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- di Andrea Ravasi

Appunti sull'Inter di Mancini 2.0


È difficile provare ad analizzare in maniera generale l'Inter dopo l'1-4 casalingo con la Fiorentina. Una partita iniziata male e finita peggio. Dopo 3' sotto di un gol, dopo 30' di 3 e per giunta con un uomo in meno. Per questo motivo dividerò il mio giudizio: da una parte il match con la Viola, dall'altra un commento globale sulle altre 5 giornate di campionato.


Le novità con la Fiorentina

Quello che è balzato subito all'occhio nella sfida di domenica sera è stato l'abbandono del consueto 4-3-1-2 in luogo di un 3-4-2-1 con Santon terzo centrale di desta e Perisic a tutta fascia. Questa scelta tattica probabilmente - non lo sapremo mai a causa del patatrac di Handanovic sui primi due gol - serviva nel caso di Santon e Medel per andare a prendere i due trequartisti viola Ilicic e Borja Valero, in quello di Miranda per togliere la profondità a Kalinic e in quello di Perisic per arginare un Marcos Alonso in condizione spaziale. Non è un caso che in fase di non possesso il croato lo abbia marcato quasi a uomo.

La difesa a 3 proposta da Mancini contro la Fiorentina: da destra a sinistra Santon, Miranda e Medel.

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L'Inter è stata costretta ad inseguire da subito e quindi ad aprirsi al palleggio e ai tagli verticali della Fiorentina in contropiede, che ha dimostrato di essere cinica e di poter mettere in difficoltà chiunque.

L'unico giudizio che si può dare sulla prova con la squadra di Paulo Sousa riguarda l'aspetto mentale e fisico, dato che la tattica non è valutabile poiché condizionata dalle contingenze già citate. Il club di Thohir è apparso al tempo stesso - sì, sembra un paradosso - prima scarico, poi clamorosamente nervoso. Probabilmente l'approccio è stato condizionato dall'accostamento "Inter-scudetto" paventato dai media in settimana, che può aver influenzato una rosa di giocatori giovani poco abituati a vincere. I quali hanno spento la luce nel momento in cui la situazione è degenerata.
Sotto il profilo fisico invece, la sensazione è stata quella di una formazione poco reattiva, quasi come se arrivasse dalla preparazione estiva. In ogni caso doverosi i complimenti alla viola.

La fase difensiva

Passando ora ad una panoramica complessiva, in fase difensiva possiamo notare come i nerazzurri difendano molto bassi, al punto da portare gli avversari fino al limite della propria area. Resta da capire se nella testa del Mancio ci sia l'idea di alzare il baricentro di una decina di metri - in questo momento la pressione pare poco organica e frutto più che altro del contesto piuttosto che del talento e della fisicità dei singoli, Felipe Melo e Medel su tutti - di certo, rimanendo bassi, per il centrocampo è più facile accorciare la squadra scappando verso la propria porta e formare così quella copertura a "triangolo" ai quattro difensori in linea: Felipe Melo vertice basso, Guarin e Kondogbia ai lati.

La linea difensiva bassa e il triangolo di centrocampo a protezione della stessa.

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Con un baricentro medio così schiacciato, la prevedibile conseguenza è un recupero palla basso. E solitamente, una volta consolidato il possesso, il compito di guidare la transizione offensiva è affidato agli esterni, nello specifico Santon, Telles, Juan Jesus e Perisic.

Ad ogni modo quest'assetto sta pagando buoni dividendi: è vero, Miranda e soci intercettano appena 11,3 palloni a gara (penultimi in serie A davanti soltanto al Napoli), ma hanno mantenuto la porta inviolata già 4 volte e subiscono appena 11,3 tiri di media (6° posto in questa speciale classifica).  

L'importanza di chiamarsi Felipe Melo

Abbiamo parlato poco fa della posizione di Felipe Melo, l'uomo cardine della squadra finora.

Il ruolo di Felipe Melo, pronto ad abbassarsi a ricevere palla tra i due difensori centrali e diventare il primo costruttore dell'azione manovrata. Che resta la modalità d'attacco preferita dell'Inter.

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Il numero 83 funge quasi da galleggiante dello scacchiere del Mancio: in fase difensiva si piazza davanti ai due centrali per schermarli, mentre in quella di possesso, come abbiamo visto sopra, inaugura l'azione venendo a prendere la palla molto basso.

I numeri del brasiliano in queste 4 uscite denotano in particolare la dominanza in fase di non possesso rispetto ai suoi colleghi di reparto Kondogbia e Guarin (grafico squawka.com).

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Il castello

Prima di passare alla fase offensiva, volevo sottolineare la disposizione dei nerazzurri sui calci piazzati avversari, in particolare i calci d'angolo. L'Inter difende a zona costruendo il cosiddetto "castello", ossia posizionando un uomo sul primo palo e uno sul secondo, in modo da agevolare l'uscita di Handanovic qualora la palla giunga nell'area piccola. Inoltre è interessante notare il giocatore posto al limite dell'area, pronto a chiudere su eventuali tiri da fuori o a far ripartire il contropiede.

Il "castello" difensivo contro il Milan. Nell'immagine si possono notare gli uomini pronti ad andare ad attaccare la palla, cerchiati in rosso, e l'uomo a protezione di Handanovic, cerchiato in blu. In mezzo all'area si può notare, in nero, una figura a rombo, anche se in questo caso i giocatori che lo compongono sono 5.

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La fase offensiva

Diversamente da quanto avevo pronosticato quest'estate, la fase offensiva si sta rivelando il vero punto debole della capolista. Una difficoltà figlia delle problematiche di assemblaggio di tanti giocatori nuovi in tempi brevi e alla forma degli stessi.

Transizione positiva: da rimarcare i 3 soli giocatori sopra la linea del pallone, cerchiati in rosso, e in blu il terzino che guida la palla verso la porta avversaria. Come spiegato in precedenza, tocca ai laterali condurre l'azione offensiva, possibilmente ribaltando il fronte in tempi rapidi.

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Come si può vedere dall'immagine, l'Inter attacca con pochi uomini 6, di cui solo 3 pronti ad attaccare la porta o tagliare per ricevere palla in posizione avanzata. Un'ulteriore difficoltà è determinata dal fatto che i laterali si limitano a gestire il possesso fino alla trequarti - senza quindi puntare il fondo - favorendo in un certo senso i difensori, che non si devono preoccupare di coprire l'ampiezza del campo, mentre le punte, se è vero che da un lato possono godere dell'area sgombra, dall'altro rischiano di finire con più frequenza in fuorigioco. Al netto di tutto ciò, va comunque ribadita l'importanza dei laterali bassi nel 4-3-1-2 al fine di allargare il campo e fornire una linea sicura di passaggio. Tra i 6 giocatori d'attacco, sul lato forte c'è sempre un terzino.

Altra azione offensiva, qui conto l'Atalanta. Sempre 3 giocatori pronti a ricevere palla, più un quarto, Guarin, che però è coperto. Qui la transizione è stata guidata fino al limite dell'area avversaria da Jesus (nel cerchio blu), il quale poi, anziché crossare dal fondo, scarica centralmente, costringendo la prima linea dell'Inter a provare a rientrare (vanamente) dall'offside.

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Concludendo, l'Inter gioca "male" a causa della scarsa presenza offensiva, oltre che per gli interpreti che non hanno ancora assimilato i dettami del tecnico (Perisic in testa) e non si sono ancora ambientati nel nostro calcio. Esclusa la sfida con la Fiorentina, la squadra è tosta e difficilmente perderà molte partite; ma allo stesso tempo, se non migliorerà la fase di possesso, non ne vincerà tante, poiché non sempre riuscirà a sfruttare le palle inattive - malgrado questa sia una peculiarità delle formazioni del tecnico jesino - e i suoi talenti non saranno sempre in grado di inventarsi prodezze.

Probabilmente i "bauscia" concorreranno fino alla fine per un posto in Champions League, però va sottolineato come alcune avversarie (Napoli e Roma), pur non dimostrando ancora la stessa solidità difensiva, pratichino un calcio più spettacolare e offensivo.
Già a Marassi in casa della Sampdoria vedremo se la prestazione di domenica sera è stata un passaggio a vuoto o rappresenta l'indice di un problema strutturale molto più profondo.


 

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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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