Interventi a gamba tesa

Come ammazzare Morata e vivere (quasi) felici


No, non è una trasposizione del film tragicomico uscito 4 anni fa in cui i 3 protagonisti vogliono ammazzare i rispettivi datori di lavoro. Però potrebbe diventare il titolo di un poema epico-cavalleresco di matrice medievale. L’ambientazione sarebbe il regno sabaudo, il protagonista Alvaro, un aitante cavaliere ispanico sbattuto fuori dal suo casato denominato “area di rigore” da Massimiliano del Granducato di Toscana, un oligarca senza scrupoli che lo bandisce dal suo territorio per la ragion di stato, leggasi “presidio della fascia mancina”. Alvaro lotta indomito e ci mette l’anima pur di adempiere alla missione del proprio condottiero, ma nelle aride terre di mezzo si arena come uno squalo sulla terra ferma. Quand’è quindi che terminerà il supplizio del nostro eroe? Quando Alvaro Morata potrà far ritorno a casa? 


Uscendo da questa triste metafora, il nocciolo della questione ruota attorno alla posizione di Alvaro Morata nella Juventus 2015-’16, più decentrata ed arretrata rispetto alla veste naturale di attaccante centrale. Ora esterno offensivo di sinistra nel 4-3-3, ora punta di raccordo nel 4-3-1-2/3-5-2 sotto al centravanti di turno. Un riadattamento comprensibile soltanto in relazione alla fisionomia dell’organico a disposizione di Massimiliano Allegri in questa stagione.

Una rosa asimmetrica e numericamente mal assortita nell’ultimo terzo di campo: l’irrisolta ricerca del trequartista – d’accordo, ci sarebbero Hernanes e Pereyra, ma il profilo del brasiliano non collima affatto con l’identikit del tecnico bianconero, che vorrebbe un giocatore in fase di possesso in grado di aprirsi ed attaccare la porta, e in fase di non possesso di sporcare l’uscita palla avversaria e schiacciarsi sulla linea dei centrocampisti; mentre il “Tucumano” è più un uomo da transizione, da inserire preferibilmente a gara in corso – ha partorito l’arrivo in prestito di Cuadrado, collocabile sulla destra in un 3-5-2 o in un 4-3-3. In quest’ultimo caso, in assenza di un alter ego sulla sinistra (c’era un certo Coman, ma è stato venduto. In più c’è lo stesso Pereyra, al momento però infortunato) l’indiziato numero uno risponde al nome di Morata.

Spoiler: la nuova vita di Alvaro Morata ad un miglio marino dai 16 metri ( heat map by whoscored.com).  

juv glad morata FATTO

sas juv morata FATTO

Considerato poi che Zaza e Mandzukic per stazza e pochezza tecnica possono essere schierati in un ruolo e uno soltanto (ossia da 9) e che secondo Allegri il processo di trasformazione di Dybala da attaccante centrale a mezza punta è ancora in divenire, quando si va di 4-3-1-2 o 3-5-2 (4-4-2 in fase difensiva), se la “Joya” non è in campo, tocca all’ex Real Madrid arretrare il proprio raggio d’azione e fungere così da engache tra centrocampo e attacco. “È l’unico che può giocare con chiunque perché in campo sa fare tutto” la chiosa del mister toscano.

Che in linea teorica può avere anche ragione. Morata è sì il più poliedrico tra gli elementi offensivi: fisicità, potenza, qualità tecnica con entrambi i piedi, colpo di testa, esplosività e caparbietà nel corto come nel lungo. Tuttavia un profilo a cui si aggiungono un innato dinamismo su tutto il fronte d’attacco e un’eccelsa capacità di aprire varchi per i compagni, non va frainteso con quello di un giocatore versatile: perché se il canterano del Real Madrid non gioca da prima punta, le suddette skill vengono decontestualizzate. E quindi evaporano. Nello specifico, lo spagnolo, pur avendo gamba e piedi buoni, non può essere allontanato dalla porta in quanto non ha nelle sue corde un calcio associativo: non vede la giocata, né sa leggere i movimenti di compagni ed avversari.

Indizio numero 1: Inter-Juve 0-0 del 18 ottobre. Bonucci in verticale per il numero 9, il quale non si ravvede della traccia interna di Cuadrado e apre a memoria sulla destra nella terra di nessuno.

 

morata alla cieca from Gian Marco Porcellini on Vimeo.

Indizio numero 2: Manchester City-Juve 1-2 del 15 settembre. L’iberico prima offre una linea di passaggio intelligente a Mandzukic, poi potrebbe imbeccare di prima Lichtsteiner pronto a calciare (2:31” nel video). Ma preferisce incunearsi in un donchisciottesco 1 vs 3. Voce del verbo: non sapere leggere la situazione.

Una volta in possesso, lo spagnolo, da puledro di razza quale è lui, abbassa la tavoletta e punta la porta. A prescindere dai metri che lo separano dalla stessa e dal numero di maglie nemiche sulla sua strada.

Indizio numero 3: Juve-Torino 2-1 del 31 ottobre. Ricevuta palla spalle alla porta, il classe ’92 prova, nonostante marcatura di Bovo e il raddoppio di Bruno Peres, a girarsi e sgasare verso l’area. Risultato? Possesso perso e fallo di frustrazione su Quagliarella che gli frutta un giallo.

morata ammonizione toro from Gian Marco Porcellini on Vimeo.

Se vederlo sbagliare tempistiche dei movimenti e spaziature in area è un’ipotesi remota, da esterno offensivo o seconda punta si trasforma in un’incrollabile certezza. Di più, sembra un giocatore svuotato della propria essenza: mai un taglio alle spalle del terzino, mai un attacco della profondità oltre la linea difensiva (limite “psico-motorio” o precisa istruzione del proprio allenatore?). Complessivamente il movimento senza palla risulta assente o quasi, l’unica opzione che concede al portatore di palla è la giocata corta sulla figura.
E qui si ritorna ad un’idea di calcio fuori dalla sua concezione poiché fuori dalla sua zona confort: un gioco imperniato sulla prima persona singolare (“io faccio gol”), non sulla prima plurale (“noi facciamo gol”). Non è egoismo o noncuranza della squadra, è semplicemente uno stato d’animo.

Capitolo 4: Juve-Toro, il (non) movimento senza palla. Morata avrebbe un tempo di gioco su Acquah per liberarsi del granata e guadagnare quello spazio alle sue spalle che gli consentirebbe di avere la fronte rivolta verso i pali di Padelli. Invece resta immobile a 3 metri da Evra, a chiedere un passaggio che gli preclude ogni tipo di giocata utile. Difatti sulla ricezione è costretto a correre verso la propria metà campo. 

morata statico vs toro buona FATTO

Fa quasi tenerezza vederlo intrappolato in un abito troppo scomodo per lui. A tratti si intristisce e mi ricorda per insofferenza e impotenza l’ultimo cadaverico Fernando Torres, oppure uno dei tanti cestisti NBA in “Space Jam” prosciugato del proprio talento. La risultante dei già citati fattori (posizionamento fuori ruolo-incapacità analitica di interpretare un calcio collettivo-decifit di movimento senza palla) conduce ad un’inevitabile vicolo cieco: quello di una pericolosità offensiva ai minimi storici. Tanto che contro Inter e Torino ha effettuato zero-tiri-zero.

“C***o me ne della squadra, una volta tanto che arrivo in area tiro e poche storie!”.

morata vs glad tiro cross from Gian Marco Porcellini on Vimeo.

E dire che la buona volontà non gli manca affatto. L’impressione in effetti è che l’attaccante iberico stia lavorando al fine di snaturare il suo stile ed assecondare i dettami del tecnico. Ma è un po’ come lo studente che si applica, però non ce la può proprio fare ad arrivare a quel maledetto 6 pieno in pagella. Al massimo arriva a quel 6 — per l’impegno.

E in questo caso non si può ignorare che si stia sforzando profondamente per dialogare con la squadra: ad esempio la lunghezza media dei passaggi è aumentata dall’anno scorso di quasi 5 metri (da 14,7 a 19,05), segno forse di una visione più panoramica, mentre il numero dei passaggi chiave a partita è salito dallo 0,63 del 2014-’15 all’attuale 1,13 (dati squawka.com). Soprattutto mi piace l’applicazione in fase difensiva. Magari non sempre ordinata – del resto la tattica individuale non può essere paragonata a quella di un giocatore difensivo – ma comunque degna di lode.

Farsi 60 metri a tavoletta a fine primo tempo per ripristinare l’equilibrio difensivo (Marchisio, scivolando lateralmente su Acquah al fine di non concedere al ghanese e a Bruno Peres il 2 vs 1 con Evra, aveva creato un buco in zona centrale) e spegnere l’inerzia dell’azione del Toro: grazie al suo ripiegamento la formazione di Ventura perde ritmo, superiorità numerica e posizionale. Alvarone braveheart .

 

morata difensivamente commovente from Gian Marco Porcellini on Vimeo.

Dinanzi ad uno stato dell’arte impietoso in termini sia di prestazioni individuali sia di risultati globali, le mie riflessioni (ordinate per drammaticità crescente) sono le seguenti:
1) Alvaro ha reali margini di miglioramento in questo ruolo?
2) È più vantaggioso centellinare Dybala (sulla falsa riga del trattamento riservato allo stesso Morata 12 mesi fa) che sottoporre il numero 9 a questo trattamento, esponendolo a figuracce ed intaccandone la condizione mentale?
3) Peggio di Morata esterno alto-seconda punta, soltanto Henry ala sinistra nella Juve di Ancelotti ’98-‘99 e Huntelaar largo a destra nel pittoresco “4-2-fantasia” di Leonardo del 2009-’10.
4) Se Allegri dovesse insistere con continuità con questo scempio già andato in scena in 6 occasioni tra campionato (Genoa, Inter, Sassuolo e Torino) e Champions League (Manchester City e BMG allo Stadium), fossi in Morata premerei affinché il Real Madrid eserciti la celeberrima recompra. A maggior ragione dopo l’esplosione dell’affaire Benzema. Ma soprattutto per tornare a riempire gli ultimi 16 metri e tornare a segnare gol come questi.


 

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it

2 Responses to “Come ammazzare Morata e vivere (quasi) felici”

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