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3 min

- di Luca Vargiu

Oltre la linea: Tutto in tre giorni


Oltre la linea c’è un mondo pallonaro che molti non conoscono. Oltre la linea ci sono i dirigenti, gli allenatori, gli osservatori, gli agenti, i faccendieri, i genitori e i tifosi. Oltre la linea gli interventi a gamba tesa non sono mai sanzionati. Oltre la linea la visuale è diversa. Oltre la linea ci sono storie da raccontare.


Lo devi ammettere, è quello che più ti è dispiaciuto perdere perché è quello in cui credevi maggiormente e che più di tutti ti piaceva. Colpa del ruolo che ricopre, che è il tuo preferito, ma anche del suo carateraccio, che tanto sembra somigliare al tuo, cui va aggiunta una forza istintiva una predisposizione naturale al gioco del calcio, una fisicità notevole e una buona dose di talento piuttosto evidente. Insomma, ci hai visto giusto quando hai deciso di seguirlo, segnalato da un tuo amico, prima lo hai spiato per un po' durante le partite ma anche in allenamento, e poi ti sei fatto avanti. Con il padre ovviamente, perché il ragazzo è minorenne. Non che con la maggiore età cambi qualcosa dal punto di vista della formalizzazione di un rapporto giocatore-agente, tutto dipende dallo status del giocatore che, se non ancora professionista (vale a dire con un contratto), non può legarsi in alcun modo (se non per un breve periodo di tempo in previsione della firma di un contratto) a un agente*.

Qui si parla di fiducia che, una volta messa sul piatto a inizio rapporto, va conquistata sempre più con il passare del tempo.
Tu ci riesci, tra le ansie e pretese dei genitori e la voglia di prendere il volo del ragazzo. In campo le cose non vanno male, la crescita è costante, lo vedi tu e te lo conferma la società che ti riconosce come suo agente (per ora che di moneta non si parla). Allievi, primavera e poi ancora un anno in primavera per maturare allenandosi però con la prima squadra. Un buon percorso per lui.

Poi però arriva la sorpresa, il primo brivido della carriera del ragazzo.

Un infortunio blocca il portiere titolare e questo significa che domenica prossima sarà lui il dodicesimo in panchina.
Una festa, per il neo maggiorenne, per la famiglia e una bella soddisfazione anche per te.
Non basta però, perché il calcio sa regalare emozioni molto più forti.
Sedersi in panchina in un campo di Serie B per la prima volta è bello, trovarsi alla mezz'ora del primo tempo catapultati in campo perché il portiere si fa espellere è quasi incredibile, ma succede.
L'emozione vissuta nei minuti di gara, ti viene raccontata per filo e per segno, ancora con un carico di adrenalina addosso, la sera in una lunga telefonata.

L'ultima con questo tipo di confidenza, la penultima in generale.

La società il giorno seguente decide che è arrivato il momento di far diventare professionista il ragazzo offrendogli un contratto.
Il primo contratto da professionista viene firmato il pomeriggio successivo dopo il parere favorevole del suo agente. Non sei tu però seduto al suo fianco. Il fortunato collega che ha preso il tuo posto è quello suggerito, scelto, o forse imposto dalla società. Che sia poi amico fidato del direttore sportivo – con te al telefono prende tempo dandoti appuntamento alla settimana successiva – e gestisca tutte le nuove leve al primo contratto è solo una coincidenza, mentre che il ragazzo sparisca, cambi numero di cellulare e non si faccia più vivo con te, una realtà.

Per inseguire una carriera i ricatti si accettano senza alcun tipo di resistenza, lo capisci bene quando il padre del novello giocatore professionista, trova un attimo di tempo dopo qualche giorno, per liquidare gli anni passati insieme dicendoti che per il suo bene e il suo futuro dobbiamo fare così.

Oltre la linea, da una parte ci sono dirigenti che, alla faccia dei principi e dei codici di condotta previsti dai regolamenti – spesso sbandierati tanto per dire – di lealtà, correttezza e probità, lavorano in questo modo, e dall'altra giovani calciatori e famiglie che, senza alcun tipo di rispetto e dignità, chinano la testa.

*mi riferisco al regolamento vigente al tempo del racconto e ora superato (forse).

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Luca Vargiu nato a Genova nel 1971 con due mesi di anticipo e nel giorno di Pasqua, ha iniziato fin da subito a disturbare i piani delle persone che la domenica pensano di stare tranquilli. Agente di calciatori non per passione ma per sfida, non campa grazie al pallone. Cresciuto in Gradinata Nord ama il calcio così tanto da odiarlo spesso, ha scritto di calcio in alcuni libri (Procuratore? No, grazie! - Oltre la linea – Contrasti, storie di calcio sospeso, Vincolo 108 e dintorni, Ancora oltre la linea) e minaccia di continuare a farlo.

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