Interventi a gamba tesa

Calciatori e rockstar: così diversi, così uguali


Ho provato a divertirmi paragonando le grandi squadre di calcio del nostro tempo con artisti e band di vario genere. I paragoni non associano necessariamente fama e abilità con la forza e lo status di questa squadra. Perché in quel caso avrei dovuto paragonare la mia squadra del cuore agli Zero Assoluto. 


Milan – Iron Maiden. Anni di ininterrotta grandezza, ma una volta avvenuto il cambio di leadership il crollo è stato praticamente verticale. Il ritorno del caro leader non basta a restituire il gruppo al suo antico splendore. Pensate alle vergini di ferro con Blaze Bailey alla voce, e pensate a questi ultimi dischi con Bruce Dickinson al microfono. Poi pensate al Milan di Ancelotti e a quello di Seedorf e Inzaghi. Vi anticipo dicendo che sì, Brave New World è un disco clamoroso, ma anche i primi due mesi del ritorno di Kakà erano stati notevoli e sappiamo tutti come è andata a finire. Come premio di consolazione adesso correte a guardare la finale di Atene ascoltando Powerslave e Piece of Mind.

“So understand don’t waste always searching for those wasted years”.

Juventus – Vasco Rossi. Anno dopo anno, decennio dopo decennio, la Vecchia Signora e il Blasco hanno riempito gli stadi di tutta Italia, mandando in visibilio milioni di appassionati. Ma non inganniamoci. Quando Vasco parla di tour europeo non è che poi vada a suonare a Wembley davanti a centomila persone. Al di là del Brennero la vita è molto diversa, per entrambi.

Internazionale – Limp Bizkit. “Chocolat Starfish and the Hotdog Flavored Water” è stato un grande disco. Un po’ come l’anno del triplete. Non bisogna provare alcuna vergogna ad ascoltare “Rollin” e “My Way” senza soluzione di continuità, ma alla lunga un po’ di stanchezza è inevitabile. Il problema è quando le chance di tornare a vivere una stagione come quella sono le stesse di un ritorno alla celebrità di Fred Durst. Più probabile vederlo fermare i passanti a chiedere “vi ricordate di quanto ero fico nel 2000?”

Real Madrid vs Barcelona – Oasis vs Blur. Uno è un coacervo di talenti talvolta difficilmente gestibili, l’altro è un gruppo guidato da un leader carismatico. Successo commerciale contro trionfo dell’estetica. Impatto immediato contro ambizione artistica. Liam e Noel Gallagher contro Damon Albarn. Cristiano Ronaldo contro Messi.

Chissà se anche i Blur si sono fatti carico al tempo di profetizzare il tiki taka…

Borussia Dortmund – Mumford and Sons. L’addio di Jurgen Klopp potrebbe aver danneggiato questo paragone. Ma l’ascesa di una folk band nell’Olimpo del successo commerciale riservato alle star del rock e del pop, associata ad un fedelissimo seguito in pari misura composto da fedeli appassionati e hipster a caccia dell’ultimo trend. Vi ricorda qualcosa?

Arsenal – The Who. Non sono i Beatles e nemmeno i Rolling Stones. Di certo non hanno mai avuto il successo di massa di Elton John. Ma nessuno ha mai suonato bene come loro

La chitarra di Townshend come il tocco di Bergkamp, gli acuti di Daltrey come il destro di Henry.

Chelsea – Coldplay. Sono arrivati negli ultimi anni e hanno conquistato il mondo del pop rock a forza di ballad orecchiabili. Ma esiste una rockstar più insopportabile di Chris Martin? Esiste un allenatore più divisivo di Josè Mourinho (nell’immagine di copertina assieme al caro Chris)?

Manchester United – Bruce Springsteen. Il Boss e i Red Devils sono emblemi di un mondo operaio, simboli di carisma e costanza nel corso dei decenni e hanno sempre dimostrato di essere “nati per correre“.

Liverpool – Duran Duran. Negli anni ’80 Simon Le Bon era la popstar più desiderata del mondo. Parallelamente in quel periodo il Liverpool invece metteva in bacheca Coppe dei Campioni a ripetizione, anche se magari nessuna ragazzina aveva appeso nella propria cameretta il poster di Kenny Dalglish. Il tentativo di ritorno alle scene dei Duran Duran avvenuto negli ultimi anni e il mantra che dice “It’s definitely going to be next year” al termine dell’ennesima stagione fallimentare dei Reds mi provocano un eguale sentimento di tristezza.

Roma – Slash vs Axl Rose. Sono due grandi della storia della musica. I Guns ‘n Roses ci hanno regalato pezzi che fanno parte della nostra colonna sonora quotidiana. Ma per almeno un decennio hanno continuato a rinfacciarsi piccolezze del passato. Come del resto a Roma è ora di mandare in pensione il gol di Turone.

Boca Juniors vs River PlateTupac vs Notorious B.I.G. Devo aggiungere altro?

Ajax – Led Zeppelin. Miglior squadra e miglior band della storia della musica. Il grande Ajax e gli Zeppelin hanno calcato le scene negli stessi anni e Johann Crujff e Jimmy Page possono essere tranquillamente riconosciuti come due tra i talenti più cristallini messi in mostra nel Ventesimo secolo. In entrambi i casi è stato impossibile replicare la stessa grandezza. Entrambi hanno volato troppo vicino al Sole. Non ci sarà più una squadra rivoluzionaria come l’Ajax del calcio totale, né una band rivoluzionaria come gli Zeppelin.

Da mettere in sottofondo a uno dei filmati sul calcio totale dei lancieri.

Atletico Madrid – Sex Pistols. Malcolm McLaren e Diego Simeone sono gli artefici di entrambi i fenomeni. E ad entrambi non importa assolutamente nulla di ciò che pensa la gente, la società civile o la stampa specializzata. I Pistols non erano bravi tecnicamente, ma se ne sbattevano, sputavano in faccia alle convenzioni della società e violavano le regole che governavano il mondo della musica. I colchoneros sono brutti, sporchi e cattivi, ma allo stesso tempo hanno talento da vendere e un Antoine Griezmann in più. Esprimono un calcio fisico ma efficace. E lo fanno senza guardare in faccia a nessuno.

Bayern Monaco – The Clash. Non solo i Clash hanno venduto migliaia di dischi e riempito arene e stadi di mezzo mondo. Sono anche stati un esempio di eclettismo, di capacità di innovare e sperimentare. Hanno mescolato il reggae al punk quando nessuno avrebbe mai solo immaginato una cosa simile. Hanno parlato di politica, quando il punk predicava l’anarchia e la distruzione dello stato. Allo stesso modo Pep Guardiola e il Bayern stanno ridefinendo il concetto di gioco del calcio. Che si tratti dell’utilizzo di Thomas Muller o dello spostamento a metà campo di Philippe Lahm non importa, essi continuano a sorprendere noi appassionati quando pensavamo che nient’altro sarebbe stato capace di coglierci di sorpresa.

St.Pauli – Rage Against the Machine. L’impatto della band guidata da Zach de la Rocha e Tom Morello sul mondo della musica è stato sicuramente diverso rispetto a quello lasciato sul mondo del calcio dalla formazione di Amburgo. Ma entrambi hanno il merito di averci ricordato che in questo mondo borghese e decadente un altro calcio e un’altra musica sono possibili.

Però in quanto a successo, meglio gli americani del club tedesco.

Fiorentina e Parma – Nirvana. Oggi associamo la grandezza di queste due squadre agli anni ’90, la vera età dell’oro del calcio italiano. Quelli erano anni in cui era possibile vedere giovani ragazzi vestire con una camicia di flanella o una maglia di Rui Costa o Enrico Chiesa. La morte di Kurt Cobain e la scoperta degli altarini dietro i bilanci di Cecchi Gori e Tanzi hanno decretato la fine di un esperimento tanto bello quanto effimero.

Siviglia – Beastie Boys. I ragazzi di Unay Emery sono degli outsider in mezzo ai colossi del calcio mondiale provenienti dalla Castiglia e dalla Catalogna e nonostante ciò sono una costante presenza ai livelli più alti del calcio europeo. Allo stesso modo Adam Yauch e i suoi compagni, visi pallidi immersi nella sottocultura rap da sempre dominata dagli afroamericani, si sono ritagliati il loro spazio e ci hanno incitato a combattere per il nostro “Diritto di fare festa” (cit.). La rivincita dell’underdog.