Article image
, , ,
7 min

- di Lorenzo Lari

Calcio, cinema e White Russian: da Alberto Malesani al "Drugo" Lebowski, il passo è breve


Era una serata invernale come tante altre. Tornavo a casa dopo una noiosa giornata lavorativa e non avendo programmi decidevo di gustarmi un film. Alla tv niente di interessante. Accendevo allora il mio Mac e cliccavo su Pop Corn Tv (REST IN PEACE). Invece di guardarmi un qualcosa di nuovo scelsi di visionare per la 237a volta "Il grande Lebowski". Caso vuole che quello stesso pomeriggio mi ero ritrovato a leggere questo simpatico articolo di Gian Marco Porcellini su Alberto Malesani e la sua prima apparizione a "90° Minuto". Come per magia allora, alla vista del "Drugo" in accappatoio che vagava per il supermarket (vedi immagine di copertina), mi saltava subito in mente una foto che girava in rete qualche mese fa con Malesani protagonista in ciabatte e bermuda al bar. Folgorazione totale. Da quell'esatto momento, mi son messo a cercare punti di collegamento tra personaggi del mondo del calcio e protagonisti di film. I risultati? Più deliranti di una pellicola di David Lynch.



"Non sono un atleta. Ho cattivi riflessi. Una volta sono stato investito da un’automobile spinta da due tizi".
Woody Allen

Calcio e cinema. Due straordinarie macchine per sognare. Due paralleli totalmente diversi che hanno avuto nel corso dei secoli sporadici e non sempre fortunati contatti. Se escludiamo i primi anni '80 con l'uscita di Fuga per la Vittoria e i leggendari Eccezzziunale... veramente-L'allenatore nel pallone, rispetto ad altri sport sicuramente più celebrati in quel di Hollywood e vicinanze, son veramente pochi i film pallonari rimasti ben saldi nell'immaginario collettivo. Dopo la calma piatta del decennio successivo, dove l'unica pellicola degna di nota resta Febbre a 90°, capolavoro e cult che va ben oltre la concezione di "film pallonaro", dobbiamo ringraziare gli ultimi 15 anni per averci regalato perle del calibro di Shaolin Soccer (sì, sono serio), Il mio amico Eric e Il Maledetto United.

"Non sto combattendo, sto giocando a calcio".

Contando che parliamo dello sport più popolare del mondo un po' pochino. Buoni film, ma niente di minimamente avvicinabile ai must del film sportivo. Magari mi sbaglierò io, ma se penso ai capolavori del genere mi vengono in mente Momenti di Gloria, Million Dollar Baby, Glory Road, Ogni Maledetta Domenica, o i più recenti Moneyball e Rush. Pugilato, basket, football, motori e chi più ne ha più ne metta. Film con un'epicità e un romanticismo unici, ai quali solo Paul Ashworth e la sua ossessione per l'Arsenal possono provare a tenere testa.

Poco male. Nell'attesa e nella speranza che dopo aver letto questo pezzo Spike Lee si decida a girare un lungometraggio sulla vita di Clint Dempsey (non una storia qualunque) o Paolo Sorrentino ci racconti l'epopea maradoniana, mi sono divertito a trovare similitudini caratteriali, biografiche ed estetiche tra i protagonisti dei due mondi.
Per rendere il tutto più arduo e meno banale ho deciso inoltre di non calcolare i film sportivi, dopotutto ad accostare Josè Mourinho con il Brian Clough del Maledetto United sarebbero stati buoni tutti...


Alberto Malesani - Jeff Bridges (alias Jeffrey Lebowski), Il Grande Lebowski.

Il "non mollo" Alberto confrontato al piuttosto "molle" Drugo. Se con quello che ho appena scritto mi dovessi beccare una querela per diffamazione dall'allenatore veneto non potrei che accettarla con serenità, provando però prima a spiegare come il paragone regga non solo da un punto di vista estetico.

Sull'aplomb simile a quello del Drugo poco da dire...

Sull'aplomb simile al Drugo poco da dire...

Se da allenatore il buon Malesani si è sempre definito un orso e le sue leggendarie conferenze stampe sono pronte a dimostrarlo, da quando nel 2014 ha chiuso la sua breve (e sfortunata) avventura al Sassuolo il personaggio sembra essere cambiato. Meno combattivo e un pò più rassegnato sull'esistenza umana, oggi a 60 anni passati il nostro Alberto si diletta nella produzione di Amarone e Valpolicella, facendosi fotografare in più di una situazione con il bicchiere in mano e l'outfit soprastante. Troppi i recenti fallimenti, troppe le cocenti delusioni per credere ancora in un mondo, quello del calcio, che non gli appartiene più. Meglio vivere il resto della propria esistenza con quella supponenza (intrisa di pigrizia), capace di non darci modo di capire se ci si trovi di fronte ad un uomo veramente diverso/geniale o ad un fesso.

Sostituire quindi il tipico White Russian del Drugo con un buon bicchiere di rosso, e il gioco è fatto.


 

Paolo Montero - Javier Bardem (alias Anton Chigurh), Non è un paese per vecchi.

bardem

Parliamo di due dei più spietati "cattivi" visti rispettivamente dietro una macchina da presa e su un campo da calcio. Il primo è un killer psicopatico senza emozioni. Il secondo, per l'intera durata di una partita, un qualcosa che gli si avvicina tremendamente. Il primo compie nel film una serie infinita di uccisioni per raggiungere il suo scopo. Il secondo ha totalizzato in carriera la bellezza di 21 cartellini rossi (16 nella sola Serie A dove è tutt'oggi primastista assoluto). Entrambi con uno sguardo che trasuda follia. Entrambi pazzi,  ma accomunati però da un "rispettabilissimo" codice d'onore. Per quel che riguarda Montero mi rifaccio direttamente alle parole di Carlo Ancelotti, dopo che il giusto Paolo aveva riempito di mazzate un gruppo di tifosi che avevano criticato duramente Zidane all'aereporto di Caselle successivamente ad una figuraccia in Champions: "... Montero ha visto la scena da lontano, si è tolto gli occhiali con un' eleganza che pensavo non gli appartenesse e li ha messi in una custodia. Bel gesto ma pessimo segnale, perchè nel giro di pochi secondi si è messo a correre verso quei disgraziati e li ha riempiti di botte... Paolo adoraza Zizou, io adoravo anche Paolo, puro di cuore e di spirito. Un galeotto mancato, ma con un suo codice d'onore...". Per quel che riguarda il terribile Bardem, la bellissima scena della moneta (esplicativa come poche altre del cinema dei Cohen) basta e avanza.

"Più codice d'onore di così si muore".

https://youtu.be/GxGQyx4YsQA


Xabi Alonso - Bradley Cooper (alias Eddie Morra), Limitless.

bradley

La capacità di vedere le cose prima, unita ad una classe unica. Se però il Bradley Cooper di Limitless deve ricorrere ad una potentissima droga per amplificare a dismisura le potenzialità della propria mente (e di conseguenza il suo fascino), Xabi Alonso non necessita di tutto questo. No signori, Xabi è come se giocasse sempre senza sforzarsi e anche quando riesce in cambi di gioco millimetrici o punizioni all'incrocio dei pali, fa sembrare il tutto tremendemente banale. Se addirittura i ragazzi dell'Ultimo Uomo sono arrivati a chiedersi se sia il "Calciatore più fico sulla terra?", un motivo ci deve pur essere. Maledetto lui.


 

Andrea Pirlo - Toni Servillo (alias Jep Gambardella), La Grande Bellezza.

la-grande-bellezza-toni-servillo-roma-ok

Si parlava di classe ed eleganza? Eccovene servite altre 18 tonnellate. Jep Gambardella, intepretato sontuosamente da Toni Servillo, rappresenta lo scrittore cinico e con una visione piuttosto critica del mondo circostante. Con il suo fare snob, ma allo stesso tempo raffinato, il personaggio di Sorrentino rappresenta perfettamente il declino della società dei giorni nostri e di riflesso il suo. Stesso identico declino a cui sta andando incontro l'Andrea Pirlo calciatore. La sua esperienza americana ci pone davanti un giocatore capace ancora di giocate superiori, ma che ormai passeggia bellamente per il campo. Da video, foto, ma soprattutto dall'analisi attenta delle sue prestazioni, sembra evidente come ormai quello che per il sottoscritto è stato tranquillamente uno dei 4/5 registi della storia del calcio, sia ora più interessato altro. Altro che la bellissima New York, potrà sicuramente offrirgli.

"La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare!". Cit. Jep Gambardella.


Claudio Ranieri - Harvey Keitel (alias Mr. Wolf), Pulp Fiction.

wolf
"Sono il Signor Claudio... Risolvo problemi".
Il solo pensiero che l'allenatore testaccino si sia presentato cosi ai ragazzi del Leicester, mi fa volare. Ok, paragonare Claudio Ranieri ad una leggenda quale è il Mr. Wolf di Tarantino magari farà storcere il naso a molti di voi. Magari in tanti avrebbero preferito allenatori più blasonati. Sarebbe stato perfetto un Guardiola, oppure un Ancelotti o forse un Mourinho. Invece no. Il motivo? Semplice: a "risolvere problemi" con i Messi e i C.Ronaldo, sono buoni tutti. Provate voi a risolverli quando tra le proprie fila si ha un Vincent Vega capace di sparare erroneamente dritto alla testa di un povero ragazzo. E' lì la grandezza del signor. Wolf, che è poi la stessa di Claudio: risolvere problemi con a disposizioni mezzi  spesso deficitari. Quello che sta accadendo a Leicester lascia basiti e non è un caso che in Inghilterra Ranieri sia ora soprannominato "the tinkerman”, un termine che indica colui che interviene nelle situazioni più complicate e prova a rimediarle. Un termine che forse, inizia a stargli anche troppo stretto...

"Sono il signor Claudio, risolvo problemi".


Arrigo Sacchi - J.K. Simmons (alias Terence Fletcher), Whiplash.

jk_simmons_68960

Arrigo Sacchi e il suo Milan, Terence Fletcher e la sua orchestra. Il Milan di Sacchi rientra di diritto in quelle 3-4 squadre che hanno rivoluzionato il gioco del calcio. Per arrivare a ciò non potevano bastare 11 campioni che scendessero in campo, ma c'era bisogno di un perfezionista dietro le quinte a guidare il tutto. Un allenatore e la sua ossessione. L'ossessione che porta al raggiungimento di un traguardo: per l'Arrigo nazionale è stata sempre la valvola per andare avanti. Stessa identica cosa per il maniacale Fletcher di Whiplash: un professore terribile con i ragazzi, perfido ed esagerato (oltre che pelato come Sacchi). Anche lui guidato dall'ossessione per la perfezione, perfezione che deve essere raggiunta, punto. Due grandi uomini, su cui è normale la critica sia divisa: a voi la scelta se amarli od odiarli. Qua non esistono vie di mezzo.


Jurgen Klopp - Jack Black (alias Dewey Finn), The School Of Rock.

school-of-rock_2996783b

Anche se lui stesso all'epoca si era divertito a definire il suo gioco molto vicino all'heavy metal, sono dell'idea che Jurgen Klopp (soprattutto ora stabilitosi in terre inglesi) sia l'allenatore più rock del panorama calcistico mondiale. Soggetto anticonvenzionale e creativo come pochi il recente connubio con Anfield è quanto di meglio un appassionato di calcio possa desiderare. Anche il connubio con il Jack Black di The School of Rock, però non è da meno. Entrambi caratterizzati da ribellismo e un non troppo velato gusto per l'anarchia, queste due personalità hanno la clamorosa qualità di ispirare una spontanea simpatia nella gente, oltre che uno stile unico. E non è poco.


Roy Keane - Robert Carlyle (alias Begbie), Trainspotting.

franco

Immaginateveli nella stessa stanza...Uno irlandese, l'altro scozzese. Tutti e due duri ed orgogliosi come l'acciaio. Tutti e due tendenzialmente violenti.
Dice Brian Clough di Roy: "Dicono che Al Capone facesse anche del bene. Il guaio è che scendeva in strada e sparava alla gente. Roy Keane sta diventando l'Al Capone del Manchester United."
Dice Mark Renton (detto Rent) di Begbie: "Neanche si faceva di droga, si faceva di gente lui. Lo mandava fuori di testa, gli scatenava i sensi."
Aggiungere altro risulterebbe superfluo.

Lacrime.


 

ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

nato a Rimini l’11/06/1990. Laureato in Giurisprudenza, adora disquisire di sport ed America. Ogni tanto scrive, solitamente legge. Sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu