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- di Redazione Sportellate.it

Dialogo sopra i massimi sistemi juventini... 4a parte


Dopo una lunga pausa di riflessione, tornano i dialoghi sopra i massimi sistemi juventini. Avevamo ricomposto per l'occasione il trio delle meraviglie Federico-Mattia-Andrea (quest'ultimo fresco di laurea, congratulazioni!), il problema è che Federico ha avuto problemi con l'internet come un Raiola d'annata alla sede del calciomercato. In attesa che il nostro eroe vinca la battaglia con la tecnologia (Fede ti aspettiamo!), ci hanno pensato gli ottimi Mattia e Andrea a fare luce sugli ultimi mesi della squadra di Allegri, rientrata nella lotta per lo scudetto e qualificatasi agli ottavi di Champions da seconda della classe. Attenzione: non adatto a tifosi da bar sport e Tiki-Taka addicted.


1) Come spiegare la rimonta in campionato? La Juventus di Allegri ha raggiunto, o sta raggiungendo, la sua forma compiuta?

di Andrea Cardino (@Official_Calvo)

«I suppose it is tempting, if the only tool you have is a hammer, to treat everything as if it were a nail»; e ovviamente passando dall'allenatore a dirigenti, giornalisti, tifosi, to treat va sostituito con to see: gli ultimi mesi hanno convinto molti che solo questa possa e debba essere, ora, la Juventus.

Ebbene, si dice che il grande merito di Allegri sia essere pragmatico. “Pragmatico” implica la capacità di contestualizzare ogni nozione, cioè una nozione nel pragmatismo è una forma di adattamento alla realtà, al contesto. Il contesto nel calcio è la partita, questa partita, in cui l'Io (nel nostro caso la Juventus) ha a che fare con l'Altro; spesso, però, evidenziando il pragmatismo dell'allenatore bianconero si rimuove l'Io dal contesto - ed è normale farlo, essendo il nostro un tecnico che sa quasi esclusivamente giocare sui punti deboli dell'avversario - contesto che viene così a coincidere unicamente con l'Altro: ad esempio della vittoria sulla Fiorentina si è venerata la scelta dei 3 centrali difensivi, per assorbire i movimenti del doppio trequartista viola alle spalle di Kalinic; come se schierarsi con 3 marcatori puri fosse l'unico modo per affrontare la squadra di Sousa volendola aspettare, e poi colpirla al momento giusto. Ma soprattutto come se la Juventus potesse battere la Fiorentina solo aspettandola.

Ammettiamo che sia giusto così. Allora che dire della stessa scelta, una settimana dopo, contro il Carpi, e alla ripresa befanizia contro il Verona? La squadra di Castori si schierava con un morigerato 532, quella di Del Neri con un accortissimo 442: in entrambi i casi a dir il vero c'era un solo punto di riferimento davanti, anche piuttosto isolato, cioè Borriello (Carpi) e Pazzini (Hellas). E in entrambi i casi si tratta di squadre che, al contrario della Fiorentina, possono solo lasciare il dominio della partita in mano alla Juventus: è proprio necessario allora affrontare questo Altro chiuso e sparagnino, che ci lascia palla e territorio, con la bellezza di 3 centrali difensivi, più due terzini in fascia, e un mediano di rottura?

Ovviamente no, se lo si affronta così è perché lo si generalizza ed astrae: cioè l'Altro non esiste bensì pre-esiste, alle nostre spalle, senza poter essere guardato in faccia. Ecco dunque che il pragmatismo allegriano si delinea come insaziabilmente altruista ed anale: a prescindere dall'avversario, la Juventus di Allegri deve giocare con un 352 prudente, deve preoccuparsi anzitutto di difendersi, aspettare, rendere inoffensivo l'Altro quando è questi ad avere il possesso del pallone; al punto di non saper più cosa farsene, la Juventus, quando la palla arriva tra i suoi piedi.

Non c'è dubbio infatti che la fase passiva bianconera sia tutta volta all'attendismo: i tentativi di pressing alto sono estemporanei, muscolari, indirizzati a marcare la palla più che gli spazi tra i palleggiatori. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti solleticanti.

Sia con Torino che Fiorentina, la Juventus prova ad attuare un pressing volenteroso e irruento ad inizio partita; ma bastano pochi minuti perché questa pressione palesi la sua incapacità di costringere gli avversari lungo le linee laterali: i difensori di Torino e Fiorentina trovano, prima o dopo, il corridoio centrale per la verticalizzazione. Non solo la linea di pressione degli attaccanti bianconeri viene facilmente perforata: anche quando Marchisio si alza per contrastare l'impostazione viola, rimane alle sue spalle un vuoto dove prontamente viene pescato Ilicic.

Conati di pressing from calvo d'italino on Vimeo.

Appena il pallone viene riconquistato dai bianconeri, la gestione di esso oscilla, a seconda dell'atteggiamento dell'avversario, tra l'imbarazzo e il fastidio. Il primo è rappresentato dalla perimetralità della manovra juventina, dalla lentezza nonché dalla mole di possessi e tocchi con cui si passa da un lato all'altro del campo.

La perimetralità fa sì che Cuadrado riceva palla sempre addosso, mai sulla corsa, e solo quando l'avversario ha ormai accorciato su di lui. Da 00:48 a 01:00 il pallone passa nei piedi di ben 7 giocatori per arrivare da un lato (Evra) all'altro (Cuadrado): a quel punto l'orizzontalità riprende, in senso opposto, fin quando la squadra avversaria non intercetta il pallone. Il tentativo di cambio di gioco di Pogba a 01:15 è del tutto assurdo e avvilito: non avendo fatto nulla, la Juve, per far collassare gli avversari sul lato forte, il lancio di Paul è destinato ad essere intercettato, a prescindere dalla bontà dell'esecuzione.

la nostra perimetralità, la loro intimità from calvo d'italino on Vimeo.

Il fastidio, o addirittura fobia, si manifesta in caso di pressione avversaria: sulla propria trequarti i bianconeri imbastiscono il contrattacco semplicemente calciando la palla forte e lontano.

fobia from calvo d'italino on Vimeo.

Tuttavia dover rinunciare sia al contropiede che al pressing alto, crogiolandosi nell'attesa, fa scricchiolare persino l'ottima fase passiva consolidata della Juventus: abbandonare l'iniziativa nei piedi dell'Altro, una volta passati in vantaggio, sottopone la squadra a una pressione spossante per qualunque difesa. Una tattica così integralmente passiva può in effetti generare a posteriori la sofferenza che ne giustificherebbe l'adozione.

Con xG si intendono gli "expected goals", ossia i gol attesi. Si tratta di una stima dei gol attesi basata sulla quantità e la qualità dei tiri elaborata in questo caso da Michael Caley. In Carpi-Juve, lo scarto è minimo, a riprova della passività, specie nel secondo tempo, dei bianconeri.

xg carpi juve

Com'è rassicurante rintracciare Hernanes, coinvolto in tutte e tre le azioni, l'unico colpevole dello scricchiolamento difensivo! Nella prima occasione ad esempio il brasiliano accorcia inutilmente su Cassano, lasciando spazio all'inserimento di Fernando; tuttavia la linea più arretrata della Juve non avrebbe mai dovuto continuare a scappare indietro mentre il 99 si trovava spalle alla porta, con tre uomini addosso: tant'è l'ha fatto, liberando ancora più campo in verticale a Fernando, e aggravando gli effetti della distrazione di Hernanes.

in difesa from calvo d'italino on Vimeo.

Dunque se nel gioco non ravvisiamo alcun progresso rispetto all'autunno, a cosa vogliamo attribuire la rimonta? 3 mesi fa avevamo dichiarato strutturali e necessarie le titolarità di Sandro e Dybala; a quell'articolo sono seguite altre due partite senza il secondo, neanche a farlo a posta due 0 a 0 (con Inter e Borussia); per vedere Sandro invece, con annessi effetti positivi su Pogba, si è dovuto attendere l'infortunio di Evra contro il Milan: già in quell'occasione, e nella successiva vittoria sul City, il brasiliano è risultato migliore in campo.

Dove in effetti lo scarto tra Sandro ed Evra si fa incessante, è nella capacità del brasiliano di servire passaggi utili, verticali o filtranti, dentro la metà campo avversaria: riguardate l'azione del gol di Mixit'aryan, come tutto nasca da un (semplice) passaggio con cui Schmelzer pesca lo stesso armeno tra le linee; è il tipo di giocate che Sandro attua continuamente, e che a fatica troverete nei touches di Evra.

Evra, al contrario di Sandro, fa fondamentalmente ogni sforzo per effettuare la giocata più banale e conservativa possibile, anche ignorando gli input dei compagni (tanto da contrariare Pogba, a 01:21); probabilmente è perché le poche volte che casca nella tentazione di eseguire passaggi meno scolastici, li sbaglia grossolanamente.

non è un paese per vecchi from calvo d'italino on Vimeo.

Tuttavia non basta l'avvento di questi uomini, non può essere questa la Juventus 2015/16 definitiva: Allegri ha bisogno di concentrarsi sui pregi della propria rosa oltre che sui limiti dell'avversario, di reintegrare l'Io nel contesto, di restituire al suo (presunto) pragmatismo il carattere fallico.


2) Cosa ti sta piacendo e cosa non ti sta piacendo della gestione Allegri? 

di Mattia Demitri (@ilmattia) 

Cosa mi sta piacendo? Poco a dire il vero, forse la compostezza in panchina? La figlia? O il possibile goodbye a giugno?

Allegri posseduto per qualche secondo dallo spirito di Conte.

https://youtu.be/p8oRQTKDTas

Vederlo ogni domenica sulla panchina della Juventus mi restituisce la stessa sensazione che si prova vedendo Lapo maltrattare la Ferrari di turno.

Non sopporto l’attitudine conservatrice, la scarsa perspicacia tattica, che si sostanzia in espedienti sparagnini, il settarismo dogmatico completamente astratto riguardo ai ruoli dei giocatori, ai moduli e all’interpretazione strategica delle gare, questo calcio è obsoleto. Allegri ha preso decisioni per lo più restauratrici, focalizzate sugli elementi “esperti”, i senatori, il tanto caro old fashion che in Italia ha ancora seguito. In questo clima fiabesco da mulino bianco stona però un piccolo ma decisivo particolare: il gruppo dei fidati anziani non coincide con quello dei migliori elementi della squadra.

La soluzione partorita per far fronte alla crisi di risultati dopo l’avvilente trasferta di Reggio Emilia – concordata con la vecchia guardia – proviene dal passato, l’ancien regime, il 352.

Lo stesso modulo che così difficilmente Max era riuscito a sdoganare con profitto l’anno scorso. È vox populi che la chiave del recente filotto in campionato risieda proprio in una presunta ritrovata solidità difensiva, data dalla maggiore tranquillità degli interpreti, in realtà senza andare a spulciare statistiche troppo complicate ci si accorge che la differenza sostanziale risiede nella diversa resa offensiva.

La difesa è leggermente migliorata, la produzione offensiva raddoppiata.

grafico juve

Allegri c’entra poco con questo step prestazionale, la reale causa è da imputare al maggiore minutaggio dei migliori giocatori: Paulo Dybala, prima confinato al ruolo di seconda scelta in quanto “troppo giovane”, responsabile da solo del 42% delle segnature (9 gol, 5 assist), e Alex Sandro, anch’egli considerato solo una riserva del decotto Evra fino a quel momento. Importanti a margine anche i recuperi di Khedira e Marchisio.

I top 5 per rendimento in stagione secondo whoscored.com, nessun over 30.

whoscored

Nonostante l’evidenza purtroppo Sandro non è ancora considerato un titolare fisso, e dubito lo avremmo visto in campo se non si fosse infortunato il titolare designato, come successe per Dybala. Tanto immotivata quanto granitica la convinzione dell’allenatore che il brasiliano sia un pericoloso lusso in fase difensiva, non l’ha infatti mai utilizzato dall’inizio insieme a Cuadrado nel 352, la scelta è sempre ricaduta sulle coppie formate, secondo Allegri, da un giocatore difensivo e uno offensivo: Evra & Cuadrado, Sandro & Lichtsteiner.

Perché Alex Sandro non sa difendere, eh già...

alex sandro

La diffidenza verso il cambiamento, la sperimentazione e il conseguente immobilismo tattico hanno penalizzato i giocatori più giovani, i più preziosi asset della società, sacrificati da questo vero e proprio fossile vivente: giocatori talentuosi dei quali non comprende il valore o la natura, e che stanno imboccando la pericolosa strada intrapresa da Coman, quella che porta lontano dallo Stadium.

Rugani – 38 presenze in A, capitano dell’Under 21 – si ritrova con un minutaggio da Primavera, ostaggio delle convinzioni e delle paure del suo allenatore, in campo soltanto per dare un contentino al procuratore spazientito, messo a disagio in un ruolo, quello di laterale nella difesa a 3, che per caratteristiche non gli si addice. Un ragazzo sfiduciato, terrorizzato dall’errore, e per questo contrito nei pochi spezzoni concessigli, alla faccia del “proteggere i giovani con la panchina”. La stessa spirale mortificante in cui è finito Morata, relegato a giocare in un ruolo che non gli appartiene, a vantaggio del più vecchio e meno talentuoso Mandzukic.

Di tutto ciò non risentono solamente i giocatori, a scadere di conseguenza è la competitività in campo, il potenziale espressivo della squadra. Se l’impianto tattico non è focalizzato sull’esaltazione dei migliori interpreti, come può sfruttarli a dovere? Com’è possibile con queste premesse sviluppare e migliorare il gioco, punto debole sempiterno della squadra?


3) Come valutare il girone della Juve in Champions League?

di Andrea Cardino.

Il mio amico Davide ha avuto la balzana idea, dopo la sconfitta di Siviglia, di scrivere in un noto sito juventino (parafraso): «Il City, con tutti i suoi difetti, ha giocato questo girone da grande squadra; la Juventus, con tutti i suoi pregi, lo ha fatto da piccola. E non certo per la partita di stasera. Quindi non c'è nulla di scandaloso nel primo posto del Manchester».

Che cosa intendeva dire lo sconsiderato Davide?

In effetti, guardando ai meri risultati, il City ha tenuto un andamento assai coerente: ha vinto le 4 partite che doveva vincere, nelle quali era banalmente la squadra più forte, e ha perso in due scontri equilibratissimi contro l'unica squadra che avesse davvero un organico e un'esperienza alla sua altezza; viceversa la Juventus ha vinto entrambe le partite contro i diretti rivali, addirittura ne ha espugnato lo stadio quando i Citizens venivano da 5 vittorie su 5 in campionato (con 13 gol segnati e nessuno subito), ma ha fatto solo 5 punti nelle restanti 4 partite. Non è riuscita però neppure a imporsi sull'ultima del girone, tanto all'andata quanto al ritorno, quando anzi ha dovuto rintanarsi nelle prodezze del proprio portiere, per strappare il pareggio.

Ovviamente Davide non pretendeva di istituire un nesso causale tra apparente incoerenza dei risultati e provincialità; si sarà chiesto se mai perché la Juventus in Europa non riesca ad andare oltre alla dimensione dell'impresa, perché cioè espugni Manchester in rimonta, ma non sappia creare una nitida occasione da gol contro l'ultima del girone, perché l'anno scorso sia stata più minacciosa contro il Real Madrid che contro il Monaco.

XG map del match casalingo contro il BMG,

juve bmg xg

Dietro l'altalenanza dei risultati c'è, ancora una volta, la costanza delle prestazioni: finché la Juventus preparerà le partite nell'ottica dei difetti altrui, e non della propria identità, potrà sempre pungere squadre totalitarie (e non del tutto equilibrate) quali Real o City, ma al tempo stesso soffrirà chi a sua volta scende in campo per attuare un controgioco.

Certo non essere grandi, ovvero non sapersi imporre su chi è più debole, è un ostacolo soprattutto nei tornei a punti; l'eliminazione diretta invece, intensificando il qui e ora, può esaltare anche l'effimero, il caduco, il piccolo. L'importante è essere coerenti con ciò che si è voluti essere: il calcio attendista e disinneschista di Allegri, per trovare la sua quadra europea, non può prescindere dalla premura del contropiede.

Ora, il contropiede non è uno schema (grazie a Dio, dato che «non mi parlate di schemi nel calcio» - cit.), ma una situazione: è ben più libero e delegato di uno schema dunque, e necessita solo della conoscenza di alcuni fondamentali da parte dei calciatori, quali la posizione da tenere rispetto ai compagni e rispetto al pallone... A giudicare da quanto si vede sul campo però, l'attuale Juventus si disinteressa di certi fondamentali

I primi a non credere nella possibilità del contropiede sembrano proprio i giocatori, che ora non accompagnano una ripartenza ben suggerita da Mandzukic, ora buttano via il pallone come se i compagni non esistessero. In effetti devono fare i conti con dei limiti immanenti alla loro disposizione in campo: questo 352 tanto passivo non lascia riferimenti avanzati lungo le fasce, o ve ne lascia di inadatti (Pogba, Lichtsteiner), inibendo così la possibilità di ribaltare rapidamente l'azione. Allora diventa a tratti un circolo vizioso: ci si schiaccia dietro > non si riesce a ripartire > si viene schiacciati ancora di più > ecc.

aborti di contropiede from calvo d'italino on Vimeo.

 

Ma non si tratta solo di una mancanza teorica, anzi, è molto «pragmatica»: essendo delegato, il contropiede dipende dalle caratteristiche dei giocatori, nonché dalle posizioni e mansioni che si assegnano loro: se si vuole pungere in ripartenza, bisogna essere nelle condizioni di raggiungere, con la palla, giocatori pungenti in zone a loro confacenti.

A tal proposito si impone come paradigma di efficacia quel calcio proposto in Europa da allenatori quali Mourinho e Jardim: cos'hanno in comune i due? Direi il sincretismo, l'ingegno di contaminare un comportamento tattico distruttivo con la scelta di formazioni propositive; l'Inter che ha eliminato il Barcelona di Guardiola, e il Monaco che ha superato l'Arsenal e tenuto testa a noi, contavano un centravanti (Milito/Berbatov), un attaccante esterno (Eto'o/Martial), un'ala o mezzapunta (Carrasco/Pandev), un trequartista (Sneijder/Bernardo Silva), più un centrocampista di qualità nella coppia di mediani (Stankovic/Moutinho) e due terzini abili nella metà campo avversaria (Maicon - Zanetti/Fabinho - Kurzawa).

È questo il progresso che mi attendo da Allegri in vista dell'ottavo contro Guardiola, anche perché la possibilità di erodere il Bayern in ripartenza implica l'opportunità di alleggerire la nostra difesa dalla loro morsa ossessiva, che nessuna barricata al mondo può sostenere per 180 minuti.


4a) Come dovrebbe muoversi sul mercato la società? 

di Mattia Demitri

Dipende da che direzione tecnica sceglieranno, analizzando la rosa e facendo l’inventario si possono individuare due possibili scenari realistici fra quelli proposti finora: 352 e 4312. Il 433 lo scarterei in partenza, perchè il mister non considera Dybala adattabile come ala, ci sarebbe un affollamento insostenibile per ruolo di centravanti e una penuria sulle fasce difficilmente correggibile in un mese di mercato.

juve 352

In caso di conferma dello schieramento attuale la difesa non dovrebbe subire modifiche, finora nonostante l’assenza prolungata di Caceres non ci sono state emergenze. L’unica esigenza numerica inderogabile riguarda Dybala, è necessario un vice per farlo rifiatare senza rinunciare all’ordine in campo.

Viceversa è consigliabile sfoltire alcuni reparti in sovrannumero, considerando le restrizioni per la lista di coppa. La salute precaria di Asamoah e Khedira giustifica l’affollamento in mediana; sarebbe difficile in ogni caso cedere Hernanes, o Lemina, per regolamento in questa sessione non possono trasferirsi all’interno della UEFA, avrebbero dello spazio qualora Marchisio venisse ogni tanto impiegato come mezzala. Le tre prime punte, tutte piuttosto costose, costituiscono uno spreco, Zaza è sacrificabile, ha ammiratori in Premier, si parla di cifre golose, sopra ai 25 milioni. Affare.

Analizzando qualitativamente la composizione della formazione c’è una lacuna fra i titolari, il trio di centrocampo è compassato e farraginoso in possesso, Khedira e Marchisio sono due grandi giocatori ma il primo come mezzala è adattato, manca del dinamismo e della brillantezza offensiva necessaria per un modulo particolare come il 352, dove è spesso chiamato ad attaccare per tracce esterne lo spazio davanti a lui, tatticamente ci sarebbe più adatto Pereyra. Marchisio analogamente è un buon regista surrogato, non abbastanza però per far funzionare a certi livelli questa configurazione. Una possibile correzione: spostare Marchisio in luogo di Khedira come mezzala, acquistando poi un vero metodista da piazzare davanti alla difesa. Per far posto a questo regista sarebbe necessaria una cessione, nell’impossibilità di cedere altri, ostacolati da regolamenti o inappetibili per le condizoni fisiche, l’indiziato sarebbe Sturaro, anche per lui ci sono offerte dall’Inghilterra.

OUT: Zaza, Sturaro / IN: regista, vice Dybala.

4312

4312 bis

Nello scenario 4312 la difesa è affollata, il minutaggio esiguo di Rugani lo testimonia, per il bene della sua crescita dovrebbe andare in prestito. Cuadrado potrebbe ritagliarsi uno spazio da terzino in un modulo dove la sovrapposizione è fondamentale per mantenere l’ampiezza; anche se non si direbbe è diligente nel posizionamento e abile nel 1vs1 difensivo. Per Zaza e per il vice Dybala valgono le considerazioni precedenti, mentre a centrocampo sicuramente serve un elemento in più perchè Asamoah con la sua infiammazione non garantisce due partite in fila.

Qui lo scenario si fa fluido: si può anche tenere il centrocampo canonico, con Pogba che potrebbe reinventarsi come interior de posesion alla Xavi risolvendo l’esigenza del regista, ne avrebbe le potenzialità, Marchisio invece sacrificherebbe ugualmente le sue caratteristiche di inserimento, svolgendo un essenziale lavoro di cucitura, senza avere l’onere di dirigere da solo la manovra. In questo schieramento, a differenza che nel 352, le punte più mobili e il trequartista libero di svariare se istruiti a dovere possono mitigare la deriva delle mezzali. Dietro le punte il 10 che aspettiamo da almeno un anno.

In alternativa lì ci si può spostare proprio il nostro numero 10, prendendo un regista a fare da volante, con Marchisio nell’originario ruolo di mezzala. Non è propriamente il ruolo del francese, ma ci sarebbe da divertirsi lo stesso.

OUT: Zaza, Rugani / IN: vice Dybala, trequartista/regista.


4b) Sei un socio della Juventus e la Befana ti regala 30 milioni di euro. Chi compreresti?

di Mattia Demitri. 

Avendo risparmiato un investimento ad agosto, con conseguente utile a bilancio, la società dovrebbe anche averlo un margine di spesa. C’è una diversa discriminante da tenere in conto nella scelta, la Juve potrà schierare contro il Bayern soltanto giocatori che non abbiano già giocato in coppa. Il campo così si restringe a pochissimi nomi. Tralasciando il vice Dybala che è soltanto una riserva, questo pezzo mancante dovrebbe essere un regista e l’unico top player che rispetta questo profilo è Ilkay Gundogan.

gundo

Non so se 30 milioni per lui, o quel che costerà, ci saranno, credo sia una domanda che anche Marotta si sta facendo, visto che a quanto pare lo stanno trattando da giorni.

Curiosamente il tedesco è anche l’unica opzione realistica come trequartista, gli altri nomi non sono credibili: il costosissimo Christian Eriksen del Tottenham, i promettenti ma ancora acerbi Dennis Praet dell’Anderlecht, Federico Bernardeschi e Riccardo Saponara.

Una piccola suggestione mi titilla in cabina di regia, nell’eventualità che il budget sia molto ridotto, e in molte altre improbabili condizioni, è riportare nel calcio che conta per 5 mesi Xavi, un campione ready-to-go a un prezzo stracciato, il nostro mister Wolf, mi sembrava messo ancora bene prima di lasciare Barcellona, a differenza di Pirlo.

"Sono Ted Mosby, pardon Xavi Hernandez e risolvo problemi".


Mattia Demitri, esso vive a Venezia, ma nasce a Treviso solo per fare un dispetto agli ultras dell’Unione. Classe ’93, adoro i trip su Wikipedia, viaggio più con la fantasia che fisicamente, a dire il vero sono una specie di bradipo.
Sto inseguendo la laurea in Ingegneria caracollando come De Ceglie, ma il buon Paolino insegna che con l’impegno tutto è possibile.
Go with the flow, peace!

Andrea Cardino, 22 anni, La Spezia. Juventino traumatizzato dal biennio di don Capello. Idolo di gioventù: Stephen Appiah. Momento calcistico memorabile e straziante: il gol da 30 metri di Appiah contro l’Italia, Atene 2004 (“ve lo avevo detto che era forte! Io ve l’avevo detto…” ).


 

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