Interventi a gamba tesa

Serie B e Lega Pro continueranno a esistere?


Si è provato a porre rimedio, ma il sistema è crollato prima dell’intervento. È il cambiamento climatico del calcio minore italiano: federazione e leghe hanno cominciato dall’anno scorso a creare le condizioni per un modello sostenibile. Non è bastato e al 20 luglio non si può ancora sapere la composizione dei prossimi campionati di Serie B e Lega Pro. Campionati in cui gli introiti sono per definizione inferiori alle spese.


L’unica vera riforma verrà portata avanti da un solo fattore: la fine dei soldi.

È finito il tempo in cui le leghe, le federazioni o addirittura il governo nazionale lanciavano consistenti fidejussioni e nuovi regolamenti a favore della salvaguardia delle posizioni consolidate nel calcio italiano. Non esistono più posizioni consolidate, né esiste più la possibilità di foraggiare un sistema insostenibile.

In Lega Pro un club parte dal presupposto di dover far fronte a un passivo pesante: mediamente, 2 milioni di euro a stagione, che per la categoria significano un dato negativo non sostenibile a lungo termine. Proventi dei diritti televisivi risibili, contributi sui minutaggi relativi all’utilizzo dei giovani sempre più scarni e dilazionati da parte della federazione. Senza toccare poi il capitolo spettatori allo stadio.

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Numeri agghiaccianti.

Per alcuni non è più sostenibile già da ora: Venezia, Varese, Reggina, Monza, Barletta e Castiglione, malgrado si tratti di una neopromossa in terza serie e malgrado il cambio di presidenza avvenuto appena un anno fa. Differenti i casi di Grosseto e Real Vicenza, che non parteciperanno alla vecchia C più per motivazioni “politiche” che per mancanza di risorse. Ironia della sorte, alcuni di questi club hanno visto le serie maggiori anche in anni recenti, nei cuori dei propri tifosi ma anche degli appassionati del calcio-come-una-volta, non solo di Serie A – Operazione Nostalgia.

Il banco è saltato e la Lega Pro ospita 9 posti liberi per la prossima stagione, rispetto ai 60 a lei riservati. E dire che la riforma era stata avviata, già dalla scorsa stagione con l’eliminazione della Seconda Divisione, con il restringimento dei criteri d’iscrizione verso la prospettiva di “meno squadre ma più sane”. Too little, too late: il sistema è esploso in ogni caso e subisce anche le conseguenze del caso-Catania e dello scandalo calcio-scommesse legato all’ultima Serie B e Lega Pro. Infine il caso Parma, che da solida realtà di medio livello del calcio italiano si trova a ripartire da zero.

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La campagna abbonamenti presentata dal Catania un anno fa. Ogni commento è superfluo.

Fattori che condizionano i calendari di Serie B e Lega Pro, che non possono essere definiti senza alcune certezze basilari: quali squadre giocano? Con quali soldi? Fattori che hanno portato in Lega Pro, dopo la fine dell’era Macalli, alla selezione del Magistrato della Corte dei Conti Tommaso Miele come nuovo commissario di Lega.

Il pesce è marcio dalla testa, dice il proverbio. Lo dice anche il caso Parma e lo stesso Tavecchio, che ammette che secondo i nuovi parametri economico-finanziari che verranno imposti alla Serie A, attualmente solo 5 squadre rispetterebbero i criteri validi per l’iscrizione. Stiamo parlando di un modello non solo insostenibile ma ai limiti della follia, che oltre a non permettere programmazione di club condiziona direttamente la salute della stessa lega, delle categorie, dei calendari. Dei tifosi, per quello che oggi contano.

E quindi? E quindi la Serie A va avanti come può, perché non può fermarsi. Serie B e Lega Pro sono rinviate a tempi in cui gli scenari saranno (forse) meglio definiti. La combo Pulvirenti-crac Lega Pro comporta uno slittamento generale dei calendari minori.

Si arriva fino all’effetto domino quadruplo: 8 club liberano un posto in Lega Pro. In A il Parma fallisce e lascia uno slot libero in Serie B. Sarebbe ripescato il Brescia, retrocesso dalla B alla Pro. Ma se sarà coinvolto anche solo per un punto nel Pulvirenti-gate, il ripescaggio è da escludere. Stesso discorso per il neopromosso Teramo, invischiato per la presunta combine nel match in casa del Savona. E via via le altre formazioni coinvolte in C. Insomma, siamo al fanta-calendario.

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Un Andrea Abodi leggermente perplesso.

La data indicata da Andrea Abodi, presidente Lega Serie B, è il 6 settembre: si approfitta della pausa della Serie A causa nazionali per rinviare le serie minori di alcuni giorni utili a definire i nuovi calendari. Stesso discorso al piano di sotto: il 14 agosto scatta la Coppa Italia, il 6 settembre il campionato. La sensazione è che gli sforzi tra leghe e federazione siano concreti, e che tuttavia allo stesso tempo le capacità delle squadre non siano sufficienti per sostenere il modello attuale.

Tavecchio ammette esplicitamente che la prossima Lega Pro potrebbe anche partire con tre gironi a 18 o 16 squadre, invece che a 20. “Non ce lo ordina il dottore di partire con 60”: vero, anche se il regolamento della passata stagione prevedeva che le due migliori quarte accedessero ai play-off sulla base dei punti raggiunti nel campionato. Se un girone è a 18 squadre e l’altro è a 17, come si farebbe oggi a selezionare le migliori quarte?

La sensazione è che i nuovi regolamenti stiano cercando di evitare un crollo generale fra pochi anni e che stiano facendo chiarezza tra chi oggi può rispettare i criteri e chi no. Resta il dubbio che la presenza di circa un centinaio di club nel mondo professionistico italiano sia ancora possibile nel calcio di oggi.


 

Classe '90, originario di Rimini e residente a Roma. Sono un maniaco dei dati, dei grafici e delle statistiche: il giorno del sorteggio di Champions League è sempre un bel giorno. Sono quello in bici in mezzo alla strada: se do fastidio mi dispiace. Collaboratore Sportellate.it