Interventi a gamba tesa

L’Empoli e il grande ritorno di Giampaolo


“L’Empoli è già in B” e “Giampaolo non arriva alla fine di settembre” erano le frasi più ricorrenti in estate quando si parlava dei toscani. Chi mai avrebbe detto che a fine novembre il club del presidente Corsi si sarebbe ritrovato in classifica a ridosso del gruppo centrale, forte di 15 punti in 13 partite? Nessuno, o quasi. 


Del resto i tormentoni tra i calciofili menzionati sopra parevano più che legittimi, dato che, escludendo la conferma con tanto di riscatto esercitato sul cartellino del fantasista Riccardo Saponara, Corsi non ha effettuato chissà quali operazioni in entrata. D’accordo, sono arrivati diversi giovani promettenti di cui parleremo, ma si trattava per lo più di poche certezze e tante scommesse. Ma soprattutto, per Giampaolo rappresentava una scalata sulle Alpi l’eredità pesantissima di Sarri. Specie se si considera che il buon Marco era reduce da tre esoneri consecutivi con Catania, Cesena e Brescia.

Lungi dall’emettere verdetti dopo sole 13 giornate, è ad ogni modo innegabile che l’Empoli, contro ogni pronostico, stia disputando un torneo assolutamente positivo.

Per raggiungere i fantomatici 40 punti della quota salvezza – o forse qualcosina in meno – c’è ancora una mezza montagna buona, però chi scrive è rimasto stupito dall’atteggiamento della squadra, sempre propositiva e mai doma: il successo sul difficile campo dell’Udinese al 92′ (2-1) e quello casalingo di un mese fa contro il Sassuolo, fino ad allora imbattuto, al 88′ (1-0), ne sono la conferma. E questo è anche merito del nuovo allenatore, finito forse troppo presto nel dimenticatoio.

Già l’anno scorso con la Cremonese, dove a metà novembre era subentrato al dimissionario Montorfano, concludendo un’annata travagliata all’8° posto del girone A di Lega Pro, aveva lanciato dei ragazzi interessanti, leggi l’attaccante del ’97 Rey Manaj (22 presenze e 2 reti) passato all’Inter, e recuperando altri giocatori smarritisi per strada, come il playmaker ex Parma e Vicenza Abderrazzak Jadid, in estate tornato in serie B (nella Virtus Entella).

Si scrive Giampaolo, si legge entusiasmo. Lol.

giampaolo

Va bene, da un lato il suo compito è stato anche agevolato dal lavoro metodico del suo predecessore, che ha plasmato un gruppo che gioca a memoria il 4-3-1-2 da anni. Ma non è nemmeno blasfemo sostenere che la squadra, perdendo diverse colonne portanti, si è indebolita nettamente rispetto all’ultimo campionato, almeno sulla carta.

Per quanto riguarda il pacchetto difensivo, hanno lasciato il Castellani Sepe, uno dei migliori portieri della scorsa serie A, lo stopper Rugani, sceso in campo per tutte e 38 le giornate senza mai prendere nemmeno un cartellino giallo, e il terzino versatile Hysaj, il quale ha seguito il maestro Sarri a Napoli.
Ma, soprattutto, a centrocampo non c’è più la regia illuminante di Valdifiori, a
nch’egli trasferitosi nella città di Totò e di Pulcinella. La perdita più importante, il grafico sottostante di Opta in questo senso parla molto chiaro. 

Mirko Valdifiori in “Come dominare la serie A da rookie. A 29 anni”.

valdifiori

Giampaolo ha dunque dovuto anche incastrare nuovi pezzi in questo puzzle. Cosa tutt’altro che scontata, che ha fatto e sta facendo in maniera eccellente, considerando che, come scritto sopra, i nuovi arrivati erano soprattutto scommesse. Tralasciando le doverose quanto banali lodi sul talento di Saponara, che si sta confermando il miglior trequartista del campionato, il tecnico di Giulianova, in linea con la filosofia societaria low cost, sta sia rilanciando giocatori precocemente bollati come bidoni, sia svezzando giovani interessanti, proprio come un anno fa a Cremona. Perché l’Empoli non inizia e finisce col suo fantasista con la maglia numero 5.

Saranno famosi?

Cominciamo dai “bidoni riciclati” made in Poland Lukasz Skorupski e Piotr Zielinski. Quanto al primo, per il dopo-Sepe era una scelta molto ardua puntare sul portiere della Roma. Il motivo? Nelle poche occasioni in cui era stato chiamato in causa in maglia giallorossa, Sorupski era risultato spesso incerto (ahimè indimenticabile la sua papera al ritorno degli ottavi di Europa League contro la Fiorentina, terminato 3-0 per la viola) Anche gli inizi in azzurro sono stati in salita, vedi il doppio errore in Milan-Empoli: non anticipa Bacca sul primo gol in A del colombiano, in più esce in maniera goffa sul colpo di testa di Luiz Adriano che sigilla la partita sul 2-1.
Grazie tuttavia a quella continuità sconosciuta prima d’ora in Italia, l’estremo difensore classe ’91 si è ripreso e, passo dopo passo, sta diventando sempre più affidabile. Provvidenziale il doppio miracolo su Rigoni e Trajkovoski a Palermo, campo che i toscani hanno espugnato 1-0 in virtù della punizione intrisa di intelligenza e balistica da parte di Saponara.

‘Ccezionale Skorupski (cit. Sandrone Piccinini).

Passando a Zielinski, l’ex Udinese si sta imponendo come una delle migliori mezzali di questa serie A. Per la gioia del suo allenatore che l’ha reinventato interno dopo una vita passata a studiare da trequartista. Un anno fa era la riserva di Saponara, oggi invece il giovane Piotr, 21 anni, gli gioca una quindicina di metri più dietro, in quella posizione occupata fino a maggio da Vecino, rientrato dal prestito alla Fiorentina. Come Skorupski, anche il classe ’94 in Toscana ha scoperto una continuità inedita: ai 1484 minuti racimolati nel massimo campionato dal 2012 a maggio, fanno da contraltare i 940 accumulati in questo scorcio di stagione.

Dotato di un bel dribbling e di un’ottima visione di gioco, in campo è un moto perpetuo da cui spesso (ri)parte la manovra offensiva dell’Empoli. E da cui trasuda tanta, forse anche aggressività in fase di non possesso (1,91 tackle vinti a gara, ma già 4 gialli). Per capacità di inserimento e di costruirsi il tiro, mi ricorda però il primo Hamsik in versione mezzala dal gol facile nel Napoli di Reja.

Vecino 2014-’15 vs Zielinski 2015-’16: due modi antitetici ma ugualmente efficace di interpretare il ruolo di mezzala. Vecino più palleggiatore-equilibratore delle due fasi, Zielinski più rifinitore. Che dallo status di “eterna promessa”, il polacco stia traslando verso quello di “rising star”?

vecino vs zielinski

Un’altra rivelazione di questo Empoli risponde al nome di Assane Dioussè. Classe 1997 scoperto da Sarri quando militava nella Primavera, il mediano senegalase si è preso in un battito di ciglia le chiavi del centrocampo azzurro. Dopo l’esordio contro il Chievo, il ragazzino ha letteralmente dominato la scena a San Siro contro il Milan: erano proprio da lui che nascevano le idee offensive dei toscani, traducibili in buone verticalizzazioni e, soprattutto, un’innata precisione nei passaggi.

E la storia non è finita qui, in quanto Dioussé si è quasi sempre ripetuto. Anche nei momenti opachi della squadra, come nella gara casalinga contro l’Atalanta (0-1 per gli orobici con gol di Toloi), si è sempre dimostrato un regista affidabile. L’unico passaggio a vuoto è avvenuta in Sampdoria-Empoli (1-1) dove, subentrato a Maiello all’inizio del secondo tempo, prima ha perso la palla da cui è nato il gol di Eder e nel finale si è fatto ingenuamente espellere. Errori di gioventù. Non dimentichiamo che il ragazzo ha solo 18 anni. Inoltre deve migliorare nel gioco aereo, ma, anche in questo caso, il tempo è dalla sua.

Il partitone di Diousse contro il Milan del 29 agosto: 44/54 passaggi utili, 2 passaggi chiave, 2 intercetti, 2/2 dribbling riusciti, 4/4 tackle vinti e un fallo commesso.

diousse vs milan

A questi, al di là dei vari Croce (e del suo sostituto Paredes, di proprietà della Roma) e Mario Rui, che già si sono messi in luce lo scorso campionato, non va dimenticato nemmeno Rade Krunic, ovvero il vice-Saponara. Quando l’ex Milan ha rimediato la squalifica di 3 turni, è toccato a lui occupare la trequarti azzurra. Il popolo azzurro era legittimamente preoccupato per l’assenza dell’oro di Empoli, eppure il gioiellino bosniaco di 22 anni non ha per nulla fatto rimpiangere troppo l’ex milanista. Anche perché in quel trittico sono arrivate 2 vittorie e un ko all’Olimpico contro la Roma. Krunic ha subito dimostrato una personalità da veterano, oltre che un ottimo senso dell’inserimento.

Il suo unico tallone d’Achille è stato il difetto di freddezza negli ultimi metri: gravi gli errori sotto porta contro Sassuolo e Genoa, dove comunque si è rifatto segnando l’1-0.

Il caro vecchio 4-3-1-2

Come scritto sopra, Giampaolo non ha portato grandi stravolgimenti. Il modulo è sempre l’ormai tradizionale 4-3-1-2 e anche la tipologia di gioco somiglia molto a quella dell’Empoli di Sarri. Tuttavia, Giampaolo esalta maggiormente il lavoro delle mezzale. Mentre con l’attuale tecnico del Napoli ci pensava Valdifiori a illuminare la scena, con l’ex allenatore del Siena i playmaker, Maiello o Dioussè, esercitano più un ruolo di “distruttori” che di “costruttori”, privilegiando in fase di possesso un gioco essenziale il cui obiettivo è recapitare il prima possibile il pallone ai colleghi di reparto. Sono Croce (o Paredes) e Zielinski, infatti, i primi registi dell’azione, i quali oltretutto godono di licenza di inserimento in area.

Inoltre, assieme ai due attaccanti e al trequarti, operano in fase difensiva una pressione costante sul possesso palla avversario. Senza timore alcuno di alzare il baricentro e andare a prendere alto il nemico sull’uscita palla dalla difesa.

Baricentro alto, copertura degli spazi, recupero palla, consolidamento del possesso, rifinitura di Saponara e 0-1 di Livaja. Il primo allenatore che ha messo alle corde la Fiorentina al Franchi mettendola sullo stesso piano degli uomini di Sousa, quello del gioco, è stato Giampaolo. Almeno fino a quando le gambe hanno retto.

Un’altra peculiarità ripresa dalla gestione sarriana sta nel fatto che, quando il portatore di palla si avvicina all’area avversaria, il trequartista si trasforma in un “centravanti mascherato”: gli attaccanti, principalmente Maccarone e Pucciarelli, ma anche Livaja quando chiamato in causa, si allargano, creando lo spazio per l’incursione del fantasista. Per intenderci, nella transizione positiva si passa ad una sorta di 4-3-3, con Saponara attaccante centrale stile Napoli, dove Saponara, o Krunic all’occorrenza, interpretano un ruolo “alla Higuain”, da prima punta totale.

Empoli-Sassuolo 1-0 del 5 ottobre: interscambio di posizioni tra Pucciarelli e Krunic, col primo che si abbassa e favorisce l’inserimento del secondo, il quale taglia davanti a Cannavaro e va a concludere.

krunic vs sassuolo

Se invece il numero 5 azzurro si trova lontano dalla porta, riprende le vesti di trequartista incline all’assist. L’azione di domenica contro la Fiorentina in occasione del gol di Livaja proposta sopra ne è l’esempio più calzante: il croato ex Inter e Atalanta, partendo da una posizione leggermente defilata, ha infilato Tatarusanu raccogliendo la verticalizzazione di Saponara. Situazione analoga è la marcatura di Maccarone contro l’Udinese.

Altra caratteristica inconfondibile degli azzurri è il fraseggio nello stretto, emerso una volta di più anche due settimane fa contro la Juve, dove il centrocampo empolese, soprattutto Maiello prima e Dioussè dopo, ha letteralmente imbrigliato i campioni d’Italia, usciti alla distanza solo grazie alla superiorità tecnica dei singoli.
Zielinski e Saponara hanno disputato una partita di sacrificio: il primo non ha effettuato i soliti inserimenti, giocando spesso di posizione e di contenimento, mentre il gioiellino di Forlì, più che della finalizzazione, si è occupato principalmente della gestione e della regia del possesso.

Anche la difesa, l’anno scorso punto di forza con Sarri, dopo le sbavature iniziali, sta trovando il corretto assetto. Oltre ai leader Tonelli e Mario Rui, quest’ultimo fresco di rinnovo contrattuale fino al 2019, pure Costa e Laurini stanno acquisendo sicurezza e solidità. In fase di non possesso il 4-3 resta immutato, con le prime due linee difensive corte e “dense” sulla zona-palla.

Roma-Empoli 3-1 del 17 ottobre: azzurri compatti sulla zona-palla, con Salah marcato stretto da Mario Rui e Buchel.

roma empoli

Ribadendo il concetto che il campionato è ancora lungo e insidioso per l’Empoli, possiamo intanto affermare che i primi insuccessi erano anche frutto di questo lavoro di adattamento ad opera del tecnico abruzzese. Il quale, grazie al suo acume tattico e al gran bel gioco offerto dai suoi ragazzi, sta stupendo tutto e tutti. 


 

Raffaele Campo, nato a Padova il 21/6/1989. Diplomato al Liceo Classico Statale "Concetto Marchesi" di Padova (ma non chiedetemi nulla di latino e greco) e attualmente studente di giurisprudenza presso la facoltà di Ferrara. Vado matto per il calcio, ma soprattutto per l´Inter, seguo anche la Premier League e non disdegno la Liga spagnola. Altre passioni e interessi sono leggere, libri di storia e di cronaca italiana del ´900 in primis, e viaggiare (ho visitato più di dieci Stati europei, ma ce ne saranno ancora tanti altri che visiterò). Collaboratore Sportellate.it