Interventi a gamba tesa

Retròpassaggi: il ballo delle Debuttanti


Saint-Denis, sobborgo di Parigi, Francia. 10 giugno 2016. Ore 18.00. Mancano 3 ore al calcio d’inizio della quindicesima edizione dei Campionati Europei di calcio, quest’anno di scena sul territorio transalpino.


Al civico 3 di Rue Proudhon – all’interno del Café Restaurant des Arts – una babilonia di lingue, colori e sapori sembrano trasportare tutti dentro ad uno di quei luna park estivi. Un modo come un altro per ingannare l’attesa ed eludere l’ansia.
Dalla porta d’ingresso si può intravedere il tavolo più lontano del locale, in fondo a quel lungo corridoio abbellito da foto d’epoca, principalmente raffiguranti la Basilica del posto e la casa d’educazione della Legion d’Onore che le fa compagnia al suo fianco.

Difficile quel giorno pensare che due anni più tardi saremmo diventati campioni del mondo.

“Neanche una foto dello stadio più importante di Francia” pensa tra sé e sé Ásvaldur, 26enne di Reykjavik, ricercatore per la RU (l’università privata più importante d’Islanda) ‘in trasferta’ a Parigi da 6 mesi per uno studio sull’intelligenza artificiale. “Non potevo scegliere momento migliore per vivere in Francia – continua il ragazzo – l’esordio dell’Islanda in un Europeo!“. Quanto tempo è passato da quel 18 agosto 2004, allo stadio Laugardalsvöllur… Ásvaldur era uno dei 20mila tifosi giunti allo stadio per osservare da vicino la prima partita dell’Italia targata Marcello Lippi. Certo, quell’Italia era sperimentale, ma comunque emozionante da vedere.

Nonostante il giovane ricercatore all’epoca non sapeva neanche che faccia avessero Volpi e Bazzani, titolari in quell’occasione. Il 3-5-2 della sua nazionale aveva messo sin da subito in difficoltà gli azzurri, che al 17′ già subivano la prima rete, grazie all’immenso Gudjohnsen. Due minuti dopo ancora un’azione dell’asso del Chelsea e Einarsson raddoppiava il vantaggio. Ásvaldur ricorda gente incredula allo stadio, con le lacrime agli occhi.
“E 12 anni dopo…eccoci qui!”. Pronuncia ad alta voce queste parole, dopo il suo breve viaggio tra i ricordi di quell’estate.

George Best con la maglia della sua Nazionale

George-Best

“Pensa che io ne ho dovuti aspettare 30 dall’ultima coppa del mondo, ragazzo!”. Ad intervenire è Shane, 42enne di Derry, città nordirlandese sul confine occidentale. Derry, non Londonderry, come ha continuato a sottolineare dopo la quarta birra scolata al fianco dei suoi compagni di bevuta. Insomma, anche da brillo, l’anima nazionalista non tramonta mai.
“E dire che non ce l’abbiamo fatta con Best, pace all’anima sua… E ci riusciamo con Lafferty!”. Proprio strana la storia, a volte. Soprattutto se di mezzo c’è il calcio.

George Best non ha mai partecipato a nessuna competizione con l’Irlanda del Nord, nonostante una classe cristallina, pari solo alla sregolatezza dell’ex Manchester United. Nel 1965 ‘El Beatle’ ha visto sfuggire dalle sue mani il pass per il Mondiale. Quel maledetto 1-1 a Tirana, contro l’Albania… e il sorpasso della Svizzera all’ultima giornata del girone.
“Siamo passati anche da 17 sconfitte consecutive tra il 2002 e il 2004, ma l’orgoglio nordirlandese alla fine vince sempre! Vedrete che Europeo! Spero solo di trovarmi presto di fronte quegli inglesi… Forse la sconfitta del 2005 non gli è ancora passata!”. Abbozza una grassa risata e butta giù d’un fiato l’ultimo goccio di birra rimasto nel boccale.

Brasile 1, Galles 0. Il gol di Pelè.

Al suo fianco c’è John, gallese sulla trentina. Anche lui al Café per lo stesso motivo, l’esordio del suo Galles all’Europeo. Per i Dragoni, soltanto un Mondiale, nel 1958.
“Siamo usciti ai quarti col Brasile di Pelè… E solo perché quel dannato 19 giugno mancava Charles, altrimenti saremmo arrivati in fondo!” aggiunge con aria nostalgica, pur avendo vissuto quei racconti solo dagli anziani di Aberystwyth, cittadina che si affaccia sulla Cardigan Bay.

In effetti, il Mondiale svedese del ’58 sembrava costruito su misura dei gallesi. Israele, con la crisi di Suez, fu costretto a giocarsi uno spareggio per l’accesso alla competizione iridata proprio con il Galles, che vinse per 2-0 all’andata e al ritorno, malgrado avessero chiuso il proprio girone dietro alla Cecoslovacchia. Superarono il gruppo mondiale grazie ad un altro spareggio – contro l’Ungheria – grazie alle reti di Allchurch e Medwin, ma dovettero appunto arrendersi al Brasile futuro campione. Ma con la presenza dell’asso juventino John Charles, chissà…

Gol di Balaj: per l’Albania si schiudono le porte del paradiso.

“Inutile pensare al passato”. A parlare in un inglese stentato è Klodian, 20enne albanese di Valona, arrivato A Parigi soltanto in mattinata. A spingerlo in Francia è stata, ovviamente, la passione per il calcio e per la sua Albania, qualificatasi per la primissima volta nella competizione continentale.

A chi gli chiede se si tratta della sua prima trasferta per le Aquile, risponde negativamente, spiegando: “La prima trasferta è stata ad Aveiro, in Portogallo. Impossibile dimenticarlo: era il 7 settembre 2014 e giocavamo in casa del Portogallo”. Gli occhi di Klodian brillano. “La vittoria per 1-0 è stata incredibile… Da allora porto il nome di Balaj tatuato sul braccio”. Mostra il braccio destro ai presenti, precisando: “Se superiamo il girone, su quello sinistro ci metto la faccia di De Biasi!”.

Di Natale e Criscito increduli: la Slovacchia batte gli Azzurri al Mondiale 2010. Della serie: altro giro, altra figuraccia dei nostri.

slovakia

Nell’angolo più lontano dell’allegra tavolata si scorge un’ultima sagoma. Quella di Karel, ragazzone slovacco. Inutile chiedergli il motivo della sua presenza al tavolo dei debuttanti.
“Pagherei per una finale contro la Repubblica Ceca!” ammette con sguardo da sognatore. Nella sua mente, l’incredibile partita contro l’Italia ai Mondiali sudafricani del 2010. Quel 3-2 pirotecnico che aveva regalato ad un intero popolo il momento calcistico più alto di sempre. Quell’urlo di Vittek, paragonabile alla più famosa corsa di Tardelli, per rimanere in casa Italia.
Per una volta, al di sopra degli eterni rivali cechi.

Si sono fatte le 19.30, è tempo di incamminarsi verso lo stadio. Ognuno con i propri sogni e le proprie speranze. Comunque vada, sarà l’europeo delle debuttanti.


Milanese innamorato del gioco del pallone: Sudamerica, Inghilterra, Juve, dilettanti e calcio giovanile über alles.

3 Responses to “Retròpassaggi: il ballo delle Debuttanti”

  1. Jayatogel

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