Interventi a gamba tesa

I 10 motivi per cui il Leicester può veramente vincere la Premier League


Sabato 6 febbraio, ore 13.40. Fischio iniziale di Manchester City-Leicester. Certo di addormentarmi sul divano causa le ore piccole fatte la sera prima più l’allenamento del mattino seguente, mi apprestavo a vedere quella che ad oggi può essere tranquillamente considerata una delle più grandi imprese del calcio moderno. Una scarica di adrenalina che avrebbe resuscitato un morto. Uno 0 a 3, trasformatosi poi in un definitivo 1 a 3, addirittura stretto alla squadra di Ranieri. Squadra che seguo ormai assiduamente da 3-4 mesi. Due le ragioni: un po’ la mia forte passione (tra il serio e il faceto) per il tecnico romano, un po’ perché avevo intuito ci fossero i presupposti per fare qualcosa di grande. Nella mia testa sognavo una qualificazione in Europa League, massimo massimo un miracoloso posto in Champions. Ecco, quel giorno ha totalmente scombussolato ogni forma di razionalità in me presente. Dalle ore 15 e 30 di quel sabato 6 febbraio sono veramente convinto che il Leicester vincerà questa Premier e voglio spiegarvi il perché.


“Chi dice che una cosa è impossibile, non dovrebbe disturbare chi la sta facendo.”
Albert Einstein

Michio Kaku è un noto fisico statunitense figlio di immigrati giapponesi. Michio, buddhista e panteista, è famoso nel mondo anche grazie a dei suoi saggi “sull’impossibile”. Secondo lo studioso l’impossibile rappresenta un concetto relativo, di cui esistono tre grandi categorie completamente diverse tra loro. La prima concerne a tutto ciò che oggi è giudicato impossibile, ma sarà attuabile nel giro di pochi decenni. La seconda a ciò che invece sarà possibile entro alcuni secoli. Mentre nella terza categoria, viene fatto rientrare tutto ciò che probabilmente non sarà mai realizzabile.

Ecco, non so bene a quale delle tre categorie soprastanti sia ascrivibile ciò che stanno realizzando Ranieri e i suoi ragazzi. Qualche mese fa non avrei avuto dubbi: sarei andato all in sulla terza. Oggi invece, dovessi puntare parte dei miei risparmi, l’idea che questo Leicester sia pronto a lasciare ai posteri un frammento indelebile di storia, si è trasformata in una convinzione. È da sabato che cerco di spiegarmi questa convinzione totalmente contraria al mio essere razionale, ma dopo ore di ragionamenti sono finalmente arrivato a capire che di così assurdo, oggi come oggi, non c’è più niente (ed questa è probabilmente la cosa meravigliosamente sconvolgente).

Partendo dalle ragioni più evidenti, passando per l’individuazione di segnali divini e concludendo con una dettagliata analisi del calendario, sono riuscito a raccogliere 10-motivi-10 per cui il Leicester City Football Club vincerà la Premier League 2015-’16.

leicestercity

1. I 5 punti di vantaggio sulle seconde.

Leicester 53, Totthenam 48, Arsenal 48, City 47. Cinque punti di vantaggio sulle seconde, sei sul City appena umiliato all’Etihad e tredici giornate alla fine del campionato. La più ovvia delle ragioni per cui il Leicester è da considerarsi ormai la favorita d’obbligo di questa Premier è proprio la classifica. Attenzione però: più che i cinque punti di vantaggio, a farmi credere che l’occasione sia veramente ghiotta e da non lasciarsi scappare, sono le due realtà che si trovano in seconda posizione (vedi punto 2).

2. Il fatto che la rivale più accreditata sia l’Arsenal.

Grazie all’arrivo di Cech tra i pali, i Gunners mai come quest’anno hanno dato (a tratti, o meglio Mertesacker permettendo) parvenza di solidità. Seconda migliore difesa della Premier, solite combinazioni ai mille all’ora ed un Ozil tornato sontuoso.  Volete mettere però le difficoltà nel giocarsi un titolo punto a punto contro un qualsiasi United di Ferguson, il penultimo Chelsea di Mourinho o anche solo un City con Kompany arruolabile tutta la stagione? In una situazione del genere quei 5 punti di vantaggio sarebbero briciole, ma con l’Arsenal di Wenger ad inseguire, tutto cambia. Lo scontro diretto di domenica saprà dirci tanto. Per ora il Leicester si ritenga fortunato che ad incalzarlo c’è una squadra che si specchia nel suo bellissimo quanto inconcludente calcio con il quale, in campionato, ha combinato poco.

3. La disastrosa annata di tutte le altre big inglesi.

Non c’è bisogno mi metta a disquisire dell’annata burrascosa che hanno vissuto e stanno vivendo le altre corazzate inglesi. United, City, Chelsea… probabilmente sapete la narrazione dei fatti molto meglio del sottoscritto. Mi limito esclusivamente a sottolineare che sarebbe inutile negare l’evidenza: trattasi di evento unico, il che non deve far altro che motivare ulteriormente i giocatori di Ranieri. O adesso o mai più.

4. Claudio Ranieri il condottiero.

Per descrivere meglio quello che sta facendo l’allenatore testaccino ci sarebbe bisogno di un articolo a parte (noi un paio di mesi fa avevamo fatto due chiacchiere con la sua fan page). Sarebbe sbagliato dire ci si trovi davanti ad un capolavoro di tattica. No, non si tratta di questo: le idee sono poche, semplici, ma eseguite alla perfezione (vedi punto 5). Intelligenza, esperienza e conoscenza del gioco, ma niente di troppo complicato o geniale. A essere difficilmente spiegabile restano il lavoro mentale svolto sulle teste dei giocatori e la perfetta gestione del gruppo. Ranieri sembra il padre di questi ragazzi: sa quando coccolarli e quando motivarli. Quando usare il bastone e quando usare la carota. Quando spendere una parola d’elogio o tenersela dentro. Lui è la guida, loro eseguono senza fiatare e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

5. L’arte del pragmatismo. Poche idee, ma chiare e precise.

Come sopra accennato, da un punto di vista squisitamente tattico il Leicester di Ranieri non rappresenta un prodotto di complicata realizzazione. Spesso quando il materiale a disposizione non è di primissima qualità, è molto meglio infilare nella testa dei giocatori pochi concetti ma che siano ben chiari e comprensibili, piuttosto che mettere troppa carne al fuoco. Ranieri è un tipo pragmatico e questo lo sa bene. È probabilmente il suo più grande pregio e allo stesso tempo il suo più grosso limite. L’undici definitivo del suo Leicester è improntato sul classico 442 all’italiana.

La linea difensiva è composta da un terzino sinistro di spinta (Fuchs) e uno destro di contenimento (Simpson), con due difensori centrali sui due metri e dal fisico imponente. I 4 difendono solitamente bassi e stretti, in modo da nascondere le pecche in accelarazione e velocità dei due al centro e allo stesso tempo sfruttare al meglio la loro abilità sulle palle alte. A dare manforte a tutta la fase difensiva abbiamo in mezzo al campo gli inesauribili Kante e Drinkwater, sulle ali Albrighton (che rappresenta l’esterno di sacrificio, dal piede invertito, che Claudio ha sempre apprezzato nel corso della sua carriera da allenatore) e Mahrez, che è l’unico foxes a poter permettersi qualche pausa nei rientri difensivi (un po’ per l’indole del giocatore, un po’ per averlo più lucido in fase di possesso). Davanti abbiamo l’immenso Jamie Vardy, sempre pronto a dare profondità e a sfruttare le pecche delle tante terribili difese inglesi e il giapponese Okazaki utilissimo nelle piccole cose e per questo adorato dal tecnico. Entrambi sarebbero in grado di pressare e rincorrere i giocatori avversari per mesi interi.

Fermo immagine del recente trionfo col City: squadra bassa, compatta, con gli attaccanti che partecipano alla fase difensiva.
(foto presa da www.ultimouomo.com)

Fermo immagine del recente trionfo col City: squadra bassa, compatta, con gli attaccanti che partecipano alla fase difensiva. (foto presa da www.ultimouomo.com)

Se vogliamo trovare una fase di gioco dove Ranieri ci ha presentato qualcosa di nuovo o comunque di eseguito meglio rispetto alle sue precedenti esperienze, è la fase di transizione offensiva. Uno spettacolo per gli occhi. Recuperata palla nella propria metacampo, un solo input: andare a fare male nell’altra metacampo con più giocatori possibili e alla massima velocità. Anche qui niente di troppo arduo a parole, ma estremamente efficace.
Vedere per credere:

Umiliare il Man City? Fatto.

6. La premiata ditta Vardy-Mahrez.

Gli unici due giocatori, se vogliamo essere buoni assieme a Fuchs, tecnicamente sopra la media. Entrambi stanno vivendo la stagione della consacrazione. Il primo andando a segno per 11 partite consecutive ha battuto il record appartenente a Van Nistelrooy e si presenta al rush finale del campionato in testa alla classifica dei marcatori; il secondo è, per Marca, con Lorenzo Insigne l’unico giocatore ad aver raggiunto la “doppia doppia” in gol e assist nei campionati europei e poco cambia se transfermarkt.it segna 14 gol e solo 9 assist all’algerino. Questione al massimo di altre due partite…

Forse per Marca questo assist vale X2.

I due in campo si cercano e si trovano con una facilità disarmante. Ora dovranno essere bravi a saper gestire la pressione che inevitabilmente si alzerà: le sorti del gioco offensivo dei foxes saranno come non mai sulle loro spalle.

7. N’Golo Kante.

“… Kante, ma come fai a correre ogni giorno, 365 giorni all’anno? Riposati qualche volta. Lui mi rispose: vede mister, io a Boulogne, venivo sempre denigrato da tutti. Mi hanno sempre detto che non ero fatto per giocare a calcio. Oggi mi alleno praticamente sempre per dimostrare a tuti loro, che non ci vuole solo talento, ma anche tanta forza di volontà e passione”. Aneddoto raccontato recentemente da Ranieri, che vale probabilmente più di mille parole. L’esaltazione della classe media, l’esaltazione della fatica e del sudore. Attenti però a non far passare il ragazzo come un medianaccio qualunque: questo dopo i due “top player” sopracitati è probabilmente il più pronto per una grande europea. Gli stats di squawka.com inoltre ci raccontano che il francese classe ’91 è il secondo tra i centrocampisti della Premier nella somma delle skill difensive.

8. Entusiasmo e incoscienza.

Entusiasmo e fiducia mentale figlia dei risultati. Incoscienza e, almeno finora, totale mancanza di pressioni. Il Leicester non ha assolutamente nulla da perdere e anche nel caso dovesse arrivare secondo/terzo si tratterebbe comunque di un risultato monumentale. Unico monito? Vietato fermarsi a pensare più del dovuto all’impresa in atto. Continuare a pedalare.

Con entusiasmo e incoscienza.

9. “Io credo che le cose sicure in questo mondo siano le coincidenze”. Cit. Leonardo Sciascia.

Solitamente, soprattutto per quel che riguarda una competizione lunga come il campionato, odio come poche cose al mondo fare affidamento sui cosiddetti “segnali che ti deve girare bene”. Esempio a caso: quante volte durante le prime 15 giornate di campionato di serie A avrete sentito nominare la frase “incredibile l’Inter, ad ogni tiro fanno gol, questo è il loro anno!” (potete sostituire quell’ogni tiro con “Handanovic para tutto” e il risultato non cambia). Bene, come potete ben vedere il loro anno non sembrerebbe essere questo. In competizioni come la A, o in questo caso la Premier, è impossibile poter credere di vincere facendo esclusivamente riferimento agli episodi. Impossibile che essi girino sempre bene, impossibile girino sempre male. Per vincere una competizione sulle 38 partite ci vuole altro. Altro che questo Leicester sembra avere (ovvio che poi il discorso cambia notevolmente se si va a parlare di competizioni ad eliminazione).

Fatta questa dovuta premessa, c’è stato un episodio a cui mi attaccai ai tempi e che ancora oggi porto dentro, che mi sconvolse abbondantemente. Un episodio che all’epoca valutai come un segno del destino a favore dei foxes per la loro eventuale qualificazione in Europa, mentre oggi devo devo addirittura ravvalorare. Questo:

Chissà cosa ne pensa Adam Kadmon di questa traversa (min. 1.42).

Secondo tempo di Totthenam-Leicester. Filtrante di Lamela e Kane – che davanti al portiere non sbaglia praticamente mai e anche qua non si può dire abbia sbagliato – va al tiro. Il tiro è forte, ad incrociare. Schmeichel riesce miracolosamente a deviarla con la parte sotto dell’avambraccio. Sulla carta non dovrebbe bastare. Sulla carta quella palla dovrebbe rallentare e finire lemme lemme in rete. Invece no: con un gesto istintivo e inusuale il portiere del Leicester riesce praticamente a schiacciare il pallone sul terreno in modo da farlo rimbalzare. Rimbalzare così tanto da andare a sbattere sulla traversa.

20 minuti dopo calcio d’angolo, zuccata di Huth e tre punti ad oggi fondamentali.

10. Calendario favorevole.

Non calcoliamo la trasferta all’Emirates di domenica. Facciamo pure caso che il Leicester perda e si ritrovi con solo 2 punti di vantaggio. Queste le avversarie che verranno dopo (sottolineatura=trasferta): Norwich, Wba, Watford, Newcastle, Crystal Palace, Southampton, Sunderland, West Ham, Swansea, Manchester United, Everton, Chelsea. Sette partite casalinghe di fronte a solamente cinque trasferte. Una serie di incontri contro avversarie sulla carta abbordabili, prima del trittico finale United/Everton/Chelsea. Precisiamo: è chiaro che per una squadra come il Leicester, che per vincere deve dare sempre il 110%, la caratura dell’avversario che si ha di fronte interessa meno. È però allo stesso tempo innegabile, soprattutto con la speranza che United e Chelsea a fine stagione non abbiano più nulla da chiedere a questa Premier, quanto questo sia un calendario coi fiocchi.
E la cosa male non fa…

 

 

p.s.: finito questo articolo sono corso alla Snai e mi sono andato a giocare 20 euro sull’Arsenal campione. Un consiglio: fatelo anche voi.


 

 

Lorenzo Lari, nato a Rimini l'11 Giugno del 1990. Laureato in Giurisprudenza all'università di Bologna, le sue vere passioni sono sin dalla nascita ben altre. Allevato a pane e rock'n roll, è grande amante di musica, cinema e sport. Malato di Juve e di basket NBA, sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson. Co-fondatore di Sportellate.it