spazientirsi, già iniziano a pensare alla nuova stagione. Ma Valencia, Siviglia, Manchester United e Bayer Leveverkusen provano a convincersi che non è stata ancora detta l’ultima parola. Sta per iniziare la seconda parte del calendario di un’annata che, per alcuni, si sta facendo eterna: bisogna curare il mal di testa dei tifosi, rallegrando il loro giovedì.


Valencia

Siamo a metà febbraio e il Mestalla brucia. Non si tratta di un semplice fuoco da campo a cui puoi avvicinarti per scaldarti i piedi mentre leggi l’ultimo best-seller. Parliamo più che altro di un fuoco intenso e soffocante, di quelli che non danno tregua e minacciano di ravvivarsi ad ogni nuovo inciampo. Il Valencia è a 7 punti dalla zona retrocessione, ma i problemi dei “pipistrelli” non si limitano alla fredda matematica.

Le pareti del progetto di Peter Lim cadono al minimo soffio di vento. L’allenatore inglese Gary Neville non è stato capace di dare un ordine né un gioco, con la squadra della capitale del Turia che accumula da mesi capitomboli agonizzanti, senza avere titolari definiti, rimpiangendo calciatori (leggi Otamendi, passato al Manchester City per 40 e rotti milioni, il quale probabilmente sta rimpiangendo pure lui il recente passato, sostituito da un Abdennour mai ambientatosi) che avrebbero dovuto compiere il salto di qualità. E finendo col ritrovarsi, giornata dopo giornata, un nuovo buco nella barca.

Se il portiere è spesso e volentieri il miglior giocatore al triplice fischio – il sostituto del convalescente Diego Alves, Jaume Sanchez, ha effettuato in Liga 3,5 parate ogni 90′, quasi una in più degli estremi difensori delle formazioni virtualmente retrocessi – non può che essere un sintomo preoccupante. A Gary Neville, sospetti istituzionali esclusi, bisogna complimentarsi per il fegato che ha avuto nel cominciare la sua carriera come allenatore in una delle panchine più esigenti del vecchio continente.

Perse ogni speranze di arrivare in Europa attraverso il campionato, l’ex terzino del Manchester United si aggrappa all’Europa League, un trofeo che sembra più un peso per quelli che non si riconoscono al guardarsi allo specchio. Anche se il Rapid Vienna non sembra un avversario trascendentale.

Quando tornerà il Valencia che dominava l’Europa?


Siviglia

Unai Emery possiede un sicuro a prova di bomba: da sempre le sue squadre nella seconda parte della stagione prendono il volo. E vincono l’Europa League, regola aurea di quest’ultimo biennio. L’allarme però si accende quando al giro, come in questo caso, e la squadra continua a non rispondere a schemi di gioco e risultati equilibrati. Il nuovo Sevilla, reinventato per l’ennesima volta quest’estate in seguito alle cessioni di Bacca e Aleix Vidal, ha pagato a caro prezzo il sorteggio in Champions in un girone di ferro, con il Manchester City e la Juventus obbligate a staccare il pass per gli ottavi in virtù di ambizioni e fatturato superiori.

Gli andalusi si sono assicurati il terzo posto ed entrare così in una competizione che è praticamente la loro casa. Per storia e gloria recente, l’Europa League continua ad essere un feudo propizio, ma quest’anno avranno bisogno di qualcosa di più dei ricordi benevoli per riconfermare il ruolo di favorito sul campo: la condizione sine qua non è che il gioco della squadra di Emery torni ad essere arioso e verticale come quello dell’annata precedente. Se non altro a questo giro l’avversario sorteggiato nei sedicesimi, i norvegesi del Molde, si dovrebbe rivelare ben più agevole dei precedente.

Riuscirà ancora una volta nell’impresa Unai Emery?

 


 

Manchester United

La rosa che Louis Van Gaal aveva allestito durante la tournée estiva che poteva essere scelta perfettamente in un qualsiasi torneo di Fifa 16 in una domenica tra amici, è a poche partite dall’involversi in una promessa scaduta. Lontani dal livello che avrebbero dovuto registrare, almeno guardando i singoli, i red devils continuano a brancolare nella mediocrità, tanto in Gran Bretagna come in Europa. Gioco lento, poche luci e tifosi rassegnati.

L’inquietudine si è ormai impadronita degli spalti dell’Old Trafford, a maggior ragione in una Premier pazza come non mai, con il sorprendente Leicester primo in classifica e le big che non riescono a prendere quota. Questa discontinuità generale lascia qualche speranza, almeno in chiave quarto posto, allo United, che ha ancora qualche giornata per dare un giro decisivo alla sua stagione. Per fare questo avrà bisogno però dei suoi giocatori migliori e, soprattutto, delle loro versioni migliori: in particolare Rooney, Mata e Depay, in chiaroscuro in questa prima parte, oltre che delle conferme dei più positivi Herrera e Martial.

Ma manca l’ottimismo all’Old Trafford, soprattutto dopo essere stati eliminati in un girone che li dava come assoluti favoriti in Champions. Ora anche loro dovranno giocare di giovedì (contro i danesi del Midtjylland), e torneranno in una competizione che nell’ultima apparizione ha assunto i connotati di una Caporetto: l’Athletic di Bielsa al “teatro dei sogni” se lo ricordano ancora.

Forse dovrebbero chiamare il Loco sulla panchina dei Red Devils…

 


Bayer Leverkusen

Finisce in un momento l’illusione a Leverkusen. Fino a un anno fa, tutto andava per il verso giusto. Troppo bene. Studiato alla perfezione il libro dello stile di Roger Schmidt, squadra competitiva, verticale, ambiziosa, crescevano giornata dopo giornata come la nuova antagonista del Bayern Monaco nella Bundesliga, approfittando in parte della caduta del Dortmund.

Ma ora il vento ha smesso di soffiare a favore, e le “aspirine” tra le tante altre frustrazioni, devono anche aggiungere pure quella di non essere riusciti a vincere una partita decisiva per accedere agli ottavi della Champions contro un Barcellona pieno di riserve e giovani canterani. Hanno finito la benzina i tedeschi, terzi in campionato ma a -13 dal BVB secondo, a cui non li salva nemmeno il dolce stato di forma di Chicharito: nonostante degli stats complessivamente più che lusinghieri in Bundesliga sia a livello difensivo che a livello offensivo, al lato pratico segnano meno rispetto al 2014-’15 (da 1,82 gol a partita a 1,48) e commettono qualche errore difensivo in più (da 0,29 a 0,52).

L’Europa League si presenta come un esame definitivo. Contro lo Sporting Lisbona eliminazione diretta, margine di errore pressoché nullo e un’opportunità per ritrovare la strada giusta davanti agli occhi di tutto il continente.

 

 

La partita che a Leverkusen rimpiangeranno durante tutto l’anno…


 

Santiago Tedeschi, nato a Roma, classe '93. Appena laureato in Mediazione Linguistica e Interculturale e pronto per una magistrale in Giornalismo e Comunicazione Digitale. Italo-spagnolo e una grande passione, il calcio e il Barcellona.