Interventi a gamba tesa

Carlos Tevez, l’Apache del popolo che diventò un top player d’élite


La cura Conte l’ha fatto rinascere come la leggendaria fenice, Allegri l’ha riportato sul palcoscenico della Champions League da attore principale. Ma tatticamente qual è stata l’evoluzione di Carlos Tevez in questi due anni in bianconero?


L’Apache arriva nell’estate del 2013 come top player designato nella formazione dell’attuale cittì della nazionale, ma con più d’una riserva. Complice anche il pessimo rapporto con Roberto Mancini, l’ultima annata sulla sponda City di Manchester era stata parecchio tribolata. Le possibili frizioni a livello caratteriale tra tecnico e giocatore vengono spazzate via dalla carica motivazionale infusa dall’ex centrocampista della Juve, un detonatore imprescindibile nelle prestazioni dell’argentino a Torino. Parallelamente la sua voglia di rivincita e di ricominciare ad essere protagonista crescono col passare delle settimane.

Carlos Tevez e Conte: l’incudine… e il martello

Il motivatore e il suo top player

Nel gioco dell’allenatore leccese il numero 10 ha rivestito una duplice azione: fruitore delle sponde di Llorente (e più in generale, finalizzatore principe della manovra) e primo uomo-pressing. Entrambi compiti fondamentali nello scacchiere juventino, visto che si veniva da due anni in cui il rapporto occasioni/gol risultava deficitario. Altrettanto importante si dimostra, dicevamo, il suo ruolo da “primo difensore”, un concetto tanto caro a Guardiola e a tutte quelle squadre che pressano gli avversari molto alti: nel momento in cui la transizione si trasforma da offensiva a difensiva, l’Apache diventa la prima figura ad aggredire il portatore nemico in uscita.

A questi va aggiunta la sua visione del gioco e la capacità di aprire varchi, per favorire anche le incursioni in area dei centrocampisti. Quattro caratteristiche che rimandano quindi alla forte responsabilità conferita a Tevez, che l’ha fatto maturare non poco. Conte stesso nelle sue dichiarazioni rimane stupito dalla dedizione di questo giocatore in ogni allenamento, dalla sua umiltà nonostante il curriculum, e di come si sia messo a disposizione dei compagni. Unito ai veterani Buffon e Pirlo, forma lo scheletro della Vecchia Signora che compie un altro passo in avanti e conquista il terzo scudetto di fila, quello dei 102 punti.

Devastante entro i confini dello stivale, in Europa però la storia è diversa, con la casella gol che recita zero segnature in Champions League e appena una in Europa League, ad interrompere un digiuno in campo continentale di oltre 4 anni. Il motivo di un bilancio così magro fa rima col limite stesso dell’attuale selezionatore azzurro: l’ostinazione ossessiva nel proporre il 3-5-2 e la recalcitranza a provare qualcosa di diverso in ambito continentale. Il gioco di Conte porta i giocatori a dare in ogni minuto il 100%, e in partite che non si sbloccano, voler mantenere sempre l’intensità di gioco a livelli di guardia, significa anche prosciugare anzi tempo le energie psico-fisiche. E diventare vulnerabili dinanzi ad avversari che possono replicare con ritmi similari.

Il 3-0 dell’ex City e United agli etnei racchiude la sua straripanza a livello tecnico-fisico. Ma soprattutto la sua fame.

Un fulmine a ciel sereno l’arrivo di Allegri al posto del dimissionario Conte e conseguente scetticismo alle stelle. Deluso per la mancata convocazione al mondiale brasiliano, Tevez tuttavia era pronto e riposato per affrontare una nuova avventura. In cui l’ex mister del Milan ha disegnato una Juve leggermente diversa rispetto a quella del suo predecessore. Si abbandona il pressing ossessivo per tutta la durata della partita, per passare ad un approccio più “ragionato”. Perché l’allenatore livornese sa bene che bisogna dosare le forze anche a seconda del tipo di avversario che si affronta. Si alternano quindi momenti di grande possesso e gestione della palla, a frangenti in cui pressare l’avversario.

Cambiano di fatto, col passaggio al 4-3-1-2, pure lo stile di gioco degli attaccanti. L’ingaggio di Morata apre alla Vecchia Signora nuovi giochi offensivi, e per Tevez significa un partner diverso dalla classica prima punta quale Llorente: perché il classe ’92 fa meno sponde, ma ha più gamba per attaccare la profondità. L’Apache stesso poi, col nuovo schieramento non è più così vicino alla porta avversaria. Il che gli permette letteralmente di andare a prendersi la palla a centrocampo, per creare lui stesso l’azione offensiva. I numeri lo confermano: se nel 2013-’14 effettuava 32,4 passaggi a partita (di cui 82,2% completati), nella stagione in corso la media è salita addirittura a 41,25 (84,45% completati). Uno score degno da fare invidia ad un fantasista.
La punta classe ’84 è nel vivo del gioco, anche in fase difensiva. Tipico infatti delle azioni di ripiegamento in questa stagione bianconera è il Tevez difensore aggiunto, a raddoppiare ora Lichsteiner, ora Marchisio, ora Evra. In una sola parola: totale.

Il manifesto del Tevez 2.0: la gara interna col Genoa vinta 1-0. Al di là del suo slalom speciale che ha deciso la sfida e del rigore fallito, 37 passaggi completati su 46, 4 dribbling riusciti su 4, 3/4 contrasti vinti, un pallone recuperato e 4 falli subiti. Dominante.

La sua posizione dinamica fornisce inoltre una linea di passaggio sicura ai compagni, nonché la scossa necessaria per continuare a lottare su ogni pallone. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Che di certo non hanno spaventato il campione del popolo, tanto meno scalfito la sua lucidità sotto porta. Anzi, il numero 10 è divenuto ancor più decisivo: in campionato ha polverizzato i 19 centri di 12 mesi fa (è già a 20), ma è il trend in Champions la vera novità. Allegri è riuscito a portare i bianconeri alle semifinali, facendo risplendere la luce dell’Apache. Il sudamericano non ha saltato una sfida, e nel doppio incrocio con Malmoe e Borussia Dortmund è stato determinante a livello realizzativo.

Anche in Europa si è dimostrato un autentico campionissimo, con quell’attitudine a spaccare la contesa in qualsiasi momento. È vero, la Vecchia Signora, anche alla luce delle prestazioni altalenanti di Morata, in questo modo è diventata particolarmente Tevez-dipendente, ma l’ex Boca è arrivato ad un livello di maturità tale da essere devastante teoricamente in ogni momento. L’ambiente bianconero, le responsabilità che gli sono state consegnate e la libertà di gioco di cui può godere con la gestione Allegri: Tevez a 31 anni ha raggiunto il suo apice.

Sarà curioso vedere come la prossima stagione, al suo ultimo anno di contratto juventino – ammesso che lo onori – la sua figura potrà subire un’ulteriore evoluzione, con un partner più vicino a quello status di top player. Che lui ha pienamente raggiunto in questo biennio.


 

Andrea Dalla Pria, nato il 7 febbraio, in quel di Padova l’anno della caduta del berlinese muro, studente universitario che si alterna tra Padova e Venezia sempre per la salvaguardia dell’ambiente. Allenatore delle scuole calcio di provincia da sei anni, calciatore da sempre. Appassionato di manga anime e serie tv, a volte mi domando come faccio a seguire tutto! Se mi dessero un ultimo desiderio, sarebbe giocare una partita di calcio!