Interventi a gamba tesa

La top 20 dei Bomber di Provincia


Il Bomber di Provincia è la parte romantica e poetica del calcio. Dietro ai grandi attaccanti delle big ci sono loro, una marea di cannonieri che segnano Gol a grappoli  sempre e solo nelle piazze minori del calcio italiano. Grandi con i piccoli, piccoli con i grandi. Ecco la mia personale top 20.


20 “Gabbiano” Gionatha Spinesi

Catania,28-05-2006 Stadio A. Massimino Campionato serie B Tim Partita Catania-Albinoleffe SPINESI ESULTA DOPO IL GOL Foto Sport News

Classe ’78, lento e macchinoso ma cinico come pochi, dotato di un destro potente e ottimo tempismo di testa. Spinesi esordisce a 16 anni in D nel Pisa e l’anno successivo l’acquista subito l’Inter. Ma non gioca neanche un minuto in prima squadra e se ne torna quindi in provincia: Castel di Sangro, Bari, Arezzo e Catania. Ovunque va, gonfia la rete in ogni modo possibile (129 le segnature totali). Lo spannung della carriera il titolo di capocannoniere in B con 22 gol in 39 presenze ad Arezzo nel 2004-’05, seguito dai 40 centri fra A e B nei 2 anni successivi a Catania.

Si ritira il 29 ottobre del 2009, il giorno dopo aver firmato per il Pescina Valle del Giovenco, “perché non ho più stimoli (…) perché ingannare brave persone, come i dirigenti che mi avevano agganciato, pur di portare a casa uno stipendio?” Ora è titolare della ditta Caffè Spinesi. Lo slogan? “Sai che c’è… io bevo il mio caffè”. Umiltà vera.
Da cosa si riconosce che Spinesi è nato per il gol? Da come calcia i rigori: botta centrale e si va ad esultare.

30 gennaio 2008, quarti di finale di coppa italia, Catania-Udinese 2-1. Spinesi firma il rigore dell’1-1 con la solita freddezza, i siciliani vincono e si qualificano alla semifinale della competizione.


19 “Riccardone” Zampagna

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“Non sono un calciatore”. È il manifesto di Riccardone da Terni, nato nel 1974 nella terra delle acciaierie. Esordio in serie A a 30 anni, nel calcio professionistico a 23, prima invece montava tende da sole e giocava nell’Amerina in Interregionale. 186 centimetri per 95 chili, brutto da vedere ma tremendamente efficace quando c’era da buttarla dentro, non ha mai fatto la vita da atleta: si allenava il giusto, mangiava, beveva vino e fumava. Ma segnava e tanto.

Esplode in B nel Messina segnando 17 reti nel 2002-’03, poi torna nella sua Ternana, e da lì non si ferma più: nelle 7 stagioni successive in giro per lo stivale timbra il cartellino 77 volte, scusate se è poco. Adesso, oltre a qualche ospitata a 90° minuto, allena in Serie D il Voluntas Spoleto. Lascia il calcio con 149 gol fra i professionisti, spesso segnati così. Alla Zampagna.

Serie A, 29 aprile 2006, Atalanta-Brescia 2-0. Una delle partite più sentite d’Italia Atalanta-Brescia, risolta a modo suo.


18 “La vipera” Marco Ferrante

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Velletri, 4 Febbraio 1971. Nasce il 5° marcatore di tutti i tempi della storia del Torino. Quasi drammatica l’epopea della “vipera”, sempre a un passo dalla consacrazione nella grande squadra, ma mai pronto a sbocciare. Nel ’90 vince lo scudetto a Napoli con Maradona senza giocare neanche un minuto, nei 6 anni successivi gira mezza Italia: Reggiana, Pisa, Napoli, Parma, Piacenza, Perugia e Salernitana fino ad arrivare a Torino. E qui finalmente emergono le capacità dell’attaccante romano.

Rapido e dotato di una tecnica sopraffina, ne fa 85 in 5 stagioni. La bontà delle sue prestazioni attirano le attenzioni dell’Inter, che nel gennaio del 2001 lo prende in prestito. Neanche a dirlo, fallisce: un gol in 11 partite e pronto ritorno in granata. Ancora una volte all’ombra della Mole, Ferrante dà il meglio di sé, finendo altre 29 volte nel tabellino dei marcatori, per un totale di 125 con il Toro (163 se si sommano anche le reti segnate altrove). Oggi invece lavora come procuratore.

Derby della Mole, 24 febbraio 2002: Ferrante segna il provvisorio 1-1 con un collo destro all’angolino a Buffon. La partita finirà 2-2 grazie all’incornata di Maresca nel finale. E alle sue corna entrate di diritto nell’iconografia della stracittadina torinese.


 17 “Re” David Di Michele

Reggina Calcio v SS Juve Stabia - Serie B

David Di Michele, classe ’76 è un bomber di tante provincie, 13 trasferimenti dal ’93 ad oggi. Seconda punta agile e tecnica, buon tiro e dribbling secco nel suo repertorio, ha sempre segnato con regolarità a prescindere dalla piazza. Purché ovviamente fosse quella di una piccola. Ha tentato infatti anche l’avventura in Premier League al West Ham, ma 4 reti in 30 presenze non sono sicuramente un bottino soddisfacente per uno che ha segnato più di 200 gol in carriera, 204 per la precisione. Spettacolare la stagione 2004-’05, quando con la maglia dell’Udinese (assieme a Reggina e Lecce, le tappe del suo massimo splendore) firma 15 reti nella massima serie italiana.

È anche recordman in attività di segnature in Coppa Italia con 24 centri, 16° di tutti i tempi. Eppure non gli bastava entrare nella storia con le reti, durante un Lecce-Udinese di Coppa Italia del novembre 2004 si improvvisa portiere per l’espulsione di Handanovic para il rigore a Vucinic che regalerà il successo ai bianconeri. Re David genio e sregolatezza: nel palmares 6 presenze in nazionale e pure una squalifica di 3 mesi causa calcio scommesse. Il presente si chiama Lupa Roma, Lega Pro. A due passi dalla sua Guidonia.

Pirotecnico 3-3 fra Parma e Lecce del 18 Dicembre 2011, chiaramente non poteva mancare un gran gol di Di Michele in rovesciata. Da notare che Antonio Nucera si è quasi scomposto…


16 “Re Artù” Arturo Di Napoli

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“Re Artù”, nato il 18 aprile del 1974, è considerato un predestinato fin da ragazzino, quando cresce nelle giovanili dell’Inter a pane e gol. Dopo 2 anni di gavetta in C tra Arcireale e Gualdo, arriva l’occasione della vita, il Napoli. Va discretamente bene: a 20 anni segna 5 gol alla prima stagione in A e l’Inter lo riporta a casa. Ovviamente 7 presenze neanche l’ombra di una rete. Riparte quindi dalla provincia, il suo habitat, con due ottime parentesi a Empoli e Venezia.

Nell’estate del 2003 succede di tutto: è a un passo dal Besiktas, tuttavia finisce al Messina. In Sicilia il ragazzo di Milano trova l’ambiente su misura. I tifosi lo osannano e lui ricambia con 43 reti in 4 campionati, portando i giallorossi addirittura al 7° posto della Seria A nella stagione 2004-’05. Nel 2007 l’amato Messina retrocede e lui finisce in C nella Salernitana dove, neanche a dirlo, segna a mitraglia: 34 centri in 2 anni fra C e B.

Ma il suo cuore batte solo per Messina (nel frattempo precipitato in D causa fallimento) scende tra i dilettanti e segna 20 reti. Chiusa la carriera da giocatore a quota 189 marcature, attualmente, al netto dell’iscrizione del suo nome al registro degli indagati nell’inchiesta “Dirty Soccer” scoppiata a maggio, allena il suo Messina. Ah, dopo aver partecipato alla cordata di acquisizione della società. Un finale da libro Cuore.

25 Novembre 2001, Serie A Venezia Lecce 1-1. Re Artù sblocca la partita con un capolavoro di tacco, purtroppo è l’unico reperto di un gol sensazionale.


15 Stefan “Sansone” Schwoch

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Fisico da muratore, corsa da mezzofondista cicca fedele compagna di viaggio e gol nel sangue. È il ritratto del classe ’69 di Bolzano di origini polacche, che esordisce in serie A a 30 anni nel Venezia andando 2 volte in gol. Ma “Sansone” (così soprannominato dal telecronista-tifoso napoletano Raffaele Auriemma), è un Bomber con la B maiuscola: infatti passerà quasi tutta la carriera nella serie cadetta, arrivando a 135 reti in B (secondo posto nella classifica all time di categoria) e 260 in carriera.

I numeri parlano per lui, ma quello che entusiasmava di Stefan, al di là del doppio intreccio sull’asse Napoli-Vicenza, era lo spirito di sacrificio e la capacità di essere leader. Avrebbe meritato la massima serie, ma lui ama la fatica, ama la provincia. “Perché non ho avuto successo in A? Non lo so, diciamo che è stata colpa mia, diciamo che ho sbagliato momento. Diciamo così per non pensarci” le parole pronunciate il giorno del ritiro. Correva l’anno 2008. A parte un torneo di golf vinto pochi giorni fa, non sono riuscito a scoprire dove sia finito oggi.

5 aprile 2003, neanche a dirlo Serie B. In un elettrico Vicenza-Verona, terminato 4 -1 per i biancorossi, Stefan firmerà il 3-1 e doppietta personale con una volée di rara bellezza.


14 Rolando Bianchi

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Fisicamente devastante il centravanti bergamasco nato nel 1983, nel 2006, causa penalizzazione post Calciopoli, inizia il campionato a -11 con la Reggina. Ma a forza di gol (18!) e sportellate con i difensori, trascina gli amaranto in coppia col collega di reparto Nick Amoruso ad una clamorosa alla salvezza. Il Manchester City rimane affascinata da Rolandone e spende 13 milioni di euro per il cartellino. In Inghilterra avrà addirittura l’onore di indossare la numero 10, la pressione e la concorrenza sono troppe anche per le enormi spalle di Bianchi, che dopo 6 mesi se ne torna in Italia altra Lazio, altra delusione cocente.

Nel 2008 finisce così al Toro e torna il “bronzo di Riace” che sa solo segnare. Trascina i granata per 5 stagioni e si fa amare per la tenacia che mette in campo, memorabile quando si butta in mutande in mezzo ai tifosi per festeggiare la promozione in A nel 2012. In estate è passato al Maiorca (Segunda Division spagnola, in cui ha trovato il 125° sigillo), però oramai in netta parabola discendente.

 Serie B, 23 ottobre 2009: Rolando rovescia in faccia ai suoi ex compagni della Reggina e firma il definitivo 2-0 granata.


13 Francesco “Ciccio” Tavano

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Quanto amo “Ciccio” Tavano, che 36 anni ancora sgomita e segna nel campionato cadetto. Esplode ad Empoli con giocate strabilianti (da cineteca il suo 2005-’06 che l’ha portato ad un passo dalla convocazione ai mondiali), sensazionale dribbling e tiro chirurgico. Al Castellani l’hanno visto saltare l’uomo in ogni modo possibile e poi…. quel destro a giro sul secondo palo, che bellezza.

Come ogni giovane promessa che si rispetti, prova il grande salto. Valencia poi Roma, ma no, lui è un poeta dei campi “minori” (perdonatemi la bestemmia). Livorno e ancora Empoli i palcoscenici delle sue performance più luccicanti. E vogliamo parlare della sua esultanza con la mano sopra la testa così nazional popolare da ispirare il coro “Porta in alto la mano, segna Ciccio Tavano” sulle note de “La canzone del capitano” di Francesco Facchinetti? 202 gol (di cui 118 nell’Empoli) nel suo curriculum, nella speranza che anche ad Avellino possano ammirare altre sue magie. Tavano artista di provincia.

15 aprile 2006, derby toscano fra Empoli e Siena. Da decide Ciccio con il suo marchio di fabbrica: dribbling a rientrare e tiro sul secondo palo. Impossibile non apprezzare giocatori così.


12 Claudio Bellucci

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Il 99% degli uomini quando legge “Bellucci” pensa a una mora di nome Monica. Però magari qualcuno a Napoli, Bologna o Genova sponda Samp un pensierino lo farà anche a Claudio, punta brevilinea classe ’75 rapida e praticamente ambidestra. Gol (157 in 19 anni di attività) e assist in ogni dove, avesse avuto un altro cognome sarebbe sicuramente nella memoria di tutti.

Ma l’ombra di Monica sarà sempre troppo grande, nonostante una doppietta contro l’Arsenal in semifinale di Coppa delle Coppe. Scusa Claudio, giocatore assurdo, ma scelgo sempre Monica.

2 novembre 2008, a Marassi si gioca Samp-Torino. La decide Bellucci di tacco. L’intro degli Evanescence conferisce poi a questa perla quasi una dimensione mistica. Oggi il nostro eroe fa parte dello staff tecnico di Walter Zenga alla Samp. Blucerchiato forever.


11 Christian Riganò

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Quella di Christian forse è la storia più romantica del calcio moderno. Lui operaio siciliano, per la precisione muratore fino a 25 anni. Conquista la serie A passando dalla polvere del calcio dilettantistico, il gol il filo conduttore della sua fiaba. E pensare che aveva iniziato la carriera come difensore senza fronzoli, di quelli che picchiano e scaraventano la palla in tribuna. Ma poi l’attaccante del Lipari si fa male e Riganò viene spostato centravanti. È quello il momento in cui il “Muratore” diventa Bomber.

Dopo valanghe di reti in C, la Fiorentina (al secolo Florentia Viola fresca di fallimento) nel 2002 lo acquista e in 2 stagioni si ritrova di nuovo in serie A trascinata dal centravanti nato nel ’74. Christian arriva nella massima divisione a 30 anni, purtroppo però dopo un anno di viola in A, complice l’arrivo a Firenze di Luca Toni, è costretto a migrare nella vicina Empoli. Ma il siculo non è uno che molla, non l’ha mai fatto. E nel 2006-’07 si toglie la soddisfazione più grande della sua carriera, firmando 19 reti in massima serie col Messina. Numeri da top player, “Dio perdona RigaNò” il tormentone di quegli anni.

Archiviate le parentesi al Levante in Spagna e a Siena, se ne torna dove è cresciuto e dove il sovrappeso non conta. Conta solo la passione nei campi di periferia dei dilettanti, in cui chiude a 41 anni in 1a categoria con un bottino di 143 reti. Così una volta ai microfoni di “Sfide”, l’approfondimento sportivo di Rai 3: “Quando ho capito di essere forte? Quando al Lipari sono stato una settimana senza allenarmi, la domenica ho giocato e ho comunque segnato”. Sarà retorica, ma Riganò è l’esempio più bello di quando la passione e la fatica superano il talento e le categorie. “Era un bravo muratore, ora è il nostro goleador, Rigagoool, Rigagoool!”

Ci sono tante reti bellissime di Riganò in serie A, ma questa doppietta in Prima categoria con la maglia dell’Incisa a 41 anni siglata qualche mese fa, vale una carriera. Beato chi ha potuto ammirarlo fra i dilettanti. Perché a luglio ha appeso gli scarpini al chiodo per tentare l’avventura da allenatore.


10 “Airone” Andrea Caracciolo

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Chiunque abbia seguito la B in questi anni, avrà visto svariate volte “l’Airone” volare nei campi del campionato cadetto, 94 per l’esattezza. Caracciolo non è tecnico, non accarezza il pallone e non è nemmeno veloce. Però è un metro e 94 e di testa le prende tutte. Vola alto l’airone e timbra il cartellino con regolarità (ad oggi 176 gol).

Nelle rondinelle di Brescia il centravanti classe ’81 ha trovato la sua dimensione, dando sempre un buon motivo ai tifosi per pagare il biglietto al Rigamonti. Anche in questo periodo così difficile.

11 marzo 2011, l’Airone spicca il volo a 6 minuti dalla fine e firma il pareggio contro l’Inter. Il Rigamonti per l’ennesima volta ai suoi piedi. Ps: sontuosa la maglia vintage del Brescia con la banda bianca verticale.


9 Sergio “Capitan” Pellissier

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Quando si parla delle bandiere di un calcio che non c’e più si nomina sempre Totti, ma ci scordiamo di lui, Sergio da Aosta. Un anti personaggio che ha appena iniziato la 14a stagione col Chievo Verona. È passato dal Chievo-bis dei miracoli alla serie B, e di nuovo Chievo d’alta classifica con Maran.

A 36 primavere, ogni stagione gli attaccanti più giovani gli tolgono un po’ di spazio, ma Sergio non ha mai fatto mancare il suo apporto decisivo. E i 118 gol (da sommare agli altri 26 siglati in altri club) nel quartiere di Verona sono già scolpiti nella storia. Vorrei far mia una frase di una parodia de “Gli Autogol” che penso riassuma la vita calcistica di Capitan Pellissier: “Tutta la settimana chiavo, la domenica Chievo”. Sergio non smettere, il calcio di provincia ha bisogno di capitani come te.

15 marzo 2009, il Chievo stravince a Roma con la Lazio. Pellissier supera il portiere con un pallonetto dopo una straordinaria azione personale partita dalla sua metà campo.


8 “Big Mac” Maccarone

Empoli - Brescia

Mi piace pensare che la passione per il gioco della pedata in adolescenza di Massimo Maccarone, classe 1979, abbia giocato un ruolo decisivo nella stesura della sua storia. Di cosa parlo? Del licenziamento nel 1994 poiché pizzicato a seguire le partite dell’Italia impegnata ai mondiali americani durante il lavoro (faceva il fruttivendolo). E già qui mi scende la lacrima. In B con l’Empoli in coppia con Di Natale incanta tutta Italia, nel maggio del 2002 durante l’europeo Under 21 (vinto poi dall’Italia con una magia di Pirlo) segna una doppietta alla temibilissima Inghilterra. Inglesi che si innamorano di “Big Mac” e se lo portano pure in patria (finisce al Middlesbough per 13 milioni di euro, record per la società). Nel Boro parte fortissimo, ma poi gli infortuni frenano la sua esplosione.

Spreca 5 stagioni a fare avanti e indietro fra Italia e Gran Bretagna; ormai il treno per diventare un fuoriclasse è passato, ma a lui interessa solo metterla dentro a prescindere da squadra e categoria. Nel 2007 si ritrova così a Siena, in cui vive 3 campionati da protagonista, poi Palermo, Samp e il ritorno al futuro ad Empoli. Nonostante 36 primavere sulle spalle, ancora è protagonista nella massima serie e trascina il suo Empoli con colpi da campione, inseguendo il traguardo dei 200 gol in carriera (gliene mancano 2). Lunga vita, Big Mac!

Il gol all’europeo Under 21 contro l’Inghilterra, che fece innamorare il mondo di Big Mac.


7 “Nick Dinaminte” Amoruso

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Calciatore di tutta Italia, maggior numero di squadre cambiate in Serie A, 12 e maggior numero di gol segnati con maglie diverse, 115 in A (150 complessivi). Nicola da San Giovanni Rotondo ha girato tutta la penisola e si è fatto amare ovunque: uomo squadra, carisma da vendere e manco a dirlo, gol a badilate. Curiosamente, la squadra in cui ha militato di più è Juventus (4 stagioni). Sì esatto, proprio la Juve, casacca con cui ad inizio carriera segnava persino in Champions League (10 rileggete, DIECI reti in Champions League). Ma poi la sua strada l’ha portato ad esplorare lo stivale.

Un po’ ovunque hanno gioito per le gesta di “Nick Dinamite”, sopratutto a Reggio Calabria dove è stato nominato cittadino onorario grazie alle 40 marcature in 3 campionati. Nel 2011 si è ritirato, provando a riciclarsi da dirigente sportivo. Dal 2013 però ho perso le sue tracce, fatto salvo un profilo twitter semiabbandonato. Ma Nicola Amoruso resterà sempre il goleador di tutti.

11 maggio 2008, Reggina Empoli. Gran sigillo di Nick Dinamite dopo un superbo controllo in corsa e una finta che fa finire sedere a terra il diretto avversario.


6 “El Tanque” German Denis

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Eroe contemporaneo “el Tanque” (il carrarmato, vista la sua superba forza fisica). Arriva in Italia nel 2002 a Cesena, ma non sfonda e ritorna in Argentina. Ci riprova nel 2007, anche se nemmeno stavolta sembra ingranare. Napoli e Udinese tappe non facili per il 34enne, che nonostante le difficoltà viene apprezzato per la tenacia con la quale si sbatte in campo.

Nel 2011 si trasferisce a Bergamo e si trasforma in un attaccante spesso immarcabile, diventando con 53 segnature lo straniero più prolifico della storia della “Dea”. Adoro la grinta e la rabbia agonistica con cui ha esultato per 180 volte nel corso della sua carriera. E dire che fuori dal rettangolo verde è un tipo casa e chiesaTanque sigue asì.

Domenica 12 aprile 2015, Atalanta-Sassuolo 2-1. Denis, probabilmente contagiato dal compagno di reparto Pinilla, sblocca la partita col Sassuolo grazie ad una splendida rovesciata che batte l’ex compagno Consigli. Nota bene: tacco volante di Cigarini, spizzata di Maxi Moralez e rove del carrarmato. Senza che la palla tocchi mai terra.


5 Cristiano Lucarelli

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Ogni volta che sento le 4 parole magiche “amore per la maglia”, il pensiero va sempre e inesorabilmente a lui. Pur girando il mondo e cambiando diverse squadre, sulla sua pelle c’era sempre la maglia della sua città, Livorno. Non sto neanche a parlare di quante volte ha bucato i portieri avversari.

Gioca nel Torino in serie A, ma ogni volta che può fa una puntata al Picchi, in curva, a tifare la sua squadra che sta vincendo il campionato di C1. Tifa perché se gli amaranto salgono in B, lui corre a giocare per loro, non desidera altro. Il giorno della promozione in B a Treviso lui c’è, esulta al gol di Protti e invade il campo per la festa finale. Con gli amaranto in cadetteria, manda tutti a quel paese e nel 2003 rientra in patria, rinunciando ad un contratto col Torino di altri 2 anni da 4 milioni di euro. Prende la numero 99 (anno di fondazione della BAL, gruppo ultrà del Livorno) e dopo 9 mesi i labronici sono in A. Con la “sua” maglia è un giocatore dominante, un capocannoniere da 24 reti nella massima serie nel 2004-’05 (216 complessive).

Se penso a Cristiano, per descriverlo mi basta una frase tratta dal suo libro “Tenetevi il miliardo”: “Ci sono giocatori che con i soldi guadagnati si sono comprati yatch, una Ferrari e una villa al mare. Ecco io con questi soldi mi sono comprato la maglia del Livorno”. L’unico neo di questo amore carnale, la fuga in Ucraina allo Shaktar Donetsk da 3 milioni a stagione nel 2007. Cancellata, almeno in parte, dal ritorno al Picchi nel 2009. Dal 2012 invece allena: dopo Perugia, Viareggio e Pistoiese, da luglio siede sulla panchina del Tuttocuoio.

Se non è “amore” per la maglia questo…


4 Ernesto Chevantòn

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“Il mio vero stipendio è l’affetto della gente, non il denaro. Per me il loro amore nei miei confronti è la cosa più importante” la serenata di Chevantòn dedicata alla sua Lecce. Un uruguagio naturalizzato pugliese. Chiunque abbia avuto la fortuna di ammirarlo, sa di che giocatore parlo: un misto di rapidità, tecnica e agonismo senza eguali. Ha girato il mondo, ma il cuore è sempre rimasto li, nel Salento. Luglio 2012, il Cheva torna a Lecce per la terza volta e firmerà un contratto di 900 euro al mese a tempo indeterminato (prima volta nella storia del calcio). I giallorossi, sull’orlo del dissesto finanziario, sono appena retrocessi in C per lo scandalo del calcio scommesse.

I salentini arrivano in finale playoff, dove affrontano il Carpi: l’andata in Emilia finisce 1-0 per i padroni di casa, ma la cosa che più preoccupa i tifosi leccesi non è il risultato, quanto la lussazione alla spalla subita dal puntero sudamericano, che riducono al lumicino le speranze di vederlo in campo al ritorno. Ma Cheva ha la stimmate del guerriero e nonostante il dolore si presenta al “Via del Mare” in panchina per sostenere i compagni da vicino. Bogliacino segna l’1 -0 che apre le porte della B, ma si sa, “il calcio è strano, Beppe” (cit. Caressa) e al minuto 74 un’incredibile punizione di Kabine consegna il pareggio al Carpi.

Per il Lecce è notte fonda, dalla panchina ecco alzarsi in piedi Chevantòn e nonostante l’infortunio costringe l’allenatore a metterlo in campo. La spalla gli fa male, la sua corsa è sofferente, tuttavia si danna l’anima per regalare la B ai suoi tifosi. Purtroppo il risultato non cambierà e la favola non avrà un lieto fine, ma quell’immagine di lui che lotta con una spalla rotta vale molto più di qualsiasi promozione. Uomo vero, Ernesto Chevantòn. Ps: a fine estate ha dato l’addio al calcio. A 35 anni e 170 gol nel curriculum.

Stadio Renato Curi, 9 novembre 2003, Perugia-Lecce 2-2. 7° minuto, Chevanton segna da casa sua.


3 Marco Di Vaio

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Probabilmente molti non condivideranno, Di Vaio ha giocato nella Juventus, nel Valencia, nel Monaco e in nazionale, facendo pure discretamente bene. Ok verissimo, ma Marco da Roma in queste squadre non si è mai neanche avvicinato alle medie-gol paurose fatte registrare nelle piccole. Fra Reggina, Parma e Bologna ha timbrato il cartellino 139 volte in 293 partite, il che significa quasi un gol ogni 2 partite di serie A.

Pacato nei modi e sgusciante negli ultimi 20 metri, in Emilia con le maglie gialloblù (’99-’02) prima e rossoblù (2008-’12) poi ha fatto sognare i tifosi, non facendo rimpiangere i suoi predecessori Crespo e Cruz. Primo giocatore della storia dei “ducali” ad aver segnato 4 reti in una sola partita, (Parma-Bari 4-0 dell’11 marzo 2001), in 21 anni ha messo assieme 271 marcature. Dal 21 gennaio ricopre l’incarico di Club Manager del Bologna, mentre nel tempo libero si dà al calcio a 7.

Siamo nel novembre 2013 in Canada. Philadelphia Union-Montreal Impact è la partita d’addio del suo grande amico Alessandro Nesta. Di Vaio decide che non c’è più modo più bello per salutarlo di un bellissimo destro a giro che regala la vittoria ai canadesi (2-1).


2 Dario “il Bisonte” Hubner

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Era la stagione 2001-’02, facevo la quinta elementare e come ogni bambino avevo tantissimo tempo libero. Dopo la scuola c’era solo il pallone e la domenica la seria A. La guardavo ovunque, al bar vicino a casa, sul televideo, a “Quelli che il calcio” e, se non riuscivo a seguire le partite in tempo reale, c’era sempre “90° minuto” a consolarmi. Sul mio diario della Smemoranda ogni domenica aggiornavo la classifica marcatori. Settimana dopo settimana c’era questo giocatore del Piacenza che conoscevo poco ma che segnava sempre, quasi ogni domenica mi faceva aggiornare il suo conto delle reti. Non mi rendevo conto, ma stavo assistendo ad uno dei miracoli più belli degli anni 2000. Alla fine del campionato 2001-’02, il “bisonte” segnò 24 reti, come Trezeguet, capocannoniere della Serie A. Dietro di loro in classifica, non lo dimenticherò, mai c’era gente come Vieri, Shevchenko, Del Piero, Totti, Crespo e Inzaghi. A ripensarci adesso mi viene la pelle d’oca.

Arriva dalla gavetta Darione, finita la scuola fa il panettiere, il fabbro e l’imbianchino. Il calcio è una passione, non una professione. Uno così non può essere elegante, Hubner corre un po’ gobbo ma è potente ed essenziale. Lui segna, non importa come. Se la palla la tocca lui, va dentro sicuro (è successo 269 volte). E il triplice titolo di  capocannoniere in serie A, B e C, conquistato rispettivamente con le maglie di Piacenza, Cesena e Fano costituisce una discreta polizza (eufemismo). Come tanti colleghi, una volta terminato il ciclo da calciatore a quota 244 reti, ecco iniziare 2 anni fa quello da allenatore. Ma finora con poca fortuna: due panchine e altrettanti esoneri, di cui uno, all’Atletico Montichiari in D prima ancora che il campionato 2014-’15 iniziasse, quanto meno curioso.

Gino Corioni, presidente del Brescia dirà di lui: “Se Dario avesse fatto una vita da atleta, senza grappa e sigaretta, sarebbe stato il calciatore italiano più forte di tutti i tempi”. Forse è esagerato, forse ha ragione, sinceramente però non cambierei nulla del “Tatanka”. Io lo amo così.

31 agosto 1997, a San Siro va di scena Inter-Brescia 2-1. È la partita d’esordio del Fenomeno Ronaldo con la maglia nerazzurra: i riflettori sono tutti per lui, ma c’è un altro giocatore che esordisce in serie A quel giorno. E si prensenta così. Chapeau Darione.


1 Igor “lo Zar” Protti

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Lui, Igor Protti da Rimini, è il mio personalissimo numero 1. Romagnolo, eppure cittadino onorario di Bari e Livorno. Capocannoniere in tutti e 3 i campionati professionisti italiani, A B e C e unico giocatore ad essere stato miglior realizzatore della serie A nonostante la retrocessione della squadra (1995-’96, quota 24 col Bari). Igor è basso e magro (un metro e 71 per 65 chili), non proprio il fisico da bomber, ma ha una potenza nelle cosce disumana e piedi di una delicatezza sopraffina, che lo rendono devastante nello stretto e letale nell’anticipare il difensore.

L’amore sboccia a Livorno, che porta dalla C alla A in 5 stagioni entusiasmanti, che l’hanno visto trionfare 3 volte nella classifica marcatori (2 in C e una in B, l’anno della promozione in A in coppia con Lucarelli arriva a 53 gol). In riva al Tirreno assume una dimensione trascendente, al punto che un violinista livornese gli dedicherà anche una canzone, “Il Principe Igor”. Nel 2005 lascia il calcio e la società amaranto ritira la numero 10 (nel 2007, con il consenso di Protti, andrà a Tavano). Chi ama il calcio non può non aver provato un senso di malinconia il 22 maggio del 2005, giorno dell’addio al calcio dello Zar.

In estate è stato nominato direttore sportivo del Tuttocuoio in Lega Pro. Non so voi, ma io simpatizzo inevitabilmente per la squadra della provincia di Pisa. Anche perché, se non bastasse questo, l’allenatore è Cristiano Lucarelli. Se potessi chiedere a Igor qual è la sua ricetta per la felicità, sono certo che mi risponderebbe: “La 10 sulle spalle e un pallone da buttare in rete.”

Omaggio a Igor Protti sulle note de “Il Principe Igor”. Sospinto dall’amore di tutta una città, segna (per la 229a volta) nella partita d’addio alla Juventus. 5 minuti di nostalgia per il mio miglior Bomber di Provincia.


 

nato a San Marino nell' aprile del ’91, mezzo sangue italo-sammarinese. Titolare di una gelateria di professione, ma malato di qualsiasi sport per passione, tifoso bianconero e allenatore dilettante Uefa B. La malattia per il calcio nasce da un gol pazzesco in Germania di un ragazzo 21enne nel lontano 1995. La partita era Juventus-Borussia Dortmund: se amo il bianconero è solo per Del Piero.

9 Responses to “La top 20 dei Bomber di Provincia”

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