Interventi a gamba tesa

Sinisa Mihajlovic, il serbo venuto per vincere


Sinisa Mihajlovic ha alle spalle una storia particolarmente travagliata e controversa. Come del resto la sua carriera sportiva. Girovago da giocatore, la sua inclinazione allo spostamento non è cambiata certo oggi da tecnico. Ed ora che si appresta a cambiare ancora casacca o meglio, divisa da allenatore (quella del Napoli?) è giunta l’occasione per provare a raccontarlo.


Innanzitutto bisogna sottolineare che Mihajlovic ha giocato per tre nazionali (Jugoslavia, Serbia e Montenegro, poi soltanto Serbia), non per suo volere naturalmente, ma a causa di una situazione politica che ha stravolto la geografia dei Balcani tra il 1992 ed il 2006; tant’è che lo stesso allenatore in più interviste sottolinea come la guerra del Kosovo lo abbia segnato in maniera indelebile. Perché un uomo è il prodotto delle proprie esperienze. Ed è per questo che oggi ci troviamo davanti ad una persona forte e tosta, che non guarda in faccia nessuno.
Un altro aspetto determinante nella sua formazione va ricercato nel passato da calciatore. Non un giocatore qualsiasi, bensì un vincente: ovunque è stato ha vinto. Dalla Coppa dei Campioni all’intercontinentale, passando per campionati e coppe nazionali.


Mancini e Mihajlovic sulla panchina dell’Inter.

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Il serbo mostra le sue capacità già all’Inter quando Roberto Mancini, ne intravede le qualità umane e manageriali, tanto da spingerlo ad intraprendere una carriera da tecnico, portandolo inizialmente con sé. Con l’esperienza da vice allenatore del Mancio (2006-’08), Mihajlovic passa da essere infuocato e rude a figura elegante e raffinata. L’ex bomber della Samp, oltre ad insegnargli il comportamento e l’attitudine che un allenatore deve mantenere, gli inculca quello che poi diventerà il marchio di fabbrica del comandante blucerchiato: quell’idea di gioco offensivo e spettacolare come fine ultimo. Che pure lo stesso Sinisa porterà avanti.


Mihajlovic a Catania, stagione 2009-’10. Arrivato l’8 dicembre al posto di Atzori, chiude al 13° posto a quota 45 punti. Non male.

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Nel 2008 passa al ruolo di head coach del Bologna e l’anno successivo del Catania. È proprio l’esperienza ai piedi dell’Etna che fa capire a Sinisa di poter allenare una grande squadra, e che la sua idea di gioco è giusta e deve essere portata avanti.

Dopo l’ottima stagione in Sicilia, ecco l’approdo alla Fiorentina. Ossia il primo vero confronto con una grande piazza. Che però non rima affatto con grande squadra. Quella era una viola arrivata alla fine del ciclo Prandelli, piuttosto scarica e piena zeppa di prime donne (Cerci e Vargas in testa). Dopo un 9° posto nel 2010-’11 figlio di un finale in crescendo, viene riconfermato salvo poi essere cacciato il 7 novembre 2011. Morale della favola, a Firenze Mihajlovic non riesce a dimostrare il suo valore, ma gli va dato il merito di avere contribuito alla valorizzazione di giocatori quali Jovetic e Cerci.
Da questa esperienza negativa il serbo ne esce comunque fortificato, riuscendo a capire come nello spogliatoio al bastone vada alternata la carota. Questo continuo peregrinare da nord a sud, il continuo bisogno di nuovi stimoli non ferma lo slavo, che il 21 maggio accetta l’incarico di commissario tecnico della sua nazionale.


Mihajlovic versione cittì della Serbia.

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L’esperienza da commissario tecnico gli ha dato l’opportunità di crescere e di completare il suo processo di formazione. Ora Sinisa non è solo un allenatore che impartisce ordini tattici, ma è anche in grado di selezionare i giocatori più congeniali alla sua idea di gioco. E le scelte di mercato della Sampdoria ne sono la dimostrazione.


 Mihajlovic alla Samp, sua attuale casa.

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Il passaggio alla Sampdoria (novembre 2013) porta Mihajlovic dritto nell’albo dei grandi allenatori. La salvezza tutta grinta raggiunta nella passata stagione, abbinata all’impresa che sta compiendo quest’anno all’insegna della qualità e dell’intensità, esalta definitivamente le capacità di un fantastico ex giocatore divenuto tecnico di spessore.
Ora a Sinisa manca un ultimo tassello per poter ambire alla corona di grande tra i grandi: allenare una squadra che lotti per il campionato. Questo passaggio avverrà probabilmente già questa estate e noi siamo sicuri che tra un paio d’anni Mihajlovic avrà in bacheca già il suo primo trofeo da allenatore.

Perché Sinisa è l’uomo venuto dalla Serbia per mostrare a tutti come si vince.


Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.