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- di Nicolò Vallone

Stadio di proprietà? Roba da bianconeri


Se al calciofilo medio chiedessimo di associare un nome all'espressione "stadio di proprietà in Italia", mi sentirei di affermare con certezza pressoché assoluta che questi risponderebbe in maniera univoca: Juventus. Lo Stadium è in effetti una pietra miliare (giustamente) nell'immaginario collettivo pallonaro e (altrettanto giustamente) la sua edificazione ha suscitato il clamore entusiasta dei media sportivi e non. Sono rimasto però a bocca asciutta constatando il disinteresse mediatico attorno all'inaugurazione del nuovo Friuli, frutto del restyling del "vecchio" Friuli, tana dell'Udinese Calcio in tutte le categorie del calcio professionistico italiano a partire dal 1976. Ho pensato dunque che fosse cosa buona e giusta diffondere e celebrare nel mio piccolo quest'opera di architettura sportiva, che va a costituire un nuovo ingranaggio nel meccanismo ingolfato degli impianti di proprietà nel nostro Paese. C'è da precisare che l'Udinese è proprietaria del suo nuovo gioiello fino al 2112: una concessione abbastanza durevole per poterne parlare come di una proprietà effettiva anche sul lungo termine...


Si tratta di un investimento da circa 48 milioni e mezzo di euro, che la proprietà del club friulano ha deciso di sostenere per dotarsi di una struttura moderna, più sicura e sostenibile. In linea coi dettami dei nuovi stadi di proprietà europei, la capienza è stata sacrificata (dai circa 41 mila posti del vecchio Friuli ai 25 mila del nuovo, tutti rigorosamente a sedere) in nome della sicurezza, del minor impatto visivo e della riconfigurazione degli ambienti interni.

Una panoramica virtuale sul Friuli una volta completati i lavori

progetto Friuli

Ma procediamo con ordine. Già nel 2010 si parlava di una nuova casa per l'Udinese, che il patron Giampaolo Pozzo avrebbe voluto intitolare a Enzo Bearzot, ricevendo però il no dell'amministrazione comunale, che vedeva nel nome Friuli una promozione importante per la terra friulana (filosofia ben presto sposata da Pozzo stesso, se è vero che il mese scorso è stata scartata l'ipotesi "Dacia Arena").

Ad ogni modo, il diniego comunale valse solo per la denominazione, non certo per l'effettiva realizzazione della grande opera: nel 2011 società e Comune stipularono una convenzione biennale che portò a diverse migliorie (nuovo maxi schermo, insonorizzazione, posto di polizia, ampliamento di aree relax per i giocatori e ristorante interno), finché a giugno 2013 l'Udinese Calcio poté presentare finalmente il progetto da legittima proprietaria della struttura e iniziare ufficialmente i lavori per il nuovo stadio. Il "suo" nuovo stadio.

Fu stabilita una divisione del lavoro in lotti per non costringere la squadra ad andare a giocare altrove nei 2 anni in cui il Friuli sarebbe stato un cantiere. La prima operazione fu la rimozione della pista d'atletica, retaggio di un'impiantistica retro nemica delle odierne istanze di vicinanza tra pubblico e giocatori. Contestualmente a ciò, il terreno di gioco fu avvicinato alla tribuna.

Il secondo lotto prese il via nell'estate 2014, quando una joint venture emiliano-friulana, vincitrice della gara d'appalto di qualche mese prima, demolì le curve e i distinti per ricostruirli secondo i nuovi piani. Il 23 giugno 2014 ebbe quindi luogo la cerimonia della posa della prima pietra: alla presenza di Giampaolo Pozzo, del sindaco Furio Honsell, del presidente della provincia di Udine e del vice presidente della regione Friuli Venezia Giulia, venne deposta nella cassaforma della curva nord una pergamena firmata da tutti i presenti insieme a una moneta da 1 euro appena coniata.

23 giugno 2014: un piccolo grande passo nella storia del rattoppato pallone italico.

posa prima pietra orig

Proprio la nord e i distinti sono stati i primi settori ad essere completati, a giugno di quest'anno, grazie anche all'agibilità concessa dalla Commissione Provinciale di Vigilanza per disputare la passata stagione a capienza ridotta e lavori in corso. Lavori in corso che non avevano impedito alla neonata Club House di essere operativa già nell'arco dell'ultimo torneo. L'area hospitality del resto è un must per uno stadio moderno che si rispetti, e l'Udinese si è dotata di ambienti esclusivi all'interno della sua nuova casa per incoraggiare interazioni e sinergie o semplicemente offrire esperienze di fruizione dell'evento calcistico ultra-confortevoli (president club, managers club, vip club, executive club, sky box). A ciò si sono aggiunte le possibilità di sfruttamento dell'impianto anche lontano dal match day, con i tour guidati e gli eventi aziendali ospitati.


Il varo del nuovo Friuli è datato 5 agosto 2015. Il battesimo (piuttosto ironico chiamarlo così, e capirete subito il perché) è stato tenuto da una formazione araba, l'Al Hilal, sconfitta per 1-0 grazie a una punizione magistrale di Di Natale. E chi se non Totò poteva essere il primo a gonfiare quella rete!

L'esordio in Serie A della nuova casa bianconera è stato invece meno allegro: 30 agosto, 2a di campionato, Udinese-Palermo 0-1. Curiosamente, nel turno di apertura i ragazzi di mister Colantuono avevano avuto la meglio sulla Juventus allo Stadium, il grande modello per gli stadi di proprietà italiani. La Vecchia Signora andrà a giocare a Udine il weekend del 17 gennaio, assetata di vendetta: con ogni probabilità, quello sarà l'ultimo grande "debutto" del Friuli, quando anche la curva sud sarà completata e sarà raggiunta la capienza definitiva di 25 mila spettatori (al momento sono solo 18mila).

Plastica immagine del primo gol segnato nel nuovo Friuli da Di Natale (vs Al Hilal).

Esordio al Friuli

Ma come si presenta al pubblico questo gioiellino? Balza all'occhio innanzitutto la scelta cromatica dei seggiolini, di 8 colori diversi per dare vivacità e creare un effetto di "tutto esaurito" anche quando c'è scarsa affluenza. Il terreno di gioco viene rizollato con frequenza maggiore rispetto a prima e dispone di un impianto di riscaldamento radiante. Tutti i settori sono coperti, mentre prima lo era solo la tribuna (dove comunque la copertura è più ampia e scenografica rispetto al resto dello stadio) e da qualsiasi punto si gode di un'ottima visuale, mentre prima in certi punti si poteva essere ingannati dalla prospettiva. Sui bordi della copertura sono installati i fari, una soluzione che ottimizza spazi e illuminazioni.

Il settore ospiti è stata ricavata provvisoriamente nell'ala sud-ovest della tribuna e prevede 600 posti; ad impianto ultimato i posti saranno il doppio, in uno spicchio da curva sud e tribuna. Nessuna gabbia tra pubblico e azione di gioco, anzi... soltanto un plexiglass di 1 metro e 20 separerà la prima fila di seggiolini dalle gesta dei 22 in campo, distanti non più di una decina di metri: tutto in pieno spirito da tempi calcistici moderni!

Il Friuli 2.0 alla prima casalinga in campionato coi rosanero.

Come in ogni grande opera, c'è dietro le quinte una persona con idee lungimiranti e volontà ferrea. Certo, Giampaolo Pozzo è stato ed è decisivo per la realizzazione del nuovo stadio dell'Udinese, ma il deus ex machina è stato il direttore amministrativo del club friulano Alberto Rigotto, che in estate ha lanciato il suo appello: "Riempiamo lo stadio con 18 mila abbonati". Ovviamente si trattava di una boutade per chiamare a raccolta la tifoseria e dare l'idea di un Friuli più densamente popolato rispetto al passato, dato che simili numeri li fanno solo le "grandi".

L'obiettivo più realistico era superare la doppia cifra. E il dato effettivo è confortante: 10.800 abbonamenti, oltre 4 milla in più rispetto al 2014-'15, e 10° posto nella graduatoria di serie A delle tessere stagionali staccate.

Se andiamo ad analizzare poi la statistica degli spettatori di partita in partita, valutando così quanto siano stati attratti allo stadio anche i non abbonati, l'effetto trainante del nuovo Friuli risulta evidente nelle prime giornate: 13 mila spettatori col Palermo, 15 mila con l'Empoli, fino al pienone (che da qui a dicembre - ricordiamo - significa poco più di 18 mila spettatori) col Milan.
Poi però il calo vertiginoso col Genoa: appena 10 mila, praticamente solo gli abbonati! Ecco così entrare in gioco un fattore determinante nel calcio, quello più basilare: i risultati.

L'Udinese ha infatti perso le prime tre gare casalinghe, facendo svanire in poco tempo gli entusiasmi estivi. Per non trasformare gli investimenti per lo stadio in una falla in bilancio, occorre rientrare dei costi nel brevio-medio termine. E come si può raggiungere se non attraverso i risultati e gli introiti che ne conseguono?

Saggio esaustivo della condotta sul mercato dell'Udinese.

 Modello di business

Tale interrogativo ci porta alle riflessioni conclusive, che velano con qualche nube il cielo limpido della doverosa celebrazione del nuovo Friuli. Il modello di business calcistico dei Pozzo si basa su: rete di scouting competente e capillare, importazione a costi contenuti di giovani talenti, valorizzazione degli stessi e cessione con plusvalenza spesso oltre il 1000%, proprietà di 3 squadre (oltre all'Udinese, Granada in Spagna e Watford in Inghilterra), che grazie alla gestione oculata e remunerativa di cui sopra e a frequenti movimenti di mercato tra loro, garantiscono bilanci sempre e solo in attivo.

Questo sistema si regge su cicli che hanno il loro apice quando buona parte di questi talenti esplodono insieme, e ripartono quando la loro cessione lascia spazio alle nuove leve prelevate in giro per il mondo. Un circolo virtuoso che, in sinergia con una guida tecnica sapiente (leggi Guidolin), ha permesso ai bianconeri di togliersi più d'una soddisfazione e proporsi come una delle realtà più costanti del calcio italiano, sacrificando velleità di salti di qualità definitivi in nome della solidità e del player trading.

Questo difficilissimo inizio di stagione ha però scoperchiato uno dei pochissimi punti deboli di questo modus operandi: la necessità dell'ingente investimento a costi fissi, a cui si sommano i quasi 50 milioni scuciti per il mercato del Watford, hanno infatti tolto fondi alle campagna acquisti, bloccando così il ciclo e non innervando una rosa reduce da un 13° e un 16° posto.
La conseguenza è naturalmente quella di andare incontro verosimilmente ad un'altra annata, forse due, difficile (sulla falsa riga del biennio precedente?), che restano nell'ambito delle difficoltà passeggere se la squadra si salva, mentre rischiano di pesare tragicamente in caso di eventuale retrocessione.


ULTIME CONSIDERAZIONI SPARSE

Classe 1992, mezzo palermitano, mezzo milanese, ma nato in America. Da quando ha 12 anni, alla domanda "cosa vuoi fare da grande?" risponde "commentatore sportivo". Laureato in Lettere Moderne e specializzando in Comunicazione presso l'Università Cattolica, per lui non c'è nulla di più stimolante che scrivere di calcio libero da catene formali e banali stereotipi! Il suo Dio: Federico Buffa Il suo Re: Roger Federer

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