Interventi a gamba tesa

Dialoghi sopra i massimi sistemi juventini… 2a parte


Vi ricordate la prima puntata del dialogo tra i facoltosi tifosi juventini di mezza estate? Ebbene, qualche giorno fa ci siamo imbattuti nuovamente in Mattia, Federico e Andrea. E senza troppi scrupoli, li abbiamo braccati per fare il punto della situazione sulla Juventus 2015-’16. Il problema è che Andrea, bianconero ligure trapiantato a Roma, dopo la sconfitta di “Madama” con la “Maggica”, è stato fatto prigioniero dai tifosi giallorossi. Cosicché si sono sottoposti al nostro terzo grado soltanto Mattia e Federico. Attenzione: non adatto a Studio Sport addicted e tifosotti da tastiera.


 1) Come commenti la Supercoppa italiana e le prime due giornate di campionato? 

(di Federico @PaulPogba10icon)

Tre partite ufficiali, l’ennesimo trofeo che va ad aggiungersi alla ricca esposizione dello J-Museum, la vituperata Supercoppa Italiana, disputatasi per logiche di vil pecunia in quel di Shangai, due sconfitte in campionato e quel mesto zero alla voce punti in classifica. Comincia così, in maniera quasi contraddittoria, la stagione della Juventus.

Il campione d’analisi risulta ristretto, troppo per esprimere giudizi definitivi sul gioco, sulla reale forza della rosa a disposizione del tecnico livornese e persino sull’effettivo grado di competitività delle avversarie. Del resto i risultati del calcio d’agosto è noto come siano spesso portatori di conclusioni fallaci, smentite dalla primavera e dal mese del dunque, Maggio, nel quale davvero non esiste un domani e le verità soppiantano le opinioni.

“Un fenomeno all’Olimpico” urlava Compagnoni. Poi, una volta uscito dallo stadio, Diego Ribas ha pensato bene di tornare sulla terra.

A parere di chi scrive l’allarmismo che circola sul web appare ingiustificato e le sconfitte appaiono più che altro frutto di una condizione fisica approssimativa, degli infortuni e di alcune scelte tattiche discutibile del tecnico livornese.

Se la Supercoppa è un trofeo assegnato su una una gara unica che può durare anche sino ai calci di rigore, e, pertanto, l’allenatore la prepara tenendo conto di una serie di elementi e di circostanze che eventualmente possono venirsi a creare, e scegliere quindi di inserire giocatori di talento rapidi e veloci, o magari dei rigoristi a gara in corso, facendo stancare gli avversari nei primi 60-70 minuti con una formazione prettamente difensiva, sapendo di poter contare su altri ipotetici 50-60′ per segnare un gol o più con le squadre allungate, gli avversari più stanchi e maggiori spazi, ha destato impressione la similitudine tra le scelte soprattutto strategiche operate da Allegri contro la Lazio, nella finale per l’appunto, e contro l’Udinese, in campionato, con esiti diversi.

Mas que nada…

juventus_supercoppa_2015_getty

Ma andando al dunque ha sorpreso l’utilizzo di Dybala. Posto che per lo scrivente Coman è un talento cristallino e che la sua cessione è stata accolta con profondo sdegno, sorprende come nel sistema 3-5-2 Allegri nelle prime due uscite abbia optato per il francese dall’inizio, inserendo dopo una sessantina di minuti l’argentino sullo 0-0 per agevolarlo nel compito di fare la differenza. Per caratteristiche Dybala è un giocatore tecnico, in centimetri vede autostrade, è rapido quindi efficace negli spazi stretti, mentre il King, neo bavarese, essendo un’ala sinistra moderna a piede invertito, è bravo sul lungo, è veloce, straripante in campo aperto (centralmente), mentre lavora meglio dall’inizio, contro le squadre chiuse, sulla fascia, allargando la difesa avversaria. Al limite avrebbero dovuto giocare insieme, stante la totale incapacità di Mandzukic nel dialogo, se pressato, spalle alla porta, proprio per supportare il bomber croato e consentirgli così di finalizzare l’azione. Togliendo il regista, Padoin nella fattispecie, e cambiando modulo, sfruttando la potenza offensiva, aprendo la scatola costruita dal sapiente Colantuono, senza sfidarla nell’imbuto, centralmente.

Sembrano discorsi da senno di poi (posto che la Supercoppa con la staffetta è stata portata a casa, subendo solo un tiro in porta in 90 minuti, da Felipe Anderson), ma visto che la sconfitta con i friuliani ha scatenato il dilemma Coman-Dybala, è opportuno ricordare il professionismo degli allenatori italiani nel creare assurdi dualismi, talvolta anche tra giocatori con caratteristiche per certi versi opposte, comuni solo nel talento, privandosi così dell’opportunità di dire per una volta “Io gioco così, sei tu che devi avere paura di me”.

Come al solito il giudice unico precostituito per legge in Italia è il risultato: si vince 3-0, magari con sporadici ed isolati contropiede e gli avversari a premere, e sei un fenomeno, ci si inventa quindi dello strapotere tattico del Mondonico di turno; per converso, perdi 0-3, magari dopo aver prodotto 10 occasioni da rete nitide, aver controllato il campo, aver giocato a calcio, sei da retrocessione oltre che un folle Zemaniano.

La squadra, paradossalmente, forse anche per il diverso valore dell’avversario e per le scelte di Colantuono, ha destato una discreta impressione dal punto di vista del gioco, della mole, dello sforzo fisico, della quantità, dei concetti, dei movimenti senza palla, migliore sicuramente rispetto alla sparagnina interpretazione offerta contro la Lazio.

Ha condotto le danze, ha prodotto tiri ed occasioni (anche se mai realmente pulite), ha mosso bene il pallone in ampiezza isolando più volte l’esterno all’uno contro uno, ha sviluppato interessanti giochi a due per favorire l’inserimento del terzo uomo, sempre sul lato palla, per liberare lo stesso al cross pulito, ad un certo punto si è anche abbassata per aprire gli spazi alle transizioni offensive, sfruttando la velocità di Coman; è stata imprecisa nelle conclusioni, ha difeso bene tramite il meccanismo delle marcature preventive, ha preso gol nel momento di massimo sforzo, paradossalmente a difesa schierata, per una disattenzione di Lichtsteiner, è stata incapace di reagire, confusionaria.

Gol sbagliato/i, gol subito. La legge non scritta più vecchia di questo gioco.

Ma una formazione che prevedeva Evra e Lichsteiner esterni del 3-5-2, tre difensori tradizionali, un centravanti classico, seppur dinamico, un metodista e solo tre giocatori di qualità (Pogba, Pereyra e prima Coman poi Dybala) è stata facile da fermare per i friulani. Colantuono ha lasciato giocare Chiellini e Barzagli facendo densità e portando un pressing difensivo sui tre giocatori di qualità, bloccando di fatto la pericolosità potenziale dei bianconeri.

Si è detto delle responsabilità di Allegri; orbene, Coman, dopo un opaco primo tempo, con le squadre più lunghe, stava cominciando a creare seri problemi alla retroguardia avversaria, soprattutto partendo dalla fascia sinistra, pennellando alcuni palloni interessanti per la testa di Mandzukic, quando, nel momento del massimo sforzo, il trainer toscano, anziché togliere un giocatore difensivo l’ha sostituito con Dybala. A quel punto la squadra, complice l’incapacità degli esterni di creare superiorità, si è di nuovo ingarbugliata centralmente, ed ha dato nuovi riferimenti agli avversari. L’argentino è giocatore prettamente da corsia centrale, anche se comincia di solito lo smarcamento dalla fascia destra, muovendosi parallelamente alla porta, per ricevere nel cuore del campo ed innescare gli avanti o fraseggiare con i centrocampisti, o partire in azione personale.

Pereyra porta palla, attorno a lui 6-uomini-6 nel raggio di una quindicina di metri.

juve udinese 2 7 uomini nell'arco di 20 metri

Di fatto, un ko che ha una sua logica: produci, giochi, non segni e vieni punito.

Se da un lato la gara contro l’Udinese ha suscitato, se non per la reazione da film dell’orrore, poche preoccupazioni, la partita contro la Roma all’Olimpico ha raccontato, invero, tutto della Juventus attuale.

Si comincia alle 18 ed al primo minuto è già chiaro il copione della partita; la Juve si rintana nella propria metà campo per scelta tattica ed anche per gli uomini schierati (7 giocatori difensivi, più il centravanti che non partecipa all’azione, Mandzukic, in quanto poco dotato tecnicamente, Dybala e Pogba), puntando tutto sulla solidità difensiva, con un 5-3-2 denunciante nelle intenzioni.

È mancata la gamba per ripartire, si dirà; in realtà lo schieramento prettamente difensivo ed un centrocampo composto da due giocatori su tre (Padoin e Sturaro) sprovvisti della tecnica di base adeguata per ricevere spalle alla porta e difendere la palla o di velocità palla al piede per rompere il pressing con azioni personali, hanno creato difficoltà nelle uscite, con i difensori che si sono affidati spesso ai lanci lunghi che Mandzukic non è riuscito a controllare.

La disposizione a 5 della difesa juventina.

juve roma difesa a 5

La squadra capitolina ha avuto così vita facile, ha stazionato nella metà campo avversaria, ha sviluppato la solita mole di gioco (62.2% di possesso alla fine, percentuale bulgara trattandosi di uno scontro diretto) e ha corso di più della Juve.

Allegri dopo 10 minuti ha cambiato modulo, passando in fase di non possesso ad un 4-4-2 in linea con la scalata del centrale in fascia sul lato forte e dell’esterno di centrocampo sul lato debole (nella sostanza, alzando a turno o Lichsteiner o Evra), per evitare che la squadra si schiacciasse troppo, ma senza ottenere grossi risultati. La Roma ha faticato, è bene ricordarlo, a produrre occasioni da rete, ha avuto difficoltà a muovere la sfera in maniera fluida, spesso ha perso palloni per imprecisioni dei centrocampisti nel fraseggio, tant’è che l’unica occasione degna di nota del primo tempo è contrassegnata dal palo colpito da un illuminante Pjanic dal limite.

Nella ripresa il copione della gara non è mutato; nessuna sostituzione nell’immediato per il Conte Max fin quando, mentre Morata era pronto per il cambio, la punizione di Pjanic ha sbloccato la gara. In ogni caso, se qualcosa hanno raccontato i primi 70 minuti, moltissimo hanno detto i successivi venti.

Miralem “Giotto” Pjanic.

L’ingresso tardivo di Morata, Pereyra e dell’ultimo arrivato Cuadrado, in luogo di Mandzukic, Padoin e Lichsteiner, ha fatto comprendere come al primo posto in ogni squadra, più dei sofismi tattici, vi debba essere la qualità. La Juventus alla fine ha perso sì 2 a 1, ma in 10, per l’espulsione di Evra, ha messo all’angolo la Roma e ci ha creduto fino alla fine, dimostrando carattere ma soprattutto di poter sostenere più giocatori offensivi in campo, a patto che questi corrano tutti e che si continui a difendere così bene. Di fatto i giallorossi, in superiorità numerica, hanno subito la pressione e la tecnica dei neo entrati, con lo spento Pogba dei primi 70’ che ha trovato degni compagni per il fraseggio. E la squadra ha alzato il baricentro dimostrando che se vuole può. L’allenatore bianconero in questi due match è parso sin troppo conservativo; ha puntato sull’affidabilità della difesa a tre non pensando al fatto che questa rosa è nuova e necessita di un gioco diverso, meno tattico, per esprimersi al meglio. La gara contro la Roma ha dimostrato che al momento la Juventus non può ancora permettersi Mandzukic, un finalizzatore puro, negli scontri diretti, poiché la qualità del gioco e del centrocampo, complici gli infortuni, non è ancora quella propria di una grande squadra, che conduce le danze, e le punte devono essere pertanto veloci e tecniche, come Dybala e Morata, autosufficienti, per conferire pericolosità alla squadra anche se resta bassa.

Neanche i numeri danno ragione al croato: 3 duelli aerei persi su 5 e 5/9 passaggi sbagliati contro i capitolini.

mandzukic Pereyra in questo tipo di incontri appare un giocatore imprescindibile, in quanto rompe il pressing avversario con azioni personali. Pogba, spento ed involuto, non è ancora forse un campione fatto e finito, non valorizza i compagni di reparto facendoli sembrare migliori, ma soprattutto sembra nei movimenti trovarsi ormai a suo agio a ricevere tra le linee, tenendo così fede al nuovo numero di maglia. Il lavoro di puro centrocampista lo ha svolto quasi in maniera svagata durante le prime due gare, quasi lanciando un messaggio “Se c’è da fare legna chiamate qualcun altro”. Ogni considerazione sui moduli deve essere successiva, poiché l’organizzazione di gioco funziona se adatta alle caratteristiche degli interpreti fondamentali, altrimenti finisce per imbrocchirli. In conclusione, la Juventus non è malata, è semplicemente vittima di qualche scelta errata da parte dell’allenatore che la sta limitando nel suo percorso di crescita, puntando su soluzioni che hanno funzionato durante la scorsa stagione, ma che mal si sposano con la rosa attuale.


2) Che Juve si sta delineando dopo il mercato estivo? (di Federico @PaulPogba10icon) “La peggior settimana della mia vita”. No, non si tratta di un film o di un romanzo, ma semplicemente dello stato d’animo dello scrivente alle h. 23.00 di Lunedì, 31 Agosto 2015. Già, perché il senso della campagna acquisti bianconera è mutato radicalmente nel corso dell’ultima settimana e con esso anche il progetto tattico, perlomeno sulla carta, ipotizzato. È cominciata all’indomani di Juventus-Udinese con le visite mediche di Cuadrado, che consegnavano ad Allegri la seconda ala destra della rosa,  il vecchio agognato numero 7, dopo Pereyra. Ad onor del vero, il prestito del colombiano, reduce peraltro da un fallimento clamoroso in quel di Londra, ma nel pieno della maturità calcistica, a 27 anni, e voglioso di un pronto riscatto, faceva presagire all’acquisto di Julian Draxler ed alle cessioni scontate di Llorente e persino di Zaza, come raccontatoci dagli esperti di mercato all’unanimità. In poche parole, la presenza di Coman, di tre punte centrali (più i due partenti di cui sopra), di due ali destre e di pochi centrocampisti, facevano pensare ad un 4231 servito su un piatto d’argento alla società. Sarebbe bastato l’acquisto del solo tedesco dello Schalke 04, ambidestro naturale, abituato a galleggiare in orizzontale sulla trequarti per partire palla al piede accelerando, che avrebbe in astratto potuto occupare tutti e tre i ruoli della trequarti offensiva, chiudendo così il mercato in entrata ufficialmente, dando un senso alla presunta od effettiva rivoluzione operata.

Julian Draxler e la juve: flirtare e dirsi addio.

Una Juve alla europea, giovane e dinamica, tecnica, rapida e veloce. Una Signorina alla Klopp da pressing forsennato e transizioni offensive da far venire il mal di testa agli avversari, si potrebbe dire. Un sogno per chi non perde una partita del Dortmund da cinque anni a questa parte. A centrocampo Pogba e Marchisio, riserve Sturaro e Khedira, in attesa di Asamoah, sulla trequarti Draxler, Dybala e Pereyra (riserve Coman e Cuadrado), in attacco Morata (riserva Mandzukic), in difesa 4  qualunque in linea da sinistra a destra con la titolarità del nuovo Sandro e di Bonucci fuori discussione:  il dado era tratto insomma. Con le varianti 433 tradizionale e 442 a rombo, ma anche 352 conservativo, sulla carta comunque possibili. Un bel modo di salutare le partenze di Tevez, Pirlo e Vidal in primis, ma anche di Storari e di Ogbonna, perché no,  per aprirsi verso nuovi orizzonti tattici più internazionali, più in linea con il calcio che si gioca in Europa. Ed invece no. Quando tutto sembrava chiaro, intrigante, futuribile, convincente e coerente, è arrivata la gelida doccia scozzese; la cessione di Coman, il fallimento della trattativa Draxler, la cessione di Llorente, o meglio la rescissione del basco, i prestiti di Isla e De Ceglie, più gli acquisti dell’ultimo giorno, figli della disperazione, di Lemina ed Hernanes. Che rappresentano senz’altro una svolta autoritaria, conservatrice, restauratrice e sembrano, invero, portare il volto oltre la firma di Giuseppe Marotta, uomo che viene dal basso ed è abituato ad una gestione all’italiana della rosa.

Il profeta e l’aspirante sosia di Pogba.

 hernanes e lemina Tra gli eventi sin qui descritti colpisce soprattutto la cessione di Kingsley Coman al Bayern Monaco, per giunta in prestito biennale con diritto di riscatto, seppur molto oneroso. Orbene, una società che vuole crescere, aspirando al rango di top club, non cede il suo giovane più promettente, per giunta ad una diretta concorrente, prima che questi abbia espresso quantomeno buona parte del suo potenziale. Noi del francese sappiamo tanto e poco; conosciamo le sue qualità, un’accelerazione spaventosa, un dribbling secco ad allungarsi la palla irresistibile, una capacità innata di ribaltare l’azione palla al piede. Eppure non abbiamo avuto la pazienza di riscontrare se oltre al noto ci potesse essere di più. In ogni caso delle caratteristiche del genere davvero sono superflue per la Juve? Il sottoscritto è rimasto scandalizzato e non si è ancora ripreso da un simile errore strategico, comunque andrà a finire, perché in ogni caso i giocatori li creano i contesti, perlomeno modernamente, e non è detto che si riveli un campione. Non è un discorso di cifre, peraltro il normalissimo e fumoso Son è stato venduto per 30 milioni, si dubita francamente che Coman possa imbrocchirsi sotto l’egida di Guardiola a tal punto da valere meno dell’ex Leverkusen.

Totale della spesa: 127,4 milioni di euro (fonte transfermarkt.it).

acquisti juve   Tornando all’attualità, se non altro, gli acquisti di Hernanes e Lemina hanno chiuso il mercato, consegnando comunque ad Allegri una rosa completa, come forse mai lo è stata dai tempi di calciopoli, ma soprattutto adatta e configurata principalmente per il 4-4-2 a rombo, modulo prediletto dal Conte Max stesso, con le varianti del solito 3-5-2 e del 4-3-3 a disposizione del tecnico, essendo presenti due esterni offensivi come il Tucumano e Cuadrado. Quest’ultimo in tutto questo va rivisto, pertanto, come semplice prestito, od occasione, come dribblomane da spendere a gara in corso per spaccare le partite. Oggi è presente un trequartista di ruolo, un palleggiatore, regista avanzato, abituato a congelare il possesso come vuole Allegri e ad innescare le punte, che dovranno necessariamente giocare larghe ed attaccare la profondità, viaggiare in parallelo per allargare le maglie della difesa avversaria e consentire gli inserimenti dei centrocampisti e del trequarti stesso, come prevede il manuale del modulo preferito dall’allenatore toscano; pertanto, si presume si ripartirà da questo dato di fatto. Il livello di Hernanes fa discutere. Non è un top player, anni 30, in fase calante, si presenta così; ma forse la sua natura di giocatore al posto giusto, la sua tecnica straordinaria (ambidestro naturale, esplosivo nei primi metri, finto lento, tecnica di calcio incredibile, capacità di giocare a testa alta) si riveleranno più importanti del livello assoluto con il quale arriva alla Juventus. Lo scrivente rimane convinto, peraltro, che il miglior Profeta si sia visto in Brasile da volante, anche se il giocatore rifiuta questa posizione e si sente un trequartista. Ad ogni modo, sempre per chi scrive, Hernanes non è un titolare a rosa completa di questa squadra; è Lemina il volante perfetto di Allegri, non il volante perfetto in assoluto, Marchisio da mezzala sinistra è un giocatore di fondamentale importanza in quanto garantisce completezza, inserimenti e gol, Pogba trequartista è un vizio forse necessario in quanto giocatore di caratura superiore al brasiliano, Khedira mezzala di ragione e lotta appare perfetto per dare spessore al centrocampo così come configurato.

Infortuni permettendo.

    khedira infortuni   L’attacco, interamente riformato, se si eccettua la conferma di Morata, presenta delle controindicazioni; 4 prime punte, tutte diverse tra loro, tutte dinamiche, ma con difficoltà di dialogo, se si eccettua Dybala, l’unico vero insostituibile ad oggi del reparto, in quanto capace di leggere e scrivere il gioco. Mandzukic e Zaza sono lussi, la Juve ad oggi in ricostruzione, senza un gioco chiaro e produttivo, non può permettersi centravanti avulsi dal gioco e difettosi dal punto di vista tecnico. La squadra deve giocare con gli attaccanti, per questo la presenza di Morata è quantomeno importante, in quanto giocatore capace di lavorare palloni sporchi, di girarsi e di puntare la porta. La difesa è stata grosso modo riconfermata e rappresenta una certezza, sia a 4 che a 5; Rugani e Alex Sandro rappresentano investimenti mirati e che risolvono il problema del ricambio generazionale prima che lo stesso si presenti. In particolare il laterale brasiliano è un top del ruolo a livello internazionale, in Champions si è rivelato, complice l’infortunio di Alaba, il miglior giocatore della competizione da quarto basso a sinistra. Si può dire, a conti fatti, che sia l’unico top player arrivato in Serie A quest’anno.

“Forte questo Alex Sandro, mi ricorda De Ceglie” (semi cit.)

A differenza di molti, chi scrive non ritiene le partenze di Tevez, Pirlo e Vidal  deleterie per la stagione dei bianconeri; quando vengono ceduti fuoriclasse insostituibili per l’unicità delle caratteristiche, giusto ripartire formando una squadra che abbia senso compiuto e qualità, che sia completa e che giochi un calcio di insieme che sopperisca alle giocate individuali dei singoli. Se il collettivo funzionerà, sarà più facile per il Pogba di turno arrivare al tiro magari non circondato dagli avversari e distruggere la porta avversaria, oppure liberare al traversone Sandro per l’incornata sul secondo palo di Mandzukic. La priorità è cambiare tipo di gioco, sfruttare la freschezza atletica della rosa; l’età media della Juventus è pari a 27.8, contro i 29.2 dell’anno scorso: si è tentato di creare un mix tra giocatori esperti e vincenti e giovani di qualità, non si è rinnovato completamente come forse ci si sarebbe potuto aspettare. Una rivoluzione alla Moggi, per alimentare il ciclo, e non alla Arsenal per cambiare totalmente la filosofia del club. L’obiettivo, pertanto, da non fallire, lo ha confermato Marotta, è quello di vincere in Italia e ben figurare all’estero. Resta un senso di frustrazione per quello che sarebbe potuta essere la rosa della Juve e per come sono stati sfruttati 65 milioni di capacità di fuoco (somma ammortamenti più ingaggi lordi), di cui 119.5 investiti in cartellini. Il pragmatismo italiano ha frenato il possibile sviluppo della Signora, proiettata sulla carta verso lidi internazionali. E’ un discorso che prescinde da quella che a parere di chi scrive è una rosa di grande qualità, perfetta per quanto richiesto dall’allenatore, volgendo piuttosto lo sguardo a prospettive future; Coman e Draxler in luogo di Mandzukic ed Hernanes avrebbero testimoniato un cambiamento avvenuto del modo di pensare, retrogrado, della dirigenza bianconera che si sarebbe affidata effettivamente, così, ai migliori giovani in circolazione, con Morata, Pogba e Dybala. Pertanto, quella operata da Marotta, non è stata una vera e propria rivoluzione, ma si è trattato un semplice ricambio dettato dalle volontà dei partenti.


3) La Juve deve avere paura di un girone con Siviglia, ManCity e Borussia Mönchengladbach? Verosimilmente dove può arrivare in Champions? di Mattia Demitri (@ilmattia) Direi di sì. La Juventus ha passato con difficoltà il girone l’anno scorso, cambiando le sue sorti nelle gare di ritorno, giocate col nuovo 4312, ma è stato grazie a un biscotto clamoroso allo Stadium contro l’Atlético che la squadra ha ottenuto il pass per gli ottavi. Quest’anno si parte con una squadra completata soltanto nell’ultimo giorno di mercato, Allegri dovrà fare i salti mortali per trovare ancora una volta l’assetto giusto, visto che nel precampionato ha potuto lavorarci poco o nulla, complici pesanti assenze. Saprà Dybala sostituire Tevéz? La Vecchia Signora avrà bisogno di prestazioni subito all’altezza dai nuovi innesti, il gruppo D è forse il più equilibrato tra quelli affrontati di recente, non c’è un favorito e non c’è nemmeno una quarta materasso. Motivo per cui i neroverdi di Mönchengladbach potrebbero rivelarsi l’ago della bilancia compiendo sgambetti illustri. Il Borussia del resto è una squadra dalla vocazione europea, offensiva e letale nelle transizioni, grazie alla ricerca continua del lato debole e a un 4-2-4 che sfrutta tutta l’ampiezza disponibile, sono abili a scambiarsi la posizione nei tagli e la palla viaggia veloce. La stagione passata sono stati la seconda squadra peggiore del campionato per tiri subiti, tuttavia seconda migliore difesa della Bundesliga.

Il paradosso di Mönchengladbach… (fonte whoscored.com).

screen glad Il Manchester City è sulla carta la big fra le avversarie, fa possesso e sebbene abbia un buon allenatore, l’ing. Pellegrini, è vulnerabile tatticamente. Allegri d’altro canto ha saputo sfruttare in passato questi punti deboli, basti pensare a come ha “intortato” maestri del calibro di Ancelotti e Klopp. Gli inglesi restano sempre un’avversaria pericolosa con loro campioni, in questo periodo viaggiano spediti sul campo e sui tabellini, con un Touré tornato ai livelli di due anni fa, Agüero, Silva, e i nuovi innesti Otamendi, De Bruyne e Sterling, autori di stagioni eccellenti lo scorso anno. La squadra più performante di tutto il gruppo potrebbe rivelarsi il Sevilla, gioca meglio di tutti, a memoria ormai e ha l’allenatore migliore: il sempre più ingellato Unai Emery.

Quasi peggio di Cristiano Ronaldo e Pianigiani messi assieme.

emery siviglia Temibili in queste gare alla pari, il loro gioco efficiente e veloce è indifferentemente funzionale sia che debbano fare la partita sia che aspettino per colpire in verticale, il modulo preferito un 4141 tambureggiante (declinato anche in 4231) inarrestabile sulle fasce, con tre uomini in continua sovrapposizione: ala, terzino e mezzala. Si sono rinforzati con un mercato oculato per rapporto qualità/prezzo: se è vero che sono partiti il bomber Bacca, il mediano M’Bia, il laterale Aleix Vidal, accasatosi al Barcelona, d’altro canto sono arrivati Rami dal Milan per rinforzare la difesa, N’Zonzi per M’Bia a far legna, il talentuosissimo mancino Evgen Konoplyanka, e soprattutto proprio dai bianconeri el Rey León Fernando Llorente. Un giocatore brutalizzato (se la vuoi più soft, penalizzato) dal gioco di Allegri, ma che invece calza a pennello nell’incastro degli andalusi, adeguato tecnicamente per il dialogo di prima, si augurano ripeta le gesta del colombiano Carlos Bacca. Gol dell’ex nemmeno quotato. La qualificazione dipende strettamente da come lavoreranno a Vinovo, è imprescindibile una crescita nei singoli e soprattutto nell’impianto tattico per renderla alla portata. Dove potrà arrivare poi eventualmente la Juventus dipenderà anche dal sorteggio e dal mercato invernale, potrebbe regalare sorprese dopo una sessione estiva relativamente calma alla voce top players. Protip: Berardi potrebbe giocare in Champions’ League.


4) Consideri Allegri un fattore incidente? Se sì positivamente o negativamente? di Mattia Demitri (@ilmattia) Ha una grande responsabilità, quindi per forza lo è. 1° settembre: l’allenatore finalmente può cominciare a lavorare su una rosa completa, dopo due sconfitte contro Udinese e Roma, forzatamente affrontate con un assetto ridicolo. Precampionato iniziato tardi, infortuni, si parte già con l’handicap. E la Champions incombe. Facciamo un salto indietro all’anno passato, quando Allegri non ha gli uomini per fare ciò che vorrebbe, la squadra in campo non gira al meglio, gioca maluccio. Eredita il 352, aspetta, forse anche troppo, fino al punto di non ritorno, contro i greci in coppa se non vince è fuori, o la va o la spacca… e va. Si passa al 4312. Vince con l’Olympiakos, rifila 7 pappine al defunto Parma, 3 pere alla Lazio a Roma e supera infine il girone della vecchia Coppa dei Campioni. In questa stagione siamo al punto di partenza, c’è da plasmare un gioco e ricalibrare l’assetto tattico. Sarà quasi sicuramente l’agognato rombo, le caselle si riempiono da sole: solita difesa, Alex Sandro per Evra, Marchisio designato al posto di Pirlo, Khedira-Pogba… E qui sorge il dubbio: il trequartista avrebbe dovuto essere un messia, ma è arrivato un profeta. Vale la pena mettere gli 11 migliori o gli 11 meglio assortiti? Hernanes tatticamente ha senso, ma giocatori come Cuadrado e Pereyra in panchina, seppur non c’entrino nulla col ruolo, sono ingombranti. Allegri ha detto dopo gli ultimi 15′ di Roma: “ho capito tutto di come giocheremo quest’anno”, con quel tono da illuminazione (con Cuadrado & Pereyra in campo) che mi fa pensare che abbia in mente qualcosa di strano. Le idee provate nel precampionato non sono state proprio un successo: nell’amichevole col Borussia Khedira metodista, non il suo pane, tridente Morata, Mandzukic, Dybala — credo non esista sistemazione più mortificante per lo spagnolo — infine la più preoccupante, coppia d’attacco Morata-Mandzukic, chiaramente incompatibile. Dybala è acerbo, diceva. Fortunatamente Max pare aver già intuito che la presenza dell’argentino è imprescindibile, in quanto unico attaccante intelligente e abile nella lettura del gioco, tecnica e visione che gli consentono di mandare in gol la punta e dare un riferimento al centrocampo.

13 gol e 10 assist, si è visto di peggio. Grafico tratto da squawka.com

dybala stats Gli altri due, M&M, per forza di cose andranno in ballottaggio, perché tra loro non dialogano, sono due galli, c’è un pollaio solo, e un centrocampo dietro che necessita di un interlocutore. Lo schieramento più alla portata fra quelli coerenti tatticamente (pochi con questa rosa) è dunque il 4312, con Hernanes 10 e la coppia Dybala+M davanti. C’è da sperare che l’ex mister rossonero non provi a fare il fenomeno inventandosi assetti strani ora, a pochi giorni dall’inizio di un girone di coppa complicato: la squadra ha bisogno di certezze il prima possibile per ingranare e non ritrovarsi a inseguire. L’altro punto critico è il gioco: le ultime partite mostrano segnali incoraggianti, tralasciando il suicidio tattico di Roma. Al Vélodrome di Marsiglia velocità e fluidità delle giocate inaspettate, meno con l’Udinese per via del modulo e delle assenze, la squadra tiene spaziature corrette e ha un timing nei movimenti più accurato, meno tocchi, palla che corre. L’atteggiamento è più propositivo, consente alla squadra di distendersi con una facilità che soltanto a tratti si vedeva l’anno prima.


5) In campionato ritieni la Juve favorita per lo scudetto? Chi temi di più della concorrenza? di Mattia Demitri (@ilmattia) Penso che quest’anno non ci sia una favorita rispetto alle altre, in questo momento Juve e Roma sono vicine, più che mai, perché i bianconeri hanno diverse cose da sistemare. E con loro, leggermente dietro, il Napoli di Sarri. Tutte le altre vengono dopo. La Juve deve riassestarsi tatticamente, inserire i nuovi e sviluppare un gioco, una volta risolte queste incognite potrà definirsi favorita, ma ci vorrà del tempo e non è detto che ci riesca. I capitolini forse sono finalmente riusciti a liberarsi di Totti, convincendolo a interpretare un ruolo di 12°. Sostituito con un gran giocatore che unisce le capacità di goleador a una grande sapienza e abilità nel far girare il pallone. Un dualismo che ha sempre fatto danni quello fra Totti e la punta di turno (l’ottimo Destro per esempio), il capitano era eccezionale come regista avanzato ma ormai segnava solo i rigori, non difendeva e non correva, la punta invece non dava una mano alla squadra durante il possesso. Edin Dzeko è la sintesi dialettica di queste qualità, la soluzione.

E poi, che sorriso…

A centrocampo purtroppo manca ancora Strootman, fuoriclasse che renderebbe il reparto il migliore del campionato, mentre la difesa con l’incognita Castan può non avere la stessa resa del passato.

Qualora dovessero trovare solidità difensiva, e migliorare un gioco che sembra spento, diventerebbero i favoriti.

Gli azzurri hanno una rosa all’altezza delle altre, e con Sarri possono migliorare esponenzialmente la resa difensiva, punto debole costante con Benitez. La materia prima c’è, Pepe Reina è un grande portiere, carismatico, i centrali, che a prima vista possono sembrare mediocri, sono invece ben assortiti, Koulibaly e Chiriches hanno delle ottime potenzialità e se inseriti in un meccanismo che funziona possono esaltarsi e minimizzare i difetti.

Uno ha strapotere fisico ed è insuperabile sull’uomo, ma tatticamente poco attento, l’altro è intelligente e tecnico, si completano. Il Napoli parte dietro alle altre perché per funzionare a pieno regime avrà bisogno di un periodo di rodaggio, come dimostrano le prime due gare, l’allenatore dovrà sciogliere gli ultimi dubbi di formazione.

Pregi e difetti del Napoli attuale racchiusi nei 90 con la Sampdoria.

Già si intravede un gioco organizzato, Hamsik rivitalizzato nel suo ruolo originario di mezz’ala, Allan, uno dei migliori centrocampisti della scorsa stagione, presto sarà titolare.

Davanti non resta che aspettare per vedere come e chi verrà schierato tra Mertens, Insigne, Callejon e Gabbiadini per accompagnare Gonzalo Higuain.

Mi aspetto molto da Manolo, finalmente attaccante, accanto al Pipita potrebbe raggiungere quota 20 gol. Dietro di loro sarebbe suggestivo vedere Dries Mertens, più concreto di Insigne.


6) Tra i bianconeri, sarà l’anno di… 

Federico (@PaulPogba10icon)

Sarà sicuramente, senza dubbio alcuno, l’anno di Pogba.

Se così non fosse, il mercato bianconero, volto a costruire una squadra in cui palesemente il nuovo numero 10 è il centro attorno al quale gravitano gli altri nove giocatori di movimento, sarebbe da considerarsi a posteriori un fallimento.

Il francese rappresenta la stella di Madame; 22enne, vincente in ogni stagione da professionista, centrocampista senza limiti per professione, aspirante trequartista per ambizione, dovrà prendersi definitivamente la scena risolvendo le partite con le sue giocate, ma questo l’ha sempre fatto, e soprattutto dovrà necessariamente catalizzare il gioco, colmare il vuoto lasciato dalla partenza di Pirlo nelle vesti di giocatore simbolo del centrocampo bianconero. O forse no. Dipende dallo sviluppo di Lemina, di cui si dirà in seguito.

Pogba in NYC: sembra l’intro di un videoclip.

pogba bambi

Agli occhi di chi scrive, un Pogba mentalizzato, da trequartista, in una squadra che funziona, con Lemina metodista, Marchisio mezzala sinistra, Khedira mezzala destra, potrebbe disputare una stagione da doppia doppia in campionato con naturalezza. Anche se sarebbe molto più importante, posto che si hanno dubbi sul funzionamento dell’ingranaggio, che contribuisse all’accensione del motore.

Per la sua crescita e per la squadra sarebbe necessario, invero, imparasse a gestire i tempi del gioco in mezzo al campo, a smistare, a rallentare ed accelerare a suo piacimento, ma quando serve, riuscendo così a dominare le partite non solo a sprazzi.

Sarebbe, paradossalmente, importante per lo sviluppo delle potenzialità affrontasse una stagione da regista tradizionale, vertice basso di un centrocampo a tre a triangolo rovesciato, con due mezzali tecniche, ma soprattutto sguscianti ai suoi lati, incastonato al centro di tutto, in una squadra che pensa in grande e fa la partita. L’impressione è che Paul veda come limitativo il ruolo del metodista ed Allegri, che dal vertice basso esige ordine e semplicità nell’impostazione, ma soprattutto equilibrio nella fase difensiva, non ci pensa minimamente di toglierlo dalla posizione di interno sinistro di possesso e fase offensiva.

Lo scrivente, ad ogni modo, si augura che, al di là della posizione ricoperta, anche se il Pogba che pesta la riga perde almeno il 70% delle sue possibilità, muti il ruolo del giocatore all’interno della squadra, da uno degli archi a protagonista assoluto.

Con robe così tipo almeno una volta a partita.

Tra i nuovi acquisti sarà l’anno di Mario Lemina, colpo inaspettato, poco costoso, non accolto con tappeto rosso e bottiglie di Ferrari stappate a mo di evento dell’anno, ma giocatore con una qualità fondamentale: può giocare vertice basso del rombo esattamente come vuole Allegri, dando protezione alla difesa, impostando l’azione con velocità, precisione ed essenzialità, rompendo il pressing anche individualmente essendo dotato di un notevole cambio di passo palla al piede, assumendo il ruolo di uomo d’ordine semplice e riportando così Marchisio nel ruolo di mezzala, trovando quei gol che sulla carta mancano al centrocampo bianconero. Claudio è un centrocampista completo, che eccelle però nei tempi di inserimento senza palla e nelle due stagioni disputate da mezzala sinistra titolare  ha segnato 10 gol di media, risultando decisivo.

Qualora Lemina si dimostrasse pronto per la titolarità Allegri cambierebbe sicuramente il volto del centrocampo bianconero, recuperando più avanti, così, quella qualità che forse ad oggi manca e magari accontentando Pogba, schierandolo nel ruolo di vertice alto del rombo, allorquando Khedira tornerà a disposizione del tecnico livornese.

Lemina stesso, pertanto, potrebbe  consentire al Polpo bianconero di pensare ai gol ed agli assist, contraddicendo così quanto asserito precedentemente circa la necessità di un Paul labile centrocampista tradizionale. Dipende da lui.


Federico, nato a Torino il 16.08.1988.
Zidaniano convinto, se non esistesse il 21 sarei un uomo morto.
Aspirante Avvocato.
Juventino per passione, AntiMandzukic per professione.
Religione praticata: Guardiolismo.
Segni particolari: da piccolo portavo la coda di topo di Roberto Baggio, oggi la cresta di Paul Pogba.

Mattia Demitri, esso vive a Venezia, ma nasce a Treviso solo per fare un dispetto agli ultras dell’Unione. Classe ’93, adoro i trip su Wikipedia, viaggio più con la fantasia che fisicamente, a dire il vero sono una specie di bradipo.
Sto inseguendo la laurea in Ingegneria caracollando come De Ceglie, ma il buon Paolino insegna che con l’impegno tutto è possibile.
Go with the flow, peace!

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.