Interventi a gamba tesa

Spielen und Lernen: la scuola nei settori giovanili tedeschi


Recentemente è uscita qui su Sportellate l’analisi tattica del Sassuolo di Di Francesco, una di quelle realtà che ci riconciliano con l’attuale calcio italiano in crisi. Una strana coincidenza ha voluto che pochi giorni prima mi fossi imbattuto proprio in un’intervista del tecnico neroverde, rilasciata a “Repubblica.it”, nella quale si legge la seguente dichiarazione: La Germania permette ai giovani di studiare nei centri federali, da noi si va nei diplomifici per il pezzo di carta. La cultura è libertà, e un giocatore colto apprende più rapidamente. La prima riforma che farei è importare il modello tedesco”. Colpito da queste affermazioni, ho deciso di effettuare una piccola ricerca in merito, cercando di apprendere qualcosa sul modello tedesco in questione.


L’istruzione dei giovani calciatori si colloca nel più ampio contesto della ricostruzione dei settori giovanili in Germania, frutto della riforma attuata a partire dal 2000 dopo il fallimentare Europeo in Belgio e Olanda. Allora i tedeschi guardarono al di là del Reno e dei Vosgi e fecero proprio il modello francese, basato sull’Accademia centrale di Clairefontaine e sui Centri di Formazione disseminati sul territorio, in cui i ragazzi conducono una vita tra sport e studio che permette loro di crescere in maniera efficace non solo come atleti tecnicamente e tatticamente attrezzati, ma anche come persone.

Addirittura, la sociologa Emilie Pilet ha rilevato come i giovani delle classi popolari abbiano oltre il doppio delle probabilità di conseguire un diploma di scuola superiore se vengono reclutati in uno di questi centri. Oltre a portare vantaggi di tipo strettamente calcistico, resi eclatanti in Francia dalla vittoria di Mondiali ed Europei e in Germania dai successi di club del Bayern Monaco e dal titolo iridato nel 2014 della nazionale, un simile modello plasma degli individui forniti degli strumenti culturali di base necessari per potersi aprire il più ampio ventaglio possibile di strade alternative al calcio.

Inoltre, come ricorda Di Francesco, i benefici si estendono a chi effettivamente sfonda nel mondo del pallone: la capacità di imparare ed elaborare efficacemente nozioni e concetti, in tempi di tatticismi e ritmi frenetici, fa la differenza tra un grande talento e un fuoriclasse. Ma che struttura ha allestito in questi anni la Federcalcio teutonica per attuare tali princìpi?

Clairefontaine, quartier generale del movimento giovanile francese e ispiratrice suprema del “modello tedesco”

 Clairefontaine

“Ils seront célèbres”: 3 tra i prodotti più pregiati del settore giovanile d’Oltralpe

Clairefontaine campioni

Un’accademia centrale non è ancora stata costruita, ma è in progetto. Intanto, sono stati disseminati in giro per il paese 366 Stützpunkte, dove i ragazzini tra gli 11 e i 14 anni possono sviluppare le proprie abilità calcistiche e relazionali sotto la guida di istruttori qualificati, senza dover essere per forza tesserati per una squadra e senza doversi mai allontanare di oltre 40 km da casa.

Per affinare poi i giovani calciatori nella fascia di età 15-18, ecco i 54 Leistungszentren, gestiti direttamente dai club: 36 sono in mano ai club di Bundesliga 1 e 2 (18+18), che tra i requisiti per potersi iscrivere ai campionati devono disporre di tali strutture, 11 appartengono a società di terza serie e 7 a società di quarta. Ma fin qui, ci limitiamo alla parte calcistica della formazione dei giovani calciatori: una parte importantissima, decisiva per la rinascita del movimento tedesco, imitata recentemente dall’Ungheria (non a caso qualificata ai prossimi Europei) e in via di imitazione pure in Italia (torneremo sull’argomento). Ma è la parte relativa all’annessa scolarizzazione che c’interessa in questo frangente; un’autentica chicca germanofona, visto che anche l’Austria prevede un meccanismo di convenzioni tra istituzioni calcistiche e scolastiche.

Volo d’uccello sul Leistungszentrum dell’Eintracht Francoforte, uno degli impianti più rinomati.

Leistungszentrum Eintracht

Alle radici della rinascita. In primo piano: Egidius Braun, presidente della Federcalcio teutonica quando furono imposte le prime linee guida ai club. Sullo sfondo: Berti Vogts, c.t. della Germania fino al 1998 che già in tempi non sospetti aveva proposto una riforma molto simile a quella poi effettivamente attuata

Braun-Vogts

Era il 2006 quando un accordo tra Federcalcio, club e Ministeri dell’Istruzione dei Länder portò alla generazione delle Eliteschulen des fussballs, letteralmente “scuole d’élite del calcio”, di fatto un nuovo indirizzo liceale nell’ordinamento didattico tedesco: i programmi prevedono le discipline canoniche, dalla lingua nazionale a quelle straniere, passando per la matematica e le scienze, fino a storia, geografia e le educazioni artistica e tecnica; con un’attenzione particolare, naturalmente, all’educazione fisica e calcistica.

Il tutto adattato alle vite colme di sport degli studenti, con carichi di lavoro e orari flessibili in modo da ottimizzarne il barcamenarsi tra libri e allenamenti, e tutoring individuale in caso di carenze in determinate materie. Si tratta di 35 convenzioni tra un club e uno o più istituti, sia pubblici sia privati, della propria città. Superstar come Schweinsteiger, Müller e Kroos hanno occupato questi banchi, e tanti futuri campioni li stanno occupando. Andando a scorrere i nomi delle squadre coinvolte, non si trovano solo gli altisonanti Bayern Monaco e Bayer Leverkusen, ma anche i più “piccoli” Bad Neuenahr e RB Lipsia, a testimonianza di una mentalità trasversale e di un progetto capillare, per crescere (anzi, far crescere) tutti insieme.

Esercitazione tecnica nell’Eliteschule del Fortuna Düsseldorf

Calcio a scuola

Ritratto satellitare di una convenzione club-scuola: la realtà del Chemnitz, squadra di terza serie

chemnitz eliteschule

E il nostro Paese? Sappiamo bene di non brillare quanto a investimenti sul futuro: le squadre che da noi impiegano ogni anno più denaro nel settore giovanile (tendenzialmente, le tre “grandi” a strisce verticali) investono cifre che corrispondono alla media dei club tedeschi di prima e seconda serie: ci si attesta intorno ai 5 milioni di euro.

Eppur qualcosa si muove, vedi il recente piano FIGC per l’edificazione di 200 Centri di Formazione Federali entro il 2020 e l’inaugurazione del primo di essi a Firenze. Tuttavia, per quanto riguarda il binomio tra attività agonistica e studio, si registra un unico caso, quello dello “Juventus College” che dall’anno scorso ha assunto lo status di Liceo Sportivo; lo stesso indirizzo che dovrebbe avere l’istituto inserito dal Milan nel progetto del nuovo stadio, attualmente in stand-by.
Anche se vale la pena ricordare in questa ottica la “Fiorentina School”, vale a dire il liceo scientifico ad orientamento sportivo di Firenze, nato due anni fa dalla sinergia tra il club viola e l’Istituto dei Padri Scolopi, e altre collaborazioni tra scuole e società, ad esempio l’Inter.

Ancora troppo poco comunque per arrivare ai livelli auspicati da Di Francesco, troppo poco per cacciare i fantasmi della vera e propria sportellate tirata lo scorso anno dal presidente del CONI Malagò («In Italia i calciatori, appena vedono i soldi, pensano non serva nient’altro e restano ignoranti»), troppo poco per riempire i banchi di calciatori-studenti di livello accettabile e svuotare i diplomifici.

Foto celebrativa dell’inaugurazione del Centro Federale Territoriale fiorentino, lo scorso 26 ottobre.

during the unveiling of the new Italian Football Federation training center on October 26, 2015 in Florence, Italy.

 

Classe 1992, mezzo palermitano, mezzo milanese, ma nato in America. Da quando ha 12 anni, alla domanda "cosa vuoi fare da grande?" risponde "commentatore sportivo". Laureato in Lettere Moderne e specializzando in Comunicazione presso l'Università Cattolica, per lui non c'è nulla di più stimolante che scrivere di calcio libero da catene formali e banali stereotipi! Il suo Dio: Federico Buffa Il suo Re: Roger Federer

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