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- di Andrea Ravasi

L'Inter del trasformismo


Ci eravamo lasciati con questo approfondimento dopo la sconfitta dell'Inter conto la Fiorentina, l'unica incassata dalla squadra di Roberto Mancini in queste 13 giornate. È proprio da questo approfondimento voglio partire per analizzare l'ultima fase della stagione dei nerazzurri, che potremmo ribattezzare "l'Inter del trasformismo".


In quel pezzo dicevo: "Concludendo l'Inter gioca "male" a causa dei pochi movimenti offensivi. (...) Ma la squadra è tosta e difficilmente perderà tante partite, ma allo stesso tempo se non migliorerà la fase offensiva non ne vincerà tante, poiché non sempre riuscirà a sfruttare le palle inattive - malgrado questa sia una caratteristica delle formazioni di Mancini - e i suoi talenti offensivi non saranno sempre in grado di risolvere con giocate individuali".

La fase offensiva non è migliorata (fa eccezione il 4-0 con il Frosinone), allo stesso modo l'ottima fase difensiva mostrata nelle prime uscite, fatto salvo il match contro i Viola, comunque anomalo per come si è sviluppato, non è peggiorata. Anzi, ha superato altri test insidiosi senza incassare gol, Roma e Juve in testa.

La fase di non possesso dei nerazzurri è figlia in primis del rendimento dei centrali di difesa Murillo e Miranda, la migliore coppia di questo inizio campionato per continuità, affiatamento e affidabilità. Anche i numeri danno loro ragione, vedere l'immagine sottostante.

I numeri di squakwa.com che aiutano a fotografare in chiave difensiva la stagione bauscia. A cui aggiungere l'81% dei contrasti vinti (fonte Gazzetta) dal duo Murillo-Miranda.

Inter difesa

Oltre alla coppia centrale, grande merito va dato allo spessore del centrocampo nerazzurro, sopratutto a Medel e Melo, che certamente non saranno Pirlo e avranno problemi in regia come più avanti vedremo, ma forniscono un'ottima copertura alla retroguardia.

Medel esce in pressione su Pogba, il quale scarica su Marchisio, mentre Felipe Melo scherma Khedira e di rimbalzo la difesa (fuori schermo) nella classica posizione di "scudo". Il brasiliano inoltre, da come si può vedere anche nell'immagine successiva, protegge i 4 dietro ponendosi oltretutto sotto la linea dei suoi compagni di reparto, in modo tale da avere almeno due appoggi veloci in caso di recupero palla.

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melo vs juve

Qui Melo - contro la Roma Medel - svolge il ruolo di galleggiante, cioè quel giocatore in fase difensiva che si piazza davanti alla difesa in modo da sporcare le verticalizzazioni per gli attaccanti e assorbire un eventuale inserimento di un centrocampista. Favorendo così la struttura posizionale difensiva e costringendo gli avversari ad una circolazione da un lato all'altro del campo piuttosto scolastica.

Detto di Miranda, Murillo, Medel e Melo, l'altro grande protagonista del primato in classifica, numeri alla mano, si chiama Samir Handanovic. Perché se l'Inter risulta la 10a squadra del torneo per numero di tiri concessi (12,5 a partita) ma la formazione meno battuta, deve erigere un monumento allo sloveno, l'estremo difensore che ha compiuto il maggior numero di parate decisive del torneo, 23.

Un confronto tra Handanovic e gli altri 4 portieri top di questo campionato. Samir para di più e subisce meno. Logica o paradosso? (Solito grafico www.squawka.com).

handanovic

Lo sloveno si sta confermando sui livelli di Udine dopo che la passata stagione aveva lasciato trapelare avvisaglie allarmanti, tanto che si parlava di una possibile cessione. Invece in questo 2015-'16 - 1-4 con la Fiorentina escluso - sta trascinando la squadra grazie alle sue parate.

La forma smagliante del portiere è frutto anche del fattore psicologico: infatti da quando le ambizioni della squadra sono diventate le posizioni che contano e non più uno scialbo piazzamento in Europa League, il portierone ha visto incrementare il suo rendimento, soprattutto in termini di continuità, suo tallone d'Achille nel recente passato.

Ecco Handanovic in azione contro Roma e Torino, l'uomo in più di questa Inter in queste due partite.

http://youtu.be/K0oJzEX6vd4

http://youtu.be/O-6Xdl0kBHI

Detto del buon andamento della difesa, vi starete chiedendo ancora perché Inter del trasformismo, ora ve lo spiego.
Mancini questa stagione in particolare dopo la sconfitta con la Fiorentina, anzi da quella sfida, ci ha abituato a cambiare sistema di gioco ad ogni partita. Con la Juve si è passati a un 4-4-2, poi ancora 4-3-3 con la Samp, fino ad arrivare al 4-1-4-1 e il 3-5-2 con Roma e Torino. E contro il Frosinone? Di nuovo 4-4-2.

È proprio in quest'ultimo periodo che il tecnico jesino si è guadagnato la nomea di trasformista, modellando il suo undici su quello avversario. Se il 3-5-2 varato contro la viola con Perisic a uomo su Marcos Alonso si è rivelato una mossa sanguinosa, contro la Roma le scelte di Nagatomo e D'Ambrosio per limitare le ali giallorosse sono state vincenti, idem la difesa a 3 proposta contro il Torino. Però i nerazzurri non sono trasformisti solamente nel modulo, ma anche, direi soprattutto, nella differente attitudine difensiva a seconda del contesto.

Contro la Roma in certi frangenti l'Inter si difendeva bassa con 6 giocatori in linea, più il solito galleggiante che si pone a scudo della difesa, in questa immagine anche troppo schiacciato sulla linea dei difensori, e le due mezzali, pronte a coprire sugli inserimenti dei terzini giallorossi. Tratteggiata in rosso la profondità del campo, ridotta in pratica alla sola area di rigore.

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Se contro l'undici di Garcia la squadra si disponeva compatta al limite dell'area di rigore al fine di togliere la profondità ai lanci di Pjanic per le punte, mentre con il Torino la squadra difendeva altissima, quasi sulla linea mediana (49 palloni recuperati, di cui 36 oltre nella metà campo altrui), per evitare il consolidamento del possesso tra i 5 dietro del Toro e le verticalizzazioni per gli attaccanti, letali negli ultimi 20 metri.

Difesa altissima, spazio tra centrocampo e la stessa difesa di circa 15 metri (vedi la linea rossa che parte dalla linea mediana), con Melo a ridosso dei 16 metri avversari a pressare sulla ricezione del pallone il regista difensivo del Torino, Glik, e chiudere il passaggio per Vives. L'unica soluzione per Padelli è il lancio lungo, preda dei difensori interisti.

Qui Felipe Melo forza la transizione negativa anche a costo di uscire in ritardo sul polacco.

tor int press int

Una pressione selettiva, quella messa in scena col Torino, con Felipe Melo nella posizione di "trequartista" atipico per togliere il tempo di gioco e spazio di ragionamento al numero 25, il cervello della manovra avversaria.
Con i giallorossi invece abbiamo assistito ad un recupero palla alto ben più sporadico, che aveva come obiettivo primario quello di far salire la squadra e quindi sgravarla dall'assedio capitolino. Il target non era più l'uomo, ma il pallone, con una densità sulla zona palla, attuato su quelle situazioni "chiuse", come i calci piazzati e le palle coperte, dove è più difficile palleggiare e guadagnare campo per chi offende.

I "bianchi", dopo aver consolidato il possesso sugli sviluppi di un fallo laterale, puntano la porta. Eppure i padroni di casa, nonostante sia saltato il primo pressing, continuano ad attaccare la palla, con Dzeko qui quasi triplicato da Medel, Brozovic e Miranda.

dzeko triplicato

Altra transizione negativa aggressiva, stavolta la gara è Inter-Frosinone 4-0 di domenica. In questo caso una forzatura, alla luce delle errate spaziature, disinnescata dall'uscita di Handanovic.

Se questi appena analizzati, difesa e trasformismo, costituiscono i punti punti di forza di questa Inter, il grande punto di debolezza sta nella fase di impostazione, ancora più che nella fase di finalizzazione. Perché mancano proprio quello sviluppo della manovra e quella rifinitura che consentono ai suoi giocatori offensivi, Icardi Jovetic e Perisic su tutti, di trovare la porta con facilità.

Qui Medel, secondo i dettami della salida lavolpiana, si sarebbe dovuto abbassare tra i due centrali a prendere palla e impostare l'azione. Ma al cileno non si può chiedere certo di dettare i tempi del gioco...

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Concludendo, continuo a pensare che i tanti 1-0 che l'Inter porta a casa, siano frutto più del grande cinismo che del bel gioco. Se mai l'Inter riuscirà a trovare una struttura offensiva credibile senza perdere quella compattezza difensiva, acquisirebbe una completezza tale da poter dare fastidio a chiunque.

Nonostante questo difetto, ritengo che assieme a Roma e Napoli sia la vera candidata per lo scudetto, anche se la Fiorentina sta sorprendendo tutti e c'è da tenere d'occhio il possibile (?) ritorno della Juve, dopo la vittoria contro il Milan. Gli uno a zero, oltre a incarnare la concretezza di questo gruppo, rappresentano la capacità di convertire le situazioni sfavorevoli in favorevoli. E quindi di personalità, completamente assente l'anno scorso. Ma dove può arrivare questa squadra? Se ne saprà di più dopo lo scontro scudetto di lunedì sera in casa del Napoli.


 

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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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