Article image
, , ,
6 min

- di Lorenzo Lari

ESCLUSIVA SPORTELLATE: intervista ad Umberto Calcagno, vicepresidente dell'AIC


Intervista esclusiva per Sportellate.it ad Umberto Calcagno, ex calciatore italiano nato a Chiavari, oggi avvocato e vicepresidente dell'AIC (Associazione Italiana Calciatori) insieme a Gianluigi Buffon.


Buongiorno Umberto. Come prima domanda mi sento obbligato a chiederle di chiarire, ai molti non informati, quali sono i compiti specifici dell' Associazione Italiana Calciatori e quali incarichi in particolare svolgete lei e Damiano Tommasi?

"Buongiorno Lorenzo. Intanto Tommasi e io abbiamo ereditato da Sergio Campana la conduzione dell'Associazione, che per 40 anni ha ottenuto tutta una serie di conquiste. Un calciatore di 40 anni fa non era un professionista, non era un lavoratore subordinato ed era legato alla società per tutta la sua vita professionale. Anche Rivera e Mazzola, per fare un esempio, non potevano scegliersi la squadra dove andare a giocare (neanche a fine contratto). Erano, se vogliamo, ostaggi del proprio datore di lavoro. Quindi, è un'associazione che negli anni ha avuto tutta una serie di conquiste e in particolare ha ottenuto con la legge 91, che venisse regolamentato il rapporto di lavoro sportivo, che al 95% riguarda calciatori professionisti in ambito italiano. Oggi a Damiano e me, tocca cercare di conservare tutto quello che si è ottenuto perché non solo nel mondo sportivo, ma più in generale in ambito giuslavoristico, le tutele sono viste in una maniera differente. Entrando nel merito, sostanzialmente il nostro lavoro consiste nel tutelare i tesserati, non solo i professionisti, ma anche i dilettanti fino alla 3a categoria, che sono nostri associati e ci sentiamo obbligati di farlo nel modo migliore, capendo che oggi i tempi sono cambiati rispetto alla fine degli anni '70".


Collegandomi a questa prima domanda, volevo chiederle se nel breve termine avete obiettivi specifici che vi siete posti di raggiungere. Per esempio, tramite un'altra intervista che avevamo fatto pochi giorni fa al procuratore Luca Vargiu, si era discusso del vincolo sportivo, che personalmente trovo regola obsoleta e sbagliata come poche. Cosa pensa al riguardo?

"Quella del vincolo è una battaglia che abbiamo molto a cuore. Abbiamo sia un account Facebook, sia un numero verde per le denunce contro il vincolo sportivo. E' certamente uno dei nostri principali obiettivi, semplicemente perché il vincolo non ha ragione di esistere. Giuridicamente, quando è stato attaccato davanti ai tribunali di tutta Italia, i calciatori sono stati sempre svincolati. Il problema nostro è che la norma federale, che deriva poi da una norma Coni, non è attaccabile in sede giurisdizionale: quindi chi ha giustizia l'ha per sé stesso, ma non per tutti gli altri. Le battaglie giuridiche sono state fatte, ma oggi non hanno più molto senso. La battaglia politica è invece tuttora avviata: con il presidente Tavecchio c'è stata una reciproca apertura prima che diventasse presidente federale. Credo che tutti quanti siano concordi, che a 18 anni il tesserato per il quale hanno firmato i genitori a 14, debba essere assolutamente libero. Spero e credo che a breve si debba solo discutere di cosa avviene dai 18 anni in poi, e cioè stabilire, una volta rifirmato a 18 anni il tesserato, per quanti anni esso rimarrà vincolato e quali eventuali indennizzi vadano alla società che l'ha tenuto magari 1-2-3-4 anni (dagli eventuali 14, ai 18)".


Dato che l'ha nominato... 11 Agosto 2014, abbiamo l'elezione di Carlo Tavecchio alla presidenza della FIGC. Come giudicava la sua elezione ai tempi e come la giudica a posteriori oggi?

"La giudicavo negativamente prima e la giudico negativamente ancora oggi. Prima, perché credevo e sono convinto che se fosse stato eletto Albertini al suo posto, determinate progettualità tecniche sarebbero andate avanti in una maniera differente. La giudico male tuttora, perché i provvedimenti che sono stati presi fino ad oggi sono provvedimenti di facciata. Se pensiamo a quello sugli extracomunitari, piuttosto che alla valorizzazione dei vivai nazionali o le rose a 25 giocatori... Son tutti provvedimenti fatti per le rassegne stampa, perché per esempio si sbandiera ai quattro venti che con le rose a 25 ci saranno più giovani selezionabili per le nazionali, invece la norma se studiata bene dice altro. Se si guarda l'intervista al presidente del Chievo Campidelli di qualche giorno fa, è vero che le rose a 25 faranno valorizzare di più i ragazzi Under 21, ma per esempio gli Under 21 che valorizzerà il Chievo son tutti stranieri, perché se tu mi dici che devono essere allevati e addestrati in Italia tra i 18 e i 21 anni, per esempio i vari Hamsik o i Keita della Lazio, son tutti giovani che rientreranno nella progettualità delle rose a 25, ma che di selezionabile per la nostra nazionale non hanno nulla. E' stato fatto passare un passaggio mediatico diverso dalla norma. La verità è che in norma di extracomunitari, noi prima bloccavamo il secondo extracomunitario se non c'era uno scambio con uno che ne usciva, oggi invece non c'è più bisogno della sostituzione. Quindi di fatto le società oggi potranno prendere tutte un extracomunitario in più.

 

Voltiamo pagina e cambiamo totalmente personaggi. Volevo chiederti come sono i suoi rapporti con il presidente Damiano Tommasi e come sono quelli invece con Gianluigi Buffon, vicepresidente alla sua pari?

I rapporti con Damiano sono ovviamente molto buoni. Ci siamo trovati senza conoscerci, perché siamo entrambi nel consiglio direttivo da tanti anni, ma non avevamo mai avuto un rapporto diretto. Ci siamo trovati di colpo a lavorare assieme, ma ci stiamo trovando veramente bene. Poi insomma, chi è abituato a fare la professione del calciatore è anche abituato a cambiare compagni di squadra e a non scegliersi i compagni di squadra. Credo fortemente che all'interno dell' Associazione,  proprio perché ci lavorano tanti ex calciatori, sia più semplice riuscire a fare squadra: lo sport ti abitua e ti insegna a saper stare bene e nella maniera giusta in mezzo agli altri. Buffon invece, ovviamente, lo incontro molto di rado, ma è fondamentale che lui sia al nostro interno, anche perché lo statuto dell'Associazione, da quando è presidente Damiano, è stato modificato obbligando una seconda vicepresidenza detenuta da un calciatore in attività. Così come per i consiglieri federali: oggi abbiamo con me e Damiano, Simone Perrotta e Morgan De Sanctis, chi ha appena smesso e chi sta ancora giocando, perché crediamo fermamente che avere in organico chi ancora gioca, possa essere il vero valore aggiunto della nostra organizzazione.

Ultima domanda maligna, per poi passare a qualcosa di più leggero: caro Umberto, dove trova gli stimoli per andare avanti così seriamente come sta facendo, in un paese dove ogni 3x2, scoprendo un coperchio esplode una pentola?

"Di pentole ne sono esplose tante, altro che una... Intanto gli stimoli li trovo dal fatto che faccio il lavoro che ho sempre sognato di fare e che mi piace fare. Ho studiato, sono nel consiglio direttivo dell'associazione dal '97 e quindi sono stimolato dal fatto che mi piace fare questo mestiere. E' chiaro che nel nostro mondo, oggi si sta scoperchiando di tutto e qualche volta hai la sensazione di lottare contro i mulini a vento. Noi adesso stiamo girando tutte le squadre e tutti i ritiri delle società professionistiche e presto andremo anche da quelle dilettantistiche: la speranza è che quello che ci sta accadendo possa essere il fondo del barile e da qui si possa solo ripartire. Mi auguro davvero che l'esperienza degli ultimi anni in materia di illeciti, di scommesse, ma anche di crack finanziari come il Parma, possa essere la via maestra perché queste cose non succedano più. Purtroppo ho tante perplessità sulla dirigenza sportiva calcistica di oggi e mi preme sottolineare il fatto di come questa non sia una questione generazionale, perché io non dico assolutamente che ci debbano essere trentenni al comando. Ho però il fondato timore che chi fa calcio oggi non lo faccia per il bene del calcio, ma lo faccia più per il bene delle proprie tasche".

Ogni commento sarebbe superfluo.

Ogni commento sarebbe superfluo.


Chiarissimo direi. Parliamo ora un po' di campo, con qualche breve domanda tecnica sulla stagione alle porte: chi vince il campionato? Quale sarà la squadra rivelazione e quale sarà invece quella delusione?

(Ride, n.d.r.)... "Chi vince il campionato? Dico Juventus, perché ritengo che comunque la macchina sia già rodata. E' vero che stanno cambiando tanto e l'incognita dei tanti cambiamenti quest'anno sia più grossa dello scorso anno,  però io credo che per la piccola esperienza che ho avuto a livelli più bassi, l'ambiente e quella che si dice la "mentalità vincente", continuino a contare ancora tanto. La rivelazione potrebbe essere il Napoli, perché a me incuriosisce molto il fatto che abbiano scommesso su un allenatore come Sarri. Le incognite sono tante, però Sarri, contro il quale ci ho giocato contro tante volte quando ero a Gualdo, ha sempre fatto giocare molto bene le sue formazioni. E secondo me se riuscirà a farsi seguire (e riusciranno a seguirlo), potrà fare benissimo. E' una squadra che ha tanto talento e con qualche acquisto nel reparto difensivo potrebbe diventare di gran lunga la rivelazione in positivo di questo campionato. Squadra delusione spero solamente non sia la mia Sampdoria visto l'inizio allarmante ai preliminari di Europa League... Ho qualche paura, ma spero siano dovute solamente al fatto che essendone tifoso mi trovi ad avere più timori di quelli che dovrei provare razionalmente".

Ultima domanda. La sua vita, più che la sua carriera, si è svolta tra la Liguria e la Romagna (una ventina d'anni vissuti in Liguria e ora una decina in Romagna): Genova o Rimini? Non vale Chiavari come risposta.

"Ma non saprei. Son due cose totalmente diverse, dove incontriamo due stili di vita totalmente opposti. Secondo me oggi meglio Rimini. Penso che per i miei 35-40-45 anni,  soprattutto per chi ha famiglia numerosa come il sottoscritto e chi si deve muovere continuamente per lavoro, Rimini sia perfetta".

E’ il momento di salutare Umberto e ringraziarlo per l'infinita disponibilità.


 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...

Nato a Rimini l’11/06/1990. Laureato in Giurisprudenza, adora disquisire di sport ed America. Ogni tanto scrive, solitamente legge. Sogna un giorno di poter assistere ad una partita allo Staples al fianco di Jack Nicholson.

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu