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- di Redazione Sportellate.it

Mondiale Under 17, da Nwakali a Cortes: ecco i talenti del futuro


Domenica a Vina del Mar (Cile) è andata in scena la finale del mondiale Under 17. A trionfare allo stadio Sausalito la Nigeria, che ha vinto 2-0 la finale tutta africana - bella novità - contro il Mali. Diciassette candeline sono forse ancora troppo poche per dare giudizi - e Dio ce ne scampi dal farlo - ma comunque qualche talento da tener d'occhio si è visto. Intanto, se qualcuno avesse ancora dei dubbi, la competizione ha confermato due tendenze in atto, almeno per quanto riguarda le competizioni tra nazionali.


1) Il Brasile e l'Argentina non sono più le sole macchine sforna talenti del calcio sudamericano (Albiceleste eliminata ai giorni e il Brasile fuori ai quarti con un secco 0-3 contro i campioni nigeriani). Ma se il re e la regina abdicano, i sudditi di un tempo stanno diventando borghesi: Messico e Costarica in primis, con giovani davvero interessanti e di prospettiva, subito dietro Ecuador e Cile;

2) il calcio europeo pare meno dominante di una volta, se non in termini di talenti (quelli ci sono), come risultati, con solo due europee ai quarti. Confermando se non altro le tendenze in atto: la Croazia (la generazione lunga dei Rakitic, Kovacic, Lovren, Perisic, Mandzukic, Pasalic, Vlasic e co. sembra non voler terminare) ed il Belgio (il cui straordinario lavoro federale dell'ultimo decennio è stato ripagato dalla generazione di talenti più grande della sua storia).

Non avendo pretese di completezza o veridicità futura, vi presento alcuni dei miglior talenti che si sono messi in mostra in Cile. Teneteli d'occhio!

1) Diego Cortes Padilla (Messico, difensore classe '98)

Il nome ricorda quello del conquistatore spagnolo che distrusse nel XIV l'impero Atzeco. Tralasciando la storia, i miglior piedi (oltre che il gol più bello, guardare sotto) visti in Cile appartengono a questo ragazzo messicano, nato a Guadalajara, il 18 giugno 1998.
Anche il ruolo è insolito: terzino destro. Due gol nella competizione da parte del giovane della nazionale che più ha impressionato per gioco, tecnica e organizzazione. Grinta da vedere, piedi ottimi, predisposizione al dribbling e alla corsa: sembra più portato per fare l'esterno. Lo confermano le sue carenze: da rivedere il ripiegamento in fase difensiva. Gioca nel Deportivo Guadalajara.

Uno slalom così, neanche Alberto Tomba ai tempi d'oro.

2) Kelechi Nwakali (Nigeria, trequartista classe '98)

Il miglior giocatore del torneo, premiato con l'Adidas Golden Ball, piede e mente della vincitrice Nigeria ed unico dell'11 titolare ad avere un contratto con una squadra europea: il Manchester City. Da non confondere con il fratello, sempre del City, Chidiebere, ora in prestito al Malaga.

Inutile dire chi sia l'idolo di Kelechi: Yaya Toure, al quale si ispira e rimanda per modalità di gioco. Ed è quello che ha fatto al mondiale U17: regista, ma come il gran centrocampista ivoriano, a tutto campo, andando a prendere la palla sulla linea dei difensori, per poi farsi trovare pronto in prossimità dell’area avversaria per finalizzare l’azione. Si è fatto apprezzare anche per il tiro dalla lunga distanza e sui calci piazzati.

La punizione del provvisorio 1-1 di Nwakali in semifinale col Messico. Ps: il portiere americano non propriamente un gatto nella circostanza.

https://youtu.be/2tysz72ZjSw?t=1m39s

3) Dante Vanzeir (Belgio, attaccante classe '98)

Una sola partita per la gloria. Ebbene sì, perché quanto fatto vedere da Vanzeir nella finalina contro il Messico vinta 3-2 è stato assolutamente devastante: due gol ed un assist in un match giocato per buona parte con l’uomo in meno, e soprattutto dando l’impressione di uno strapotere assoluto difficile da vedere a queste età. Una prestazione che rende ancora più assurda la sua esclusione dall'11 titolare nella semifinale persa 1-3 col Mali. Il suo nome si unisce agli ottimi talenti presentati dal Belgio, assieme a al difensore centrale Faes e alla mezzala Rigo. Attaccante esterno, gioca nelle giovanili del Genk… lì da dove vengono Christian Benteke, Thibaut Courtois e Kevin De Bruyne.

In una dicitura molto '90's, "i gol e i prodigi di Dante Vanzeir nella finale per il terzo posto contro il Messico".

https://youtu.be/yM_HH44vu-M

4) Samuel Diarra (Mali, portiere classe '98)

Samuel Diarra, portiere del Mali, a sorpresa finalista del torneo, premiato dall'Adidas con il "Guanto D'oro" come miglior portiere del torneo. Coriaceo e personalità da leader a soli 17 anni: non propriamente roba da tutti i giorni. Da incorniciare la parata tutta riflessi ed istinto contro il Belgio nella semifinale vinta 3-1 e la finale contro la Nigeria, in cui neutralizza anche un rigore. Missione: proseguire la tradizione dei grandi portieri africani, sulle orme di Boubacar Barry , Bruce Grobbelaar e Thomas N'Kono.

Diarra che tiene in finale piedi la baracca, finché può.

5) Leandrinho (Brasile, attaccante classe '98)

Dove sono finiti i grandi attaccanti brasiliani? Anche il Mondiale cileno ci ha lasciato molti dubbi. Cercando di vedere la luce in fondo al tunnel, l’unica nota lieta della Seleçao verdeoro è Leandro Henrique do Nascimento, 2 gol in 5 partite e movimenti da punta vera. Gioca al Ponte Prete, seguito da anni dai talent scout dei Pozzo, con la prospettiva di portarlo a giocare all'Udinese in futuro. Intanto, dopo quello che ha fatto vedere in Cile, anche Amburgo e Real Madrid hanno drizzato le orecchie.

Il numero 7 nella gara del girone eliminatorio con la Guinea dà il meglio di sé: un gol, un rigore procurato e un movimento costante nello spazio.


Andrea Mularoni

@AndreaMularoni

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