Interventi a gamba tesa

Infront paranormal activity


Proviamo ad analizzare l’ultimo scandalo che ha coinvolto le leghe di serie A e B, quello relativo all’assegnazione dei diritti tv. L’articolo proverà a spiegare la vicenda, le relazioni che intercorrono tra i vari personaggi indagati e ciò che potrebbe succedere. Nella speranza che sia l’ultima goccia.  


Ogni volta che un nuovo scandalo viene scoperto, mi viene in mente questa canzona di Giorgio Gaber. Perché in quei momenti sentirsi italiano è difficile e allora ecco che il signor G. ci spiega perché dobbiamo farlo.

LA VICENDA

Di cosa si sta parlando? Dell’asta dei diritti televisivi del calcio. La situazione risale allo scorso anno, quando sono stati assegnati i diritti tv per le stagioni 2015-2018. Dalle indagini della Guardia di finanza e dell’Antitrust di maggio, risulta che l’asta dei pacchetti A, B e C (ossia quelli relativi rispettivamente a tutte e 20 le squadre del campionato, le 8 big di serie A e le restanti 12) sia stata gestita in maniera illegale dalla Lega Calcio, coadiuvata da Infront, per favorire Mediaset, la quale si era aggiudicata solo il pacchetto C legato alla condizionale di acquisto di un ulteriore pacchetto. Per cui, dato che i pacchetti A e B erano stati appannaggio di Sky, l’azienda di Berlusconi sarebbe rimasta senza calcio italiano. È qui che intervengono allora Infront e la Lega.

Che è successo? La Lega ha deciso, grazie a un cavillo burocratico (escamotage molto italico), di invalidare l’asta e far accordare i due contendenti Sky e Mediaset, perdendo circa 150 milioni di euro. Non propriamente spiccioli per il calcio italiano che genera ogni anno milioni di debito e dove l’asta dei diritti tv è il pilastro del sistema, come Tavecchio ci dice. Così Mediaset è riuscita ad ottenere il pacchetto B (le 8 grandi), mentre Sky ha perso l’esclusiva di Juventus, Milan, Roma, Inter, Napoli, Genoa, Fiorentina e Lazio. Le indagini poi hanno subito una nuova svolta il 10 ottobre con l’arresto del fiscalista Andrea Baroni per riciclaggio e conseguente blitz della GdF in Lega, giungendo al seguente stato dell’arte: accusa di mazzette ricevute da Preziosi e Paparesta (via Lotito), e turbativa d’asta ad opera di Infront.

I PERSONAGGI

Qui il quadro inizia a farsi intricato, perciò mi faccio aiutare da un grafico, da me appositamente creato.

Istruzioni per l’uso: le linee nere indicano i rapporti di lavoro, attuali o passati, le linee rosse indicano i rapporti di amicizia, le linee blu indicano i servizi che Infront e MP&Silva gestiscono, le linee verdi indicano i movimenti di denaro, più o meno leciti.

SCHEMA RAVA MODIF

La Lega è “gestita” da Ferrero, Lotito, Galliani e Preziosi, che formano lo zoccolo duro, e ha affidato agli advisor Infront e MP & Silva la commercializzazione dei diritti tv e delle campagne di Marketing. Queste due società sono guidate da Bogarelli (presidente di Infront Italia sedente nel cda del gruppo) e Silva (presidente di MP & Silva): i due, assieme ad altri indagati, tra cui il vice presidente Andrea Locatelli, sono i cosiddetti “Galliani Boys”, in quanto tutti hanno lavorato alle dipendenze di Berlusconi (coincidenza il fatto che con Galliani presidente di Lega, Infront sia entrata nel mondo del pallone? Secondo i maligni no). Bogarelli però non si avvale soltanto di Galliani come referente, ma anche Lotito e Preziosi, ai quali avrebbe girato rispettivamente 500 mila euro (da destinare successivamente a Paparesta, per sistemare i conti del Bari e permettere così l’iscrizione alla serie B), e circa 15 milioni al Genoa (non a caso il presidente ha messo il club rossoblù in vendita).

COSA POTREBBE SUCCEDERE

E ora? Cosa succederà? Intanto va detto che nell’assemblea di Lega, tenutasi lunedì sera, l’argomento non è stato esaminato. Anche se (che coincidenza!) era presente pure lo stesso Bogarelli, il quale però ha giustificato in fretta e furia di aver fatto visita solo per informare le società dei diritti della Primavera e della produzione e regia della serie A. E nessuno eccetto Cairo, che ha rilasciato brevi dichiarazioni di circostanza, ha commentato la vicenda.

Allora proviamo noi a trovare delle soluzioni, o meglio ad immaginare cosa si potrebbe verificare: la prima ipotesi è che i diritti televisivi vengano riassegnati, a partire dalla prossima stagione, con una nuova asta e con nuove regole. La seconda è che i diritti vengano assegnati come l’asta aveva decretato inizialmente, con Sky che si prende tutto il calcio italiano e Mediaset che resta col cerino in mano e la strombazzata esclusiva della Champions League per i prossimi tre anni – a quanto pare il numero dei nuovi abbonamenti è di molto inferiori al break even point, ma questa è un’altra storia – e possibile assorbimento da parte di Sky di Mediaset Premium (è da tre anni che ci sta provando Sky).
L’ultima, per distacco la più plausibile del lotto, è che resti tutto così come è. Perché è la più plausibile? Perché siamo in Italia e secondo l’antico vizio, “quando deve cambiare tutto, non cambia niente”.

Quando tutto deve cambiare non cambia nulla, ormai nel mondo ci chiamano la terra delle banane, o frese meglio “La terra dei cachi” che Elio e Le Storie Tese ci spiegano in maniera ineccepibile.

CONCLUSIONE

Augurarsi che questo sia davvero l’ultimo scandalo è ingenuo, utopistico e forse retorico, resta il fatto (inquietante e sgradevole) che la turbativa d’asta dei diritti tv costituisca un inedito nella letteratura del marcio nel mondo del pallone tricolore. Della serie: al peggio non c’è mai fine.

Sarebbe quindi bello che la Lega prenda spunto dalla Premier League, non solo per lo sviluppo di stadi e infrastrutture, ma anche appunto per la gestione dei diritti televisivi che oltremanica fruttano circa 7 miliardi e che entrano direttamente nelle casse societarie. Non per limitarsi a stipendiare i tesserati delle squadre, come avviene da noi, ma per costruire bilanci solidi che permettano di programmare sul medio-lungo termine. Ma qui torniamo ancora nel campo dell’utopia. Quando l’unico campo che conosciamo è quello della terra dei cachi…


 

Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

7 Responses to “Infront paranormal activity”

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