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- di Lucio Pelliccioni

40 milioni di mea culpa


Dopo i tanti e meritati complimenti alla prima uscita europea della Juventus di Allegri vorrei analizzare con voi l'azione decisiva che ha portato all'ennesimo flop continentale del Manchester City, il bellissimo gol vittoria di Alvaro Morata.


Si è già straparlato della bellissima conclusione dell'attaccante spagnolo, un gol davvero sublime per bellezza ed importanza. Ma più che sugli evidenti meriti del numero 9 bianconero, vorrei soffermarmi su cosa non ha funzionato nella retroguardia del City nell'azione che ha deciso il match.

A mio parere la svolta della partita avviene al minuto 29 del secondo tempo, 7 giri d'orologio prima del 2-1 juventino. Quando cioè Pellegrini sostituisce Kompany con Otamendi: non è dato sapere le motivazioni reali di questa sostituzione (infortunio? Scelta tattica?) e non entro nel merito, però per un difensore centrale entrare a partita in corso è la situazione più complicata che si possa affrontare su un campo di calcio.

Ciò detto, analizziamo passo dopo passo cos'è accaduto all'81° minuto.

Palla lunga diretta a Cuadrado, difesa di casa completamente impreparata, Mangala e Sagna in visibile ritardo. Ho voluto evidenziare con il rosso la direzione di corsa di Otamendi e in bianco quella che secondo il mio modesto parere sarebbe stata più corretta. In questo momento è l'ex Valencia l'ago della bilancia dell'azione difensiva della sua squadra.

juve man city 1

 

Qualche frazione di secondo dopo accade l'imprevisto che fa svoltare completamente l'azione, la sfera sbatte sulla schiena di Kolarov e si dirige velocemente al centro del campo.

morata 2

Se la palla fosse arrivata a Cuadrado, il difensore argentino non avrebbe pagato dazio sul suo errato posizionamento e saremmo qui a raccontare un'altra partita. Ma il calcio è fatto di situazioni che possono mutare in un istante. Ed è proprio per questo che le capacità di posizionamento dei difensori sono basilari.

Quando la palla ha già cambiato direzione, per i due difensori, alla luce anche della straordinaria rapidità di Morata nel cambio di direzione, ormai è tardi. Mangala e Otamendi sono infatti schiacciati e in netto ritardo. Nell'immagine ho voluto evidenziare la posizione corretta nella quale si sarebbe dovuto trovare (in rosso) il centrale sudamericano.

morata 3

 

L'ultima fase mostra come i centrali dei Citizen siano ormai superati dall'attaccante iberico. La frittata è servita.Se il numero 30 in maglia azzurra non si fosse fatto attrarre dal pallone e avesse pensato più alla difesa della porta, forse lo spagnolo sarebbe comunque arrivato primo sul pallone, ma sicuramente si sarebbe ritrovato un angolo di tiro ancora più ridotto.

morata 4

 

Osservando attentamente le dinamiche, fossi nel tecnico Manuel Pellegrini, darei un bel “cicchetto” ai miei difensori. Non voglio giudicare le qualità o il valore di Otamendi, anche perché ha già dimostrato a Valencia di essere un ottimo difensore.
Ma chi ha speso 80 milioni per acquistare le sue prestazioni e quelle del compagno Mangala, penso si aspetti molto di più.

L'argentino deve mostrare che vale ogni centesimo di quella cifra (e può esserne capace).

Perché dopo la prima uscita europea del Manchester City deve 40 milioni di scuse ai suoi tifosi.


 

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Nato a San Marino nell' aprile del ’91, mezzo sangue italo-sammarinese. Titolare di una gelateria di professione, ma malato di qualsiasi sport per passione, tifoso bianconero e allenatore dilettante Uefa B. La malattia per il calcio nasce da un gol pazzesco in Germania di un ragazzo 21enne nel lontano 1995. La partita era Juventus-Borussia Dortmund: se amo il bianconero è solo per Del Piero.

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