Interventi a gamba tesa

Buffon, Berlino e l’effetto acciughina: come la squadra di Allegri ha superato i galacticos


La caduta dei galacticos, dei campioni d’Europa porta con sé storie degne del grande calcio. Per l’ennesima volta la Champions League si dimostra la competizione meno contendibile al mondo, evitando di cadere, per due stagioni consecutive, nelle mani dello stesso detentore. E ancora, nonostante le carezze, non si è concessa a nessuno. Rimangono due pretendenti: Juventus e Barcellona.


Un grande seduttore si è dimostrato essere “acciughina” Allegri (sì, fa specie anche a me definirlo seduttore!), un allenatore con l’etichetta di provinciale, ma che a forza di provinciali si è ritrovato a un passo dal tetto d’Europa. Nonostante la sua immagine che provoca indifferenza e sospetto, il tecnico livornese genera plusvalenze ovunque si sieda. Un discorso che si può estendere tranquillamente pure a Morata, il “canterano blanco” che non ha accettato di essere uno fra i tanti giovani centrifugati dal Real Madrid, per mostrare a tutti di essere in grado di risolvere partite importanti, come un galactico. E ha avuto ragione.


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Per ultimo Buffon. Giocare la finale delle finali eccita qualsiasi uomo sulla terra, però le dichiarazioni di Gigi al termine dei 90 minuti mostravano una gioia molto particolare. Deve essergli venuta alla mente buona parte della sua carriera calcistica. Quell’anno in cui ha accettato di scendere in serie B e l’eco negativo di anni infernali senza vittorie, proprio quando lui, all’apice della sua carriera, era universalmente riconosciuto come il più forte portiere al mondo.

Entrando nell’analisi della partita, dobbiamo essere onesti e confessare che non abbiamo assistito a una partita di altissimo livello. Al Real è mancata autorità, ritmo e precisione, ma anche così è stato superiore. Sfruttare gli errori degli altri sembrava più che sufficiente. I primi minuti di gioco sono stati sintomatici. La Juventus saliva con carattere e con la consapevolezza che se non avesse segnato sarebbe uscita. Ha preso quindi il controllo e il peso del possesso palla, trasmettendo un’immagine di grandezza che, emotivamente, ha potuto esaltarli. Ma non il Bernabeu che, spaesato, si chiedeva perché Kroos, James e Isco non avessero il controllo della sfera, nonostante il Real avesse già creato tre occasioni da gol, prima che Casillas potesse apparire sul teleschermo.

La pressione iniziale portata dal Real Madrid. La Juventus riesce a uscire servendo le punte e poi sviluppando la propria azione

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I tre centrocampisti, pur mostrando estro e fantasia, si rivelavano piuttosto molli e poco determinati. Il tutto malgrado mantenessero molto bene la posizione. Con la collaborazione di Bale, in fase difensiva formavano un 4-4-2 che, sebbene per molti fosse un po’ troppo prudente, non è mai stato messo in difficoltà né ha permesso azioni da gol compromettenti. Mentre in fase offensiva i blancos risultavano sempre molto pericolosi, ma con una pecca: nel tenere Bale così basso, le ripartenze mancavano di vigore. E Ronaldo non compensava.

In realtà, la grande notizia della notte passata è il crollo della BBC (Benzema, Bale, Ronaldo). Fino alla conquista del mondiale per club, il Real era stato un rullo compressore dove le prodezze individuali parevano superflue. Il suo sistema di gioco sembrava implacabile e la maggior parte dei suoi gol arrivavano nella forma che più evidenziava il loro dominio: bastava spingerla dentro. Quest’anno, complici pure gli infortuni, non hanno dimostrato il loro vero valore.
Anche se si deve osservare che Bale stanotte non è riuscito a metterne dentro una, pur avendole provate tutte, ha rappresentato uno degli spunti offensivi più importanti per gli spagnoli. Ma il suo unico grande problema è stata la posizione: partiva da troppo lontano.

Senza questa soluzione extra, quei gol impossibili che è in grado di realizzare la BBC e James, l’unica cosa che le merengues potevano fare era giocare molto bene. E per poco non ci riuscivano. Il loro vantaggio poggiava su Isco e Rodriguez, che quando ricevevano al limite dell’area, giocandola o soprattutto tirando perfettamente, mettevano in difficoltà la Juve, cosa che per fortuna è accaduta ben poche volte.

Una delle tante ripartenze del Real

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Questo perché in primo luogo al Real sembrava molto più facile sfruttare i contropiede (e così è stato), che attaccare in maniera ordinata e organizzata, e in secondo luogo anche perché i campioni d’Italia non hanno lasciato loro altra scelta. Di conseguenza Isco e James al limite dell’area erano l’ultima soluzione: quando le fasce venivano bloccate dai terzini juventini, non avevano altra possibilità che accentrare verso il colombiano o lo spagnolo.

Diversamente le intermittenti sortite dei campioni in carica si affidavano ai piedi di Marcelo e Benzema.
Il brasiliano che iniziava le sue discese sulla fascia senza nessuno che lo contrastasse, era inarrestabile per i ragazzi di Allegri. Il francese invece, tra le linee, impalpabile. La Juve d’altra parte teneva bene, anche se alla fine del primo tempo il tabellino segnava 1-0 per i padroni di casa. Un risultato stretto, visto il numero di conclusioni del Real, ma certo non inspiegabile. L’assenza di un ritmo offensivo costante e le difficoltà di Ronaldo come punto di riferimento del contropiede danno ragione del risultato. E poi i bianconeri, nonostante i loro problemi tattici, sono sempre rimasti lucidi mentalmente. Al punto da non essere mai sopraffatti.

Tevez sempre tra le linee, Vidal si infila centralmente, Pogba occupa il lato debole, Morata attacca lo spazio ed è pronto a fare da sponda.

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Nella ripresa, Marcelo e Benzema, hanno incominciato ad abbassarsi, Bonucci, Chiellini e Pirlo hanno preso il controllo del pallone come all’inizio della gara. Benzema tra l’altro era stato importante nell’organizzazione dell’attacco madrileno finché aveva gestito la ripartenza ponendosi come fulcro centrale, ma quando è calato, ha concesso un po’ di tranquillità ai ragazzi di Allegri, che poco a poco si liberavano per il secondo passaggio.

La Juve sembrava avere poche occasioni, ma con costanza, erodendo sempre più spazi, Vidal, Marchisio e Pirlo contro Kroos, Isco e James hanno imposto la loro forza. Anche se il gol di Morata è arrivato da calcio piazzato, in realtà è stata questa superiorità fisica che l’ha determinato.
E da quel momento in poi, com’era successo a Torino dopo il rigore di Tevez, la Juve ha giocato meglio del Real. Nettamente, tra l’altro.

La cosa più difficile per Ancelotti è stato proprio questo. Dal momento in cui Allegri ha avuto in mano la qualificazione, non c’è stata partita. Max ha rafforzato la difesa della sua squadra e ha evitato le ripartenze corte, così insicure con questo Pirlo, e il Real è diventato inoffensivo. Ossia, quando la Juventus ha smesso di sbagliare e regalare, i blancos si sono assopiti.
Isco e James avevano ancora la chiave per far male e da loro sono nate le uniche due azioni nitide, in questo momento della gara. Ma i loro compagni sembravano non essersene accorti.

Dopo il gol di Morata, Allegri inserisce Barzagli e Llorente, passando alla difesa a 5

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Marcelo sulla destra e Bale sulla sinistra erano l’unico costante impegno dei bianconeri, ma nel ripetere continuamente lunghe discese fino al fondo per poi crossare al centro, alla lunga hanno reso il compito di Marchisio, Vidal e Pogba più semplice. Così il centrocampo juventino riusciva a non disgregarsi, bloccare i cross e ripartire, azionando ottime ripartenze. Intanto Morata e Tevez si smarcavano sulle fasce e amministravano con attenzione ogni palla che ricevevano. Consapevoli che se anche Paul e Arturo fossero stati lontani, li avrebbero raggiunti in fretta e soprattutto prima dei centrocampisti madrileni.
Pur essendo stata inferiore per tutta la partita, senza mai andare in difficoltà, la Juventus ha dominato completamente gli ultimi 30 minuti.

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A 37 anni, Buffon si è guadagnato l’opportunità di alzare il titolo che manca a coronare una carriera di successi. Sembra incredibile, ma il portiere più forte al mondo non ha mai conquistato la Champions League. Lo aiuterà Allegri, che conosce bene il Barça per esperienza e del quale sa che non deve fidarsi. Soprannominato acciughino, è in realtà più simile a un lupo travestito da pecora, che trova rifugio tra le panchine d’ Europa.

Da parte sua il Madrid dice addio al suo sogno, ricevendo informazioni contrastanti. Il fiore all’occhiello del progetto, la BBC, non ha risposto in modo adeguato quest’anno. Ogni squadra, ogni stagione è esposta all’incostanza, nessuno può giocare 9 mesi di seguito al massimo delle sue potenzialità. Ci vogliono degli innesti per potersi ripetere e non bisogna commettere gli errori di mercato di Florentino Perez.

Ora la Juve dopo 12 anni si giocherà la finale, alcuni campioni torneranno sul luogo del delitto, Berlino, dove hanno vinto addirittura la coppa del mondo. Nessuno pensa che i bianconeri possano superare i tre extraterrestri là davanti. Ma se arrivi in finale di Champions con questa intelligenza, puoi star sicuro che, se c’è una minima crepa nella squadra catalana, Tevez e soci sono gli unici che possono allargarla. Magari armati solo di un cucchiaino, e una volta vista la luce dare tutto loro stessi per superarli!


 

Alberto Paternò, Rimini. Nato nel vecchio millennio, in un'afosa giornata di luglio. Partorito tra ombrelloni e lettini della riviera romagnola, sfoga subito la rabbia per la venuta al mondo calciando ossessivamente Super Tele e Super Santos. Da quel giorno sopporta stoicamente l'esistenza, sguazzando nei campi melmosi della periferia riminese e sognando di diventare un giorno il nuovo Pessotto. Co-fondatore di Sportellate.it