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- di Filippo Galeazzi

Romanisti a fine stagione 


Qualche settimana fa avevo chiacchierato con un tifoso laziale, all’insegna del politically uncorrect. Vi avevo promesso che avrei dato la possibilità a un romanista di replicare. Qui di seguito quello che ne è venuto fuori, una cosa un po’ democristiana, ma frizzante.


Che mi dici di questa Roma? A questo punto della stagione siamo in area bilanci, direi.
"Sì, in parte direi anch'io. Onestamente, a inizio stagione speravo di rivivere le stesse emozioni del 2001, sognavo, che bello quel Roma-Parma, te lo ricordi? Comunque con queste premesse che vuoi che te dica? Siamo partiti con grandi aspettative, forse troppe, e abbiamo trovato una Juve fortissima. Fino a Natale abbiamo lottato e sperato, poi non si è capito bene: problemi di acquisti, infortuni, clima teso in spogliatoio".

Comprensibile. Ora però, forse dopo qualche volo pindarico in eccesso, occorre concentrarsi sul secondo posto, come la vedi?
"Ci vuole grinta e voglia di riscatto. Con la Lazio lì a pari punti non è pensabile continuare così. Bisogna concentrarsi e far vedere le qualità che la squadra ha".

Un eventuale terzo posto vi starebbe stretto, mi stai dicendo.
"Sì, senza dubbio. Credo che questa Lazio ci sia inferiore".

Lascerei ora la parte giocata per concentrarmi su quella ideologica. Pensi che ci sia una divisione tra le tifoserie delle due principali squadre della città o credi che la cosa si sia annacquata nel tempo?
"Direi che la divisione ideologica tra tifoserie si sia senza dubbio annacquata. Credo infatti che le grandi ideologie del secolo scorso non siano più sentite come una volta. Tuttavia, le curve rimangono luoghi di aggregazione dove tanti giovani possono trovare quel senso di appartenenza che a volte non trovano nelle loro famiglie o nelle loro comunità. Questo sentimento di appartenenza e di amore (anche patologico) verso la maglia, beh, può essere sicuramente un elemento facilmente replicabile nel contesto politico. Mettiamola così: il calcio come la politica è passione, alle volte una vera e propria fede".

E la fede non si diffida, alcuni dicono.
"Vero".

Bene, ora concluderei chiedendo un identikit del tifoso laziale medio. Posso?
"Sì, anche se mi metti in difficoltà: ho tanti amici laziali che non rispecchiano quello che potremmo definire nell’immaginario collettivo l’identikit del tifoso laziale.  Prendendo comunque spunto dall’amico laziale che mi ha preceduto nell’intervista, direi che il tifoso biancoceleste è uno che ha necessità (continua) di rivendicare come la Lazio sia la prima squadra della Capitale, in termini anagrafici, s’intende. Senz’altro vero. Ma per quale motivo, mi chiedo, non sono stati loro a dare alla squadra il nome della nostra città? Mistero".

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