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- di Andrea Ravasi

Aurelio De Laurentiis e "La proposta"


Nell'ultimo consiglio di Lega, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, ha proposto di giocare la prima giornata di serie A 2014-'15 all'estero. Una trovata coraggiosa ed estroversa, da analizzare in tutte le sue sfaccettature.


L'idea del numero uno dei partenopei sarebbe quella di esportare” la prima giornata in giro per il Mondo, ad esempio la Juventus potrebbe giocare negli Emirati Arabi, il Napoli in Sudamerica, il Milan in Cina, la Roma a Boston casa di Pallotta, e l'Inter a Giacarta sotto gli occhi di Thohir. Fino qui niente di male direte voi, i ricavi aumenterebbero, la serie A e i club implementerebbero in termini di visibilità il proprio prodotto in paesi dove sono poco più che conosciuti, con i tifosi "extraeuropei" che sarebbero ben felici di vedere i loro idoli da vicino. Peccato che questa boutade non tenga conto di altri possibili risvolti.

Perché la suddetta proposta a nostro giudizio però non tiene conto delle reali necessità di quei club che non son considerati “grandi”, vuoi per il fatturato, per i trofei in bacheca o per il bacino d'utenza, i quali non avrebbero peraltro alcun ritorno a volare in giro per il mondo al fine di dare lustro a rivali più blasonati. Senza contare poi che verosimilmente giocherebbero in un ambiente a loro poco favorevole. Proviamo ad immaginare un Inter-Chievo alla prima giornata: si potrebbe giocare a Giacarta, stadio a favore dell'Inter come è presumibile immaginare, mentre il Chievo non avrebbe nemmeno quel centinaio di tifosi che, diversamente, accorerebbe a San Siro.
E se invece fosse Chievo-Inter, a chi spetterebbe decidere dove disputare il match? Ai clivensi o alla Lega Calcio? E nel caso in cui spettasse alla Lega, in base a quale criterio si sceglierebbe? E i tifosi italiani, che si vedrebbero “scippare” dell'esordio in campionato, con tutto il carico di attese e passione che ne consegue?
E se alla prima giornata venisse estratto un Juventus-Inter o un Roma-Napoli? Come si potrebbe pensare di organizzare una partita di questo calibro all'estero? Si arrecherebbe un danno inestimabile ai tifosi nostrani, alle società ma anche alle città, che perderebbero gran parte della loro vita sportiva.


I diritti tv anima finanziaria di questo sport. Un'immagine che fotografa il peso delle tv nel mondo pallonaro

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In ultimo: le emittenti satellitari, che ogni stagione sborsano centinaia milioni di euro per aggiudicarsi i diritti televisivi della Serie A, qualora venisse approvata questa proposta, non solo rischierebbero un calo degli ascolti, ma dovrebbero sobbarcarsi anche altri costi per poter trasmettere le partite. Le pay tv, il motore economico del calcio italiano, sicuramente si opporrebbero perché mai svantaggerebbero un proprio abbonato, oltre che loro stesse.

In ultima analisi la suggestione di De Laurentis è sicuramente innovativa nonché scenografica, ma secondo noi, poco attuabile. Ricordiamoci poi che già la finale di Supercoppa Italiana viene disputata all’estero per motivi puramente pubblicitari. E questa già basta e avanza ad acuire il disappunto degli ultras italici.
Inoltre se il modello da seguire è quello inglese, non sarebbe più sensato a giocare a Natale e Pasqua, cosicché gli stadi sarebbero più pieni? Ricordiamoci che in Inghilterra fanno tutto in casa. E che per aumentare la visibilità delle squadre esistono le tournée. Come ha detto l'opinionista Zvominir Boban “dove siamo finiti per fare una proposta del genere?!".

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Nato nel 1994 a Treviglio (BG), laureato in Management presso l'Università L. Bocconi. Tifoso interista dalla nascita e amante del calcio, un poco di buona musica non guasta mai. Collaboratore @Sportellate.

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