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- di Luca Vargiu

Lasciamoli giocare, vincolati però


Incredibile ci siamo!
Lo ammetto, per un attimo ho preso il volo e pensato questo.
Per un attimo solo però, perché poi ho letto meglio e sono ricaduto nella normalità.
Con la solita perplessità...
Ora spiego meglio, poi ditemi se state dalla mia parte o meno.


Questione vincolo sportivo, ossia in parole povere quel legame che vincola alle società dilettantistiche i calciatori dal compimento dei 18 anni, fino ai 25. Ossia 7 anni. 

la mia posizione forse la conoscete già (qui la lettera a Tavecchio che la spiega) e potete immaginare la mia sorpresa nel leggere la notizia dal sito FIGC così titolata: Tavecchio: “Federazione riformista, rivediamo il vincolo e modifichiamo la prova tv”.

Rivediamo il vincolo? Magari aboliamolo penso, ma fiducioso nella Federazione "riformista" continuo a leggere e  subito sotto trovo: una riflessione sul “vincolo sportivo”... e poi continua in questa ottica. Il presidente della FIGC ha poi invitato i rappresentanti della Lega Nazionale Dilettanti ad aprire un tavolo di discussione riguardo il suddetto vincolo, proponendo, nelle more delle verifiche regolamentari, quanto già espresso in precedenza: al compimento del 18° anno di età, il calciatore può usufruire di una finestra di svincolo di 3 mesi all’interno della quale è possibile cambiare società, purché venga riconosciuto un premio di valorizzazione al club dove è cresciuto sportivamente.

Chiusa la finestra, il calciatore si può vincolare nuovamente fino al 25° anno di età, come da normativa vigente. “Quella del vincolo - ha sottolineato il presidente federale in conferenza stampa - è una querelle su cui non è impegnata solo la FIGC, ma che investe anche le altre federazioni. È un atto di cambiamento importante, epocale”.

Riflessione. Ho letto bene? Siamo ancora alla riflessione e alla richiesta di un tavolo di discussione?
Per discutere di cosa poi?
Dell'utilità o meno di una finestra per il povero 18enne che in 3 mesi può decidere – liberamente – di vincolarsi per i prossimi 7 anni sette, con una nuova squadra come da normativa vigente?

Rido.
E mi incazzo.
È la normativa vigente da cambiare Presidente. Chi vuole prendere in giro?

Dopo il regalo per il compleanno che facciamo? Torna tutto come prima?
Il neo maggiorenne può vincolarsi nuovamente.

Grazie, perché ha scelte diverse da poter fare? Per essere libero l'anno successivo può quindi continuare a chiedere il famoso articolo 108 (che viene quasi sempre rilasciato dietro pagamento di una somma), oppure, visto che resta vincolato, meglio pagare direttamente qualcuno in società a fine anno sportivo per essere libero?
Così, per capire meglio, è questa la riforma che ha in testa Presidente?
È su questo che dovete riflettere?
Ah già, c'è il premio che la nuova società deve riconoscere a chi ha cresciuto e valorizzato il giovane calciatore. Che bellezza!
Un po' come succede per il passaggio dei giovani dilettanti al professionismo, quando le società che devono pagare il premio di preparazione (in un mondo pallonaro ideale direi giustamente) 9 volte su 10 contrattano, inseriscono amichevoli improbabili della prima squadra, regalano palloni e si inventano dilazioni e bonus vari e difficili da realizzare pur di non pagare.
È così che intende fare? O preferisce che ci pensino direttamente le famiglie continuando a mettere mano al portafoglio per gestire tutta questa burocrazia?
Perché lo sa come funziona, vero Presidente?

Non mi faccia innervosire di più facendo finta di nulla, o negando quello che sanno tutti, ovvero che il vincolo, oltre a bloccare tanti giovani che vogliono giocare a pallone, genera un giro di denaro notevole che finisce dritto nelle tasche di dirigenti squallidi che gestiscono queste belle società, e mi dica qualcosa di più sensato e di epocale, sul serio.

Mi stupisca, lasci un segno su qualcosa di davvero importante e dia un senso alla sua elezione che, come sa ma lo ripeto volentieri, ritengo assurda.
Sono pronto a rimangiarmi tutto (o quasi) se non ho capito nulla e attendo anche di ascoltare la voce di Tommasi, perché la campagna "Lasciamoli giocare" non deve essere – e restare – solo un spot.


 

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Luca Vargiu nato a Genova nel 1971 con due mesi di anticipo e nel giorno di Pasqua, ha iniziato fin da subito a disturbare i piani delle persone che la domenica pensano di stare tranquilli. Agente di calciatori non per passione ma per sfida, non campa grazie al pallone. Cresciuto in Gradinata Nord ama il calcio così tanto da odiarlo spesso, ha scritto di calcio in alcuni libri (Procuratore? No, grazie! - Oltre la linea – Contrasti, storie di calcio sospeso, Vincolo 108 e dintorni, Ancora oltre la linea) e minaccia di continuare a farlo.

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