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- di Redazione Sportellate.it

Chi mata questo Toro? Analisi tattica del Torino di Ventura.


Dalla stagione 2012-'13, quella del ritorno in serie A, il Torino ha collezionato una salvezza tranquilla il primo anno, un 7° posto con conseguente qualificazione in Europa League il secondo, e un 9° posto a 2 punti dalla zona Europa il terzo, spingendosi addirittura fino agli ottavi della vecchia coppa Uefa dopo aver sconfitto il l'Athletic Bilbao in due partite già storiche. Risultati che il popolo granata non vedeva da decenni, quelli di una società che finalmente ha trovato la sua dimensione e il suo equilibrio dopo i primi anni difficili della presidenza di Urbano Cairo.


"Re Mida" sotto la Mole

“Re Mida” è naturalmente il tecnico Giampero Ventura, che in questo quadriennio di Toro, qualsiasi cosa abbia toccato si è trasformata in “oro”. Nessuno più di lui nel nostro campionato ha saputo valorizzare i propri uomini. I granata acquistano giocatori, li valorizzano al massimo e li cedono mantenendo risultati e prestazioni elevate. Insomma comprano bene e vendono meglio, come si può evincere dai grafici di Transfermarkt.it.

Le cessioni illustri nelle ultime 3 stagioni. Dalle tabelle si può notare l'impressionante aumento di valore che ha portato alle casse del Torino ben 57,25 milioni di euro. Perché dei 18 per Immobile, 9,25 sono andati ai cugini bianconeri.

toro cessioni

 

Curioso anche il crollo della quotazione una volta lontani dal Piemonte. Nella speranza che Darmian non si aggiunga all'elenco...

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E il bello è che per ingaggiarli tutti e 4, Cairo ha speso appena 11,3 milioni. Vista la bontà del lavoro della società e dello staff tecnico, non mi meraviglierei se nei prossimi anni in questa lista comparissero Masksimovic e Bruno Peres, o addirittura Baselli, Zappacosta e Belotti, ultimi acquisti di sicuro avvenire.

Perché quindi questa serie di plusvalenze? È fortuna? È bravura del direttore sportivo Gianluca Petrarchi in sede di mercato? Anche, ma penso che la maggior parte del merito vada attribuita proprio a "Re Mida", la cui conoscenza tattica ed esperienza aiutano la crescita dei giocatori.

Ventura negli anni si è adattato agli elementi di cui disponeva, non estremizzando mai una sua idea tattica, ma trovando, come si dice in gergo, l'abito giusto per i suoi giocatori. Tanto da adattadarsi ai cambiamenti della rosa e della serie A come nessun'altro. I granata, dopo anni di fedeltà al 4 2 4 “venturiano”, con la cessione di Ogbonna alla Juventus, nell'estate del 2014 sono stati costretti a passare ad un 5 3 2, a mio parere la chiave dei miglioramenti di prestazioni e risultati. Statisticamente parlando, Glik e compagni nell'ultimo torneo hanno subito solo 45 gol (6a miglior difesa), 10 in meno rispetto al campionato 2012-'13 con la difesa a 4.

Fase difensiva

Come accennato sopra, il Toro si schiera con una difesa a 5, più adatta ai giocatori in rosa a mio parere. In questo assetto, Glik è tornato a rispolverare il vecchio e ormai dimenticato ruolo di Libero, mentre i suoi due compagni di reparto, Maksimovic e Moretti (in alternativa Bovo e Jansson) restano quasi a uomo sugli avversari.
Il polacco, in questo modo, è esentato dalla marcatura, nella quale non eccelle, e può rischiare più anticipi e chiusure, dove invece risulta particolarmente efficace. Davanti ai 5, si muove Gazzi (o Vives) con compiti quasi esclusivamente di protezione. Praticamente un difensore aggiunto.

Forti della superiorità numerica, i 2 marcatori Maksimovic e Moretti hanno la possibilità di rompere la linea uscendo alti sugli attaccanti. Perché dietro hanno Glik pronto a coprire, o addirittura Gazzi, sempre disponibile a prendere il loro posto. L'immagine risale al 2-1 dell'esordio di Frosinone.

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Maksimovic rompe la linea uscendo lateralmente sulla punta Dionisi, con Gazzi lesto a rimpiazzarlo.

frosinone toro

Questa volta Maksimovic (è il derby d'andata della passata stagione, perso 1-2 allo scadere) rompe la linea difensiva uscendo centralmente su Tevez, ma si ha comunque la superiorità numerica: rimangono infatti Glik e Moretti sul solo Morata.

maksimovic tevez

Il Torino tende a mantenere il baricentro molto basso, difendendo con molti uomini (quasi mai meno di 8) e lasciando solo gli attaccanti sopra la linea del pallone. Una squadra estremamente preparata atleticamente, che raramente lesina sforzi: nessuno del resto si risparmia una corsa verso la propria porta per aiutare i compagni, i quali riescono a creare un'incredibile densità in zona palla. Questa caratteristica a mio modo di vedere è l'arma in più, difensivamente parlando, della formazione di Ventura.

Azione offensiva del Frosinone: in 7 a difendere, di cui addirittura 6 all'interno dell'area di rigore.

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Clamorosa la densità di maglie granata sugli sviluppi di un'azione offensiva della Juventus: addirittura in 8 in una porzione di campo molto ridotta.

juve toro

Questa disposizione offre tanti benefici, come abbiamo visto, ma anche qualche controindicazione: usando il gergo cestistico ha il “lato debole” molto vulnerabile. Sui cambi gioco rapidi o sugli inserimenti fra il terzino e il centrale, può andare in sofferenza. La dimostrazione sono i primi 2 gol subiti in questo campionato, praticamente identici.

Rete subita contro i ciociari: retroguardia schiacciata tutta sulla sinistra, cross sul secondo palo e inserimento letale di Soddimo fra Maksimovic e Peres.

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Praticamente identico il gol subito con la Fiorentina alla 2a giornata: traversone dalla trequarti, Maksimovic è fuori posizione e Peres troppo alto; Kalinic colpisce di testa, respinta di Padelli; Alonso arriva prima di Peres e segna.

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Fase offensiva

Offensivamente però la banda di Ventura ha ampi margini di miglioramento, considerati anche i 48 gol registrati nell'ultima annata (appena il 13° attacco della A). Proviamo ad analizzare pregi e difetti.

ATTACCO CENTRALE

L'attacco centrale è il meno sfruttato della tattica del Torino: solo il 25% delle segnature arrivano difatti da un'azione al centro. Le difficoltà derivano dalla scarsa propensione offensiva dei centrali di centrocampo (Gazzi, Vives e Benassi non sono propriamente degli incursori, mentre El Kaddouri, più votato ad attaccare lo spazio, dopo un 2013-'14 in crescendo, nell'ultima annata non ha compiuto l'auspicabile salto di qualità ed è rientrato al Napoli), vedi le misere 9 reti siglate dai 3 di metà campo sulle 48 totali.

Le poche occasioni per vie centrali dei granata derivano da scambi fra gli attaccanti o da azioni personali.
Sicuramente l'acquisto di Baselli è mirato per migliorare quest'aspetto: i 3 centri in altrettante giornate sembrano dare ragione ai dirigenti granata, anche se a dir la verità solo l'ultimo dei 3 è avvenuto su inserimento.

ATTACCO LATERALE

Viste le difficoltà al centro, per ovvie ragioni il gioco del Toro deve trovare sbocco sulle fasce. I numeri dicono che il 37,5% dei gol origini da cross o situazioni di gioco laterali.

Gli attaccanti giocano sempre nella zona centrale del campo e quasi sempre si trovano dentro l'area e vicini tra loro ad attendere cross; raramente una punta dei granata si stacca dalla linea dei difensori centrali per venire a prendere palla o andare sulla fascia.

Sempre il match col Frosinone nello screen.

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Spesso sono le punte a concludere l'azione, a volte però, restando cosi vicini, obbligano la difesa a stringersi troppo e a favorire così l'incursione dell'esterno opposto. Emblematica in questo senso la marcatura che resterà nella storia del Toro a Bilbao di Darmian.

In 5 sugli attaccanti, nessuno si preoccupa di Darmian che arriva da dietro e segna il 3-2. Che vale gli ottavi di Europa League.

BOMBER KAMIL GLIK

L'arma in più sono le palle inattive, ben 19 centri su questa situazione. Con Kamil Glik 7 volte sul tabellino dei marcatori la scorsa stagione in campionato (più un'ottava in Europa League), nessun difensore ha segnato tanto e senza rigori ne punizioni. Tutti, e dico tutti, su calcio piazzato.

Come spiegare i 7 sigilli del classe '88 che hanno fatto innervosire chiunque l'avesse contro al fantacalcio, me compreso? È un armadio di 1 metro e 90 per 80 chili, ecco spiegato… No, cioè non proprio; i suoi gol sono frutto di situazioni preparate e studiate appositamente per far si che questo “armadio” arrivi a colpire di testa in corsa. E chi ferma 80 chili di muscoli se prende velocità?
Circa il 36% delle marcature firmate in A, giunge da palla inattiva, e l'ex mister del Bari, da grande conoscitore di questo gioco, conferisce moltissima importanza a questo aspetto, creando schemi ad hoc per  i suoi colpitori di testa. Per dimostrarvi che non sono un caso, vi mostro 3 reti del gigante polacco praticamente identiche.

Torino-Palermo 2-2, 6 dicembre 2014: il numero 25 parte dal limite dell'area e attacca sul primo palo cercando di arrivare prima del suo diretto avversario.

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I compagni bloccano i difensori per favorire l'inserimento del polacco.

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Torino-Napoli 1-0, 1° marzo 2015: stessa situazione, il capitano parte dal centro del limite dell'area, correndo in anticipo sul primo palo per battere il suo marcatore.

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Torino-Zenit San Pietroburgo 1-0, 19 marzo 2015, ritorno degli ottavi di Europa League: solito punto di partenza, stesso punto d'arrivo e risultato scontato. Se 2 prove fanno un indizio, qui siamo a 3.

glik EL 1

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Vi ricordate i primi 2 gol del Toro 2014-'15? Il primo su angolo del solito Glik e il secondo….

Nel torneo in corso, già 2 centri su calcio piazzato nelle prime 3 partite (Baselli e Moretti i marcatori). Merito di chi scende in campo, ma soprattutto di chi li guida dalla panchina, la cui preparazione in materia sta pagando ottimi dividendi in termini realizzativi.

Concludendo

Ventura in questi anni a Torino ha compiuto veramente un capolavoro. E penso che posso ancora migliorare, perché sono convinto che se ad un allenatore bravo si affida un progetto serio, con una società solida e competente alle spalle, anche con un budget basso si possano fare grandi risultati. Sono contento che il Toro stia dimostrando a tutti che non c'è bisogno di spendere per essere competitivi; sta crescendo anno dopo anno e non vuole certo fermarsi. Chapeau, "Re Mida".


Lucio Pelliccioni, nato a San Marino nell'aprile del ’91, mezzo sangue italo-sammarinese. Titolare di una gelateria di professione, ma malato di qualsiasi sport per passione, tifoso bianconero e allenatore dilettante Uefa B. La malattia per il calcio nasce da un gol pazzesco in Germania di un ragazzo 21enne nel lontano 1996. La partita era Juventus-Borussia Dortmund: se amo il bianconero è solo per Del Piero.

 

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