Interventi a gamba tesa

Dialoghi sopra i massimi sistemi juventini… 3a parte


Terzo appuntamento con i nostri dialoghi rigorosamente bianconeri. Per un Federico in odore di esame di stato (e probabilmente di agguato ad Allegri) che ci abbandona temporaneamente, c’è un Andrea che, dopo essere stato fatto ostaggio della nonna di Florenzi in seguito al successo della Roma sulla Juve di inizio settembre, è tornato in libertà. E che si è sottoposto, in compagnia dell’ottimo Mattia, al nostro terzo grado.


1) Chievo (1-1), Genoa (2-0), Frosinone (1-1), Napoli (1-2) e Bologna (3-1). Cosa ci hanno detto queste ultime 5 partite di campionato della Juve? (di Andrea Cardino, @Official_Calvo) 

“Partiamo dalle cose semplici, dagli uomini per esempio. Queste prime giornate hanno detto, o meglio confermato, che Dybala non può lasciare il campo e che, viceversa, ogni soluzione che preveda la compresenza di due tra Morata, Mandzukic, Zaza, è insostenibile. Dybala è cosmologicamente il Primo Mobile sotto cui può ruotare a turno uno dei 3: la coppia Morata-Mandzukic ha palesato a Manchester la propria incomunicabilità, il tridente Cuadrado-croato-Pereyra a Genova non è stato in grado di offrire fluidità e lucidità nelle combinazioni.

Dopo i suoi primi 400 minuti in campionato Dybala è primo in rosa per occasioni create, key passes (oltreché per gol); l’elemento fondamentale però è proprio quello che resta fuori dalle statistiche: il penultimo passaggio.

Quando parlo di penultimi passaggi, mi riferisco a questo genere essenziale di cose.

Dybala si ritrova quindi, per caratteristiche naturali ma anche per povertà della rosa in tale ruolo, a essere l’uomo tra le linee, quello che riceve spalle alla porta tra centrocampo e difesa avversari e rifinisce per i compagni; dovrà inevitabilmente sacrificare in parte la finalizzazione (nella quale è tutt’altro che carente), per aiutare la squadra in questo. Sarà comunque un upgrade di Tevez in tal senso.

L’importante è se mai che non si chieda a Dybala un lavoro che vada oltre quello d’enganche, che lo faccia sistematicamente arretrare anche alle spalle del centrocampo avversario per ricevere e giocare la palla. Un’altra cosa infatti che questa stagione sta confermando è la tendenza della Juventus a “saltare il centro”: la linea di passaggio, quando la squadra costruisce, è spesso direttamente difensore-attaccante (o difensore-centrocampista proiettatosi in attacco). I difensori si appoggiano sulle punte, che diventano così quasi costruttrici di gioco; la mediana in questo modo rimane un’area stagnante, effimera e sussidiaria, e non potrebbe essere altrimenti.

I centrocampisti della Juventus (o meglio, di Allegri) faticano in possesso, difficilmente li vediamo creare superiorità intorno al pallone, smarcarsi per offrire diverse opzioni di gioco al passatore. Il più delle volte si voltano e restituiscono palla alla propria retroguardia: è naturale allora che i difensori, di fronte all’immobilità della zona centrale, siano portati a saltarla.

N.b. il tormentato linguaggio del corpo dei difensori, prima di effettuare il passaggio.

Saltarla oppure aggirarla, sviluppando complicate azioni interamente lungo le corsie laterali.

Tratto sempre dalla disfatta di Napoli.

Va da sé che certe difficoltà di possesso a centrocampo portino la Juventus a gestire il pallone e i ritmi unicamente con i propri difensori, in quelle fasi della partita in cui si richiede di recuperare le energie e di far correre gli avversari dietro alla sfera: a titolo d’esempio, ecco le 9 combinazioni di passaggio più frequenti della partita col Siviglia, in cui la squadra ha addormentato i ritmi per buona parte del secondo tempo.

Lapalissiano.

calvo stats zone

Gli spagnoli portavano in effetti un pressing irrisorio sui difensori bianconeri. Il discorso chiaramente cambia quando si ha a che fare con la pressione di Sarri, ma anche con quella di Bologna, Genoa, e di un Frosinone alla ricerca del pareggio: qui si chiede anche e soprattutto al centrocampo la gestione il pallone. Cosa di cui la squadra non ne è stata altrettanto capace.

In questo senso appare contraddittorio che Allegri insista così spesso da bordo campo per chiedere ai suoi di rallentare, che urli a ripetizione “girala, girala dai”: è proprio la cosa che li mette più in difficoltà.

E pare addirittura disonesto soffermarsi tanto sul pareggio del Frosinone, rimpiangere il fatto d’aver voluto raddoppiare anziché gestire, dando la colpa di ciò all’età dei giocatori: non è l’età, ma la struttura stessa data dall’allenatore, che obbliga questa formazione a lanciare palla in avanti e a contrattaccare se attaccata.

Il problema del possesso si fa più urgente spostandoci sugli ultimi metri: qui un ordine va trovato, perché troppo spesso gli attacchi sono inibiti dall’assenza di opzioni di passaggio per il portatore, che è costretto a cercare da sé la porta avversaria, o a tornare indietro.

N.b. alla fine del video il gesto di stizza di Pogba, che giustamente aspettava l’attacco alla profondità di uno dei compagni.

Ed è in questa presintassi offensiva che possiamo cercare una risposta al “perché la Juve tira tanto e segna poco?”, piuttosto che rimpicciolirci e mortificarci nell’affidamento alla Sfortuna: già una semplice occhiata alla mappa dei tiri di una delle partite più incriminate, il pareggio col Chievo, lascia intuire che non basta riferirsi al numero di tiri fatti e subiti per aver diritto a recriminare sul risultato. Quanto semmai alla preparazione e alla costruzione degli stessi”.

26 tiri a 6 per la Juve: parrebbe un dominio, se non fosse che le conclusioni juventine sono in parte bloccate, in parte lontane dalla porta e in parte totalmente defilate rispetto allo specchio. Quelle del Chievo appaiono invece pulite, centrali e ravvicinate.

juve chievo


2) Quali sono le colpe imputabili ad Allegri? (di Mattia Demitri, @ilmattia)

“In merito alle problematiche evidenziate dal mio “collega di tifo” Andrea, penso si possa contestare all’allenatore la gestione di Dybala.

È un errore che nasce dalla convinzione di Allegri che a Dybala, in quanto giovane, si dovesse riservare a prescindere un trattamento speciale, lo stesso messo in pratica con Morata e Coman in precedenza. Doveva necessariamente fare panchina “per non bruciarsi” (?), nel frattempo il mister si sarebbe affidato alla coppia di punte più esperta Morata-Mandzukic. Il problema è che poi in campo questo non ha funzionato. Come avrebbe potuto? Entrambi due finalizzatori, uno avrebbe la tecnica e i piedi per dialogare ma gioca guardando per terra, completamente avulso dalle tempistiche del resto della squadra, l’altro volenteroso, anche intelligente tatticamente, ma dai piedi ruvidi, inadatti al dialogo e al supporto di un’altra punta.

Ad aggravare la situazione, un Cuadrado (non certo un giocatore di fosforo) impossibile da tenere fuori, e un Hernanes impresentabile da trequartista, hanno di fatto decretato la fine del 4312 e la virata sul 433. Mancava chiaramente almeno un elemento di raccordo tra centrocampo e attacco, non c’era dialogo, a testimoniarlo la scarsa produzione offensiva delle gare di Manchester e Genova, entrambe giocate con il tridente ignorante: Morata, Mandzukic e Cuadrado.

Nonostante ciò, e nonostante l’ex Palermo illuminasse quando subentrava, il suo utilizzo restava limitato.

Paulo Dybala, alias l’uomo della discordia.

Alla 6a partita stagionale le presenze da titolare erano soltanto 2, i gol ben 3. Poi per fortuna si è infortunato Mandzukic e le presenze dal 1′ sono diventate 5 su 10, le reti 4, più un assist, e soprattutto la squadra ha cominciato a girare, infilando due rassicuranti e convincenti gare contro Siviglia e Bologna. Se Allegri avesse dato priorità alla tattica sull’esperienza, e non si fosse fissato con Dybala, probabilmente avremmo assistito a prestazioni migliori, e forse raccolto qualche punto in più.

L’altro macro-errore concettuale riguarda il suo modo di intendere lo sviluppo del gioco: rifiutare schemi rigidi preferendo lasciare libertà interpretativa ai giocatori, che di per sé non è nemmeno un’idea sbagliata, il problema è che non tutti i giocatori sono autosufficienti da questo punto di vista. Dei centrocampisti solo Marchisio e Khedira possono andare “col pilota automatico”, allora dunque, coerentemente con le proprie idee, Allegri dovrebbe insegnare anche agli altri a leggere il gioco e a prendere le giuste decisioni in campo, tempi e modi di smarcamento, di scarico, uso dello spazio, fondamentali, visto che insiste nelle interviste sul “giocare tecnicamente bene”.

In questo anno abbondante miglioramenti di singoli giocatori non se ne sono visti, in campo la confusione e l’improvvisazione sono mitigate soltanto dalla presenza dei vari Marchisio, Khedira, Dybala… Senza di loro ci sono evidenti problemi. Questo vuol dire che Allegri è un cattivo insegnante o che non insegna proprio? Perché a dire “girala! girala!” son capaci tutti se poi i giocatori non sanno come si fa”.


3) Pogba è pronto per indossare i panni del leader? (di @Official_Calvo)

“Come faccio a rispondere alla prima domanda? Si può valutare la facoltà di leadership di un giocatore che è periferico nel gioco della squadra? Nel caso specifico parliamo di un centrocampista che si ritrova sistematicamente 180 gradi di opzioni di gioco preclusi da quell’entità comunemente chiamata “linea del fallo laterale”.

In non possesso pare inevitabile, per le consegne che Allegri lascia al centrocampo: che sia 352 o 4312, in transizione negativa la Juventus scala ad un 442 che vede le mezzali allargarsi sulle fasce. Ma in fase di possesso si può e si deve battersi contro questi sconfinamenti.

Bellissimo (eufemismo) vedere a 00:10 Pogba, oltreché sulla fascia, in inferiorità numerica 1 vs 3 coi difensori del Siviglia. Il tutto senza che Evra si faccia avanti per portargli via almeno un uomo.

Per quanto Pogba abbia giocato ancora pochissimo con Alex Sandro dal suo lato, il confronto tra i movimenti del numero 10 col brasiliano e quelli col suo connazionale Evra si fa già eloquente.

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La terza mappa illustra i passaggi di Pogba limitatamente al secondo tempo col Frosinone, in cui la Juventus era passata al 352, Alex Sandro fluidificante sinistro e il polpo mezzala da quel lato: si vede bene qui come le zone da cui il 10 ha passato il pallone vadano stringendosi verso il centro quando si entra nella metà campo avversaria, tendenza che non si riscontra con Evra.

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Tutto ciò non è frutto di iniziative isolate di Pogba, ma di una presenza fissa alla sua sinistra, che si sovrappone, attacca lo spazio con e senza palla, trattenendo il francese all’interno del campo.
En passant, i tiri: 2 col Siviglia e 4 col Napoli, 7 invece col Frosinone. E ancora, i dribbling di Paul: così a Napoli, con Evra.

Addirittura 3 tentativi vicino al fallo laterale (e, ancora, in inferiorità numerica), guarda caso tutti e 3 falliti.

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Questo invece contro i ciociari, con Sandro al suo fianco.

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Giocare più all’interno inoltre lo aiuta in fase di costruzione: non è un caso, e non è dovuto a una presumibile modestia del Frosinone, che la percentuale di passaggi riusciti dal Polpo contro la squadra di Stellone sia il 92%, mentre col Siviglia si ferma all’83 e a Napoli crolla a 75%: centralità significa più opzioni di passaggio rispetto alla fascia, e anche una misura ridotta dello stesso passaggio: riguardate nella mappa della gara col Siviglia, la quantità di palle lunghissime giocate dal francese: aperture cercate da una fascia  all’altra, giocate estremamente complesse, che possono essere semplificate se il passatore staziona nella zona equatoriale del campo anziché in quelle polari.

Servirà tempo per avere la certezza che Alex Sandro possa migliorare da solo il posizionamento del Pogba-mezzala, ma gli esordi sono stati per ora quantomeno balsamici.

Non sarebbe onesto però far intendere che un cambiamento della posizione risolva da sé i problemi: anche per via dell’abuso tattico che ha subito da Allegri, il classe ’93 non è più cresciuto tatticamente da un paio d’anni a questa parte. La sua sensibilità per i tempi di gioco, la sua comprensione del dove quando e cosa fare è a tratti adolescenziale (il come invece, quello l’ha già nel genotipo).

Ecco l’ultima sua azione eclatante in tal senso (risalente alla sconfitta di Napoli), ma negli annali se ne trovano a iosa. Sono simili tra loro e tutti le conosciamo.

Questo è un limite di Cultura, che va corretto dall’allenatore, sempre che ne sia capace.
Poi c’è l’ altro limite, di Natura, e in quanto tale va semplicemente fuggito: l’ex United non è un giocatore da ultimi metri, non è incursore tanto meno trequartista. Gli manca strutturalmente quella flessuosità indispensabile nell’ultimo quarto di campo, quando le maglie avversarie si serrano: giocando 3 stagioni da mezzala, quanti gol di piede ha segnato Pogba all’interno dell’area di rigore? Questo tiro non è così incidentale come sembra.

E quanti dribbling riescono a Pogba negli ultimi 25 metri? Prendo a caso partite della scorsa e della presente stagione.

I punti sulle mappe sono i suoi dribbling falliti: a parte un caso isolato, sono tutti o sulla fascia o nell’ultimo quarto di campo (o entrambe). In due partite addirittura  il tentativo negli ultimi 25 metri è l’unico fallito a fronte di 5 (contro la Fiorentina) e 8 (contro l’Inter) riusciti in zone del campo più arretrate.

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È probabile in realtà che i due limiti siano legati: Pogba interpreta male tatticamente quelle situazioni in cui è a disagio fisicamente. A ridosso dell’area, non pensa cioè la cosa giusta del pallone. Perché è già in affanno a controllarlo e a condurlo. Lucidità e qualità delle sue giocate aumentano quando lui è quello che riceve di fronte alla seconda linea di pressione avversaria (= il centrocampo), piuttosto che alle spalle di essa.

Tali fatti sconsigliano di utilizzarlo nel tanto vaneggiato ruolo di trequartista, ma anche e soprattutto nell’attuale ruolo d’esterno offensivo, esasperato in soluzioni allegriane come questa.

Sono maturi i tempi per un #SavePaul?


4) Chi ti sta stupendo positivamente? (di @Official_Calvo) 

“Se avete letto la prima dissertazione dei “Dialoghi sopra i massimi sistemi juventini”, saprete che non sono sorpreso dalla qualità nella circolazione della palla che sta apportando Khedira.

Non sono in realtà neppure stupito da Lemina, che si è confermato lo stesso giocatore visto nell’ultima stagione a Marsiglia: centromediano metodista, tecnicamente impeccabile nel corpo a corpo, cerebrale il giusto in fase di impostazione, un giocatore di testa e nerbo insieme.

Se mai è proprio in quelle occasioni in cui lo vidi a Marsiglia che mi sorprese: il Lemina apparso accanto a Pogba e Kondogbia nel mondiale U-20 di due anni fa pareva infatti un interno di contenimento molto più anonimo, e il suo è forse un caso simile a quello di Francis Coquelin: qui è l’allenatore che ha costruito il calciatore. Wenger per Coquelin, Bielsa per Lemina: quanta differenza fa per un giocatore avere un maestro che lo comprende, e lo responsabilizza da subito con le giuste mansioni e direttive.

Se ne avete voglia potete spendere qualche secondo a immaginare con me cosa sarebbe Pogba se avesse goduto di simili insegnamenti sul campo…

… fatto questo, passiamo all’unico giocatore che mi sta davvero stupendo: quel Simone Zaza definito in passato dal sottoscritto, a grandi linee, “il peggior attaccante di sempre”.

Vagamente quagliarelliano, troppo poco inzaghesco.

Se anche l’avete seguito solo occasionalmente a Sassuolo, già leggere i suoi precedenti non metteva troppo appetito: due stagioni da titolare accanto a uno come Berardi e nella più offensiva delle provinciali, e appena una ventina di gol, a 24 anni. Il limite più importante di Zaza sembrava infatti, ancor più dei fondamentali burberi (arrivava anche a 5 controlli sbagliati a partita), la poca precisione sotto porta: conclusioni estemporanee da fuori, al volo, abbondavano, ma le reti davanti al portiere erano pochissime se paragonate alle occasioni che la mole offensiva prodotta dal Sassuolo gli offriva.

In queste prime occorrenze nella Juventus invece l’ex Ascoli non solo si sta muovendo bene, offrendo sempre una linea di passaggio verticale al portatore di palla, ma sta anche segnando, ed in modo non banale: il gol contro il Siviglia ad esempio merita attenzione, perché in quella corsa di 30 metri con alle spalle Tremoulinas (che è uno discretamente rapido), la palla l’ha condotta, protetta e calciata col proprio piede debole. Non è qualcosa di scontato per un attaccante, ancor più se mancino.

Voilà Zazà!

E avere una prima punta con l’esplosività, e la naturalezza nella conduzione, necessarie per attaccare la porta partendo da lontano è una comodità importante per la Juventus, che attaccando spesso di transizione, di rimessa, costringe le proprie punte a portare palla con molto campo davanti: la punta del ’91 e Morata sono attaccanti più consoni a situazioni di questo tipo, che invece rilevano un’evidente goffaggine in Mandzukic, e in passato hanno messo in imbarazzo anche Llorente.

Zaza insomma, parlando qui per impressioni, deve ancora dimostrare una totale confidenza davanti alla porta (col Napoli ha avuto almeno due grandi occasioni a tu per tu con Reina); tuttavia questa sua agilità nei movimenti anche a 30 metri dall’area, e la qualità comprovata nello smarcamento, il fatto di essere sempre dentro alla manovra quando la palla ce l’hanno i compagni, lo rendono a suo modo un attaccante pericoloso, snervante, sempre sull’orlo del gol.

Tutto questo non rivaluta ovviamente lo squilibrio del reparto avanzato juventino: Mandzukic, Morata, Zaza sono tutti alternativi in campo, e dunque uno è di troppo in rosa: uno slot tra questi 3 dovrebbe più ragionevolmente essere occupato da un giocatore offensivo con caratteristiche diverse.

Quello che rivaluta se mai è chi, tra i 3 sopra, sia l’uno di troppo: una volta davo per scontato si trattasse di Zaza. Ora non è più così”.


5) La Juve dopo sole 10 partite ufficiali pensi sia già costretta a rivedere, almeno in campionato, i propri obiettivi? (di @ilmattia)

“Scorrendo la classifica ci si può spaventare, in realtà questi primordi di campionato non possono dare verdetti definitivi sui rapporti di forza. Gli occupanti dei tre gradini del podio potrebbero essere lì di passaggio, per una scampagnata in quota.

Quanto romanticismo trasuda da questa graduatoria #nostalgiacanaglia

classifica serie A

La viola gioca sicuramente un calcio efficace ed efficiente, a cui non hanno ancora preso le misure, ma non ha una rosa di un livello tale da consentirle di lottare al contempo su 3 fronti, e per i primi 3 posti, a meno che diversi singoli non abbiano un exploit: uno per tutti Ilicic, soggetto a letargo invernale.

La Lazio è probabilmente quella con più argomenti da spendere ma a dispetto dei molti punti raccolti non convince, sembra ancora spenta. Tra un infortunio e l’altro arranca nel trovare un suo equilibrio, quest’anno ha una rosa addirittura migliore e più profonda dell’anno prima, eppure Pioli continua a disfare e ricomporre i pezzi, indeciso tra tanta mercanzia. Se una delle top dovesse inciampare rovinosamente (stile Napoli di Benitez) i biancocelesti saranno pronti a nidificare tra le alte vette.

L‘Inter, per chi ha avuto l’occasione di seguirla, non può che apparire come un grande bluff. Squadra rognosa che grazie alla sua fisicità e attitudine difensiva/speculativa ha raccolto più punti di quanti ne meritasse, subendo molto poco e pungendo al momento giusto grazie al suo rhapsoidos.

“Jojo, numerooo” (cit. Sandro Piccinini).

jovetic numerooo

Una fiaba già sentita in serie A, gli allenatori italiani non son fessi, la semplicità con cui è stata costruita la squadra, la stessa che ha permesso loro dei risultati così precoci, diventerà presto banalità. La fase offensiva dei nerazzurri si regge principalmente su Jovetic, dal quale dipende univocamente Icardi.

Il contributo offensivo al di là di questi è scarso, quindi con le dovute precauzioni in marcatura non dovrebbe essere troppo difficile disinnescare del tutto la squadra di Mancini. Lasciare l’onere di costruire e scoprirsi a una squadra che può schierare l’intelligencija della qualità e della tattica a centrocampo, ovvero Kondogbia, Guarin, Medel e il premio nobel per la pace Felipe Melo è l’ABC della strategia.

Esattamente ciò che ha messo in pratica Sousa a Milano: ha lasciato spazio, togliendo loro la densità che ne nobilitava la fisicità, facendo emergere le lacune tattiche e il disordine latente.

Se l’Inter vorrà arrivare più in alto dovrà necessariamente imparare a prendere l’iniziativa senza scollarsi, e penso proprio non ci sia abbastanza ossigeno per una squadra così muscolare lassù. Mi ricordano la Juve di Ferrara, sia in campo sia nei proclami.

Ciò che può alleviare l’ansia del tifoso gobbo è il fatto che Roma e Napoli siano rispettivamente soltanto a +6 e +4, con gli scontri diretti fuori casa già alle spalle, giocati dalla Juventus in modo atroce, e nonostante ciò persi solamente per 2-1.

Qualche settimana fa, a precisa domanda, rispondevo che alla Roma, per superare la Juventus, mancavano  il gioco fluido e brillante e la solidità difensiva del primo entusiasmante anno con García. Recentemente sembrano pimpanti fisicamente, le individualità emergono, ma collettivo e difesa rimangono i soliti.

Una classifica per i giallorossi al momento poco lusinghiera (eufemismo).

class gol subiti

Decima difesa in serie A, una sola gara stagionale a porta inviolata, quella contro il Frosinone.

Castan non è ancora tornato quello di prima, i sostituti presi appaiono dei rammendi, e la soluzione d’emergenza di García, ovvero De Rossi, ha ancora bisogno di tempo ed accorgimenti per funzionare.

Considerando il trend fisico, che ricalca quello delle stagioni precedenti, possiamo aspettarci un fisiologico calo invernale. Fu fatale lo scorso anno, già arrancante sul piano del gioco, alla squadra venne meno anche il contributo dei vari campioni, un vero e proprio black out di qualche settimana che spense definitivamente i sogni scudetto di monsieur violino.

Ormai Gilardino è finito nel dimenticatoio…

garcia violino

Il Napoli al contrario invece pare aver trovato risposta alle sue incognite, è la squadra che ha fatto più passi in avanti: ora è una seria candidata allo scudetto al pari della Roma.

A Sarri per sviluppare il suo calcio occorre una difesa attenta ed efficiente, visto che serie A nessuno tiene un baricentro così alto.

5 gol subiti nelle prime 3 giornate, sono diventati 1 solo nelle successive 4 (contro Lazio, Carpi, Juve, Milan).

A sentire lui, merito del 433 che gli offre più copertura del 4312. Non male, ma ricorderei che la Juve peggiore degli ultimi 4 anni, piena di defezioni, e in crisi di gioco è a 4 punti da loro. Consci di aver rifilato in scioltezza distacchi siderali a chiunque un anno fa, con il ritorno imminente di tutti i titolari e dopo i segnali incoraggianti delle ultime partite (e 31 gare da disputare), nessuno a Torino può pensare di abbassare il tiro.

Non è nel DNA Juve, e non è nei numeri”.

Bianconeri primi per tiri effettuati e secondi per minor numero di conclusioni subite: in fondo qualcosa di buono c’è.

tiri in porta fatti tiri in porta subiti


6) Come giudichi le due prestazioni in Champions League contro Manchester City e Siviglia e quali le prospettive in chiave girone? (di @ilmattia)

“Meglio di così non poteva andare: 3 punti giocando malissimo in casa di una squadra, il City, che fino a quel momento aveva avuto una stagione senza macchia. Uno scossone che ha dato morale allo spogliatoio, un segnale che a Torino albergano ancora rabbia, esperienza e carattere, anche senza Pirlo, Vidal e Tevéz. La Juve non è senza spina dorsale.

La cartolina dell’Etihad: Dybala, Morata, Pogba e Cuadrado “scivolanti” dopo il 2-1 dello spagnolo.

dybala cuadrado pogba morata

Magari non pienamente meritati, ma come tradizione europea di Allegri vuole, pesanti, fortunati e pesanti.

Se c’è una cosa positiva del nostro allenatore è che non gli viene mai il braccino in coppa, la formazione aveva poca razionalità, ma era almeno offensiva. Così, se per caso fosse capitato un qualche errore della difesa inglese o qualche seconda palla invitante, ci sarebbero probabilmente stati nei paraggi gli attaccanti bianconeri.
In effetti gli inglesi di errori ne hanno fatti due e sono stati puniti entrambe le volte, da un intelligente movimento di Mandzukic, pescato da un’invenzione di Pogba, e da un assolo di Morata, che ha raccolto un pallone vagante e scaricato un poderoso sinistro sul secondo palo, ammaccandolo.

Siviglia è stata invece una partita di svolta, perché ok il carattere, ma la Juve aveva bisogno di risposte dal campo per quanto riguarda i suoi problemi tattici, e una partita in casa, dove necessariamente bisognava prendere in mano il proprio destino, contro un avversario ferito, ma sempre pericoloso era un test inequivocabile. È stata la prima formazione coerente e funzionale dell’anno, è stato l’esordio di Khedira, Dybala dal primo minuto, e la prima con questo 352 sghembo, che ripiega in 442.

Il 442 della Juve in fase di non possesso contro la formazione di Emery

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Prestazione molto convincente, da parte di tutti, compreso Hernanes. In più Zaza addirittura segna uno di quei gol che normalmente si sarebbe mangiato, di destro, mentre Dybala e Khedira brillano e stupiscono per ordine, qualità e intelligenza”.


Mattia Demitri, esso vive a Venezia, ma nasce a Treviso solo per fare un dispetto agli ultras dell’Unione. Classe ’93, adoro i trip su Wikipedia, viaggio più con la fantasia che fisicamente, a dire il vero sono una specie di bradipo.
Sto inseguendo la laurea in Ingegneria caracollando come De Ceglie, ma il buon Paolino insegna che con l’impegno tutto è possibile.
Go with the flow, peace!

Andrea Cardino, 22 anni, La Spezia. Juventino traumatizzato dal biennio di don Capello. Idolo di gioventù: Stephen Appiah. Momento calcistico memorabile e straziante: il gol da 30 metri di Appiah contro l’Italia, Atene 2004 (“ve lo avevo detto che era forte! Io ve l’avevo detto…” ). Da poco anche su twitter, commento 24/7 su Juventibus.com dietro al nome da battaglia Calvo D’Italino. Studio Linguistica, a Roma purtroppo.


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.