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3 min

- di Luca Vargiu

Partiamo dai giovani!


Oltre la linea c’è un mondo pallonaro che molti non conoscono. Oltre la linea ci sono i dirigenti, gli allenatori, gli osservatori, gli agenti, i faccendieri, i genitori e i tifosi. Oltre la linea gli interventi a gamba tesa non sono mai sanzionati. Oltre la linea la visuale è diversa. Oltre la linea ci sono storie da raccontare.


Una delle frasi che da più parti – oltre la linea – senti ripetere sempre più spesso e che ogni volta, prima ti fa riflettere e poi, subito dopo, innervosire – pure parecchio – è: partiamo dai giovani! E poi, via con le solite parole su investimenti e progetti che in realtà non ci sono.

Già, allora partiamo parlando dei nostri giovani, dei vivai, perché è qui che nascono i nostri piccoli giocatori.

Partiamo dai giovani!

Quante volte hai sentito dire che è necessario sviluppare i settori giovanili e investire sui giovani. Quante volte, negli ultimi anni, hai ascoltato e letto sui giornali frasi simili a queste in cui il concetto espresso è molto semplice: in Italia si punta poco sui giovani, si crescono male fin da piccoli e per questo è da qui che bisogna tirare una riga, resettare tutto e ripartire.

Bene, è vero!

Per quello che può servire, lo confermi anche tu. Scusate però, chi deve farlo? Da dove si deve cominciare? Ecco, questo aspetto qualcuno lo vuole indicare in modo chiaro e netto? Perchè girando tra i campi di calcio calpestati dai ragazzini tutto questo interesse per una crescita di qualità – tecnica e morale – non l'hai vista spesso e, soprattutto, continui a non vederla. Tutta questa voglia di riformare e crescere ti sembra essere solo un bel pensiero, ancora molto teorico e lontano dall'essere tradotto con qualcosa di concreto sul campo.

Investire su cosa?

Sulle strutture?

Certamente è necessario, infatti chi lo fa, nel tempo, raccoglie i risultati. Bisogna avere pazienza però perché spesso non è un percorso veloce, i risultati arrivano, ci vuole tempo e molti non hanno voglia di attendere i frutti di un investimento (più o meno oneroso) a lungo termine.

Il calcio corre e molti dirigenti hanno fretta e la fretta non è amica dei progetti. E poi, in quanti hanno davvero la possibilità di investire denaro sulle strutture?

Se per farlo occorre tempo, moneta e pazienza, perché non concentrare gli sforzi e puntare prima sulle persone?

Vale di meno? Credi di no.

Nella tua personale classifica nel giudicare il lavoro delle società dai un giusto peso anche alla componente umana, metti sul piatto della bilancia anche quello che i tecnici offrono e investono come persone. In alcuni ambienti la numerosa presenza di ex calciatori riciclati e piazzati in panca, non ti è sembrata all'altezza della situazione. Senza adeguata preparazione o semplicemente senza predisposizione a ricoprire un ruolo che, va detto, non è per tutti. Perché giocare bene a pallone non significa poi essere in grado di insegnarlo allo stesso modo.

Mettere davanti alla tecnica di base la ricerca del risultato, aiuta a crescere e a formare? Ti pare di sentire un coro di no. Allora perché invece di insegnare il gioco del calcio (quello che una volta si faceva in oratorio è quello che più manca sentendo parlare i vecchi maestri del pallone) si pensa a vincere fin da piccoli?

Certi mister di settori giovanili che non sono in grado di comunicare in modo corretto con i ragazzi (forse nemmeno ci pensano che sono loro l'esempio per i piccoli) e che, prima di forgiare i futuri giocatori, pensano a crearsi un curriculum a suon di vittorie, non li vedi solo tu vero?

Presuntuosi personaggi poco disponibili al confronto, che credono di avere già tutte le risposte in mano e che, come i ragazzi che allenano, si illudono, pensando di essere già arrivati, di non aver bisogno di imparare più nulla. Quelli che grazie alle amicizie con faccendieri pallonari privilegiano i figli di per il bene della società (ma soprattutto il loro) che mettono in campo la formazione migliore per i loro interessi (di classifica e pure economici).

È incontrando questi omini che riesci però ad apprezzare gli altri, quelli che davvero lavorano per tirare fuori il meglio dal materiale umano a disposizione. Spesso, meno in vista degli altri, lavorano in ambienti complicati e con pochi mezzi a disposizione. Insegnano tecnica, tattica, dettando regole e trasferendo anche valori.

Sì, valori attraverso il calcio.

Pare strano a qualcuno?


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Luca Vargiu nato a Genova nel 1971 con due mesi di anticipo e nel giorno di Pasqua, ha iniziato fin da subito a disturbare i piani delle persone che la domenica pensano di stare tranquilli. Agente di calciatori non per passione ma per sfida, non campa grazie al pallone. Cresciuto in Gradinata Nord ama il calcio così tanto da odiarlo spesso, ha scritto di calcio in alcuni libri (Procuratore? No, grazie! - Oltre la linea – Contrasti, storie di calcio sospeso, Vincolo 108 e dintorni, Ancora oltre la linea) e minaccia di continuare a farlo.

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