Interventi a gamba tesa

Il Clasico, l’unica battaglia che vogliamo sognare


Ci sono fatti della realtà e dell’attualità che ridimensionano la retorica sportiva: il clasico è uno dei pochi eventi che non può essere ridimensionato, che non può essere ridotto a una partita di calcio. Il Clasico rappresenta la nostra passione globale per lo sport: la sua storia ci insegna il suo valore, e racconta anche qualcosa di noi stessi e dei nostri sogni.


Il Clasico è spesso stato più una battaglia che una festa; più una lotta carica di migliaia di significati, che una semplice partita.

I fatti di Parigi tendono a riportare le cose per quello che sono: sarà pure Real-Barça, ma l’importante è che sia un bello spettacolo, un momento di svago, una festa per tutti.

E sarebbe sbagliato: perché il Clasico è l’unica battaglia che ambiamo a vedere, almeno due volte l’anno.

È lo scontro tra due concezioni di club e di città radicalmente diverse, eppure riconducibili allo stesso comune denominatore: la necessità di prevalere sull’altro per provare al mondo la propria infinità superiorità.

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Il calciatore nella foto è Rafael Morera López. Secondo i registri ufficiali, López è il primo marcatore nella storia del Clasico. 17 febbraio 1929: il centrattacco spagnolo fu quel giorno protagonista di una doppietta, che valse la vittoria a quello che da nove anni, per volere di Re Alfonso, si chiamava Real Madrid Football Club.


Quello del 21 novembre 2015 è un Clasico con tre anelli di sicurezza, dati i ripetuti allarmi in Europa. Un Clasico preceduto dal cordoglio e dai messaggi di conforto delle squadre, in particolare dei francesi Mathieu, Varane e Benzema.

Jeremy Mathieu, alias la cosa giusta e la faccia sbagliata.

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Eppure no, il Clasico non si fermò neppure durante la seconda guerra mondiale in Europa. Soffrì dell’interruzione della guerra civile in Spagna, una guerra che divise in modo fortissimo le due città iberiche. Dal ’40 al ’45 tuttavia, Real-Barcelona fu regolarmente disputato.


Il Clasico di novembre 2015 attende Cristiano e una sterzata dalle sue recenti performance. Sì perché Ronaldo si trova a dover giustificare 8 gol in 11 partite: quella che per un buon attaccante è una media straordinaria, per Cristiano è un elemento di accusa nel processo nei suoi confronti e delle voci di mercato.

Un Clasico che attende il ritorno di Messi sul campo, proprio nella partita delle partite. Un ritorno ufficiale: Leo torna a disposizione di Luis Enrique dopo settimane di attesa e di sofferenza fuori dal campo. Settimane che però hanno fatto grande il Barça, che lo hanno portato in vetta alla classifica, che hanno mostrato le qualità realizzative clamorose di Neymar. Che sia un Clasico in cui Messi entra a partita in corso?

I tiri di Neymar: più di tre a partita, di cui mediamente uno diventa gol.

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Un Clasico che costringe il calcio italiano a guardare Luis Enrique e Rafa Benitez sulle due panchine più prestigiose del pianeta. Proprio loro che in Italia, bene ma non benissimo.

Espulsioni e garra, dribbling e pallonetti, risse e simulazioni, golazi e gollonzi. Tutto questo è il territorio naturale del Clasico, il suo ambiente più vero e profondo. Chi ama il calcio, chi ama Real-Barça non spererebbe mai di vedere una normale partita di calcio, nemmeno in tempi tempestosi come oggi. Il Clasico ha visto tempi peggiori, eppure da quasi cento anni ci insegna a soffrire per ventidue giocatori in campo. In fondo, il miglior augurio che si possa fare al Clasico non è che sia una bella partita, ma che sia soprattutto una grandiosa lotta

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it