Interventi a gamba tesa

Clásico e Juventus-Milan: due galassie molto lontane


Una ventina di schermi piatti e un megaschermo al centro del muro più lungo. Una decina di tavoli da biliardo. Birra e ampia scelta di cibi per rifocillarsi durante le partite. Ho visto Real Madrid-Barcelona e poi Juventus-Milan in uno sports bar molto carino in una bella città del sud dell’Inghilterra. A partire dalle 17:15, sul maxischermo e su oltre metà degli schermi televisivi balenano le immagini del Bernabeu. La sala è gremita, e molti posti sono stati prenotati con ore di anticipo. Gli spettatori non sono solo membri della comunità spagnola, come al solito molto nutrita, ma sono soprattutto appassionati di calcio, in larga parte inglesi. Sul maxischermo Sky ci mostra le centinaia di persone assiepate in un cinema di Shangai, o in un parco di Miami, in attesa del calcio d’inizio. Nell’altra metà degli schermi televisivi del locale si può intravedere Manchester City-Liverpool, big match della settimana di Premier League. Sullo sfondo.


Certo, non mi trovo nell’ancor più freddo nord dell’Inghilterra dove tutto ciò sarebbe ben più strano, ma la cosa fa impressione. Dà un’idea della portata, dell’importanza raggiunta negli ultimi dieci anni dal clásico. Lo spettacolo non tradisce le attese e soprattutto grazie alla squadra di Luis Enrique ho modo di assistere ad una severa lezione di calcio. Conosciamo benissimo il talento e le caratteristiche dei blaugrana, ma il primo gol, quello di Suarez colpisce pur essendo perfettamente a conoscenza della strategia che ha portato a segnare questo gol.

Lo 0-1 dei blaugrana ai raggi x.

L’inserimento tra le linee di Sergi Roberto (anticipato dal movimento di Rakitic) mi ha subito dato la sensazione, quasi un senso di anticipazione di quanto sarebbe successo. Quell’incursione ha scatenato un domino allestito con perfezione maniacale, che ha portato Ramos a scalare necessariamente sul portatore di palla aprendo il varco a centro area per Suarez. A quel punto alla perfezione dello schema subentra la freddezza del pistolero e la palla finisce col gonfiare la rete.

Il secondo gol è frutto dell’aggressività del pressing offensivo del Barcelona, oltre che del posizionamento fallace di Varane. Ma è lo 0-3 a ridarmi quel senso di completezza di cui ho avuto esperienza osservando la prima rete. Rivederla riporta alla mente una catena di montaggio, la nascita di Optimus Prime, una giocata di Tetris che ti porta a far cadere quattro file consecutive di mattoncini, Charlie Chaplin assimilato dalle macchine in quel capolavoro che  è Tempi Moderni. Suarez taglia verso il centro portando via l’uomo, il suo posto viene preso da Neymar che sa già dove andrà a cercare il pallone Iniesta. Il resto lo conosciamo.

Il “dai e vai” Iniesta-Suarez-Iniesta da cui sgorga il 3-0 catalano.

Il quarto e ultimo gol ci ricorda il motivo per cui Leo Messi è Leo Messi; ma ammettiamolo, è arrivato in un momento della partita dove il Real aveva già abbandonato la gara, almeno a livello mentale. Il Barcelona è stato superiore in tutto, a livello fisico, a livello mentale, a livello di esecuzione delle giocate. Il copione tipico che prevedeva il Real Madrid letale in contropiede è stato reso impossibile dalla mancanza di aggressività delle punte di casa, e se questo è legittimo attenderselo da Benzema, il giocatore pigro per antonomasia, da due atleti di livello superiore come Ronaldo e Bale ci si può e ci si deve attendere maggiore impegno. La tenuta psicologica approssimativa dei giocatori del Real è una costante che segue la squadra con ogni allenatore ingaggiato dopo che Florentino il perenne insoddisfatto ha finito di masticare il precedente.

Questa partita non ci ha detto nulla di nuovo o quasi. Sergio Ramos è il solito sciocco, Benzema il solito indolente (anche se questa volta aveva gli alibi degli infortuni e dei fattori extra campo) e Ronaldo è facile alla frustrazione. Posso dire di essere rimasto impressionato da Sergi Roberto, ma anche questa non è una novità se pensiamo ai frutti della cantera blaugrana degli ultimi 15 anni. Il tempo ci dirà dove questo ragazzo si potrà posizionare nella scala che va da Giovani dos Santos a Messi. Suarez e Neymar dimostrano come ci possa essere vita anche in un Barcelona senza Messi.

In rosso, i contrasti tentati da Suarez, in verde quelli vinti. Come si può vedere dal grafico, il pistolero gioca a tutto campo.

I contrasti tentati da Suarez. Come si può vedere il pistolero gioca a tutto campo

Sono passate le 19. Il locale si svuota rapidamente e rimangono solo i giocatori di biliardo e pochi altri. Le partite di cartello sono finite. Mi tocca chiedere espressamente che venga trasmessa Juventus-Milan, nell’inconsapevolezza generale dei gestori del locale. La partita comincia e ai pochi avventori interessati tocca guardare la partita con una musica assordante e senza commento. Negli altri schermi scorrono le immagini di un torneo di freccette. Il cambio di scenario è repentino e per quanto prevedibile, alquanto deprimente. Lo spettacolo in campo è in linea con l’umore generale.

Si discute spesso di preparazione atletica, di calendari troppo fitti, di infortuni. Ma io penso che un allenatore possa influire fino ad un certo punto con il suo lavoro e i suoi accorgimenti tattici, se tre quarti dei 22 professionisti in campo dimostrano di non essere nel pieno possesso dei fondamentali di base del gioco del calcio. Quando guardo la rosa della Juventus mi viene da pensare che sì, questo possa essere solo un periodo nero, di scarsa fiducia nei propri mezzi o nel tecnico. Ma quando guardo la rosa del Milan non posso che pensare che questa sia la realtà delle cose, perlomeno per molti di questi giocatori. Che in realtà il limite non sia il cielo, ma molto molto più terreno.

Al Milan non sono mancate totalmente le idee. Di tanto in tanto si è riusciti a creare superiorità numerica, a provare ad imbastire una manovra ariosa, veloce. Un’occasione mi è rimasta particolarmente impressa, a causa del suo esito. Durante il momento di massima pressione i rossoneri hanno occupato la metà campo avversaria con una certa costanza, provando ad avvicinarsi alla porta difesa da Buffon ma senza successo. Perché? Perché anche le pochissime volte in cui attraverso una serie di scambi il Milan è arrivato a servire l’attaccante in area, questo, che si trovava spalle alla porta ha fallito l’aggancio spedendo il pallone a un paio di metri di distanza (si tratta naturalmente di Niang).

Qua non si tratta di modulo, di tridente, di falsi nueve o terzini adattati. Quando dei professionisti sbagliano il numero di agganci e passaggi falliti dai giocatori del Milan, tutti questi discorsi vanno in secondo piano. Esecuzione è la parola chiave. Prima della preparazione fisica in questo caso dobbiamo concentrarci sull’esecuzione. Non si trattava di un match di Champions League, in cui il Milan o la Juventus avrebbero dovuto fronteggiare una formazione presumibilmente più attrezzata atleticamente. Si trattava di una partita di serie A, tra due formazioni statiche e giocata ad un ritmo sommesso. In un contesto del genere non si può tirar fuori la scusa della preparazione deficitaria. Più prosaicamente entra in scena il talento, il puro e semplice talento. Una squadra può riuscire a sopperire temporaneamente a una mancanza di talento, attraverso l’organizzazione di gioco e la prestanza fisica. Ma quando anche queste non si trovano in grandi quantità allora il Re è veramente nudo.

Solo Verona e Bologna hanno una media di tiri nello specchio inferiore al Milan.

Solo Verona e Bologna hanno una media di tiri nello specchio inferiore al Milan

Il primo significativo tiro in porta nello specchio da parte del Milan è arrivato al 93′, mentre la Juventus ne ha accumulati non molti di più nell’arco dei novanta minuti, di cui uno è il gol di Dybala, uno un innocuo tiro di Marchisio dalla distanza e l’altro la punizione deviata da Bonaventura. La Juventus non se la passa molto meglio del Milan, ma ho preferito concentrarmi sui rossoneri perché i problemi della Juventus mi sembrano più contingenti che endemici. Certo, Pogba sta giocando una pessima stagione, come da copione del resto e nessuno si è rivelato capace di riempire il vuoto lasciato da Vidal.

Ma la Juventus ha un brillante futuro davanti. Dybala è giovane e come diceva De Gregori “si farà”. Mandzukic è un’importante presenza fisica e si adatta bene alle caratteristiche dell’argentino. Non ho visto partite a sufficienza per diagnosticare i problemi dei bianconeri, non so ad esempio se sia colpa di Allegri e della sua maledizione del secondo anno, ma l’impressione è che il tempo e un paio di tasselli inseriti al posto giusto permetteranno alla Juventus di tornare immediatamente in cima alla classifica. Il destino del Milan è certamente più nebuloso, e questa foschia aumenta sempre di più in vista dell’imminente cambio della guardia in panchina, tanto inspiegabile quanto sbagliato.

Con questo pezzo non volevo cadere nella solita retorica trita e ritrita dell’inferiorità del nostro calcio. È un dato di fatto che non ha senso ripetere all’infinito. Ha ancora meno senso paragonare le due partite che ho visto. Barcelona e Real Madrid in questo momento non giocano un calcio diverso rispetto alle nostre squadre, ma giocano uno sport diverso, che ha le stesse regole e caratteristiche, ma è giocato con un livello di risorse che rende impossibile il paragone. Troppo facile parlare di esecuzione quando la tua squadra può spendere oltre 90 milioni per Neymar (di cui oltre una trentina sottobanco) e allo stesso tempo fare la morale ai rivali per gli oltre 100 milioni scuciti per Bale. Tutti gli altri sono costretti a cavarsela con le risorse a propria disposizione, e a volte, queste sono sufficienti a riportare sulla terra chi è rimasto nell’iperuranio troppo a lungo, come la Juve nella semifinale contro il Real dello scorso anno.

Sono inoltre convinto che la crescita di importanza del clásico sia stata frutto di una fortunata coincidenza tra la sempre crescente diffusione della tv satellitare (oggi presente in milioni di famiglie), l’esplosione del fenomeno social e la presenza di due lenti di ingrandimento mediatico come Messi e Cristiano Ronaldo. Questi due fattori hanno permesso a Real e Barca di espandere il proprio brand ad una velocità sconosciuta rispetto agli altri, facendo fare un salto di qualità mediatico allo scontro sconosciuto nel passato. La partita veniva trasmessa anche da Telepiù ai tempi di Figo e Rivaldo ma non vi era certamente la frenesia di oggi.

Volevo solo raccontarvi l’esperienza di emigrato, di tifoso italiano prima e di appassionato di calcio poi nel godere di due spettacoli che dovrebbero essere simili ma che non sono mai stati tanto diversi. E che difficilmente torneranno a somigliarsi ancora.