Interventi a gamba tesa

Saudade Sodinha

Sodinha,Brescia-Varese calcio serie B (Bs) 04 ottobre 2014 a Brescia.Ph Fotolive Fabrizio Cattina


Mi trovavo di fronte a una Menabrea, la seconda per la verità, e pensavo a quanto il calcio abbia bisogno di personaggi e giocatori del genere. E di quanto a me, che sono un amante della serie B, potrà mancare un talento come Sodinha. Sì è un mainstream, adesso tutti ne parlano perché lascia il calcio a 27 anni e adesso è di moda ecc… Ma chi mi conosce bene, sa che ho sempre ammirato e sostenuto il tipo di calciatore che lui, Jorge Valdivia o Riquelme rapprensentano. E già che ci sono, vorrei approfittare del momento per scrivergli una lettera.


Caro Felipe,

Di te parlano in tanti,

ti danno contro, ti dicono che era ora di smettere, che non hai il fisico da calciatore, che preferisci mangiare che giocare, oppure sono proprio quelli che prima ti davano contro che adesso ti osannano solo perché hai dato l’addio al calcio. Però scommetto che tanti, come me, se ne sono sempre fregati del tuo girovita, perché quando giocavi e toccavi il pallone lo facevi con l’eleganza e la leggerezza che solo i campioni con la C maiuscola possiedono.

Ti conobbi durante un Brescia-Varese stagione 2012-’13, come di consueto guardavo la Gol Parade della Serie B, il raddoppio arrivò con un tap-in di Caracciolo in seguito ad una tua conclusione pazzesca di sinistro che si schiantò contro il palo e pensai “chi ha sparato questo missile?“.

Da quel momento ti ho seguito e ammirato in ogni tuo momento al Rigamonti. Ho iniziato ad amarti perché mi sembravi come un numero 10 degli anni 80′ catapultato nel nuovo millennio, stereotipo del brasiliano di talento, sempre sorridente, amante della vita (in tutte le sue sfaccettature), atletismo praticamente nullo, ma vagonate di classe e talento. Mi ricordavi tanto Matt Le Tissier o un Roman Riquelme a fine carriera, quel modo di giocare, dribblare senza correre e toccare la palla con quell’onnipotenza tecnica che solo chi ha dentro il talento innato può avere.

Come diciamo sempre parlando con i miei amici, sei stato un “esteta del calcio” un “artigiano del pallone”, ogni tocco di palla poteva trasformarsi in un opera d’arte. Nulla era scontato, mai banale: sono convinto che un boato del pubblico per un tuo tunnel o dribbling di suola ti appagasse più di un Gol vittoria al 90′. E questa cosa l’ho sempre amata e la amo tutt’ora.

Mi dispiace tantissimo che lasci il calcio così giovane per problemi fisici, quel fisico che non ha mai accompagnato totalmente il tuo immenso talento; mi manchi già e mancherai a tutti quelli che come me concepiscono il calcio come divertimento e spettacolo. Jorge Valdano un giorno disse una frase parlando di Riquelme, che un po’ rappresenta anche te:

Chiunque, dovendo andare da un punto A a un punto B, sceglierebbe un’autostrada a quattro corsie impiegando 2 ore. Chiunque tranne Riquelme, che ce ne metterebbe 6 utilizzando una tortuosa strada panoramica, ma riempiendovi gli occhi di paesaggi meravigliosi”.

Grazie di tutte Felipe, mi auguro ci ripenserai. Il calcio ha bisogno di te.

Io nel frattempo continuerò a giocare a fifa ’14 per poter dribblare chiunque con i tuoi colpi di suola.

Per chi non ha avuto la fortuna di seguirlo, 12 minuti di Ciccio Sodinha.


 

nato a San Marino nell' aprile del ’91, mezzo sangue italo-sammarinese. Titolare di una gelateria di professione, ma malato di qualsiasi sport per passione, tifoso bianconero e allenatore dilettante Uefa B. La malattia per il calcio nasce da un gol pazzesco in Germania di un ragazzo 21enne nel lontano 1995. La partita era Juventus-Borussia Dortmund: se amo il bianconero è solo per Del Piero.