Interventi a gamba tesa

I due ponti: l’evoluzione tattica del Real Madrid di Ancelotti


Quel giorno non c’era per nessuno. Tornò a casa, si chiuse in cucina, staccò il telefono, e stappando un vecchio bottiglione di Lambrusco guardò con occhi malinconici quelle poche fette di prosciutto che erano rimaste in frigo, come una ragazzina che guarda il barattolone di cioccolata dopo una delusione amorosa.


E non c’era da meravigliarsi. Carletto aveva appena superato senza drammi l’abbandono di Di Maria, uno dei giocatori più incredibili al mondo, quando ecco arrivare la notizia della vendita di Xabi Alonso, a pochi giorni dalla chiusura del mercato. Era più di quanto Carlo Ancelotti potesse sopportare . Il suo “professore”, la sua musa, il suo centrocampista. L’uomo le cui sublimi qualità tattiche avevano permesso di creare un sistema equilibrato, in una squadra composta da campioni non ben amalgamati.

Il fenomeno che aveva dato solidità a un 4-3-3, che vedeva un suicida impulsivo come interno sinistro e due laterali che non avrebbero seguito in copertura nemmeno le loro ombre. L’argine che bloccava, con la sua posizione, quasi tutti gli attacchi degli avversari, dando il tempo alla propria squadra di ricompattarsi in un 4-4-2, a 20 metri dal loro portiere. Un vero taumaturgo.

Senza di lui, come avrebbe potuto sostenere tutti quegli attaccanti? In che modo avrebbe dato coerenza a una squadra in cui solo 2 o 3 erano in grado di gestire la fase difensiva? Di quelle fettine di prosciutto, non si seppe più nulla.

Carletto con il giocatore che sta ancora rimpiangendo: Xabi Alonso

 1386201610_extras_noticia_foton_7_1

Le settimane successive sono state molto difficili, ma il tecnico non ha perso un secondo. Fin da subito cercò delle soluzioni. Senza mai mettere in dubbio la sua squadra, sapeva che gli stessi giocatori avrebbero fornito il rimedio, e questo gli ha dato un vantaggio.

Per quanto riguarda il centrocampo, avrebbe scelto Toni Kroos, Luka Modric e James Rodriguez. E che fatica inizialmente. Probabilmente con l’obiettivo di tutelare il tedesco, che occupava la posizione di centrale, ruolo mai ricoperto in carriera, Ancelotti ha imposto ai suoi due laterali di restare alla sua altezza, tutti e tre in linea retta. Così i tre occupavano lo stesso livello durante il possesso palla.

In questo modo, come se si trattasse di una partita di calcio balilla, il Real Madrid ha continuato a disegnare la linea dei quattro dietro, i tre in linea al centro e i tre attaccanti: tre linee che andavano a sezionare gli oltre 100 metri del campo di calcio. Tuttavia succedeva che, in fase offensiva, il Real formava tre rette molto distanti tra loro.

Le distanze tra i reparti erano enormi e la bassa intensità dei componenti aggravava il problema. Né Bale né Ronaldo pressavano una volta persa palla, non facendo nulla per rallentare il gioco avversario, mentre per i 3 centrocampisti, che si trovavano più slegati, era impossibile salire a pressare. E nel provarci si trovavano in enorme svantaggio, spesso venendo saltati con facilità dall’avversario.

In breve, per l’avversario era semplice impostare il primo passaggio, dato che Rodriguez, Kroos e Modric non arrivavano ad alzarsi, e in seguito, con un solo tocco di qualità, l’avversario poteva superare tutti e tre, dato che si trovavano sulla stessa linea. Invece Ramos e Pepe, piuttosto che cercare di salire, ridurre lo spazio tra difesa e centrocampo e tenere la squadra stretta, tendevano ad arretrare, con conseguenze pericolose. Perciò i blancos non erano in grado di mantenere il controllo dei 90 minuti.

Tatticamente non sapevano gestire la pressione, e per quanto in fase offensiva si muovessero bene, era palese la distanza tra le linee, senza alcun giocatore che facesse da collante. Carletto dalla panchina gridava. Voleva più intensità. Ma nessuno dei giocatori poteva rassicurarlo. Per quanto urlasse, in cuor suo sapeva che avrebbe dovuto convivere con un problema che con la squadra della decima non si era mai presentato.

E quando dovevano gestire la palla? Con quel 4-3-3 piatto, il Real aveva difficoltà anche a trovare linee di passaggio in avanti, la maggior parte delle quali erano orizzontali e, quando riuscivano a verticalizzare, chi riceveva palla, la BBC si trovava spalle alla porta.

Non c’erano linee di passaggio fluide e così la qualità del possesso si mostrava a intermittenza. Cioè il giro palla non era in grado di aiutare il successivo disimpegno difensivo, perché non dava tempo ai giocatori di salire, guadagnare campo e compattarsi nella zona della palla. In parole povere, i difensori, senza soluzioni, erano affetti dalla sindrome dell’ “alla viva il parroco.”

31 Agosto 2014, Real Sociedad – Real Madrid 4-2.

Cercando una soluzione per fluidificare il possesso palla, Ancelotti inserì la prima innovazione: James Rodriguez nel ruolo che l’anno precedente ricopriva Di Maria, ossia interno sinistro in fase difensiva, che si dispiegava come ala sinistra in fase offensiva.

In questo modo Kroos guadagnava una linea di passaggio diagonale. Ma presto questa modifica determinò un altro problema. Senza James nel mezzo, Modric doveva rimanere ancora più bloccato, andando in pratica a costituire un doppio perno centrale con il centrale tedesco, e il Real si ritrovava con un evidente 4-2-4.
Avevano guadagnato qualcosa in fase di possesso, ma non abbastanza da permettere ai due centrali di centrocampo di prendere metri e pressare gli avversari. Anzi, per loro la situazione era peggiorata, erano nella stessa posizione, ma con un uomo in meno e coprire sulle fasce diventava impossibile (ricordate i 4 gol del Real Sociedad del 31 agosto?).

Una cosa era chiara, con tanti artisti in campo, o Ancelotti trovava un qualche trucco per ripristinare l’equilibrio di squadra, o la sua squadra avrebbe sofferto molto. Senza Xabi Alonso, i madrileni non avevano le capacità difensive per correggere sconvolgimenti tattici. Doveva trovare un nuovo ordine che nascondesse le mancanze difensive.

Un bel giorno, il 20 settembre, arrivò la partita della svolta: al Riazor contro il Deportivo La Coruña, il Real Madrid vince e segna 8 gol, ma soprattutto dimostra un gioco spettacolare: pressione alta, reparti ravvicinati e grande dinamismo sulla trequarti avversaria.

Da lì in poi, fino agli ultimi due mesi, in cui i blancos tra cali di forma e infortuni non sono diventati più gli stessi, sembrava fosse ritornato il grande Real della “decima”, ma con un dna completamente rivoluzionato. Ben presto giunsero vittorie devastanti, in Liga e in Champions. Ma che cos’era successo? Come aveva potuto trovare un equilibrio che sembrava così irraggiungibile.

L’arrivo di James Rodriguez e Toni Kroos ha modificato completamente il dna del Real.

454159976.0

Il primo punto da mettere in evidenza è l’effetto Kroos-Rodriguez. Appena arrivati hanno cambiato la squadra, hanno modificato il codice genetico dei campioni d’europa, dando al possesso più stabilità e più controllo.

Il tedesco è una macchina programmata, durante i 9 mesi sotto Guardiola, per gestire passaggi corti, senza sbagliare e con massima precisione. Si potrebbe scomodare Xavi per un paragone?

Lo stesso ex Monaco, da questo punto di vista, rappresenta un salto di qualità rispetto Di Maria: il colombiano infatti non sbaglia un passaggio, a differenza dell’argentino, che nella sua genialità, a volte commetteva qualche errore.
Quei passaggi ultraverticali per raggiungere velocemente l’area avversaria si sono ridotti al minimo, Toni e James sono due “cerebrali” dai piedi perfetti e persino in fase di transizione, non c’è un azione che non passi dal vaglio del loro ragionamento. La loro influenza è totale. I due nuovi acquisti hanno cambiato il Real.

Ancelotti al suo primo anno al Real Madrid, ha portato a casa la “decima” Champions League della storia della società.

RealMadridUCL-2

Effetto Decima. Il club merengue per 5 anni aveva vissuto una piccola crisi di identità. Si era visto mettere in discussione dallo strapotere del Barça e dal sorprendente exploit dei fratelli minori dell’Atletico. Il Real aveva accumulato un inedito complesso di inferiorità che li portava a vivere l’avversario come un gigante. E’ quel che si è visto nella semifinale dell’anno scorso dove nel primo quarto d’ora il Bayern sembrava insuperabile, finchè poi è arrivata la svolta con il 4-0 a Monaco e il 4-1 della finale di Lisbona.

La società ha ritrovato il suo ruolo di big mondiale del calcio e i calciatori hanno ricevuto una tale dose di autostima, da tentare tutto quello che potessero fare, giocando un calcio fatto di dribbling e sicurezza, con la volontà di vincere e di mostrare quello che potevano credere di essere: i migliori.

Questo atteggiamento ha influenzato tutta la squadra, ad esempio Pepe che l’anno scorso si limitava a qualche passaggino a Xabi Alonso,  quest’anno, sentendosi sicuro, si avventura anche in qualcosa di più ardito, e lo stesso si può dire per Sergio Ramos.

Gareth Bale, criticato per lo scarso impegno e la carente condizione nella parte finale della stagione.

Real-Madrid-CF-v-Galatasaray-AS-UEFA-Champions-League

Effetto Bale. Dal momento in cui l’ex stella del Tottenham è arrivato a Madrid, gli esperti scommettevano che il trucco per far convivere il gallese e il lusitano sarebbe stato porli agli antipodi, sulle ali. E sembrava logico. Si parlava dei due giocatori più potenti e portentosi del calcio contemporaneo, di due attaccanti che occupavano un area di gioco mostruosa, e perché le loro lunghissime diagonali non si scontrassero, la cosa migliore sembrava tenerli più larghi possibile.

Così è stato, ma più o meno a partire dal derby contro l’Atletico, nella terza giornata della Liga, qualcosa cambiò. Ancelotti ha dato massima libertà a Cristiano Ronaldo, che spesso si posizionava sulla destra andando a incontrarsi con Bale. E il risultato è stato impressionante. Continuarono così nelle partite successive e il potenziale è stato confermato.

Ci troviamo davanti a due attaccanti formidabili, e Cristiano che forse è quello che comanda, ha deciso di poter giocare in questo modo, buttando giù le pareti e muovendosi da una parte all’altra. Potendo avvicinare Bale e Ronaldo, le possibilità tattiche acquisivano una nuova dimensione.

James Rodriguez è stato la chiave di volta della nuova soluzione tattica proposta da Carlo Ancelotti.

james_rodriguez_real_madrid
Il percorso di James Rodriguez. Arrivato a Madrid, provvisto di due virtù molto rare, la sua splendida resistenza fisica e la sua passione nel difendere una volta persa palla, queste qualità gli permettevano di coprire una vasta porzione di campo ed era disponibile a collaborare per riprendere palla il prima possibile. Insomma dopo il suo arrivo, James è diventato la chiave di volta del nuovo Real Madrid.

Ricapitolando Ancelotti partiva da due limitazioni per ricostruire una squadra vincente. Quasi tutti i suoi giocatori erano carenti in fase difensive e gli mancava il pivot che potesse equilibrare questa mancanza. Per superare questi ostacoli ha avuto bisogno di creare un sistema tattico che permettesse ai suoi giocatori di rimanere più vicini. Come ha risolto l’allenatore italiano? Creando la tattica dei due ponti.


I due ponti. Il concetto è chiaro: il Real Madrid, che era una squadra su tre linee fisse, è passato a un sistema composto da 5 livelli. 3 linee e 2 ponti.

Ogni ponte è costituito da un giocatore che occupa una posizione intermedia tra le linee originali. In pratica il ponte 1 collega la difesa con il centrocampo e il ponte 2 fa la stessa cosa tra centrocampo e attacco. Con questi ponti, Ancelotti favorisce il gioco dei suoi sia in fase offensiva sia in quella difensiva.

In fase difensiva, ogni ponte determina un freno per il contrattacco avversario. E’ un ostacolo, un perno, che deve essere superato e ostacolando, rallenta gli avversari. Chi gioca contro il Real, se vuole arrivare dalla propria all’area del Madrid, deve superare non tre, bensì cinque sfide. Questo richiede più passaggi e meno spazi, avvantaggiando così la difesa dei blancos.

Osservando invece la fase offensiva, i passaggi diagonali diventano automatici e si ritrovano ovunque, così che su tutti i lati del campo al giocatore con la palla viene offerta una triangolazione. In questo modo la qualità del possesso palla è salita alle stelle. Chi sono i protagonisti? Il ponte 1 è Sergio Ramos, mentre il ponte 2 non poteva che essere James Rodriguez. Vediamo le loro costruzioni.

Il ponte 1 è Sergio Ramos, che qui nella foto  vediamo salire quasi al livello del centrocampo.

r_20-0

Il ponte 1: Sergio Ramos. Non appena la sua squadra comincia il possesso palla nella metà campo avversaria, al quale partecipa in prima persona, Sergio Ramos rompe la linea che forma con i suoi compagni di difesa (normalmente Pepe, Varane, Marcelo) guadagna una posizione (ricordatevi che aggiungendo questi 2 ponti alle 3 linee della formazione si creano verticalmente 5 livelli di gioco) per essere molto più vicino al centrocampo.

Anche se non è sistematico, la frequenza di questa soluzione è impressionante, al punto che quando non gioca Ramos, sono Nacho o Varane, se centrali, a lasciare al centro e provare a giocare. Quali vantaggi offre questo ponte?

Cominciamo con i vantaggi offensivi. In primo luogo, l’irruzione di un elemento in più in una zona del campo che, in teoria, non viene occupata, favorisce movimento nei compagni e confusione negli avversari. Allo stesso modo, utilizzare un livello normalmente distinto rispetto alla linea dei propri compagni, anche se a volte corrisponde alla posizione di Kroos, permette la triangolazione nel settore sinistro con Marcelo, James o Isco e Ronaldo. E infine permette a Toni Kroos di mantenere il ruolo di centrale.

Il tedesco divide con Ramos i compiti propri del centrocampista, essendo il più vicino a questo ruolo, pur mantenendo le caratteristiche originarie di interno sinistro.
Quando Ramos presidia il suo ruolo di pivot arretrato sui generis, Kroos, abilissimo nel leggere il gioco, se vuole avanza di una posizione e forma con Modric una coppia di interni. Posizionando quindi il possesso palla del Madrid quasi al limite dell’area avversaria, con una qualità e un ordine superbi, riescono a valorizzare le proprie qualità di rifinitura e guadagnano ottime soluzioni di tiro e inoltre si preparano brillantemente a pressare alti.

L’influenza del ponte converte Kroos e Modric, che prima dovevano fare entrambi il regista basso, ma abbandonati davanti alla difesa, in due interni protetti che pressano gli avversari in prossimità della linea BBC (Bale, Benzema,Cristiano). Senza uno sforzo fisico aggiuntivo, possono pressare alti impedendo agli avversari di costruire il gioco.
Toni Kroos che diventa interno è solo una variante. Raramente il Real porta avanti due azioni allo stesso modo. La loro versatilità è ampia e con la qualità e la fantasia dei suoi giocatori, possono modificare il proprio gioco in funzione della situazione. Non eseguono, interpretano il loro ruolo.

Un altro punto importante da sottolineare è che, costruendo questo ponte, Ancelotti ha risolto l’eccessiva arretratezza della sua difesa. Dal momento che Ramos occupa quel ruolo che abbiamo descritto, pur rimanendo centrale sinistro di difesa, l’altro centrale avanza un po’, pronto a bloccare le incursioni che gli attaccanti possono iniziare dalla sua parte.

Tra l’altro, anche questo centrale destro può, nell’eventualità svolgere il ruolo di ponte, anche se accade assai raramente. Come abbiamo detto, il Madrid ha le sue linee guida, ma non le forza. Cerca di adattarsi alle circostanze.


Il ponte 2 è composta da James Rodriguez e, spesso, anche da Gareth Bale. Collegano il centrocampo con l’attacco.

puente-bale-james

Arriviamo al ponte 2, James Rodriguez. O dovrei dire Rodriguez-Bale? Procediamo con calma. Che iniziasse come come interno, in linea con Kroos e Modric e continuasse come esterno sinistro alla Di Maria, l’avevamo già osservato. In questa nuova disposizione però ha guadagnato un livello, come Sergio Ramos, posizionandosi come mezza punta leggermente spostata a sinistra.

Collega, così, la prima linea di centrocampo (Toni e Luka, sebbene il secondo sia abituato a posizionarsi un po’ più avanti di Kroos) con quella degli attaccanti occupata da Cristiano e Benzema , che si scambiano di posizione con Bale. Quest’ultimo, all’inizio, ricopre il ruolo di mezza punta destra.

E’ quello che completa con più frequenza il secondo ponte dei blancos, cosa che lo avvicina maggiormente al ruolo che ricopriva nel suo ultimo anno in Inghilterra, quando dominò una Premier League dove si scontrava con gente quale Rooney, Aguero o Suarez. Sia James sia Bale si rendono conto che questa nuova disposizione è stata costruita attorno alle loro caratteristiche.

Due giocatori dal dinamismo costante, non sono mai fermi in una posizione, tentrambi si inseriscono e tornano senza fermarsi per creare costantemente triangolazioni. Inoltre la capacità di costruire gioco dei due calciatori blancos, viene esaltata. Creano gioco.

Finchè gli infortuni non l’hanno bloccato, Bale giocava così bene da togliersi l’etichetta di toro dalla corsa straordinaria, per ricevere quella di rifinitore al livello di Modric o Isco. Per quanto riguarda James Rodriguez, niente da sottolineare. Si tratta di una mezzapunta classica e essere il ponte numero 2 gli permette di agire come tale, nonostante la formazione iniziale sia un 4-3-3 in attacco e un 4-4-2 in fase difensiva. Movimento puro!

Bisogna sottolineare poi il costante scambio di posizione sia quando i BBC e James hanno il pallone, sia quando lo gestiscono i centrocampisti dietro. In tutto questo può notarsi Ronaldo che va a completare la doppia mezzapunta con James formando il triangolo con Modric (o Isco). Anche se Bale è la mezzapunta iniziale, tanto il portoghese quanto Benzema scambiano con lui la loro posizione, evitando così il tipico quadrato di attaccanti che porta alla paralisi offensiva, tipica degli allenatori alla Pellegrini. Non appena Ronaldo si muove, anche tutti gli altri devono farlo.

Il ponte 2 rallenta la transizione avversaria, di modo che Kroos e Modric abbiano il tempo di riposizionarsi per pressare alto.
In questa foto, James Rodriguez dà copertura a ben sei suoi compagni.

f0bc1b4f81fb86f929b5118e04f948af

Parliamo ora dell’efficacia difensiva del secondo ponte. Tatticamente è senza dubbio un successo. Il suo gioco imbottiglia e sposta i suoi avversari, li obbliga a iniziare la giocata di spalle, quando recuperano, e a loro volta, permette ai centrocampisti del Real di guadagnare posizione in tranquillità per poter poter recuperare la palla più indietro rispetto al filtro che là davanti viene fatto intelligentemente da James.
Di conseguenza le scelte di Ancelotti fanno il loro lavoro tenere la squadra stretta attorno al pallone per recuperare palla e poter avere immediatamente soluzioni di passaggio molto efficaci.

Detto questo, l’intensità difensiva è così misera in Bale e Ronaldo che giocatori di medio livello tecnico riescono facilmente a superare il loro ottimo posizionamento. Tuttavia per recuperare, uno dei due, anche solo cinque metri, costringono il resto della propria squadra a rientrare fino a centrocampo.

Grazie ai due ponti, grazie alla densità dei cinque livelli già spiegati, il ripiegamento è ben controllato, visto che gli avversari vengono rallentati, ma a costo di uno sforzo collettivo di 70 metri, che si sarebbe potuto evitare con due o tre goccioline di sudore di Cristiano e del gallese. Però, è logico, l’attitudine difensiva è una qualità che a questi campioni manca, ben compensata da altre stratosferiche. Anche per questo Ancelotti ha dovuto inventare questo sistema, che fornisce equilibrio, ma non certo la perfezione.
Il Real passa alla fase difensiva numerose volte, proprio perché la sua mancanza di intensità permette ai suoi avversari di ripartire con una certa frequenza, ma come abbiamo detto, risulta molto difficile superare la densità madrilena. In questo aiuta anche il regalo che Mourinho ha lasciato all’allenatore italiano, cioè il sacrificio dei giocatori più esperti.

Detto questo, mi ripeto, l’intensità con cui lottava Xabi Alonso, non la raggiunge nessuno: tra Kroos e Modric (ora Isco) filtrano passaggi e incursioni che con Xabi sarebbero stati bloccati.
Davanti a un Cesc, un Gotze o, ovviamente, un Messi-Neymar, l’affidabilità difensiva non è così solida come nel 2013/14.
Ma per fortuna, James Rodriguez diventa decisivo, uno dei centrocampisti offensivi con maggiore attitudine difensiva del calcio europeo.

La sfida di stasera: Real Madrid-Juventus al Bernabeu. Non sarà la partita fotocopia dell’andata.

juventus-real-madrid-e1430866890566

Crisi Real: il marzo nero. Quello appena descritto era il modello ideale con cui affrontare campionato e Champions League. Fino a gennaio tutto sembrava funzionare alla meraviglia, ma poi sono arrivate sconfitte e contestazioni, legate principalmente a infortuni di giocatori decisivi, che hanno costretto Ancelotti a ridisegnare questo equilibrio assolutamente precario.

Fino ad arrivare al mese di marzo, il marzo nero del Real, potremmo definirlo, al cui apice va posta la partita di ritorno dei quarti contro lo Schalke, in Champions League. Teoricamente una sgambatina, vista la vittoria all’andata in Germania per 2-0, nella pratica una partita da incubo, persa 4-3 tra errori sconcertanti (del portiere Casillas sui primi due gol dei tedeschi, di tutta la difesa sul gol-vittoria di Huntelaar), gambe molli (i giocatori dello Schalke hanno corso complessivamente 9,4 km più dei blancos) e un ambiente surreale.

Fischi, contestazione e Ancelotti messo in discussione. Ma forse Ancelotti è quello che ha meno colpe, come abbiamo detto, tutto sembrava andare alla meraviglia.  Solo che poi James si è rotto, insieme a Modric, Pepe e Ramos. E anche per un inevitabile calo di forma dopo l’autunno perfetto, gli equilibri sono saltati. Anche e soprattutto, ecco il problema, con il presidente Florentino Perez.
La semifinale di andata è figlia di questo marzo nero. Senza Modric e Benzema, Carletto ha dovuto presentare un 4-4-2 con Ramos a centrocampo (da quel che via abbiamo raccontato potete ben capire il perché) senza molta convinzione. Inoltre è risultato palese il pessimo stato di forma di pezzi importanti, come Bale.

Real Madrid-Juventus. Nella partita di ritorno che si giocherà stasera a Madrid, la formazione del Real si avvicinerà al modello ideale che vi abbiamo raccontato, con l’unica (e importante) differenza che in assenza di Modric, James giocherà interno destro (ma sempre nel ruolo di ponte) e Isco interno sinistro. Inoltre dovranno far fronte al proprio carente stato di forma, con una perfetta disposizione tattica, sicuri che, comunque vada, non sarà affatto la partita fotocopia dell’andata a Torino.


 

Alberto Paternò, Rimini. Nato nel vecchio millennio, in un'afosa giornata di luglio. Partorito tra ombrelloni e lettini della riviera romagnola, sfoga subito la rabbia per la venuta al mondo calciando ossessivamente Super Tele e Super Santos. Da quel giorno sopporta stoicamente l'esistenza, sguazzando nei campi melmosi della periferia riminese e sognando di diventare un giorno il nuovo Pessotto. Co-fondatore di Sportellate.it