Interventi a gamba tesa

Ipse dixit


Hanno sollevato un grosso polverone fra la tifoseria partenopea le dichiarazioni di Diego Armando Maradona sul nuovo Napoli: ha ragione el Pibe de oro nel bocciare il tecnico Maurizio Sarri, o si tratta di una sparata fuori luogo (alle quali il campione argentino non è certo nuovo), che arriva puntuale nel momento più difficile del Napoli degli ultimi anni?


Lunedì il canale tematico Piuenne (canale 17 del digitale terrestre Campania) ha letteralmente sganciato una bomba, che ha surriscaldato ancor di più il già incandescente clima che si respira attorno alla squadra partenopea, allorquando è intervenuto durante la trasmissione “In casa Napoli” nientemeno che Diego Armando Maradona.

Il quale, come suo solito, ne ha per tutti e non si è affatto risparmiato: un atteggiamento tipico del suo personaggio, spesso oltre le righe proprio per la cronica assenza di peli sulla lingua. Un modo di fare che gli ha portato tanto amore incondizionato fra i suoi moltissimi sostenitori, quanto aspre critiche fra i suoi pur numerosi detrattori.

In particolare, Diego ha espresso un’opinione molto forte sull’andamento della squadra (“Con questo gruppo non si arriva a metà classifica… Riguardo le partite e ho avuto paura, non ha un gioco e non ha una difesa”), puntando il dito contro l’attuale tecnico Maurizio Sarri (“Io non ho nulla contro di lui, ma con lui non mi pare che si possa aprire un ciclo vincente”), ma soprattutto contro il presidente Aurelio De Laurentiis (“Il colpevole non è Sarri, ma chi ce lo ha messo lì: De Laurentiis, scegliendolo, gli ha fatto un gran bel regalo di compleanno”), già tempo addietro accusato dal fuoriclasse argentino di non aver completato la squadra in modo da renderla competitiva per i grandi traguardi (“a questo Napoli mancano sempre cinque centesimi per fare un euro”).

Tutto sommato quindi Maradona non ha detto niente di nuovo: le sue parole sono quelle che in molti, fra tifosi e addetti ai lavori (o presunti tali) hanno detto, forse con eccessivo pessimismo, ben prima che iniziasse la stagione 2015-’16 della formazione di Sarri. Perché quindi stavolta questa dichiarazione sta avendo un tale eco? Perché adesso la dichiarazione non è stata fatta da uno qualunque, ma da Maradona: ovvero colui che ha fatto la storia del calcio a Napoli, diventando il miglior marcatore di sempre in maglia azzurra coi suoi 116 gol, ma soprattutto vincendo 2 scudetti, una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Supercoppa italiana; praticamente il 50% dei trofei che la società espone in bacheca (parlando solo di freddi numeri, se vogliamo ponderare il tutto con il prestigio degli stessi, allora la percentuale è decisamente più alta).

Ma non è solo questo. Maradona è, per i napoletani, molto di più: una figura quasi mitologica che trascende i confini del tempo come solo Totò ed Eduardo hanno saputo essere prima di lui; una figura che quasi sfocia nel divino, tanto che in molti si riferiscono a lui con l’acronimo D10S.

A metà fra il sacro e il profano: a piazzetta Nilo, in pieno centro storico, altarino dedicato al “diez” in cui è custodito, come la reliquia di un santo, un capello del riccioluto campione argentino.

Da una figura carismatica che sa benissimo che peso e quali effetti possono avere le sue parole su chi lo ascolta, ci si aspetta un pizzico di diplomazia, specie quando va a parlare del Napoli – una squadra alle prese con una rifondazione che vede proprio nel nuovo tecnico, letteralmente delegittimato dal campione argentino, il suo punto forte – a una trasmissione seguita da tifosi del Napoli, per i quali il Napoli è uno stato d’animo più che una squadra di calcio.

Ma è altrettanto vero che chi la pensava così, probabilmente non conosce affatto Diego Armando Maradona e la sua vicenda, calcistica e non, degna di un romanzo di Kerouac.

Quindi ecco l’intervista di lunedì sera, con la quale ha decisamente bocciato mercato, guida tecnica e società; in più ha espresso un infausto pronostico per il proseguimento di una stagione che, dalle sue prime battute, si è dimostrata tutt’altro che semplice. E la tifoseria, già poco unita negli ultimissimi tempi e meno disposta rispetto al passato a far da scudo alla squadra e a sostenerla nei momenti di difficoltà, si è se possibile ulteriormente spaccata.

Fra chi, forte dell’appoggio del beniamino incontrastato dei napoletani, si scaglia con forza contro il poco amato (a voler usare un eufemismo) De Laurentiis, reo secondo una parte della tifoseria di non voler osare di più, di non voler nemmeno provare a vincere, ma solo attento ai bilanci societari e personali.
E chi invece si schiera dalla parte della società e di Sarri, quell’allenatore acqua&sapone (o per essere più precisi, caffé&sigaretta) così diverso da Benitez (decisamente un profilo più gradito, per carisma ed esperienza internazionale, al diez) e che tanto bene aveva fatto ad Empoli, dove aveva sì poco materiale tecnico a disposizione, ma molto tempo e pazienza che in una piazza come Napoli appaiono utopistici.

Empoli-Napoli 2-2. Sottotitolo: lavori in corso.

E se da un lato i soli 2 punti conquistati in queste prime 3 uscite di campionato, frutto di 5 gol fatti e 6 subiti (dato allarmante, visto che Sarri veniva preferito al tecnico iberico ora al Real proprio per la maggiore cura alla fase difensiva dell’allenatore toscano originario di Bagnoli) e di una squadra che, eccetto i primi 60 minuti della sfida casalinga con la Sampdoria, non ha mai dato l’impressione di avere in mano il pallino del gioco, ma anzi venendo letteralmente schiacciata nella propria metà campo sia a Reggio Emilia sia nella prima frazione della sfida di domenica scorsa al Castellani, danno ragione ai critici, dall’altra non bisogna dimenticare che le reti incassate – e di conseguenza i tanti punti lasciati per strada – sono dovuti più ad errori dei singoli (Maggio ed Albiol in particolare), i quali possono da soli vanificare tutta la preparazione tattica data da un tecnico.

Se a questo aggiungiamo una scarsa condizione fisica che per certi tratti di partita ha fatto sparire dal gioco gli uomini chiave (Allan ad esempio ha disputato l’intera gara solo domenica, mentre con la Samp ha giocato solo 58 minuti e addirittura nella sconfitta col Sassuolo è stato assente. Invece solo lo smisurato talento di cui dispone, ha permesso a Higuain di timbrare due reti contro i blucerchiati e di non risultare anche in quella occasione un ectoplasma) e degli episodi dal punto di vista arbitrale rivoltatisi contro la già traballante squadra partenopea (il “contatto fantasma” fra Fernando e Albiol che ha portato al rigore, o il galeotto colpo di mano di Saponara in occasione del gol di Pucciarelli), ecco che le colpe di Sarri sono meno pesanti di quanto i freddi numeri tendono a far pensare.


 

 

Nato per puro caso a Caserta nel novembre 1992, si sente napoletano verace e convinto tifoso azzurro. Studia Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Napoli "Federico II", inizialmente per trovare una "cura" alla "malattia" che lo affligge sin da bambino: il calcio. Non trovandola però, se ne fa una ragione e opta per una "terapia conservativa", decidendo di iniziare a scrivere di calcio e raccontarne le numerose storie. Crede fortemente nel divino, specie se ha il codino.