Interventi a gamba tesa

Quattro chiacchiere su Juve e dintorni


Ci siamo fatti qualche domanda sulla situazione in casa Juventus. Tra i festeggiamenti (a dir la verità, decisamente sobri) per il quarto scudetto di fila e la semifinale di Champions League. Provando a dare anche qualche risposta.


Come giudicare il cammino in Europa della Juventus?

“Che arrivare nelle prime 4 costituisca già di per sé un successo per i bianconeri e adesso come adesso non abbiano nulla da perdere penso costituisca un’ovvietà. A maggior ragione se si considera l’ideale rapporto risultati/prestazioni in queste 10 partite e il fortunoso sorteggio nei quarti. Magari tendo ad essere eccessivamente critico con Allegri e a sopravvalutare le potenzialità di questa Juve, ma solo in casa del Dortmund i campioni d’Italia hanno espresso appieno il loro valore nel corso di questa Champions. Volendo ci possiamo aggiungere pure il doppio confronto col Malmoe, falsato tuttavia dalla pochezza degli svedesi. Tolto il quarto d’ora d’assestamento in seguito al cambio di Barzagli per Pogba e relativo passaggio dal 4-3-1-2 al 3-5-2, in Germania Buffon e soci, forti del successo dell’andata e soprattutto del vantaggio iniziale di Tevez, hanno mostrato una personalità nella gestione degli spazi e della palla inedita. Un deciso passo in avanti rispetto ad un girone iniziale passato compiendo il minimo sindacale (il 3-2 spartiacque con l’Olympiakos frutto più del fattore “c” che del carattere), da sommare al quarto di finale col Monaco, superato a singhiozzo.

Il generoso (eufemismo) rigore trasformato da Vidal che ha risolto il quarto di finale col Monaco.

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L’altra chiave di lettura, vuole d’altro canto un Allegri, specie nelle quattro sfide ad eliminazione diretta capace di modellare la sua creatura sull’avversario. Se nell’andata degli ottavi contro il BVB ha snaturato il suo stile, optando per una squadra insolitamente bassa, attendista e pronta ad attaccare la profondità coi lanci di Bonucci per gli attaccanti senza passare dal centrocampo, nell’incrocio col club del principato a Torino ha alzato la linea del recupero palla in fase di non possesso al fine di smorzare sul nascere i possibili contropiede avversari. Copione completamente differente nel return match, in cui, condizionato dallo stato precario di Tevez, Morata e Pirlo (oltre che dall’1-0 sul campo amico), ha varato un 5-3-2 votato al contenimento e alla densità sulla zona-palla, forte di un uomo in più entro i propri 30 metri che gli ha consentito di congelare lo 0-0.
In questo senso un punto a favore rispetto al Conte che nella fanghiglia di Istanbul la scorsa stagione non ha accettato l’idea di giocare una partita maschia, provando ad imporre il suo calcio arioso pure quando le condizioni climatiche non lo permettevano. Anche a costo di uscire dalla competizione.

Benedetto pure il cambio di modulo (da 3-5-2, o 3-3-4, al 4-3-1-2), malgrado poi, alla fine della fiera, l’impressione è che questa squadra, per intensità e mentalità, sia rimasta bloccata – e per certi versi paralizzata – alla scoppola subita col Bayern Monaco nel 2013. Chissà però che la consapevolezza di essere tra le prime 4 del vecchio continente e di partire indietro negli exit poll, non possa far accrescere il livello di autostima della vecchia signora”.

Interessante confronto proposto dalla Gazzetta sulle attitudini difensive delle quattro semifinaliste di Champions.

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Detto che Allegri sembra orientato a confermare il 4-3-1-2, meglio il “suo” modulo o il vecchio 3-5-2 per affrontare i campioni d’Europa tra le mura amiche?

“Vietata la speculazione, 4-3-1-2 tutta la vita. Disputando la prima col fattore campo a favore, sei “costretto” ad osare. Ed in questo senso una difesa a 5 con due terzini, Evra e Lichtsteiner, non pare troppo indicata per chi vuole imporre la propria presenza in mezzo al campo. Lo 0-0 del Louis II, con la Juve sistematicamente schiacciata dietro ed incapace di alzarsi, ne è la riprova. Lo stesso Conte un anno fa ha affrontato il Madrid rinnegando il proprio credo, schierando ossia un 4-3-3 che ha fruttato un solo pareggio (2-2 casalingo dopo l’1-2 in Spagna), ma due prestazioni estremamente positive, con Pirlo e soci in grado di battagliare a viso aperto senza timore alcuno. Precedenti temporalmente vicini, che devono infondere fiducia ai bianconeri: inutile giocare per non prenderle – abbastanza utopistico, tra l’altro, contro una rosa, quella di Ancelotti, che ha già segnato 147 reti in questo 2014-‘15 – meglio provare ad aggredire un Real privo del proprio detonatore del gioco, ossia Modric (61,8 passaggi completati ogni 90’, precisione del 91,8%: tanta roba per un interno!), cui l’ex tecnico del Milan proverà a sopperire alzando Sergio Ramos in mediana al fianco di Kroos. Finora col numero 4 a centrocampo ha vinto sia a Siviglia sabato (3-2) che nel ritorno dei quarti di CL con l’Atletico (1-0), ma è palese che si tratti pur sempre di una soluzione estrema.

La partita di Ramos contro il Siviglia. Non serve uno scienziato per capire che la regia non è nelle sue corde.

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Di cui dovranno approfittare nello specifico due incursori del calibro di Vidal e Pereyra, nel momento in cui Ramos perderà le distanze. Diversamente un altro punto sensibile del 4-4-2 di fortuna delle merengues potrebbero diventare i due esterni alti James e Isco, due trequarti poco votati a coprire l’out in fase difensiva. Sia chiaro, gli spagnoli restano favoriti, ma senza il croato, Benzema, più un Ronaldo acciaccato ed un Bale appena recuperato, tentare il colpo è obbligatorio. Meglio quindi osare aggiungendo la scheggia impazzita Pereyra”.


A livello di formazione, l’unico dubbio tra i bianconeri riguarda il partner d’attacco di Tevez: meglio Llorente o Morata?

Col nuovo sistema Morata si è dimostrato incredibilmente più funzionale rispetto a Llorente. Anche perché nei giochi offensivi del tecnico livornese, il classe ’92 è diventato negli ultimi mesi l’alter ego ideale dell’apache. Rispetto ad una prima parte della stagione in cui Morata, forse perché animato dalla voglia di spaccare il mondo, tendeva ad andare incontro al portatore di palla, lasciando sguarnita l’area, ora quando Tevez si abbassa, ecco il numero 9 sfruttare i varchi liberati dall’argentino ed aggredire la profondità. Od in alternativa allargarsi sulla sinistra per aprire le porte all’inserimento dell’ex United e City. Se poi consideriamo la voglia di rivincita della punta nei confronti di chi l’ha cresciuto e ceduto in estate, il confronto sembra impari.

Il dualismo molto friendly Llorente-Morata.

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Il rovescio della medaglia vuole tuttavia un Llorente in netta ascesa nelle gerarchie “allegriane” in queste due settimane, vedi le presenze da titolare con Fiorentina e Sampdoria. Il navarro, complice la sua staticità, in realtà è stato uno di quelli con Vidal che ha pagato maggiormente il cambio di sistema (qui abbiamo provato a spiegare le cause della sua flessione), eppure pesano nel suo borsino i due gol rifilati agli iberici l’anno passato. E nello specifico l’impatto dominante in termini di fisicità su Varane, corroborato da un dato mostruoso: 6 duelli aerei su 11 vinti il 5 novembre 2013 allo Stadium, di cui 3 nell’area avversaria. Compresa la zuccata ad anticipare il francese del definitivo 2-2. Voto Morata ai punti, ma lascio volentieri al tecnico la patata bollente”.


Un passo indietro sul quarto scudetto della Juve e sulla diatriba tra i pro Allegri e i pro Conte.

“Col senno di poi è piuttosto semplicistico affermare che questo scudetto avrebbe potuto vincerlo qualsiasi allenatore. Perché a luglio, con l’addio shock di Conte e l’arrivo di Iturbe alla Roma, i giallorossi parevano addirittura favoriti per la conquista del tricolore, col Napoli subito alle calcagna. Ciò detto, il trainer toscano ha compiuto un lavoro buono ma tutt’altro che straordinario, se consideriamo l’ottima base di cui poteva disporre. È entrato in punta di piedi, per poi apporre col tempo qualche correttivo. Ha abbandonato il tanto ipercollaudato quanto limitante in attacco – soprattutto in Europa – 3-5-2 per passare ad un sistema che gli permettesse di sfruttare l’intero parco centrocampisti, il 4-3-1-2 appunto, e ritrovare un nuovo equilibrio offensivo. Non ha avuto paura di levare un difensore ad una squadra, a detta degli sportivi da bar, inadeguata a difendere a 4, con particolare riferimento a Bonucci e consegnare le chiavi della sua fuoriserie a Tevez. Un po’ come fece con Ibrahimovic nel 2010-’11, con la differenza che l’argentino si è evoluto in un uomo totale (qui sotto un grafico che rende bene il concetto) senza intaccare il gioco collettivo.

L’evoluzione dell’apache da Conte ad Allegri.

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Che poi, anche qui, parlare di una formazione addirittura più manovriera personalmente la trovo una blasfemia: la Juve è sempre la stessa di 12 mesi fa, anzi probabilmente come prestazioni solo in qualche gara isolata (penso ai 3-0 in casa di Lazio e Fiorentina, o ai due primi tempi con Sampdoria e Inter) è riuscita a toccare i picchi del triennio di Conte. Il movimento senza palla non sembra più scientifico e codificato come nel recente passato ed il possesso legato più alle contingenze che ad una sovrastruttura precisa, visto che con l’ex mister del Milan (volente o nolente?) vengono privilegiate le iniziative del singolo. Esaltando da un lato il processo di maturazione di Tevez e rilanciando la duttilità e l’acume di Marchisio, dall’altro ingabbiando un giocatore “selvaggio” come Vidal nelle vesti di trequarti.

Non penso sia il trionfo né dell’uno che dell’altro. Credo piuttosto sia il successo dei giocatori, che hanno dimostrato di poter dominare in Italia anche senza il loro mentore”.


 

 

classe ‘90 formatosi a Rimini. Calciofilo per inerzia, volleyballista (inteso come raccontaballe) per passione. Collaboratore al “Corriere di Romagna” dal 2009 al 2014, la Lega Pro da ormai troppo tempo è diventata il suo pane quotidiano. Valentina Arrighetti la sua dea, tradita soltanto per qualche sveltina con Fernando Torres e Earvin Ngapeth. Caporedattore Sportellate.it