Article image
5 min

- di Raffaele Campo

Milan, devi credere in Van Ginkel


Il campionato di Serie A 2014/2015 è appena terminato. E' giunto dunque il momento di tirare le somme. Una delle squadre più deluse da questa annata è il Milan, sul quale sono già stati sprecati fiumi di inchiostro. Questo articolo sarà quindi focalizzato su un singola quanto spigolosa tematica: quella relativa a Marco van Ginkel.


Salvo sorprese dell'ultima ora, il ragazzo del '92 tornerà al Chelsea, detentore del suo cartellino, per fine prestito. Dato che si tratta di un prestito oneroso, la società rossonera dovrà versare 1 milione di euro nelle casse del club londinese. Era previsto uno sconto del 50% nel caso in cui il giocatore avesse raggiunto almeno 20 presenze stagionali, ma l'olandese, tra campionato e Coppa Italia, ha totalizzato 18 presenze, condite da un gol.

Tuttavia, nonostante le poche gare complessive giocate e stando agli ultimi rumors di mercato, non è da escludere in estate un ritorno nella città di Sant'Ambrogio da parte del centrocampista, che in questi ultimi due mesi ha sfoderato grandi e importanti prestazioni. Poco alla volta, sta dimostrando di avere delle qualità calcistiche eccezionali. Importanti anche le parole di Inzaghi dei giorni scorsi, riportate da MilanLive.it: "Stiamo iniziando a vedere un grande giocatore, sfortunatamente non è di nostra proprietà. E' molto bravo in allenamento. Il Chelsea ha grandi centrocampisti e lui ha bisogno di giocare. La mia volontà sarebbe quella di tenerlo, perché può darci una mano". 

Il Milan, indipendentemente da chi sarà il suo prossimo allenatore, commetterebbe un grosso errore a non puntare forte su "Ginko". Dovrebbe continuare a credere in lui, acquistandolo a titolo definitivo.

Il sottoscritto, al quale i tifosi milanisti daranno del pazzo e del malato cronico, è perfettamente conscio di star andando controtendenza, ma il calciatore in questione può davvero diventare "l'olandese volante" dei rossoneri per i prossimi anni, a patto che Berlusconi ricominci a interessarsi e a investire nella sua creatura calcistica.

I più gli hanno già affibbiato l'etichetta di "bidone" o di "giocatore in Erasmus a Milano". Affermazioni errate e del tutto fuori luogo. E ora spiegheremo il perché. 


 

Marco van Ginkel il giorno del suo arrivo al Milan

Marco van Ginkel il giorno del suo arrivo al Milan

Innanzitutto il giocatore, quando alla fine di agosto sbarca a Milanello assieme a Fernando Torres, è reduce da una quasi intera stagione passata ai box a causa del terribile infortunio patito con la maglia dei "Blues" a settembre 2013. In occasione del match contro lo Swindon Town, si ruppe il legamento crociato del ginocchio destro, dopo essere scivolato e caduto male a causa di una zolla. van Ginkel era arrivato a Londra due mesi prima, quando il Chelsea lo acquisì dal Vitesse per 10 milioni.

La condizione fisica di partenza non poteva di certo essere ottimale, dunque.

Se a questo imprescindibile dato aggiungiamo anche che la sera del suo esordio da titolare con la maglia del Milan (Empoli-Milan 2-2 del 19 settembre) subisce un nuovo guaio muscolare, per la precisione una distorsione alla caviglia destra che lo tiene fuori per altre tre settimane, è evidente che il ragazzo aveva bisogno di più tempo per trovare la giusta forma e i corretti movimenti in campo. Già in Milan-Udinese di fine novembre, quando "Super Pippo" lo lancia nuovamente dal primo minuto, Marco disputa una discreta gara. Nessuna favilla e nessun numero d'alta scuola, ma il suo onesto lavoro di frangiflutti e di distributore di palloni a centrocampo lo fa.

Un nuovo inizio? Purtroppo no: due settimane dopo viene colpito dall'ennesimo ko, a seguito di un intervento di Muntari in allenamento. Stavolta il bollettino medico parla di una rottura parziale del legamento collaterale della caviglia. Il risultato è un altro mese di stop. C'è da dire che neanche la fortuna è dalla sua parte.

Il suo rientro è segnato da diverse panchine e prestazioni sottotono, anche se queste ultime sono in perfetta linea con tutto il resto della squadra, salvo le parate di Diego Lopez, la grinta di Bonaventura e qualche lampo e colpo di genio di Jeremy Ménez.

L'ex Vitesse sembra destinato a finire in una ipotetica versione aggiornata del libro "Bidoni - L'incubo" di Furio Zara. E invece succede quello che nessuno si aspetta.

Dalla gara pasquale contro il Palermo, il giovane "oranje" si guadagna un posto sempre più importante all'interno dello scacchiere di Inzaghi a suon di ottimi match giocati. Il gol alla Roma e il prezioso assist a El Shaarawy contro il Torino non sono altro che la ciliegina sulla torta di questa sua lenta, ma costante, crescita. Oltre a una grande visione di gioco e un ottimo senso d'inserimento, il talento di Amersfoort si sta dimostrando un centrocampista completo: oltre che abile nel fraseggio coi compagni, è puntuale e preciso nello smistare i palloni e nell'aprire i giusti varchi. E contro i granata, in occasione dell'assist al "Faraone", il ventiduenne ha anche tirato fuori uno dei suoi numeri migliori, ovvero il passaggio filtrante.

Bisogna considerare che tutte queste importanti qualità le ha espresse da mezzala, che non è il suo vero ruolo. La sua posizione naturale, risalente ai tempi del Vitesse, sarebbe quella di trequartista. 

Solo in questo finale di stagione si è iniziato ad intravedere il vero van Ginkel, dunque. Era una questione di tempo, di (grande) pazienza e di ambientamento. I margini di miglioramento sono molto ampi. Il sito whoscored.com lo valuta, come media voto, 6,84. Considerando l'inizio difficile e traumatico, questa statistica non fa che confermare questo suo percorso di miglioramento. Inoltre, in questo Milan allo sbando, non è affatto facile per un giovane mettersi in luce e mostrare al meglio le proprie qualità. Le situazioni di De Sciglio, in una costante e preoccupante involuzione, Saponara e Niang parlano chiaro. E' un caso che questi ultimi due, dipinti come i nuovi Kakà e Henry non appena approdati a Milanello, soltanto in questi ultimi sei mesi, rispettivamente all'Empoli e al Genoa, abbiano iniziato a sfoderare i loro veri repertori dopo due anni di sole promesse? No. Semplicemente le squadre di Sarri e Gasperini, a differenza del Milan, hanno una precisa identità di gioco e gli undici in campo si intendono a meraviglia. I ragazzi non possono che trovarsi a loro agio.

Se chi scrive fosse il "Condor" Galliani, intavolerebbe immediatamente una trattativa col Chelsea per acquisire l'intero cartellino di Marco. Difficilmente il club di Abramovich lo cederebbe ad una cifra minore di quella investita per comprarlo due estati fa. Inoltre il club londinese crede a occhi chiusi in van Ginkel. Lo stesso Josè Mourinho ha speso ottime parole per questo ragazzo, paragonandolo addirittura alla leggenda locale Frank Lampard: "Copre una grande quantità di campo, soprattutto difensivamente, ma poi è il primo a buttarsi in avanti per cercare il gol. Ha un motore eccezionale e una forza fisica invidiabile".

Il Milan dovrebbe quindi fare un sacrificio non da poco, ma ne varrebbe la pena. Storia totalmente diversa dagli 11 milioni scuciti per Matri.


Oltre che da Diego Lopez e Bonaventura, il "Diavolo" deve ripartire anche da van Ginkel. Che ora non è più solo il sosia di Justin Bieber.


 

 

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE...

Cos’è sportellate.it

Dal 2012 Sportellate interviene a gamba tesa senza mai tirarsi indietro. Sport e cultura pop raccontati come piace a noi e come piace anche a te.

Newsletter
Canale YouTube
clockcrossmenu