Interventi a gamba tesa

Genoa-Sampdoria. Due squadre, due vite parallele.


Potremmo intitolare il prossimo derby tra  Sampdoria e Genoa “il derby della lanterna sbiadita”. D’altronde rispetto all’ultimo scontro tra le genovesi,  le due squadre si presentano con una classifica terribile. Proprio per questo vincere il prossimo derby significa tanto per tifosi e società. Il successo può rendere un po’ più dolce il disastro di questa stagione.


Se in redazione avessimo avuto il grande biografo dell’antichità Plutarco, guardando al derby genovese, avrebbe potuto scrivere un passo delle sue vite parallele sulla coppia presidenziale Ferrero-Preziosi. Il primo appena arrivato nel mondo del calcio, l’altro ormai un veterano. L’uno stravagante, altamente sopra le righe e amante dello spettacolo, l’altro caratterialmente introverso e riservato, ma altrettanto stravagante.

Ora immaginateli uno di fronte all’altro e proviamo a osservarli. Di profilo. Come i signori rinascimentali nella medaglistica.

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Vite parallele: Massimo Ferrero ed Enrico Preziosi.

Ferrero con la barbetta fintamente curata e il capello svolazzante in tutte le direzioni. Bardato da un cencio dai colori doriani fissa, con occhio vispo e stralunato velato da lenti scure, lo sguardo perso del presidente genoano. Preziosi risponde con quella sua aria infantile, le labbra strette e serrate fin quasi a scomparire e il volto parallelo alla sua figura, rigido, retto chiuso da un mento che negli anni scompare, sempre più immerso nella pelle del collo.

Si guardano, dicevo, ma a un certo punto, allo stesso momento abbassano lo sguardo, fissano una pila di documenti e sbiancano di terrore, ognuno a suo modo. Hanno appena notato il bilancio della loro società. Rosso.

Infatti questo forse è il vero, tragico, punto di contatto dei due presidenti. Entrambi si ritrovano con debiti molto pesanti da gestire e devono camminare su un filo ben teso, senza alcuna rete di protezione. Un passo falso e quel debito inghiottirà in un boccone annate di successi e soddisfazioni.

Il più in bilico è Enrico Preziosi, che ha chiuso il bilancio 2014 con un passivo di 26 milioni e con 48,7 milioni di debiti. Una sfumatura di sollievo rimane per i tifosi genoani.

C’è effettivamente una via d’uscita che eviti il fallimento, con un valore della rosa di 51,8 milioni, un’oculata strategia di player trading (cioè creando plusvalenze dalla vendita dei propri giocatori) può rimettere in sesto le casse della società.

Anche la Sampdoria però non può dormire sonni tranquilli. Nel 2014 infatti la società blucerchiata presentava un passivo di 24,6 milioni e un patrimonio di 5 milioni. In questo caso i margini operativi non sono ampi, visto che il valore della rosa era di 29 milioni.

Come si dice in questi casi? Se Sparta piange, Atene non ride.


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Certo la società di Ferrero nello scorso bilancio non aveva indebitamento, però in realtà tutto questo è stato possibile solo grazie all’intervento dei Garrone che, dopo aver lasciato una società per ben tre anni in passivo, pur avendo ormai ceduto la proprietà, sono intervenuti versando ben 65 milioni a Ferrero e alla Sampdoria.

Capite bene che ormai la sopravvivenza delle due società è molto legata anche ai risultati, una retrocessione o un pessimo piazzamento possono avere effetti devastanti.

Bilanci, numeri e presidenti. Tutto molto interessante. Eppure mi dimenticavo dell’elemento più importante della sfida. Il gioco. O meglio, la battaglia, la guerra mortale, per molti tifosi, visto che con i loro cori gli ultras doriani sono riusciti a influenzare un ragazzetto come Ivan, che nel derby vorrebbe addirittura “ammazzare” gli avversari. Proprio quello che chiedeva la curva.

Vite parallele: Vincenzo Montella e Gian Piero Gasperini.

Ma prima di giocare sul campo, la partita si gioca nella mente di due grandi allenatori. Anche qui il nostro Plutarco aprirebbe un capitoletto per parlarci di Vincenzo Montella e Gian Piero Gasperini. Già solo parlando del primo riuscirebbe a descrivere le due squadre. L’aeroplanino infatti è un ex di Genoa e Sampdoria.  Quest’anno è arrivato in corsa, sostituendo Walter Zenga.

Come allenatore Vincenzo Montella è stato uno dei più interessanti degli ultimi anni, proponendo spesso un gioco arioso e offensivo, e conseguendo ottimi risultati. Tuttavia alla Samp non trova giocatori molto adatti al possesso palla, soprattutto a centrocampo.

In effetti pur essendo arrivato a Novembre, in un mese e mezzo non ha ancora dato un perfetto indirizzo alla sua squadra, che ha mantenuto un’impostazione tattica simile a quella lasciata da Zenga. È evidente però che l’obiettivo di Montella è di avvicinare la squadra doriana allo stile di gioco espresso dalla sua Fiorentina.

Il tecnico napoletano ha sempre professato l’assenza di un modulo fisso e rigido. Vuole che la sua squadra giochi palla a terra e domini la partita con il possesso palla avanzato nell’area avversaria. Il mutamento di prospettiva però ha portato non poche difficoltà alla squadra subendo maggiormente in fase difensiva, senza avere la forza di dominare il gioco.

Nelle ultime partite tuttavia si è cominciata a notare sempre più la “fiorentinizzazione” dei blucerchiati. Non potendo operare sul mercato, oltre al lavoro in allenamento, Montella ha operato delle scelte che hanno favorito questa crescita del gioco.
Nel descriverle vi invito a far tornare alla memoria la Fiorentina, proposta un po’ in tutte e tre le stagioni.

Si presentava con un 4-3-3 e questo modulo base, con la variante del 4-5-1, è anche la costante delle ultime partite della Sampdoria. La viola cominciava l’azione dalle retrovie con una circolazione palla tra difensori centrali che si allargavano anche per rendere difficile la pressione avversaria.

Difesa aperta e giro palla dietro (foto Ultimouomo.com).

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Evidentemente il ruolo di un Gonzalo Rodriguez, che da centrale iniziava l’azione, non poteva essere svolto da un Regini e da un Mesbah qualunque – il primo noto per le sfuriate di Mihaijhlovic – così è stato definitivamente accentrato Zukanovic, affiancato da uno “stopper” come Silvestre o Moisander, e sui terzini sono stati favoriti De Silvestri e lo stesso Regini.

I due laterali in fase di possesso devono allargarsi e avanzare, non troppo, per creare spazio ai due centrali e al mediano. Quest’ultimo era ed è un ruolo cruciale per Montella. All’epoca viola poteva contare sulla perfezione chiamata Pizarro, ora per fortuna si è trovato tra le mani un Fernando molto intelligente e utilissimo per quel ruolo, a cui aggiunge concretezza e copertura.

L’avanzamento con il possesso palla tipico del gioco dell’aeroplanino prevede spessissimo l’appoggio ai centrocampisti, prima al mediano e, se schermato,  agli altri interpreti della mediana abbassandoli per far ricevere a un altro giocatore. Seguendo questa logica, credo che all’infortunato Barreto sarà spesso preferito Ivàn. Mentre Soriano diventerà il secondo giocatore fondamentale dello schema di Montella. Ricordate il ruolo di secondo regista avanzato affidato a Borja Valero? Ecco, questo sarà il futuro di Soriano in questa squadra. Compatibilmente con le sue caratteristiche, ovviamente.

The new BV20?

Oltre al possesso palla, il grande imperativo dell’ex allenatore viola era ed è l’ampiezza del gioco. Vuole sempre tenere molto larghi due giocatori, soprattutto nella fase di preparazione.
Tra l’altro con la loro profondità gli esterni, nella fase di transizione al nuovo modello di Montella, hanno garantito una soluzione per il lancio lungo, in particolare dal centrale all’esterno opposto.

Qui la scelta di Carbonero come esterno (sinistro o destro) è la grossa novità rispetto alla formazione di Zenga, per il resto davanti Eder e uno tra Muriel e Cassano. Zenga si era affidato quasi istintivamente ai giocatori di questo reparto, senza dare una struttura alle loro giocate.

L’aeroplanino invece, e in questo ancora deve lavorare, vorrebbe con la manovra avvicinare la squadra alla porta avversaria, facendola salire compatta grazie a rapidi scambi palla a terra, fino all’area di rigore. Solo qui i blucerchiati dovrebbero poter provare la finalizzazione.

Eppur (qualcosa) si muove…


Anzi addirittura in questa fase la Fiorentina di Montella preferiva  triangolazioni al limite, molto efficaci grazie ai tanti uomini portati in avanti e spesso lasciava spazio sugli esterni, dove il dribbling diventava il mezzo per creare superiorità numerica. In quest’ottica il nuovo arrivato Alvarez diventa veramente molto importante.

L’altro genio della sfida è Gasperini, che invece, ha sempre amato far giocare la propria squadra con un 3-4-3 molto particolare. In anni in cui si cercava di imitare il 4-4-2 di Sacchi, l’allenatore genoano prendendo spunto dalle giovanili dell’Ajax, ha creato il suo sistema di gioco.

Dopo i grandi successi dell’anno scorso però, la strategia non sistematica di player trading di Preziosi ha portato a smantellare metà squadra, per poter ripianare i debiti. E tutto ricade sui risultati negativi di questa stagione, per una panchina molto corta e calciatori non adatti al gioco di Gasperini e quindi da reinventare e formare.

Questa grande capacità dell’allenatore del Genoa è forse la vera risorsa della società, l’unica polizza assicurativa per acquisti sbagliati. Tanto poi ci pensa il Gasp.

Il primo presupposto per il gioco del Genoa è una perfetta preparazione atletica, per mantenere aggressività e un ritmo, come poche altre squadre in Italia. Il secondo è la versatilità e la duttilità dei suoi giocatori. Se per Montella gli schemi non servono, Gasperini con il 3-4-3 sembra apparentemente contraddirlo. Peccato che ogni volta che guardiamo una sua partita non troviamo mai questa rigidità.

Una  grande peculiarità è invece il gioco sulle fasce, il cuore della tattica di Gasperini, il motore di tutto il sistema.

Stranissimo il ruolo richiesto ai difensori centrali laterali. Ultimamente schierati Izzo e Ansaldi (anche se è bene dirlo, quest’anno non si è ancora capita quale sia la formazione iniziale) con Burdisso centrale, in grado di saper leggere il gioco per difendere con l’anticipo, tutti devono avere un’ ottima tecnica.

I due centrali laterali, dicevo, devono invece avere anche due polmoni d’acciaio. A loro è infatti richiesto di proporsi in avanti come terzini, per creare superiorità numerica sulle fasce.

La heat map di Izzo contro il Bologna, una sorta di laterale aggiunto (fonte whoscored.com).

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I due esterni di centrocampo, Laxalt o Ntcham da una parte e Figueiras o Cissokho dall’altra, sono coloro che mantengono l’equilibrio della squadra e sono chiamati in gioco in quasi tutte le situazioni offensive.
L’attacco lungo le corsie laterali infatti è sistematico. L’anno scorso potendo disporre di grandi interpreti, quest’anno con una formazione incerta e rimediata, si cerca un continuo scambio e movimento tra difensore centrale laterale, esterno di centrocampo e ala d’attacco.

A sostegno di questo gioco troviamo due mediani Tino Costa e Rincon, a cui non è richiesto alcun ruolo di playmaker.  La maggior parte del gioco si svolge sulle fasce, serve quindi un centrale lato palla, che si proponga in appoggio alla difesa, tra le linee, per poi distribuire il pallone sulle fasce. I due centrali devono avere resistenza e spirito di sacrificio, con Rincon più interdittore, che quindi spesso si abbassa, e Tino Costa che avanza maggiormente per l’inserimento, anche se sembra lontanissimo dai livelli di Bertolacci.

Spesso in attacco si cerca di cambiare gioco velocemente per sfruttare la superiorità numerica, soprattutto nelle ripartenze. Ma è importantissimo anche il terminale offensivo, che nel gioco di Gasperini è sempre stato una vera punta centrale.

Quest’anno il Genoa si affida esclusivamente a Pavoletti. Non solo perché ha dimostrato qualità eccezionali, ma anche perché non esiste un vero sostituto. Pavoletti quindi combina con gli esterni e spesso scambia la propria posizione con i due attaccanti laterali ed è l’opzione più importante per la finalizzazione. Non raramente il Genoa ricorre al cross, durante il quale la squadra attacca l’area in forze, così se la punta non può concludere a rete, può facilmente indirizzare uno dei compagni.

Il contropiede è infatti la situazione migliore per il Genoa, che in molte occasioni abbassa i propri esterni sulla linea di difesa creando un 5-2-3 o un 5-2-2-1. Tra l’altro contro squadre che presentano il tridente offensivo, per evitare l’uomo contro uomo in difesa, Gasperini ha spesso utilizzato il 4-3-3. Il principio di gioco però non cambia. Anzi essendo in grado di compattarsi in fase difensiva, mantenendo i tre attaccanti alti, riesce a essere ancora più letale in contropiede.
La ripartenza si è mostrata spesso la situazione migliore per i genoani che hanno potuto così dispiegare in avanti la qualità e la forza sugli esterni, che sono sempre in grado di saltare l’uomo e in grado di ribaltare il fronte offensivo con rapidità.

I due allenatori che si apprestano a sfidarsi nel derby hanno uno stile simile in fase difensiva. Entrambi difendono pressando l’avversario. Tuttavia mentre in Montella il pressing  è sistematico e avviene tutto nella zona avversaria per riconquistare il possesso, invitando i suoi giocatori a chiudere le linee di passaggio, la pressione della squadra di Gasperini è rivolta all’uomo, e in situazioni pericolose non disdegna di chiudersi a riccio.

La marcatura a uomo totale genoana (foto Ultimouomo.com).

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Due squadre quindi che amano il gioco offensivo, con uno stile molto diverso, ma che spesso rischiano di trovarsi sbilanciate. In questo derby paradossalmente si presenteranno inizialmente un po’ più coperte. Entrambe in effetti si giocheranno tanto della propria stagione e non solo. Ma anche questo paradosso fa parte del rapporto così stretto, spesso burrascoso, tra queste due squadre.
Tanto che  anche il nostro, ormai amico, Plutarco si deciderebbe a scrivere un’intera opera sulle genovesi: “Sampdoria e Genova, due vite parallele”.


 

Alberto Paternò, Rimini. Nato nel vecchio millennio, in un'afosa giornata di luglio. Partorito tra ombrelloni e lettini della riviera romagnola, sfoga subito la rabbia per la venuta al mondo calciando ossessivamente Super Tele e Super Santos. Da quel giorno sopporta stoicamente l'esistenza, sguazzando nei campi melmosi della periferia riminese e sognando di diventare un giorno il nuovo Pessotto. Co-fondatore di Sportellate.it