Interventi a gamba tesa

Kevin De Bruyne: il Tintin sfuggito dalle grinfie dello Special One.


In questa stagione, Kevin De Bruyne si è forse rivelato il giocatore del pianeta più importante per la propria squadra. Con 14 gol e 22 assist, il sosia di Tintin, protagonista di un famoso fumetto belga, è certamente a livelli che raramente abbiamo visto per giocatori esterni al duopolio Barça-Real. E la cosa più incredibile è che queste cifre non sono nemmeno particolarmente lusinghiere.


Certo, un grosso aiuto viene anche dallo splendido collettivo chiamato Wolfsburg, con un laterale come Ricardo Rodriguez, che definire devastante è ben poco. Eppure rimane sempre la sensazione che il piccolo Kevin sia, nell’armonia, sempre una nota sopra gli altri coristi.

Tutto sembra riuscire alla perfezione al belga, che dopo il consueto appuntamento con il gol nella sfida d’andata contro l’Inter (3-1) e nella vittoria contro il Friburgo (3-0), da qualche giornata si limita a partite straordinarie, senza segnare. Ma nonostante i due mesi di fuoco del compagno Bas Dost, con una media realizzativa inimmaginabile, il protagonista è rimasto sempre lui.

Infatti se KDB segna e regala un sacco di assist, è soprattutto perché crea un numero enorme di opportunità. Falso trequartista che non esita a muoversi e dislocarsi, soprattutto a sinistra, il talento del Wolfsburg squilibra piuttosto che regolare il gioco. Rapido, efficace, ha caratteristiche più vicine a un’ala come Hazard che non un classico Mesut Ozil, trequartista di riferimento con i suoi  oltre 20 assist in stagione.

Ecco un esempio dei continui inserimenti di Kevin De Bruyne. Parte da trequartista classico, ma, sempre in movimento, finisce spesso a fungere da ala aggiunta, soprattutto sulla sinistra.

goal de Bruyne

Eppure, anche se può adattarsi meglio del tedesco, si infastidisce subito se lo si fa uscire dalla sua zona preferita. A ben pensarci, il suo fisico e la sua difficoltà di adattamento e di flessibilità potrebbero essere fonte di  critiche.
Tutto ciò però non gli impedisce di brillare in Europa League, in nazionale e nel secondo campionato più veloce al mondo (potrebbe anche essere altrettanto brillante nel primo, se prendesse la strada di un Iniesta, per esempio), ma non ha saputo convincere durante la sua permanenza nel campionato inglese. Perché? Le ragioni sono allo stesso tempo interessanti da studiare, quanto inutili. Conta solo il risultato: De Bruyne ci costringe a sorvolare sulla questione.

Kevin-de-Bruyne

Anche se ci si potrebbe sicuramente soffermare sulla sua fondamentale differenza tattica con il “modello Mourinho”, che permette a un Willian di essere titolare in un grande club, il giovane belga rappresenta, così come Mohamed Salah, tutti quei giocatori sacrificati sul sacro altare mourinhano dell’efficienza nel raggiungere la profondità.

Giocatori offensivi obbligati in breve tempo a convincere, acquistati perché l’occasione era interessante e perché avrebbe permesso, in ogni caso, una buona plusvalenza, ma che si devono sbattere come animali per distinguersi dagli altri. E che, stranamente, non appena venduti, ridiventano delle ali straordinarie anche contro avversari importanti.

E’ qui che si palesa uno dei mali del calcio moderno, ben conosciuto in Italia, ma più evidente al Chelsea che altrove, poiché il quasi inesistente turnover di José Mourinho appiccica ai panchinari delle etichette, che da una parte falsano un po’ i giudizi sui calciatori (di questo ancora ce ne si può fregare), ma soprattutto rischiano di bruciare un talento. La conseguenza? Il calcio ha da poco ritrovato Salah, ma ha (provvisoriamente?) perso Juan Cuadrado. E così, certo, l’ambiente non è sempre favorevole ad aspettare il (soprattutto) giovane calciatore, e quest’ultimo non può crescere in un club senza  essere sempre messo in discussione.

Ma per fortuna il brillante Kevin De Bruyne ha preferito fuggire, piuttosto che ostinarsi a sopravvivere tra quegli squali. E i risultati sono davanti agli occhi di tutti.


 

Alberto Paternò, Rimini. Nato nel vecchio millennio, in un'afosa giornata di luglio. Partorito tra ombrelloni e lettini della riviera romagnola, sfoga subito la rabbia per la venuta al mondo calciando ossessivamente Super Tele e Super Santos. Da quel giorno sopporta stoicamente l'esistenza, sguazzando nei campi melmosi della periferia riminese e sognando di diventare un giorno il nuovo Pessotto. Co-fondatore di Sportellate.it

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