Interventi a gamba tesa

Luis Van Gaal, il santone dei Red Devils


Le voci sull’esonero di Louis Van Gaal si fanno sempre più consistenti. Aleggia lo spettro di Mourinho, come ha sempre aleggiato del resto su quella panchina l’ombra del nume tutelare Ferguson. Ma perché i risultati con l’olandese in panca non stanno arrivando? Quali difficoltà sta incontrando? E soprattutto, riuscirà un allenatore considerato uno dei santoni del calcio a superarle?


Braccia conserte, schiena dritta. Sguardo vigile e lungimirante. Esattamente come il suo pensiero. La sua personalità svetta fiera fuori dall’Old Trafford di Manchester. Nei suoi 2 metri e 75 cm di altezza, tutto quel bronzo appare davvero come un grosso e pesante macigno. In modo immateriale la sua figura aleggia anche dentro l’impianto, si respira sul campo e si intravede negli spogliatoi. Anche adesso che Sir Alex Ferguson è a casa, in salotto a sorseggiare una bevanda calda con la moglie Cathy. Sarà per questo che quella statua accoglie tifosi, giornalisti ed addetti ai lavori ad ogni partita casalinga del Manchester United. Sarà per questo che chiunque sieda sulla panchina di questo glorioso club non può prescindere dal paragone con il manager scozzese. Sir Alex. Il manager dei Red Devils per eccellenza. Colui che in 25 anni ha vinto 12 volte la Premier League, 5 la coppa d’Inghilterra e 2 la Champions League.

Un peso forse insostenibile per il suo connazionale David Moyes, prima vittima sacrificale dell’era post-Fergie. I tifosi arrivarono a chiederne la testa noleggiando un aereoplano che sorvolava lo stadio esponendo la scritta: “Wrong One – Moyes Out”. Così “il condannato” taglia la corda e la panchina viene affidata nell’estate di un anno fa ad un certo Aloysius Paulus Maria Van Gall detto “Louis”.

Tranquilli, il nome da teologo olandese del ‘600 che ben si presterebbe ad essere ospitato in un romanzo di Arthur Conan Doyle (Sherlock Holmes vi dice nulla?), ben si sposa con la sua figura. Non mi riferisco a quella esteriore, quanto all’aura da santone che lo circonda. Tra l’altro pare proprio che santone lo sia, visto il curriculum che si porta dietro: ha vinto 7 campionati, 3 coppe nazionali e 4 supercoppe, 1 coppa UEFA, 1 Champions League, 2 supercoppe europee ed 1 Coppa Intercontinentale, sedendo su panchine leggendarie come quelle dei lancieri di Amsterdam (Ajax), quella catalana a tinte blaugrana (Barcellona) nonché sulla corrazzata di Monaco di Baviera (Bayern).

Ma forse la vera impresa l’ha compiuta con l’A.Z. di Alkmaar, con cui vinse l’Eredivisie nel 2008-‘09, il secondo titolo nazionale in tutta la storia del club. Beh, poi ci sarebbe anche quel terzo posto al mondiale brasiliano del 2014, dove allenava la selezione olandese (di cui sapeva già di non essere più il commissario tecnico – c’erano i Red Devils nel suo futuro) che porta fino alla semifinale con l’Argentina, perdendola solamente ai rigori e vincendo la finalina per il terzo posto contro i padroni di casa del Brasile.

Se il principio è: sostituire un manager dalla grande storia con uno dalla grande esperienza, quella del club di Manchester sembrerebbe una scelta più che giustificata.

Il santone olandese ai tempi del Barcellona: in basso a sinistra, tra gli altri, il giovane Ted Mosby, aspirante architetto.

LVG_barca

Nel 2014-‘15 il santone di Amsterdam raccoglie i cocci della precedente gestione, conosce nei dettagli la rosa, accorda i dettami tattici (fin troppi) e finisce almeno per riportare i Red Devils in Champions League.
Va bene, obiettivo minimo, ma questo era il primo anno. Diamogli tempo. Luis Van Gaal, di seguito LVP, non è un allenatore che lavora solo sul morale dei giocatori, non è un tecnico che delega ai calciatori le scelte tattiche. LVG ha idee di gioco precise ed i suoi calciatori devono muoversi sulla scacchiera da lui disegnata.

Allo stesso tempo LVG non è un ottuso, nonostante la sua faccia poco espressiva porti a pensare diversamente. LVG non sceglie moduli e schemi a priori ma li adatta al materiale umano che ha a disposizione. Non c’è un idea fissa di gioco, bensì una filosofia vestita appositamente sulla rosa che deve allenare di volta in volta. Capitò così con il 4-3-3 iniziale dell’Ajax, con il 2-3-2-3 del Barcellona, con il 4-2-3-1 del Bayern e dell’AZ o con il 3-5-2 dell’Olanda. In sostanza la scacchiera viene disegnata ad immagine dei pedoni. Questi però devono eseguire quanto gli viene chiesto, leggi il calcio di posizione. Possibilmente solo quanto gli viene chiesto. Le uniche deleghe a queste leggi, sono quelle che prevedono che la palla entri nella rete avversaria. Ed anche quelle vengono digerita a fatica.

Da questa top 10 dell’ultima Premier emergono palesemente i principi del calcio di LVG: la palla va mossa pazientemente da un lato all’altro, salvo poi verticalizzare non appena si disorganizza il sistema difensivo avversario. A patto che si passi da tutti i reparti. L’iniziativa dei singoli passa attraverso un set di giocate e movimenti codificati e provati all’infinito in allenamento. L’impressione è che i giocatori siano quasi manovrati dal burattinaio che siede in panca.

 

Non sempre però i giocatori che il tecnico ha a disposizione sono disposti ad apprendere i nuovi concetti di gioco che LVG vuole impartire, o che gli stessi siano funzionali al suo calcio di posizione. Così capita che faccia le valigie lo stagione Robin Van Persie, non venga riscattato “El Tigre” Falcao e venga ceduto “El Chicharito” Hernandez in Germania. Non fosse sufficiente l’epurazione in attacco, anche le fasce ed il centrocampo vengono pesantemente riviste: dopo Nani infatti anche Angel Di Maria lascia Manchester (e lo fa su una limousine dorata in direzione Parigi, quartiere Saint Germain).

Indifferente alle possibili critiche e conscio di quanto il blasone dei Red Devils passi anche dai nomi illustri che ne hanno indossato la gloriosa casacca (da Bobby Charlton ad Eric Cantona, da Roy Keane a David Beckham – per un elenco più completo leggere l’indice dell’Enciclopedia del Calcio), LVG investe il ricavato delle cessioni, soprattutto quella di Di Maria (63 milioni) in un gruppo di giovani promettenti dalla dubbia esperienza internazionale. L’attacco di fatto è tutto nelle mani, anzi nei piedi di Antonhy Martial (un giovane 19enne pagato 60 milioni) perché a Wayne Rooney, un po’ come l’anno scorso in cui ha giocato anche da centrocampista centrale, viene chiesto di non essere un semplice battitore libero ma condurre l’azione offensiva e possibilmente verticalizzare per i compagni in profondità.

Non è un caso che il suo score del combattivo e generoso “Pelè bianco” come l’aveva definito Sven Goran Ericksson quando era un “toffes” (Everton), sia crollato (2 centri finora). A supporto della fase offensiva sulla fascia sinistra ecco un altro giovane su cui LVG investe molte aspettative: Memphis Depay, 21 anni, 27 milioni il prezzo del suo cartellino. Per la mediana invece ecco l’ex-saints Morgan Schneiderlin, 25 anni (35 mln).

Dopo aver consegnato le chiavi del reparto arretrato al giovane a Danny Blind 12 mesi or sono, sempre in difesa è arrivato dal Torino l’outsider Matteo Darmian, tanto cuore e tanta corsa a sopperire alla scarsa esperienza internazionale. Più che un difensore, un terzino di spinta aggiunto al centrocampo. L’età media della squadra è di 26 anni (la più bassa tra le prime 5 della Premier League). Una campagna acquisti orientata alle nuove generazioni, a cui fa eccezione l’ex Bayern Monaco Bastian Schweinsteiger, 30 anni , motore usato, tagliando da rifare.

Da scarto del Milan a uomo copertina della rivista ufficiale del club inglese: è la storia del self made man Matteo Darmian, una delle poche note positive di questo 2015-’16.

darmian

L’utilizzo di nuove leve non è però una novità per l’olandese: pagine bianche su cui scrivere, cervelli che apprendono in fretta, carattere ancora in fase formativa, tecnica in evoluzione e disciplina tattica da plasmare. Il modello ideale su cui lavorare. Nel giro di due anni il santone olandese si è creato un ambiente ideale dove lavorare. Lo ha fatto intelligentemente, tenendosi accanto una figura chiave per l’ambiente, il veterano Ryan Giggs come secondo. Punto di incontro tra la direzione e lo spogliatoio. Più che un allievo dei suoi tatticismi è un talismano retaggio del passato che strizza l’occhio ai tifosi e non dispiace ai media. Le premesse per rivedere i Red Devils al centro della scena nazionale ed anche oltremanica sembrano esserci tutte.

Houston, abbiamo un problema! Cos’è successo? Perché non solo i risultati sono altalenanti nella terra di Albione, ma addirittura sconfortanti nel continente? La mancata qualificazione ai gironi di Champions League pesa sulla stagione del Manchester United più della statua di Sir Alex fuori dall’Old Trafford. Un girone apparentemente semplice (Wolfsburg, PSV e Cska Moskva), complicatosi per le negative prestazioni fuori dalle mura amiche (la sconfitta ad Eindhoven ed il pareggio a Mosca) che ha visto gli inglesi giocarsi e perdere l’ultimo match-qualificazione in terra tedesca. Partita decisiva quanto rocambolesca: Red Devils in vantaggio, recupero e sorpasso dei Lupi Verdi (2-1), pareggio inglese all’82’ e nuovo vantaggio tedesco. Wolfsburg e PSV accedono agli ottavi della coppa dalle lunghe orecchie, mentre lo United “si qualifica” per l’Europa League.

Spoiler: Van Gaal fischiato dopo il ko interno col Norwich City. Dead man walking?

La città è in fermento, i detrattori del santone olandese non aspettavano altro. LVG non sembra essere turbato più di tanto, per lui l’unico rammarico è aver terminato a reti inviolate la partita in casa con il PSV. Lo confida al The Guardian, in un intervista post-eliminazione e pre-Bournemouth, in cui esce fuori l’unico suo sconforto di fronte alle critiche: “Certo che io posso essere decisivo! Posso esserlo nelle tattiche e nel gioco, ma non posso segnare i gol!”.

In Premier League il trend dei risultati non è tanto diverso: 3 vittorie in 13 partite, con 11 gol fatti. Complice anche una sfilza di infortuni, il progetto di Van Gaal, reduce dai ko con Bournemouth e Norwich, sta deragliando e non certo per questi ultimi risultati.

LVG non ha certo un aria simpatica né molta disponibilità a scherzare con i giornalisti. I tabloid a loro volta non hanno perso perdono tempo nel mettere i suoi errori in prima pagina.
Il popolo poi, si sa, poco gradisce coloro che arrivando con la nomea da guru e con l’intento di rivoluzionare il semplice pensiero calcistico, poi falliscono gli obbiettivi! Per l’ultima partita  fino all’ultimo sembrava ci fosse già pronto un aeroplano ed il relativo striscione da far volare sopra il campo di gioco: stesso trattamento riservato a Moyes.  Non è un buon segno. Non lo è anche perché l’ex cittì dell’Olanda non è Moyes (con tutto il rispetto per quest’ultimo!).

Ma cos’è che non sta funzionando?

Per farlo partiamo da ciò che apparentemente funziona: la difesa! Una di quelle che ha concesso meno gol di tutta la Premier (solo 12 su 16 partite) anche se davvero sembrerebbe un dato improbabile visto il gol preso a palla ferma direttamente su calcio d’angolo contro il Bournemouth (frutto anche dell’inusuale pacchetto difensivo figlio dell’emergenza, vale a dire McNair, Varela con Blind e Borthwick-Jackson). C’è un trucco? Certamente, ma non sforziamoci di cercarlo nel modulo (a cui ci piace conferire poteri sovrannaturali), in quanto inizialmente era prevista una difesa a 3 con un centrale e due terzini, successivamente trasformato in un sistema di gioco con una linea a 4 molto bassa. Il trucco dietro la bontà della fase difensiva è il possesso palla, mediamente superiore al 60%. Anche i dati sui passaggi completati vanno in questa direzione, circa l’80%.

Bene, ma quindi poi cosa succede? Se è vero che il possesso e la dedizione all’attacco costringono gli avversari nella metà campo avversaria, è vero altrettanto che se non tiri non segni. Di tutti i passaggi completati pochi poi vengono convertiti in passaggi chiave e quindi tiri in porta. Questa sterilità inoltre ha anche un altro difetto, in quanto consente agli avversari di effettuare delle transizioni positive efficaci semplicemente uscendo dalla zona palla. In sostanza la poca capacità di fuoco offensiva vanifica il lavoro di possesso fatto dalla squadra. It’s Premier League, baby!

Non ci sono tatticismi ad ingolfare la palla al centro del campo. La velocità con cui si capovolgono i fronti è inversamente proporzionale a quanto le squadre riescono a concludere le proprie azioni. Maggiori conclusioni, minor ribaltamento (se la palla deve essere rimessa in gioco dal portiere avversario ho maggiore possibilità di riposizionare la squadra). Il possesso palla da solo non è determinante.

La media tiri dello United (shots pg), 11,1 a partita è la 15a del torneo. Numeri quasi da provinciale.

stat tiri

L’assenza di bomber di razza poi non può che aumentare le difficoltà. Se è vero che è tutto il reparto offensivo ad andare in rete in questa stagione, lo è altrettanto il fatto che il numero di reti realizzate (12) risulti davvero molto basso. Forse servirebbero più realizzatori ed in questo caso non possono passare inosservate le prestazioni del Chicharito al Bayer (19 incontri e 15 centri) e di Di Maria al Psg (13 partite, 10 assist e 7 gol), tanto per citare due delle più chiacchierate cessioni estive dei Red Devils.

La classifica dei “bomber” del Man Utd.

class gol

Eppure il privarsi di figurine usate e di campioni che hanno perso l’appetito, sostituendoli con giovani dallo stomaco non ancora sazio, poteva essere una scelta davvero vincente. Consideriamo infatti quanto sta succedendo a Leicester, dove più che i dettami tattici di Renieri, la voracità di due talenti come Vardy e Mharez sta proiettando le luci della ribalta su una piazza poco avvezza ai riflettori. Ma anche Lukaku con l’Everton, Ighalo con il Watford, Wijnaldum con il Newcastle, oppure il rinato Arnautovic dello Stoke City.

Attenuanti? Il bollettino medico. Dal terribile infortunio occorso a Luke Shaw nella sfida con il PSV, all’ultimo occorso nella sconfitta contro il Bournemouth, dove anche il 23enne eclettico e fondamentale Jesse Lingaard ha imboccato la porta dell’infermeria. Per nell’ultimo match col Norwich, ad esempio, hanno marcato visita 5 giocatori: Marcos Rojo, Luke Shaw e Antonio Valencia in difesa, Morgan Schneiderlin e lo squalificato Bastian Schweinsteiger a centrocampo, mentre sono stati recuperati in extremis Ander Herrera e Wayne Rooney.
Una problematica, quella legata agli infortuni, che continua dallo scorso campionato. Forse il club dovrebbe porsi delle domande sullo staff tecnico e medico, più che sull’allenatore.

La tabella infortuni 2014-’15. Un bollettino di guerra.

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Se davvero LVG non è la soluzione per la rinascita dei Red Devils, sarebbe altrettanto inappropriato giudicare come un “flop” il suo lavoro a Manchester. Il rinnovamento della rosa, con giovani il cui talento deve ancora raggiungere il culmine, sarà la base per il futuro del Manchester United. Forse servirà ancora tempo. Forse non sarà dato altro tempo ad Luis Van Gaal. Forse si siederà qualcun’altro su quella panchina dell’Old Trafford. Ma siamo certi di una cosa, la statua di Sir Alex Ferguson sarà sempre lì a guardare tutti dall’alto in basso.


 

Nato in quel di Torino nel mitico 1977, anno in cui nasceva il punk, le piazze erano in fermento, Iggy Pop incideva l'album Lust for life e la Juventus alzava il suo primo trofeo europeo a Bilbao. Lascia ben presto gli studi per dedicarsi alle prime forme di sostentamento economico. Prima non perdeva una partita girando tutti gli stadi, ora le segue girando tutti i canali del satellitare! Già redattore unico del fu a2magazine.net, da alcuni anni twitta con il profilo di a bola envenenada (@abolaveneno) condensando in 140 caratteri ironia, arsenico e passione.