Interventi a gamba tesa

Mesut Ozil, dittatura d’altruismo


L’idea prima di ogni calciatore è quella di vincere la partita, qualunque valenza essa abbia; per il calciatore di attacco, è vincere la partita e fare gol. Segnare non è semplicemente ed egoisticamente far terminare il tiro alle spalle del portiere: segnare è marchiare, timbrare, rendere propria quell’azione produttiva. Qui si narra dell’uomo generoso, dell’agevolatore, di chi è servo sorridente del centravanti. Qui si narra del passaggio perfetto, della musica più gradita, dell’impossibile iper-semplificato ai più. Possiamo chiamarla scienza esatta. L’assenza di egoismo conduce alla scelta sempre giusta per la collettività: il piede sinistro di Mesut Özil calcola spazi, tempi, parabole, idee degli amici e dei nemici; gli angoli e le traiettorie a buon fine sono probabilità su cui puoi scommettere banconote pesanti.


La sua eccezionalità, soprattutto dall’era Madrid in poi, è il primo tocco: il sinistro, piede forte o meglio unico, controlla e al contempo direziona verso l’idea di giocata; passaggio breve, passaggio lungo, assist forte, assist dolce…

“Un giocatore della collettività. Un ragazzo molto rispettoso, molto onesto, molto attento a quel che gli viene detto”.

(Arsène Wenger)

Non è onesto, invece, ignorare le “stats” quando fa comodo e sventolarle quando è il momento propizio. Mesut è una meraviglia, con/senza assist e gol. Forse è un numero dieci, forse no: è tra i giocatori che più bisognano di transitare nella zone 13 e 14 del campo (trequarti sinistra e centrale), il crocevia dell’offesa; non sa fare l’attaccante, non sa giocare largo, non gli garba sacrificarsi, ma… È il gioco. Quel che ogni suo compagno di squadra, di oggi e di ieri, dice sempre? “Noi lo guardiamo, perché lui fa accadere le cose“.

Non è il fantasista che si eleva, lui rende top il contorno. Che sia tra i migliori calciatori moderni lo dice anche il cartellino: più di quaranta milioni di euro che l’Arsenal ha versato al Real, due anni e mezzo fa. Arsène Wenger è l’allenatore migliore che può incontrare un talento dell’attacco collettivo: non a caso, c’è un rapporto professionale idilliaco tra il mister e il ragazzo.

Il miglior play-maker dal punto di vista statistico ed estetico. Perché? Ce lo prova Michael Caley, usufruendo dei “deep data” di OPTA.

M-eA23lE

 

In carriera ha una media di circa 0.45 assist ogni novanta minuti giocati; in questa stagione il rapporto è 0.65, praticamente 2 ogni 3 gare. Rispetto al 2014-‘15, sta aumentando il suo minutaggio e più minuti significano più “stats” (quasi sempre positive per quanto riguarda lui); non è un dettaglio, visto il record che “vanta” l’Arsenal: l’anno scorso tutti i giocatori della rosa si sono infortunati almeno una volta. Dan Altman, sempre in sinergia con OPTA, mostra Mesut di ieri e oggi.

Altman

Da agosto sta facendo record su record. Rispetto al primo biennio londinese, sono aumentati del 42% i “key pass” e del 179% (!) gli assist. Se il primo dato è eccezionale, il secondo è fantascienza e allora proviamo a renderlo umano.

Per un incremento così elevato, sono necessari due fattori: la maggiore succulenza della chance creata e soprattutto il più alto tasso di “goal conversion” dei compagni; in questa stagione l’Arsenal sta concretizzando il 16% dei suggerimenti, in passato non arrivava al 9%.

L’Özil criticato nel 2013 era comunque un giocatore da tre passaggi chiave a partita: questo dato, inserito nelle statistiche della Premier corrente, conquisterebbe un ottimo sesto posto generale. Oggi, non c’è sfida con gli avversari: il secondo del campionato per chance create (assist più “key pass”) è De Bruyne del Manchester City, a -40 da Mesut.


Ci sono dei però. Mesut non è solo statistiche record e assistenze al bacio. Di lui, un po’ a Madrid e soprattutto a Londra, si ricordano anche quando non tocca la palla: problemi fisici a parte, ha disputato molte partite senza di fatto giocarle; rispetto ai colleghi David Silva o Isco, ad agio in sistemi “bloccati” come il 4-4-2 perché tendenti a calpestare vaste aree, lui è un “frontale” e direziona lo sviluppo in traiettorie centrali.

Questo è andato a genio a giocatori come Cristiano Ronaldo e va a genio ad Alexis Sánchez, entrambi attratti dall’ampiezza: Özil è un top player nel guadagnare la posizione lasciata dal compagno, nel sostituirsi e beneficiarne; questo, però, è un fattore indispensabile per il suo rendimento alto.

In Inghilterra scrivono che l’Arsenal si è adattato a lui ed è migliorato per questo motivo nell’ultimo triennio. Può essere, perché il turco-tedesco è un semplificatore di intelligenza: fa rendere al meglio i vicini e, se non lo crea, controlla e gestisce il gioco così da essere il pilota dell’azione. Altruista e dittatore allo stesso tempo.

Come ammutolire Anfield con uno stop.

Un anno fa c’erano poche rose. Mesut è stato out per infortunio molte gare e nella fase decisiva della stagione non ha dato quanto atteso. Si è sorbito molti insulti gratuiti e letto molti commenti sgradevoli; ha lavorato duramente; ha barcollato; è tornato ed ora è la migliore versione della carriera.

Considerando i cinque maggiori campionati d’Europa, nell’anno solare 2015 ha registrato il record di 19 assist. Ed attualmente comanda ogni “non-goal stats” europea:

—  1° per assist (16)

— 1° per chance create (86)

— 1° per passaggi realizzati in zona d’attacco (536)

Una dittatura con la mano davanti la bocca e il piede davanti a tutto e tutti. Lui è colui che ti assiste, senza essere ultraterreno. Sempre presente: c’era ma pareva sparito ed è sparito del tutto per tornare a essere. E oggi tace di rado.

Giacomo Scutiero


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.