Interventi a gamba tesa

5 annotazioni sulla Fiorentina di Paulo Sousa


9 punti, 3 clean sheet e terzo posto in serie A dopo 4 giornate. Di certo, numeri alla mano, non si può dire che la stagione della Fiorentina di Paulo Sousa sia iniziata sotto una cattiva stella. Una dote, quella costruita grazie ai successi su Milan, Genoa e Carpi, che costituisce un cuscinetto per lavorare con un briciolo in più di tranquillità e trovare la quadra a livello strutturale. Perché l’idea di una squadra corta, aggressiva e verticale a cui aspira l’ex allenatore del Basilea, ad oggi pare un progetto allo stato embrionale. Attenzione: non si vuole sminuire l’opera del tecnico portoghese, ma analizzarne lo stato dell’arte, andando a fare luce sugli attuali pregi e difetti della viola nascoste dai risultati. Lungi dallo sputare sentenze.


 La verticalità della manovra

Fin dalle prime uscite del ritiro di Moena, la variazione di tema in fase offensiva rispetto al suo predecessore Vincenzo Montella è sembrata piuttosto marcata. Specialmente nel secondo terzo di campo, in cui Sousa, dopo aver consolidato il possesso con la circolazione tra i 3 difensori, chiede ai suoi di verticalizzare rapidamente per vie centrali. Un altro film insomma, se rapportato al calcio di possesso (una sorta di “tiqui taca 2.0”) dell’aeroplanino.

L’idea è quella di andare in porta in 2-3 tocchi: il play (tendenzialmente il libero della difesa a 3, Gonzalo Rodriguez, oppure uno dei due mediani) si appoggia su un riferimento avanzato (l’altro centrale di centrocampo, oppure uno dei trequarti previsti nel 3-4-2-1), il quale imbecca di prima un elemento offensivo nello spazio.

Dimostrazione pratica. Fiorentina-Genoa 1-0, Borja Valero per Badelj, che con un tocco illuminante premia lo scatto di Babacar.

Ma fatta eccezione per la gara d’esordio col Milan, segnata da un Ilicic formato extra lusso, a metà tra il guastatore e il rifinitore (oltre che da una difesa rossonera ben disponibile nel concedere la profondità a Kalinic), la viola ha incontrato vita dura contro squadre che si sono difese basse e hanno fatto densità centralmente, vedi Carpi domenica e Basilea in Europa League giovedì scorso. Anche perché la scarsa ricerca dell’ampiezza, malgrado il magic moment di Marcos Alonso e malgrado Gilberto abbia la gamba per puntare il fondo, non aiuta né a creare superiorità numerica né a scompaginare la retroguardia avversaria.

Moderatamente meglio contro il Genoa alla 3a giornata, in cui il passaggio al 4-3-3 (o 4-2-3-1, vista la posizione ibrida di Borja Valero) ha consentito alla Fiorentina, al netto di una certa confusione di fondo, di godere di un uomo in più nel cuore del campo – quindi una linea di passaggio ed un giocatore supplementare – nell’accompagnare l’azione offensiva. Il fatto poi che quella toscana sia la formazione che in A abbia tirato meno dopo il Bologna denota le difficoltà del momento negli ultimi 30 metri. Anche se il rovescio della medaglia indica come il 43% delle conclusioni abbiano centrato lo specchio della porta.

La pressione alta

È stata sufficiente una decina di minuti dell’amichevole vinta col Barcellona per notare un’aggressività addirittura più esasperata di quella voluta da Montella, specialmente il primo anno, sull’uscita palla avversaria. I 3 davanti alti a caccia del pallone e di conseguenza della ripartenza corta.

Ancora Fiorentina-Genoa: qui sottolineiamo la pressione alta di Babacar, ma soprattutto di Borja Valero e Bernardeschi. L’azione si concluderà col fallo commesso da quest’ultimo su Laxalt. Da evidenziare poi come solo nel primo tempo Lamanna sia stato aggredito 5 volte sul retropassaggio, e costretto a sparacchiare in fallo laterale.

Fiore Genoa pressing viola

Pressing alto che, come in questa situazione, si può tradurre in fallo, specialmente da parte degli uomini più avanzati. Falli ma anche cartellini, visto che la Fiorentina è la seconda squadra più ammonita del campionato (3 a gara, contro i 2,16 del 2014-’15), ma anche due espulsioni tra serie A ed Europa League (Badelj contro il Genoa e Gonzalo contro il Basilea), figlie di interventi sopra le righe. La chiave sta dunque nel non confondere l’agonismo col fallo sistematico. Elementare, Watson!

“Non ne sbaglio una come Borja Valero”

“Borja Valero, c’è solo Borja Valero” cantavano i tifosi viola presenti al Braglia di Modena. E ne hanno ben d’onde. Perché lo spagnolo, da simbolo della Fiorentina in salsa barcelloniana di Montella, si è subito calato nel nuovo contesto impostato da Paulo Sousa, risultando ugualmente il cuore pulsante della squadra. E tornando a brillare dopo un anno di flessione.

“Una rondine non fa primavera” oppure “se il buongiorno si vede dal mattino…”? Alle idi di maggio l’ardua sentenza (fonte: squawka.com).

Borja Valero stats

Il centrocampista classe ’85 con l’avvicendamento in panchina ha dovuto rimodulare il proprio stile di gioco. Non è tanto questione di posizione, se si considera che l’arretramento del suo raggio d’azione figlio del passaggio al centrocampo a due è puramente teorico, quanto di interpretazione della stessa. Con Montella, in particolare nel 2012-’13 e nel 2014-’15, l’ex Villareal rivestiva i panni del mediano posizionale, votato principalmente alla trasmissione del gioco.

In questo scorcio di stagione, abbiamo ammirato piuttosto un Borja nelle vesti di conduttore tra centrocampo e attacco – qualcosa di vagamente simile a quanto offerto nel 2013-’14, quando realizzò 7 gol – ad alzarsi per gestire la sfera nel secondo e nell’ultimo terzo di campo, oppure ricevere dal compagno più vicino e andare subito in verticale sull’attaccante.

Ma soprattutto nel guidare il pressing e rincorrere senza sosta l’avversario. Non abbiamo riscontri delle distanze percorse in queste 5 uscite, però è verosimile aspettarsi un incremento sostanziale del chilometraggio rispetto. Una generosità che, come sottolineato dal suo allenatore, a lungo andare però rischia di intaccarne la lucidità.

Bonus track: free style by Reset Click dedicato a BV e alcuni giocatori dell’annata 2012-‘13.

Berna, cosa farai da grande?

Alla sinistra di Kalinic contro Milan e Torino nel 3-4-2-1, esterno destro nel 4-3-3, poi ancora trequarti spostato sul centro-destra contro il Carpi. Le 3 vite di Federico Bernardeschi in queste 4 giornate racchiudono la storia di un allenatore alla scoperta dell’identità del gioiello classe ‘94. Non ha nell’esplosività un proprio punto di forza, eppure nel corto e nelle transizioni si esalta, specie se da destra può rientrare sul sinistro. Detto che la fase difensiva è perfettibile, va comunque riconosciuto lo sforzo profuso nei ripiegamenti profondi che gli sta chiedendo Sousa.

Nella prima heat map, i tocchi di palla di Bernardeschi contro il Genoa, nella seconda contro il Carpi. Della serie, “un giocatore per tutte le stagioni” (fonte: whoscored.com).

Bernardeschi vs Genoa

Bernardeschi vs Carpi

Mi piacerebbe vederlo più vicino alla porta, però quella del nazionale Under 21 è una patata bollente che lascio volentieri all’allenatore. Perché il destino della viola passa sì dalla risoluzione di un paio cubi di Rubik in avanti (meglio la gamba di Kalinic o il fisico di Babacar? E le mine vaganti Ilicic e Rossi?), ma anche dalla contestualizzazione del nuovo numero 10.

AAA cercasi Mario Suarez

Arrivato nella trattativa che ha portato Savic all’Atletico Madrid, Mario Suarez sta scontando un ambientamento più difficoltoso di quanto fosse lecito attendersi. Famoso con la maglia dei colchoneros per essere in grado di coniugare le due fasi, corredate da prestanza fisica e senso della posizione – insomma il classico uomo d’ordine da piazzare davanti alla difesa, che sa schermare i centrali e ripartire con una costruzione piuttosto essenziale – Sousa lo sta dosando perché lontano dalla migliore condizione.
Effettivamente nell’ultimo turno dalle tribune del Braglia ho visto un giocatore letteralmente piantato, che ha stazionato all’interno del cerchio di centrocampo (come confermato dalla heat map sottostante), limitandosi a scambiare il pallone col compagno che gliel’aveva ceduto.

Suarez contro la formazione di Castori. Quando si dice piantare le tende a metà campo (fonte: whoscored.com).

Mario Suarez vs Carpi

Pure stasera in casa col Bologna, come già accaduto con Milan, Torino, Genoa e Basilea, gli verrà preferito un mediano di sostanza quale Badelj. In attesa che una forma accettabile lo assista. Perché questa squadra non può prescindere da Mario Suarez.


 

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it