Interventi a gamba tesa

#JuveReal: l’assedio di Torino! (Maggio 1706-maggio 2015)


Cos’hanno in comune l’impresa di martedì con l’assedio del 1706? Come i bianconeri hanno fermato l’invasione dei galacticos e cos’ha insegnato loro il conflitto bellico del ‘700? Innanzitutto il campo di battaglia. 


Non sarà stato come nel maggio del 1706, quando la città di Torino subì un pesante assedio, ma la partita di martedì sera (Juventus-Real Madrid 2-1) ha sicuramente evidenziato il carattere e la tenacia della squadra della città sabauda! Proprio come allora, i torinesi hanno tenuto testa ad avversari numericamente superiori (economicamente parlando) e tecnicamente meglio equipaggiati (CR7, Bale e James Rodriguez, solo per fare 3 nomi).

Le rapide sortite del condottiero Tevez oltre gli avamposti della cittadella, hanno portato al gol dello scudiero Morata, generando la violenta reazione nemica. Nonostante qualche cedimento dei bastioni (gol di Ronado e traversa di Rodriguez), la roccaforte, oggi come allora, ha retto gli urti delle cannonate avversarie. D’altronde la cura con cui sono state erette le prime barricate ha visto impegnato, non solo il muratore Sturaro e l’onnipresente Marchisio, quanto anche il guerriero Vidal ed il geometra Pirlo.


La Torino vittima dell’assedio nel maggio del 1706.

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Dietro di loro il Muro. Buffon-Bonucci-Chiellini che evoca il mitico Combi-Rosetta-Calligaris, sì proprio loro, quelli dei 5 scudetti di fila! Le staffette laterali (svizzere e francesi) hanno limitato al minimo le loro sortite, infoltendo il centrocampo solo all’occorrenza. Certo, non è paragonabile il disagio subito dalla popolazione durante l’assedio, con lo stato d’animo dei tifosi bianconeri durante l’asfissiante presenza dei blancos (martedì di nero vestiti) nella metà campo juventina. Ma i sussulti e le palpitazioni hanno comunque afflitto i deboli di cuore! Quelli deboli di stomaco invece, avranno ancora le budella arrovellate, soprattutto per quelle palle che hanno attraversato, più volte indisturbate, tutta l’area di rigore! Chiusi, arroccati. Il fischio delle bordate nemiche che lambiscono i pali. Lo schianto dei palloni sul corpo della difesa.

Ci vuole coraggio a stare dietro le barricate durante un assedio. Coraggio e lucidità. Come quella che ha avuto capitan Buffon (ringiovanito dalla battaglia), durante gli sporadici eppur decisivi interventi. Coraggio e personalità. Come quella che ha avuto Bonucci, che non si è per nulla fatto condizionare dall’ammonizione ricevuta alla partenza ed ha condotto fuori dalle barricate molti palloni, senza nemmeno avere paura di sbagliarne alcuni.


Chiellini, dopo l’espulsione generosa subita in seguito ad una sceneggiata di Cristiano Ronaldo al Bernabeu nel 2013, non vedeva l’ora di restituire pan per focaccia al portoghese.

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Menzione a parte per Giorgio Chiellini. I colpi dei nemici, lo stato di allarme generale perennemente acceso nelle retrovie. Tutto questo ha evidentemente giovato alla sua produzione di adrenalina! Come Asterix dopo aver bevuto la pozione magica di Panoramix, la sua forza è esplosa ed ha affrontato nemici fino ad allora neanche avvicinabili! Testa fasciata, sangue rappreso sui vestiti, si è immolato fino alla fine per la causa. Se un certo Pietro Micca diede la vita per salvare la città, possiamo dire che Chiellini ha dato l’anima per la sua squadra.


 Carlitos Tevez non fallisce l’occasione e porta sul 2-1 la sua squadra.

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Al termine dello storico assedio del 1706, giunsero i soccorsi ed i nemici si arresero all’evidenza: non avevano espugnato la città! Martedì i soccorsi li ha portati ancora un volta il fato: una palla carambola fuori dalle barricate. A raccogliere quella palla c’è ancora una volta lui: Carlitos Tevez, colui che dall’altra parte del mondo chiamano l’Apache e che qui in questo momento è ancora una volta il crack! Decisivo! Il pallone è tra i suoi piedi e lui lo riporta nell’area avversaria. Lo porterebbe fin dentro la rete se un certo Carvajal non lo stendesse prima!

È rigore! Chi lo batte? Questa volta i dubbi non ci sono. Lo batte lui. Casillas prova a distendersi, sceglie uno dei due lati. Carlitos spara una bomba centrale: 2-1. I nemici vanno a casa.
Terminano qui le analogie calcistiche con la vittoria bellica del 1706. La partita di ritorno fa già parte di un’altra battaglia da consegnare alla storia.


 

Nato in quel di Torino nel mitico 1977, anno in cui nasceva il punk, le piazze erano in fermento, Iggy Pop incideva l'album Lust for life e la Juventus alzava il suo primo trofeo europeo a Bilbao. Lascia ben presto gli studi per dedicarsi alle prime forme di sostentamento economico. Prima non perdeva una partita girando tutti gli stadi, ora le segue girando tutti i canali del satellitare! Già redattore unico del fu a2magazine.net, da alcuni anni twitta con il profilo di a bola envenenada (@abolaveneno) condensando in 140 caratteri ironia, arsenico e passione.