Interventi a gamba tesa

Un’estate italiana


No, non è né il duetto di Bennato e della Nannini di Italia ’90, tanto meno la pseudo poesia della pubblicità della Sammontana. È la magnificente estate del calciomercato italiano, che con oltre 600 milioni spesi ha fatto sognare il popolo del pallone tricolore sotto l’ombrellone. Illudendoci che abbiamo fatto un viaggio nel tempo fino ai favolosi anni ’90, l’aurea età delle 7 sorelle, dei presidenti spendaccioni, delle presentazioni in grande stile e dell’Italia padrona in Europa. Ma come diceva un mio caro amico, “l’importante è crederci”. 


È stata l’estate della Juventus, che aveva individuato in Draxler l’identikit del trequartista da cui ricostruire una formazione orfana del triumvirato Vidal-Tevez-Pirlo. “Arriva?” “No, l’offerta è troppo bassa”, “forse sì”, in un’estenuante trattativa al risparmio con lo Schalke 04 durata un mese e mezzo. Un po’ come se alla figa di legno che punti da settimane, proponi una vacanza a Porto Cervo, a patto che il biglietto dell’aereo lo paghi lei e si smezzino le spese dei pasti. E quando ti decidi a fare lo splendido e offrirle tutto, ecco che arriva il tamarro in Volkswagen biancoverde pieno di grana (ogni riferimento è puramente voluto) che te la frega, proprio all’ingresso dell’aeroporto.

È stata l’estate della #superjuve dopo il successo in Supercoppa italiana, ma anche di Padoin nei panni del fu Pirlo e degli zero punti alla 2a di campionato. Ah, ed è stata anche l’estate di… Hernanes. Il profeta dalla ferrea moralità:

Chissà come ne verrà fuori quando lo presentano…

hernanes juve

È stata l’estate dell’Inter e di Roberto “call center” Mancini che, scaricati gli acquisti di gennaio (leggi Shaqiri e Podolski), ha preteso un mercato da nababbo, minacciando Fassone e Ausilio di pubblicare le foto dei loro viaggi nei bassifondi di Bangkok. E poco importa se in mezzo al campo mancano piedi buoni e fantasia (per la cronaca, Kovacic e il già citato Hernanes sono partiti destinazione Madrid, sponda Real, e Torino, versante bianconero), ci pensa “Jojo” Jovetic a sbrogliare le matasse atalantine e carpigiane. E poi c’è Kondogbia soffiato ai cugini rossoneri che vale come un derby vinto al 95′ e Perisic, equiparabile ad una sveltina con la più gnocca del villaggio vacanze al 72° giorno di corteggiamento.

È stata l’estate del Milan, che grazie alla moneta sonante di mister Bee è tornato a spendere come ai tempi andati. Arrivano Ibrahimovic, Kondogbia e Jackson Martinez! No scusate, quelli sfumano tutti assieme alle nubi sulla Doyen, non appena il condor Galliani si dimostra incapace di chiudere per un big. Così il geometra arriva a spendere 80 milioni e rotti per buoni giocatori e nulla più (discorso a parte per Bacca e, chissà, Romagnoli) e ritrovarsi praticamente con gli stessi pregi e difetti di 12 mesi fa: tanti attaccanti più o meno validi, ma zero regia in mediana. In mezzo a tutto ciò, il ritorno di Balotelli, cui Raiola regala l’ennesimo bonus della carriera.

Senza dimenticare lo youtuber Hachim Mastour, passato al Malaga. Ingaggio direttamente proporzionale alle visualizzazioni dei suoi video sui social.

Non è stata l’estate della Lazio e di un Claudio Lotito versione “Lotirchio più che mai”, retrocessa in Europa League dopo aver imbottito la squadra di illustri carneadi. Ma anche due prospetti del calibro di Kishna e Milinkovic Savic.

È stata l’estate della Roma e dei 4000 in aeroporto per Dzeko, tutti insieme appassionatamente per urlare “vinceremo il tricolor”, tramutati in “Garcia ha le ore contate” dopo l’1-1 di Verona, cancellati altrettanto rapidamente dal trionfo contro la Juve.
È stata soprattutto l’estate di Walter Sabatini, l’uomo che guarda il mondo dal tetto di Trigoria, che in un mercato all’insegna delle spese folli, si porta a casa la punta bosniaca e Salah per una quarantina di milioni scarsi, la maggior parte dei quali da versare (eventualmente) nel 2016.

“È un uccello! No, è un operaio! No, è super Saba!”

Non è stata l’estate della Fiorentina, che è riuscita a spostare parecchio più in là il limite dell’incompetenza di una società di calcio. Dalla nebulosa Salah a Milinkovic Savic che arriva in sede salvo poi non firmare, passando per consiglieri che sparano a zero sull’Inter a titolo più o meno personale. A cui, per fortuna della viola, fa da contraltare il suggestivo Paulo Sousa, il quale, nonostante una rosa oggettivamente indebolita da questa sessione di trattative (ottimi i colpi Mario Suarez, Vecino, Gilberto e Kalinic, più i rinnovi di Bernardeschi e Babacar, ma Astori<Savic e Blaszczykowski<Salah), illumina il precampionato con i due successi contro Barcellona e Chelsea, per poi ripetersi con una prestazione folgorante all’esordio col Milan.

È stata l’estate del Napoli e del duo Sarri-Giuntoli, elevato a tutte le latitudini dello stivale ad icona della classe operaia in paradiso. A tutte le latitudini tranne che nel capoluogo campano, in cui hanno visto questi due nomi e un mercato al risparmio come l’indice di un ridimensionamento. Risultato? Meno di 5000 abbonati, appena 25.000 spettatori al debutto al San Paolo contro la Samp e il neo allenatore già contestato per la partenza a rilento.
Il trasferimento di Soriano saltato in extremis altro non è che l’ennesimo capitolo di un’ormai chilometrica letteratura pregna di precedenti, idem il mal di pancia di Gabbiadini amplificato dal suo procuratore per un paio di panchine in amichevole.

Il mancato arrivo di Soriano? No, stavolta non è stata colpa dell’internet.

È stata la solita estate in stile supermarket del Genoa di Preziosi, tra giovani promesse e presunte marchette.

È stata l’estate della Sampdoria e del suo circense presidente Ferrero. Che ha flirtato con Balotelli, regalato alla piazza – coi soldi di Garrone, pare – il figliol prodigo Cassano e resistito agli assalti interisti per Eder.

Massimo Ferrero uno di noi.

ferrero eder

Sul campo invece è stata l’estate di Walter Zenga e dei tifosi che gli urlano “vattene” in seguito allo 0-4 casalingo in Europa League contro il Vojvodina.

È stata l’estate della rifondazione bolognese firmata Corvino, di nuovo mago grazie ai colpi Destro, Donsah, Giaccherini, Mirante, il cavallo di ritorno Taider, il possibile crack Diawara (straripante in Lega Pro nel retrocesso San Marino) e quell’Oikonomou blindato malgrado le avance napoletane.

È stata l’estate del piccolo grande miracolo Carpi (Lotito tiè!) e del suo diesse Sogliano, il quale ha tentato invano di fare le nozze coi fichi secchi, acquistando uno stock di giocatori dall’Udinese, ingaggiando il bomberone Borriello e sfiorando l’incredibile accoppiata Zaccardo-Bonera. Peccato per il secondo, approdato al Villareal.

Credits by Amro (@ThatBoyAmro)

È stata l’estate del Frosinone culone (scusate, è a forza dell’abitudine) che, alla luce delle premesse, in questo 2015-’16 può ambire giusto alla Satta.

È stata l’estate del Verona, che ha dimostrato come un integratore proveniente dalla Ligue 2 (Supradyn, pardon Souprayen) possa annullare Salah. Se poi Mandorlini riuscirà a far coesistere Toni e Pazzini, possiamo avviare le pratiche per la beatificazione.

È stata l’estate del Chievo, che acquista Cristiano Ronaldo sotto banco e gli fa vestire la maglia di Meggiorini. Per il resto solito Chievo operaio con una spruzzata (anzi, una spolveratina) di talento ed esperienza assicurata dai vari Gobbi, Castro e Birsa. Ma con un +6 sulla Juve alla vigilia della sfida allo Stadium, che li autorizza a non porre freni alla provvidenza. Oppure a rendere grazie all’altissimo, a voi la scelta.

Ladies and gentlemen, CR Meggio.

Non è stata l’estate dell’Atalanta e del suo “si fa il minimo per campare, tanto le nostre bandiere sono come il vino”.

Non è stata l’estate dell’Empoli, sventrato dagli addii della spina dorsale Rugani-Valdifiori-Vecino-Sarri e dall’arrivo di… Giampaolo. Che, per rimanere fedele alle vecchie abitudini, debutta con un due su due alla voce “sconfitte”.

Non è stata l’estate del Palermo, che però ci sta insegnando che si può vincere anche senza centravanti. Ps: Gilardino non fa testo.

È stata l’estate del Sassuolo e delle maxi aste vinte per Defrel e Duncan.

È stata l’estate dell’Udinese, che ha rimesso sulla propria panchina un allenatore (“Strama, male male” semicit.) e ha sbancato la Torino bianconera grazie al maratoneta Ali Adnan strappato al braccio dell’Isis.

Poco male per Strama, che ora potrà sfoggiare il suo charme su Fox Sports.

È stata l’estate del Torino re del mercato. E di un Cairo che vende Darmian al Manchester United per una ventina di sacchi, reinvestiti per prendere Avelar, Zappacosta, Baselli e Belotti. Chapeau.

È stata anche l’estate di Romagnoli, dei 30 milioni scuciti dal Milan, ma soprattutto delle dichiarazioni gonfiate, anzi inventate, dalla Gazzetta il giorno successivo alla sua presentazione.

#GazzaVergogna

gazza romagnoli

Non è stata l’estate di Borini, che dopo essere stato accostato a 72 formazioni nostrane, alla fine ha fatto ritorno al Sunderland.

È stata l’estate dei re del calciomercato in tv e sul web: Laudisa, Pedrosi, Pedulla, Di Marzio, ma soprattutto Gian Alfredo Pedullarzio, la parodia di twitter che grazie a quel mix di irriverenza, saggezza e spocchia, ha sbaragliato la concorrenza.

Quanto acume in un profilo solo.

pedullarzio

È stata l’estate di Mediaset e della sua Champions-League-in-esclusiva-per-i-prossimi-3-anni strombazzata 24 ore su 24, anche se poi Sky se n’è infischiata beatamente trasmettendo comunque il play-off della Lazio grazie ad un’emittente tedesca.

È stata – purtroppo – pure l’ennesima estate del calcio scommesse e delle sanzioni-compromesso rigorosamente made in Italy. Perché questo sarà l’ultimo scandalo. Almeno è quello che ci piace pensare. O forse no, perché la nostra mente è già volata all’ultimo colpo messo a segno dalla nostra squadra del cuore.


 

La redazione di Sportellate.it nasce in un attico riminese nell'estate del 2012. Oggi è la voce di una trentina di ragazzacci da tutta Italia. Non ama prendersi troppo sul serio.