Interventi a gamba tesa

Francamente, me ne infischio


In questi giorni è stata pubblicata la tanto discussa lista dei 59 candidati che, fino al prossimo dicembre, si contenderanno il Pallone d’Oro Fifa, il titolo individuale più prestigioso al mondo, assegnato al miglior calciatore del pianeta nell’ultimo anno solare. Da questa lista di 59 nomi, abbastanza ampia quindi per poter accogliere un po’ tutti i meritevoli (quantomeno di una menzione), è stato clamorosamente escluso Gianluigi Buffon, capitano della Juventus campione d’Italia, vincitrice della Coppa Italia e vice-campione d’Europa, oltre che della nazionale azzurra di cui è primatista assoluto di presenze, e da almeno quindici anni nel novero dei primi 10 (giusto per non sembrare troppo faziosi) portieri del mondo. La reazione migliore dello sportivo italiano dovrebbe essere proprio quella che intitola questo intervento: vediamo perché dovremmo atteggiarci come novelli Clark Gable.


 

  1. Premio individuale nel calcio a un portiere?

Tralasciando l’evidente forzatura di voler individuare – anche in uno sport di squadra che più di squadra non si può quale è il calcio – a ogni costo il migliore, che quasi sempre coincide con chi ha recitato un ruolo da protagonista in una vittoria di qualche competizione (mi auguro sia questo il criterio, per lo meno nella scelta dei primi 59, altrimenti che c***o ci fanno Bravo, Medel ed Edu Vargas?), risulta ancora più una forzatura voler ascrivere alla lista dei papabili per questo trofeo un portiere.

Ovvero il ruolo più unico e individuale del gioco, ma anche quello forse maggiormente dipendente dalle prestazioni degli altri dieci compagni di squadra, in un lavoro di simbiosi che è fra i più delicati dello sport in generale: più la squadra è tranquillizzata, anche dal punto di vista caratteriale, dal portiere, più essa girerà bene e farà correre allo stesso portiere meno rischi possibili. Perché parliamoci chiaro: le prestazioni di Buffon sono sempre state di altissimo livello, ma di gol nel biennio 2009-2011 ne ha comunque presi tantissimi, proprio perché gli altri dieci alla Juventus non giravano.

A riprova di quanto detto, ecco il gol di Mounier del Bologna domenica: la situazione difficile in campionato della Juve non conferisce tranquillità e la difesa si dimentica del francese, che si inserisce in perfetta solitudine. Anche il miglior numero uno, sentendosi poco protetto dai compagni, può incappare in leggerezze come questa qua.

Ragion per cui l’esclusione di Gigi non deve sorprendere: generalmente il Pallone d’oro, premio per attaccanti che finalizzano il lavoro della squadra e si prendono tutta la luce dei riflettori e la gloria faticosamente costruita nelle oscure retrovie del campo anche da mediani e terzini, mal si addice alla figura del portiere, come anche la storia di questo riconoscimento ci insegna.

È successo solo nel lontano 1963 che Lev Yashin, il leggendario ragno nero sovietico, fosse insignito di questo riconoscimento. Ma erano altri tempi, altro calcio, altro Pallone d’oro (piccola anticipazione, ci arrivo presto). Quella del russo è la classica eccezione che conferma la regola. E se i giurati non hanno fatto un secondo strappo con Buffon nel 2006 (secondo dietro a Cannavaro, compagno di vittorie e ingrediente fondamentale nell’imbattibilità dell’estremo difensore carrarese, giusto per ritornare a ciò di cui parlavamo sopra) e col monumentale Neuer nel 2014, allora possiamo dire che al 99% (lascio quell’1% proprio per non mettere limiti alla provvidenza), non vedremo più un portiere trionfare.

  1. Il Pallone d’oro, oggi, non vale più come una volta.

Sì sì, questa storia la conoscete già. È quella della classica volpe che non arrivando all’uva dice che è acerba. O forse no? Dando un’occhiata alle ultime edizioni, balza infatti subito all’occhio dal 2008 il duopolio ininterrotto Cristiano Ronaldo-Messi, destinato a protrarsi per chissà quanti anni ancora. Tutto giusto in fondo, sono i migliori calciatori del mondo dopotutto.

Ma non sono gli unici calciatori forti del pianeta: a partire da Iniesta e Xavi fino a Sneijder e Milito, passando per Ribery e Muller; almeno uno di questi avrebbe meritato di mettere fine a questo duetto ormai divenuto monotono, petulante e per la verità anche abbastanza noioso, buono solo per i fan sfegatati dell’argentino e del portoghese per incensare ancor di più il loro idolo e buttare un po’ di merda sul rivale.

Anche se la giacca di Messi (qui premiato a fine 2012), offre parecchi spunti alla fazione pro CR7…

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Questo è diventato il Pallone d’oro dal 2010 in poi: la data non è casuale, bensì cruciale, e coincide con il “passaggio di consegne” del Pallone d’oro dalla rivista “France Football” all’organo che governa con fare molto spesso poco salomonico il gioco del calcio, la FIFA, che ha mandato in pensione il vecchio FIFA World Player, e lo ha fuso nel “Pallone d’oro Fifa” da 5 anni abbondanti (qui ne avevamo parlato in maniera dettagliata). Sottigliezze? Non proprio, visto che questa fusione ha cambiato le modalità di votazione dei calciatori, e di conseguenza la storia di questo trofeo.

Se fino al 2009 infatti la scelta era affidata a una giuria di 96 giornalisti provenienti da tutto il mondo (ma con un’ovvia e scontata prevalenza europea), dal 2010 in poi i c.t. e i capitani di ogni nazionale affiliata alla FIFA, oltre a un giornalista per ogni nazione (con il numero di giurati che sale esponenzialmente da 96 a 627, se la matematica non è un’opinione) hanno facoltà di esprimere tre preferenze.
Risultato? Se da una parte un voto diviene spesso e volentieri “di favore” (Prandelli e Buffon nel 2013 votarono Pirlo, unico italiano in lizza, nonostante le scarse possibilità di successo del Maestro), le altre due preferenze (specie quelle dei giurati di paesi remoti, che per forza di cose non possono seguire il grande calcio eurosudamericano) vanno in maniera quasi meccanica ai due calciatori più famosi del mondo: Messi e Cristano, CR7 e Lionel. Con chances ridotte praticamente a zero anche per altri calciatori che, a ben vedere, hanno vissuto una stagione di pari livello, se non addirittura superiore, a quella dei due marziani.

Saranno pure campionissimi, ma ogni tanto anche a loro piace “vincere facile”.

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Un trofeo che quindi, oltre ad assumere concettualmente uno scarso significato per il gioco di calcio (ma a questa anomalia ci abbiamo ormai fatto l’abitudine), risulta in un certo senso falsato, poiché le speranze di vincerlo superando i due marziani sono prossime allo zero assoluto. E non solo per i meriti (evidentissimi, chiariamoci) dei due, come appena visto.

Anche perché se dobbiamo pensare solo al valore assoluto del singolo per assegnare il premio, allora quanti ne avrebbe dovuti vincere Johan Cruijff negli anni ’70? Sicuramente più dei tre che si ritrova, essendo non solo un giocatore fortissimo, ma il calciatore che col suo stile di gioco ha praticamente inventato il calcio come lo conosciamo oggi. E Gigi non è un calciatore da inserire in una lista, se a priori si sa che il suo nome non verrà letto neanche di striscio. Non lo merita.

  1. Buffon ha chi, a casa, lo consolerà da questa “delusione”.

D’accordo, di tecnico questa motivazione non ha nulla. Però parlare di Buffon senza citare almeno una volta l’Ilariona nazionale mi sembrava delittuoso.

Portiere in campo, decisamente “bomber” fuori…

  1. Buffon ha dato uno schiaffo morale enorme a chi si è “permesso” di escluderlo.

Perché Gigi di uscite a vuoto fuori dal campo ne ha fatte: da quel poco simpatico numero 88 sulla schiena ai tempi di Parma giustificato come simbolo delle “quattro palle” necessarie per superare quell’infortunio che gli costò Euro 2000, a quel milione e mezzo “generosamente donato” alla più celebre tabaccheria di Parma, e poi ancora per quel diploma falso presentato all’Università di Parma per iscriversi a giurisprudenza che gli stava facendo rischiare la reclusione, poi evitata grazie a un patteggiamento di 6 milioni di lire.

Ma in fondo, errori personali a parte su cui non sono in grado di giudicare, ha dimostrato altre volte di essere un signore. E la lettera sul suo sito web nella quale ha parlato della sua esclusione, gli rende merito di aver commentato in maniera molto elegante questa discutibile decisione dei giurati.

Però mi piace pensare che, di primo acchitto, un “Bio Parco” lo hai tirato giù…

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  1. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore…

Tranquilli: la solita manfrina degregoriana ve la risparmio. Eppure il punto è proprio in questa massima ormai sulla bocca di tutti e proprio per questo forse abusata: non è di certo la menzione in questa infinita lista, affianco (sarcasmo mode on) a campionissimi del calibro di Ospina, Massimo Luongo, Son Heung-Min, Atsu, Guardado, Guerrero e Okazaki, dai quali il nostro Gigi ha tutto da imparare (forse sto esagerando col sarcasmo…), che fa di Buffon il grande portiere che è.

Piuttosto lo fanno l’affetto dei tifosi, la stima e il rispetto dei compagni e il timore reverenziale degli avversari. È proprio questo la continua conferma che sì, Buffon è il miglior portiere del mondo. Oltre ovviamente a bazzecole che non fanno di certo effetto ai campioni di cui sopra, come:

  • l’esordio in Serie A nel 1995, a 17 anni, alla quale sono seguite altre 596 partite (dato in aggiornamento) nel massimo campionato con Parma e Juventus e altre 150 in Nazionale (anche questo dato è da aggiornare);
  • 5 partecipazioni alla Coppa del mondo, con un occhio all’edizione del 2018: una convocazione farebbe entrare Gigi nella storia come l’unico a prendere parte a sei edizioni del Mondiale.
  • Una bacheca personale che prevede 6 scudetti, 1 campionato di Serie B, 2 Coppe Italia, 6 Supercoppe italiane, 1 Coppa UEFA, un titolo europeo under-21, una medaglia ai Giochi del Mediterraneo e un titolo mondiale da protagonista assoluto nel 2006 (per ulteriori info chiedere a Zidane, che oltre alla nota capocciata a Materazzi, di quella serata ricorda con pari amarezza anche quest’altra capocciata).

Un numero di trofei quasi incalcolabile, ai quali io ci aggiungo la finale di Champions League 2015, durante la quale solo gli interventi prodigiosi del capitano hanno permesso alla Juventus di lottare col Barcellona fino alla fine.

E quindi ecco la prova che l’ego straordinario di Zlatan Ibrahimovic – che riguardo al trofeo della discordia dichiarò: “Non ho bisogno del Pallone d’oro per sapere di essere il migliore” – tutto sommato non fosse nel torto. E per il numero uno bianconero, come detto, vale ancor di più.

In conclusione possiamo, alla notizia dell’assenza di Buffon nella lista dei papabili per il Pallone d’Oro 2015, reagire senza indugio come fece già Clark Gable: “Frankly, my dear, I don’t give a damn”.


 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.