Interventi a gamba tesa

Dal Napoli all’Atalanta, passando per la Lazio. Cos’è cambiato nel Milan?


Ci eravamo lasciati con questo sfogo sul Milan di un mio collega, ora voglio riprendere il filo e spiegare, o almeno provare a farlo, la metamorfosi rossonera nell’ultimo mese.
Premessa: non sarà certo questo un articolo di elogio a Mihajlovic o di critica ai detrattori del serbo iniziali, né voglio soffermarmi sui problemi di continuità e scarsa personalità della rosa. Nelle intenzioni questo è un pezzo per analizzare il nuovo atteggiamento del diavolo. Partendo dalla rovinosa sconfitta contro il Napoli (0-4) fino ad arrivare alla convincente prova contro la Lazio (3-1) e al piccolo passo indietro con l’Atalanta (0-0) che comunque a mio avviso mostra, nonostante la prova complessivamente insufficiente, dei miglioramenti rispetto al primo Milan stagionale, cioè quello del trequartista.
La sconfitta contro il Napoli sembrava l’inizio della fine, l’inizio di un’altra stagione da buttare. E invece…


I rossoneri fino alla partita contro l’undici di Sarri avevano sempre giocato con il 4-3-1-2, modulo che non esaltava i big della squadra. Bonaventura – comunque uno dei più positivi anche nelle prime uscite – era infatti limitato in una posizione non propriamente sua, Bacca doveva dividersi l’area con Luiz Adriano andandosi a calpestare i piedi col brasiliano, il De Jong versione interno aveva ancora più difficoltà che da play basso a dettare il ritmo alla squadra, e Bertolacci non aveva lo spazio necessario per attaccare la difesa avversaria.

Per svariate necessità, tra cui i tanti infortuni in attacco, i quali hanno inevitabilmente influenzato Mihajlovic, ora il Milan gioca con il 4-3-3 con tutti o quasi gli uomini al proprio posto. Con un ritrovato Cerci largo a destra e un Bonaventura tirato a lucido, idem Bacca.

Fase difensiva

Partendo dalla fase difensiva, possiamo notare un sostanziale mutamento in termini di atteggiamento. D’accordo, le difficoltà in fase passiva non si sono volatilizzate (permane sempre un diffuso difetto di attenzione, in particolare negli esterni di difesa, che si fanno saltare troppo facilmente o sono fuori posizione), ma questo “upgrade mentale” già di per sé si è rivelato un buon detonatore in grado di far muovere decisi passi in avanti.

Milan-Napoli 0-4 del 4 ottobre. La linea nera mostra il posizionamento delle due linee difensive del Milan, slegate e mal posizionate. Nello specifico, Kucka è leggermente troppo staccato da Hamsik, Bonaventura non scherma la linea di passaggio per Insigne, mentre Zapata, oltre a non accorciare sul numero 24, non fornisce neanche copertura a Rodrigo Ely.

Milan-Atalanta 0-0 del 7 novembre. La linea nera segnala il coretto posizionamento della difesa rossonera e il cerchio rosso la marcatura stretta portata da De Sciglio su Gomez. Infine si può notare con la linea tratteggiata rossa come Romagnoli marchi “a vista” l’avversario.

Le immagini si rifanno alla partite rispettivamente contro Napoli e Atalanta. Si può notare dal confronto come la marcatura risulti diversa, malgrado poi la tipologia difensiva resti invariata: 4 difensori più 3 centrocampisti.

Nel match conto i partenopei, i difensori meneghini erano molto meno aggressivi sugli avversari, difatti si può notare come Hamsik e Insigne godano di una certa libertà, mentre nel secondo caso Gomez, giocatore a cui è indirizzata la palla, sia marcato stretto da De Sciglio. Un ultimo appunto sul posizionamento della linea: nel primo caso, Zapata è fuori posizione; in più i vari Ely, De Sciglio e Antonelli nel corso della gara spesso difendono bassi, piatti e distanti dall’uomo, soffrendo tremendamente i tagli di Insigne e Callejon.

Nella seconda immagine invece si può vedere come i due terzini accorcino prontamente sugli attaccanti esterni dell’Atalanta e Montolivo si mette a protezione dei due centrali, cosa che ad esempio nel derby perso 0-1 sull’azione del gol di Guarin non era successa.

Per carità, lo spessore di bergamaschi e campani è differente, ma queste due cartoline ci fanno notare come sia cambiato l’atteggiamento del Milan in fase di non possesso, dovuto anche alla crescita dei singoli, Romagnoli su tutti.

L’immagine mostra un confronto tra Romagnoli, Miranda, Chiellini, Acerbi e Manolas. Ho tralasciato il Napoli perché difende molto più alto delle altre squadre, così come la Fiorentina che tra l’altro si difende a tre. La statistica realizzata con squawka.com aiuta a capire come le critiche rivolte a Romagnoli siano infondate, anche perché il classe ’95 figura tra i migliori nella maggior parte dei parametri scelti.

romagnoli buono

Un’altra variazione determinante consiste anche alla modalità del pressing: con il 4-3-3 si copre meglio il campo in ampiezza e la squadra si difende più compatta. Inoltre si è passati ad aggredire più alto l’avversario.

Lazio-Milan 1-3 dell’1 novembre, così come l’immagine sottostante relativa alla gara contro l’Atalanta, mostrano una formazione diversa in fase di non possesso: le linee nere sottolineano il posizionamento della squadra, in particolare del centrocampo integrato con gli esterni (4-5-1), quelle rosse mostrano dove è diretto il pressing dei singoli giocatori, il cerchio rosso simboleggia la marcatura, mentre le linee tratteggiate blu come il posizionamento in campo del giocatore copra una possibile linea di passaggio. Entrambe le azioni si concluderanno con un lancio lungo preda della difesa rossonera.

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In entrambi gli screeni giocatori coprono perfettamente il campo: Bonaventura e Cerci in un caso (Lazio) e Cerci e Niang nell’altro (Atalanta) in effetti “vigilano” sui due terzini, pronti ad aggredirli in caso ricevano palla. Inoltre in entrambi i casi Bacca, marca, o può intervenire, su un centrale e allo stesso tempo sporca con il corpo la possibilità di un passaggio, idem Cerci nella seconda immagine.
In queste ultime uscite i rossoneri guardano più sovente la porta nemica della propria: anche qui determinante, oltre al sistema di gioco, il lavoro sulla testa dei giocatori da parte del tecnico serbo.

Fase offensiva

Con il vecchio 4-3-1-2 Bonaventura – nonostante una buona interpretazione del ruolo di trequarti – aveva poche possibilità, in termini di spazio, per sprigionare le sue doti principali: corsa, dribbling e cross. L’ex atalantino non è propriamente il regista in grado di dettare il passaggio in verticale, ma è soprattutto un uomo di fascia letale nell’uno contro uno come nell’entrare dentro al campo.
Con il passaggio al 4-3-3 le sue prestazioni sono salite ulteriormente a livello personale – mvp secondo whoscored.com contro Sassuolo e Lazio – e di conseguenza a livello collettivo, tanto che il suo apporto in zona gol si è fatto ancor più decisivo (su 4 degli ultimi 7 gol c’è il suo timbro). Attenzione: con apporto non intendo solamente gol o assist, ma anche movimenti smarcanti o in grado di “tagliare fuori” un avversario.

Immagine presa dal match contro il Napoli: la linea degli attaccanti di casa è schiacciata sulla linea difensiva di Sarri, i due uomini cerchiati in rosso sono Bonaventura (in possesso) e Bertolacci, mentre le linee blu sottolineano il movimento compiuto dai due.

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Quest’immagine è emblematica rispetto a quanto scritto sopra: il centrocampista classe ’89 non ha campo per puntare la porta, così finisce per allagarsi e Bertolacci, altra pedina che necessita di spazi aperti per inserirsi, è chiuso dai due giocatori del Napoli ed è costretto a muoversi verso Bonaventura per reclamare il pallone.

Certo, questa situazione è un caso limite in cui non c’è transizione e la retroguardia schierata ha vita facile nel difendere ampiezza e profondità del campo. Ma nelle prime sfide è capitato spesso anche in altri contesti – su azione manovrata come in ripartenza – di vedere gli attaccanti schiacciati sulla terza linea avversaria senza possibilità di attaccare la profondità, con i portatori di palla, tendenzialmente Bertolacci e Bonaventura, di fronte alla difesa schierata quasi obbligati ad allargarsi, finendo col disperdere possessi potenzialmente pericolosi.

Con il nuovo modulo questo avviene meno perché, al di là di un’intensità superiore, i giocatori, una volta recuperato il pallone più alto – e qui ci si ricollega al discorso sulla pressione menzionato in precedenza – provano a verticalizzare velocemente o a cambiare gioco sul lato debole, agevolando il compito degli esterni e degli incursori.

Sempre Lazio-Milan 1-3. L’uomo cerchiato è Bacca che conduce la palla, gli uomini che si stanno inserendo nello spazio (freccia nera) sono (dal basso verso l’alto) Bertolacci, Bonaventura (il più avanzato) e Montolivo.

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Qui è Bacca che conduce la palla, ma il discorso non sarebbe diverso se fosse Cerci o Bonaventura. La sfera è stata recuperata alta sull’uscita dei padroni di casa, il che spiega l’inferiorità numerica biancoceleste. Come si può notare, Bonaventura sta tagliando internamente verso il primo palo, creando così lo spazio sul secondo palo per Bertolacci.
È proprio questo che intendevo con presenza offensiva: lo stesso numero 91 taglia alle spalle di Basta, favorito dal movimento di Bonaventura, mentre Montolivo ha due possibilità: o fermarsi fuori dall’area e attendere il passaggio corto per tirare, o inserirsi all’altezza del dischetto seguendo il taglio di Bonaventura.

Il cambio di sistema di gioco ha favorito esattamente questi inserimenti che sono nelle corde di tutti gli elementi offensivi: in primis Bacca e Luiz Adriano, due attaccanti dinamici a differenza del più statico Balotelli, in secundis Bertolacci, Cerci e Bonaventura.

L’ultima considerazione riguarda Bacca e LA, incompatibili in coppia (l’immagine sotto è palese) e più funzionali da prima punta nel 4-3-3, specialmente il colombiano, se possibile ancor più determinante. Il rovescio della medaglia però denota problemi di attacco posizionale quando il centravanti di turno svuota l’area, non sempre seguito dal taglio interno di un compagno; o comunque assecondato da un giocatore in appoggio quando staziona negli ultimi 16 metri.

Immagine presa ancora dall’incontro contro il Napoli. Gli uomini presenti sono Bonaventura, cerchiato in rosso, Bertolacci a sinistra, Bacca, al centro, e Luiz Adriano a destra. Le linee nere simboleggiano il movimento, le linee blu ciò che avrebbero dovuto fare. Bacca va incontro al numero 28, Bertolacci guarda la palla e Luiz Adriano fa lo stesso senza attaccare in maniera decisa lo spazio alle spalle dei difensori partenopei. Errore da matita rossa.

Contenuti extra: Montolivo miglior recupera palloni della serie A? “Il calcio è strano Beppe”.

top 15 plle recuperate

Conclusione

I progressi del Milan sono frutto del passaggio al 4-3-3, specialmente nella riconquista della palla e nella transizione positiva, oltre che del lavoro mentale apportato dall’allenatore sul gruppo, bravo ad eliminare quella paura visibile ad esempio ad occhio nudo nel ko casalingo col Napoli, in luogo di una squadra più alta ed aggressiva (prima dello 0-0 coi bergamaschi, il baricentro medio era 53,29 metri).
Che finora in partite più conservative ha dato il meglio di sé (magistrale il 3-1 all’Olimpico con la banda di Pioli), mentre negli incontri in cui è stata chiamata a fare la gara, ha fatto un po’ più fatica, vedi l’ultimo 0-0 o il 2-1 col Sassuolo nelle battute finali malgrado la prolungata superiorità numerica.

Infine credo che la scelta folle di Donnarumma sia un segno di fiducia nei confronti di tutti gli elementi della rosa, anche i più giovani. E di giocarsi tutto al massimo.


 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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